Hamilton's Pharmacopeia

Le cronache del sapo - Parte 1

Sapevo da tempo dell'esistenza della rana amazzonica chiamata Phyllomedusa Bicolore, o sapo. A differenza dei rospi psichedelici dell'America del Nord, il sapo produce un veleno con effetti molto più vicini a morfina che a LSD, ma in generale non riconducibili alle comuni esperienze date dall'assunzione di allucinogeni.

La letteratura sulla composizione chimica del veleno del sapo è sterminata, così come numerosi sono gli effetti dell'assunzione. C'è chi parla di oppioidi miracolosi che potrebbero essere impiegati nella produzione di antidolorifici tali da non creare dipendenza, mentre altri postulano si tratti di un potentissimo stimolante e inibitore dell'appetito, o persino di una strana sostanza capace di mettere i cacciatori in contatto con le prede. Negli anni Ottanta, i ricercatori scoprirono che l'urina dei bambini autistici conteneva tracce di uno dei costituenti del veleno del sapo, dando vita a una serie di teorie che collegavano quest'ultimo all'autismo.

Vista la quantità di ipotesi in circolazione, ho deciso di sperimentare il prima persona l'assunzione del veleno della rana. L'unico modo per riuscirci era andare nella Foresta Amazzonica e procurarmene una, ed è stato proprio quello che ho fatto.
 
Hamilton Morris

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