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<title>VICE Foto RSS Feed</title>
<link>http://www.vice.com/</link>
<description><![CDATA[Foto RSS feed for VICE.com
]]></description>
<language>it</language>
<pubDate>Tue, 21 May 2013 20:13:31 +0100</pubDate>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 113</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-113</link>
<pubDate>Tue, 21 May 2013 08:06:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 113
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/188289</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Peter van Agtmael e lo strano romanticismo della guerra</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/intervista-fotografo-peter-van-agtmael</link>
<pubDate>Mon, 20 May 2013 10:46:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/3adf06e16c34018c9f3824ccdc736b97.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>USA. Carolina del Sud. 2011. Soldati &ldquo;feriti&rdquo; vengono curati durante un&#39;esercitazione di primo soccorso.</em></p>
<p>
	Finora, la carriera del fotografo americano Peter van Agtmael si &egrave; concentrata sulla documentazione degli effetti del post 11 settembre, tanto in patria quanto all&rsquo;estero. Prima del viaggio in Iraq nel 2006, si &egrave; occupato di rifugiati sieropositivi in Sudafrica e dello tsunami del 2005 in Asia. Dopo l&#39;Iraq ha vinto numerosi premi, lavorato in Afghanistan&mdash;anche come embedded&mdash;e documentato la vita dei soldati feriti e le loro famiglie. Abbiamo parlato della sua misteriosa attrazione per i conflitti, della realt&agrave; della censura e della tutela dei mutilati di guerra americani.</p>
<p>
	<strong>VICE: Ti sei laureato in storia con lode, a Yale. Hai fatto studi particolari</strong><strong>?</strong><br />
	<strong>Peter van Agtmael: </strong>Ho seguito un curriculum abbastanza generico. La mia tesi si concentrava su come l&#39;immagine della Yugoslavia della Seconda Guerra Mondiale, coi Cetnici e gli Ustascia, avesse subito un rinnovamento durante il conflitto balcanico degli anni Novanta, quando fu usata per alimentare il terrore e sfruttata per intraprendere una guerra civile.</p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e65a834d1b81d9ce46c94cf94ea91245.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /></em><br />
	<em>USA. Wisconsin. 2007.&nbsp;</em><em>Il veterano Raymond Hubbard gioca con i figli Brady e Riley.</em></p>
<p>
	<strong>Pensi che sia stata la tua formazione a spingerti a fare il fotografo di guerra gi&agrave; all&rsquo;et&agrave; di 24 anni?</strong><br />
	Sono cresciuto nella periferia di Washington, simile a tante altre periferie. &Egrave; facile sognare&nbsp;qualcosa di diverso. Da bambino ero molto appassionato dei volumi illustrati di storia, soprattutto quelli della seconda guerra mondiale. Avevano un che di eccitante e romantico, a modo loro.</p>
<p>
	Ovviamente man mano che cresci capisci la realt&agrave; di queste cose, ma il romanticismo non se ne va, anche quando ti ci ritrovi in mezzo&mdash;&egrave; questa la cosa pi&ugrave; strana e assurda. Ho vissuto esperienze spaventose in questi anni, ma anche bellissime. Il fatto &egrave; che quando ti ritrovi in mezzo a eventi del genere, in quei luoghi, senti di produrre qualcosa di valore; racconti la storia, soddisfi un&rsquo;inevitabile e naturale curiosit&agrave; che ha certamente degli impulsi sia utili che oscuri.</p>
<p>
	<strong>Secondo te questo genere di attrazione costruita sul conflitto si applica alla maggior parte dei soldati?</strong><br />
	Penso di s&igrave;, su tutta la linea. Se hai letto il libro di Michael Herr, <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Dispatches_%28book%29" target="_blank"><em>Dispatches</em></a>, lui lo descrive molto bene&mdash;anche se pu&ograve; considerarsi un riferimento datato, in un certo senso. Essenzialmente dice che non puoi togliere il romanticismo dalla guerra. &Egrave; qualcosa di innato. &Egrave; una parte geneticamente connessa dell&rsquo;esperienza. Oggettivamente chiunque comprende quanto sia terribile e brutale, ma un sacco di giovani, soprattutto uomini, provano una sorta di attrazione nei suoi confronti, non completamente basata su un pensiero logico o razionale. Esistono milioni di modi per cercare di intellettualizzarlo, razionalizzarlo e dividerlo in tutte le sue pi&ugrave; piccole componenti, ma alla fine c&rsquo;&egrave; una spinta che non pu&ograve; essere pienamente descritta o spiegata. Almeno per me. Invidio coloro che non sono attratti dalla guerra. Ho vissuto un&rsquo;esistenza bella e interessante fino ad ora, ma qualche volta vorrei aver fatto scelte diverse.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/2bfadde24ce96a66e56002f40f1fadad.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>AFGHANISTAN. 10 agosto 2009. Marines della compagnia Fox nuotano in un canale che attraversa la loro base nella provincia di Helmand.</em></p>
<p>
	<strong>Le tue foto dei <a href="http://petervanagtmael.net/#/american-wars/graffiti/018" target="_blank">graffiti</a> nelle basi militari tradiscono un declino nell&rsquo;entusiasmo per la guerra, o per queste guerre almeno. Hai notato un grosso cambiamento nel morale durante il tempo passato in Afghanistan o in Iraq?</strong><br />
	Ho percepito un po&rsquo; di insoddisfazione dall&rsquo;inizio del 2006, quando le cose stavano gi&agrave; iniziando ad andare male. Ma in realt&agrave; la cosa pi&ugrave; impressionante era la mancanza di curiosit&agrave; di molti soldati circa la portata del proprio mestiere.&nbsp;</p>
<p>
	Ovviamente ci sono alcuni estremamente coinvolti, e altri che non lo sono per nulla. Ricordo che in Iraq nel 2010 un ragazzo venne da me; aveva sentito che ero stato sia in Iraq che in Afghanistan per diversi anni. Voleva che gli chiarissi se le guerre erano iniziate nello stesso momento. Ero scioccato. Gli chiesi quanti anni avesse e lui mi rispose &quot;19&quot;. In quel momento capii che allo scoppio della guerra in Afghanistan aveva solo dieci anni e 12 quando inizi&ograve; quella in Iraq. Si era unito all&rsquo;esercito in periodo di guerra e nessuna di queste cose lo impressionava pi&ugrave; di tanto.<br />
	<br />
	Ho affrontato l&#39;argomento con persone con diverse qualifiche, perch&eacute; l&rsquo;esercito statunitense rappresenta un sezione piuttosto diversificata della societ&agrave;, ma mi ha sorpreso la generale mancanza di interesse per i motivi per cui si stavano combattendo quelle guerre. In termini del loro andamento, direi che il soldato medio era piuttosto scettico.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/55cd9437a89b6bdec6ea3b7b9290a1f7.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /><br />
	<em>IRAQ. Mosul. 2006. Un iracheno viene spinto a terra per essere perquisito.&nbsp;</em></p>
<p>
	<strong>Com&rsquo;&egrave; cambiata la tua visione di queste guerre?</strong><br />
	Cerco di non trarre troppe conclusioni prima di trovarmi all&rsquo;interno di una situazione. Nonostante lavori nel mondo dei media, ho sempre avuto un sano scetticismo in proposito. Il problema &egrave; che &egrave; molto difficile interpretare ci&ograve; che sta avvenendo sul lungo periodo quando vedi le cose accadere quotidianamente. Andando in questi luoghi ho imparato una straordinaria quantit&agrave; di cose, soprattutto perch&eacute; ho passato molto tempo tra le truppe. Ho imparato come gli americani intraprendono un&rsquo;azione militare in guerra&mdash;&egrave; una cosa affascinante, il modo in cui questa gigantesca macchina arriva, costruisce le strutture e le dirige.<br />
	<br />
	&Egrave; questo ci&ograve; su cui mi sono focalizzato. Mi sono stufato ben presto delle persone mal informate, o anche di quelle appena decentemente informate, che sputano le loro opinioni spesso manipolate dal desiderio di essere ascoltate. Penso che il significato degli eventi storici venga profondamente determinato durante il loro svolgimento o nel periodo immediatamente successivo, quindi a questo punto sono molto cauto sull&rsquo;esprimere dei giudizi, faccio parte della categoria &ldquo;aspettiamo e vediamo&rdquo;. Ma ovviamente non &egrave; consolante essere l&igrave; e vedere quello che succede. Sono sicuramente pi&ugrave; preoccupato che ottimista.</p>
<p>
	<strong>&Egrave; stato difficile lavorare con i militari?</strong><br />
	Ho sentito parlare di censure. Ma come struttura, penso che la condizione dell&#39;embedding sia incredibilmente aperta. Ci sono alcuni comandanti che potrebbero temere te e quello che fai, ma pi&ugrave; perch&eacute; si preoccupano per i loro uomini piuttosto che per la &quot;paura&quot; che la realt&agrave; venga fuori. Puoi sempre spostarti in un&rsquo;altra unit&agrave;. Non ho mai avuto problemi di censura, ma quando lo dico mi riferisco principalmente agli americani. Gli inglesi e i tedeschi, per esempio, non permettevano l&#39;accesso&mdash;e certamente non durate le operazioni di combattimento.</p>
<p>
	Ho sentito del fotografo inglese Jason Howe, che aveva fotografato un soldato inglese ferito. Il soldato in questione aveva dato pieno consenso alla pubblicazione delle foto, ma il Ministero della Difesa gli <a href="http://www.fotoevidence.com/jason-p-howe" target="_blank">complic&ograve;</a> un bel po&#39; la vita. A me sembra una cosa antidemocratica. Detto questo, nella mia esperienza direi che la vera censura viene dai media stessi, semmai. C&rsquo;&egrave; stata una profonda discussione su quali fossero le immagini-simbolo di queste guerre, ma perch&eacute; diventino tali devono avere una diffusione elevatissima, e penso che a molte tutto ci&ograve; non sia stato permesso.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/cb66a14248380235569ce8f3ccae6789.jpg" style="width: 640px; height: 957px;" /><br />
	<em>IRAQ. Mosul. 2006. Un soldato sul luogo di un attentato suicida che ha causato 9 vittime e 20 feriti.</em></p>
<p>
	<strong>Hai scattato molte fotografie scioccanti, hai avuto qualche problema a mostrarle in pubblico?</strong><br />
	Non fraintendermi. Non sono a favore della pubblicazione di immagini crude per il semplice fatto di farlo. Penso ci siano molte fotografie violente e brutali che possono avere un effetto di distanziamento. Ma ci sono anche un sacco di scatti che potrebbero istigare il soggetto a compierne di simili. La mia foto di un soldato statunitense che regge una scarpa di fronte a un muro schizzato di sangue dopo un attentato suicida, per esempio, &egrave; stata pubblicata su una rivista americana, ma solo nell&rsquo;edizione europea. L&rsquo;articolo &egrave; uscito su entrambe le edizioni, ma nel numero americano hanno sostituito l&rsquo;immagine originale con quella di alcuni elicotteri statunitensi. Una cosa simile successe anche con un&rsquo;altra mia foto di un soldato che fissava la macchina fotografica. Secondo me &egrave; indice di quanto i media siano riluttanti a esporre il pubblico americano ai fatti brutali della guerra. Guerre delle quali siamo tutti colpevoli per la natura stessa della nostra democrazia. Molti cercano di assolversi dicendo, &ldquo;Oh, io ho votato contro Bush, ho fatto la mia parte.&rdquo;&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Nel tuo lavoro hai seguito anche i reduci e il loro reinserimento nella vita in America. Qual &egrave; la tua impressione del fenomeno?</strong><br />
	Domanda interessante. Negli Stati Uniti c&#39;&egrave; un forte &ldquo;sostegno ai soldati&rdquo;, almeno superficialmente. La guerra in Vietnam scaten&ograve; un forte disgusto per i soldati: erano visti come criminali assetati di sangue pi&ugrave; che vittime di una politica estera poco curata. In queste guerre la cosa si &egrave; ribaltata, i soldati sono quasi idolatrati, ma in maniera molto superficiale. La gente organizza eventi in sostegno alle truppe, legando dei fiocchi gialli alle auto e via dicendo. L&rsquo;idea di soldato come nobile servitore della nazione c&rsquo;&egrave;. Ma quello che ho capito nella pratica &egrave; che &egrave; tutto vuoto. Una volta che approfondisci, tutti i soldati che ho conosciuto e che sono stati feriti&mdash;fisicamente ed emotivamente&mdash;vengono snobbati dalla popolazione, o al massimo si guadagnano una pacca sulla spalla. L&rsquo;interesse per i soldati si riduce alle classiche domande, &ldquo;Hai ammazzato qualcuno? Hai qualche cicatrice di combattimento?&rdquo; La comprensione verso i soldati &egrave; estremamente limitata.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/25d2d5889bda0ad83742ae2256d30193.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /><br />
	<em>USA. New Orleans. 2012. Una domenica con la Dumaine Street Crew.</em></p>
<p>
	<strong>A cosa stai lavorando ora?<br />
	</strong>Sempre coi soldati. Ma il mio interesse si sta spostando su un altro lato di queste guerre. Gli iracheni e gli afghani che le hanno subite, le diaspore dei rifugiati in tutto il mondo come conseguenza di questi conflitti. Di recente sono stato in Baviera, che ha delle leggi sull&rsquo;immigrazione molto rigide, per visitare uno di quei campi rifugiati in cui gli afghani stanno in attesa, come in un limbo. Sono confinati in caserme costruite ai tempi di Hitler, con un limitatissimo sostegno da parte del governo locale. Le conseguenze di queste guerre sono queste e continueranno ancora per molti anni.<br />
	<br />
	<strong>Hai lavorato anche in situazioni civili, oltre che nelle zone di guerra, fotografando la vita quotidiana in America. O la rivoluzione in Egitto, o il post-terremoto di Haiti. Come cambia il tuo modo di lavorare?</strong><br />
	Cerco di lavorare uniformemente ovunque vada. Mi ritrovo attratto da cose simili, anche se in situazioni diverse. Quello che mi piace della fotografia &egrave; che posso aprirmi al massimo a ci&ograve; che il luogo mi sta offrendo&mdash;ovviamente non puoi evitare di avere un punto di vista, ma puoi confrontarti con cose nuove, bellissime, confuse e scioccanti. Pu&ograve; succedere in una zona di guerra, o in qualsiasi altro luogo. Penso che, finch&eacute; terrai gli occhi aperti, avrai le stesse possibilit&agrave; ovunque. &nbsp;</p>
<p>
	<em>Per vedere altre fotografie di Peter van Agtmael, clicca sulle pagine successive.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/fcb9f151d85fcfc4413b6df6eb23a2cc.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></em></p>
<p>
	<em>AFGHANISTAN. 18 agosto 2009. Marines americani giocano in uno spiazzo durante l&#39;atterraggio di un elicottero</em><em>.</em></p>
<p>
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<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e6c19ff09738523419f140da08a3005a.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></em><br />
	<em>AFGHANISTAN. 17 agosto 2009. Un sergente dei marine e un anziano di un villaggio afghano si addormentano durante una conversazione alla base marine di Mian Poshtay.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/d825eda69d8e5ec0fb4247c71619a853.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></em><br />
	<em>USA. Carolina del Sud. 2011. Nuove reclute a Fort Jackson si preparano a salire sul bus che li porter&agrave; alle caserme.</em></p>
<p>
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<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4710f7deb54cc86c07c315cf30905467.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /></em><br />
	<em>IRAQ. Mosul. 2006. Un ragazzino messo in isolamento per essere interrogato dopo un raid.</em></p>
<p>
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<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1fee3fc602fddb2be11fa5b0612dd364.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></em><br />
	<em>AFGHANISTAN. Nuristan. 2007. Un elicottero si prepara all&rsquo;atterraggio su una superficie improvvisata, costruita sul versante di una montagna sull&rsquo;avamposto di Aranas.&nbsp;</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/2443d54a52e9a9d08b0fb52c130838b2.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></em><br />
	<em>USA. New York. 2008.</em></p>
<p>
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<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/fb6ec8810bd351c0716bc1b8f6a8a195.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /></em></p>
<p>
	<em>IRAQ. Rawah. 2006. Un soldato americano sta di guardia durante la perquisizione di una casa.&nbsp;</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7138cc7361e621b6bc1980c0bfb9c45f.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /></em><br />
	<em>IRAQ. Mosul. 2006. I famigliari di questa donna sono stati arrestati durante un raid in cui &egrave; stata rinvenuta una grande scorta&nbsp;</em><em>di armi.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b78a2be68c9294261433a7fe170c0812.jpg" style="width: 640px; height: 960px;" /></em><br />
	<em>IRAQ. Baghdad. 2006. Jeff Reffner, 23 anni, ferito da un ordigno artigianale. &nbsp;&nbsp;</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/6172e449d31aeb325d6cd099b9895f62.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></em><br />
	<em>USA. Chicago. 2011. Anthony Smith, un prigioniero del carcere di Cook County, si lamenta con lo sceriffo Tom Dart della condanna e del trattamento subito.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5949f36ebec66e0f9e38f917f33df57b.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></em></p>
<p>
	<em>Altre foto:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/steve-mccurry-magnum" target="_blank">Steve McCurry va in posti tremendi e torna con foto incredibili</a></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/188123</guid>
<author>Bruno Bayley</author>
<category>photo, Peter van Agtmael, 11 settembre, guerra, Iraq, Afghanistan</category>
</item>
<item>
<title>Hamilton è un paradiso</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/hamilton-is-a-paradise</link>
<pubDate>Fri, 17 May 2013 09:20:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Hamilton, in Ontario, &egrave; un vero paradiso. Abbiamo spedito la nostra Kelly Nguyen a fotografarne le innumerevoli meraviglie. &Egrave; tornata con una raccolta di tatuaggi orrendi, scritte deprimenti&nbsp;sui muri, persone che dormono tra mucchi di spazzatura, e tette. Alcune foto avrebbero potuto benissimo essere state scattate negli anni Novanta, perch&eacute; in Canada gli anni Novanta non sono mai finiti.</p>
<p>
	<em>Anche la vostra citt&agrave; &egrave; un paradiso? Se volete mostrarcelo, mandateci <a href="mailto:bea.degiacomo@vice.com">le vostre foto</a>.</em><br />
	<br />
	<em>Altri Paradisi: </em></p>
<p>
	<em><a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-bucharest" target="_blank">Bucarest</a>&nbsp;/ <a href="http://www.vice.com/it/read/taranto--un-paradiso" target="_blank">Taranto</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-new-york" target="_blank">New York</a>&nbsp;/ <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-london" target="_blank">Londra</a>&nbsp;/ &nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/read/pescara-e-un-paradiso" target="_blank">Pescara</a></em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187819</guid>
<author>Kelly Nguyen</author>
<category>photo, Canada, Ontario, hamilton, paradiso, La tua città è un paradiso</category>
</item>
<item>
<title>Petra Valenti fotografa le strade di Londra</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/petra-valenti-portfolio</link>
<pubDate>Thu, 16 May 2013 12:01:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Petra Valenti &egrave; una fotografa bergamasca di 24 anni che da sei vive a Londra, citt&agrave; da cui sembrano provenire gran parte dei suoi scatti, che si tratti di giamaicani in festa, skin attempati o adolescenti in tuta che devastano vetrine di negozi di noti marchi (e che poi, ovviamente, riutilizzano le foto per farci delle magliette da vendere negli stessi negozi devastati, che gran cosa il marketing moderno).&nbsp;</p>
<div>
	Quando le abbiamo chiesto di descriverci brevemente il suo lavoro, Petra ci ha risposto che lei &quot;&egrave; sempre stata brava a carpire gli atteggiamenti delle persone e a leggerne i comportamenti, &egrave; la cosa che guardo di pi&ugrave; in assoluto,&quot; e che le piace &quot;immedesimarmi nei soggetti che ho davanti,&quot; anche se non abbiamo ben capito se parlava delle signore giamaicane col culo gigante o dei vandali quattordicenni delle&nbsp;<a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Disordini_in_Inghilterra_del_2011" target="_blank">riot</a>. Ad ogni modo, nella galleria qui sopra c&#39;&egrave; una piccola selezione delle sue foto. Per vederne altre andate <a href="http://www.petravalenti.com/" target="_blank">sul suo sito</a>.</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<div>
	Segui Petra su Twitter: <em><a href="https://twitter.com/petravalenti" target="_blank">@petravalenti</a></em></div>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187836</guid>
<author>Petra Valenti</author>
<category>photo, Londra, petra valenti</category>
</item>
<item>
<title>I rifugiati siriani sono bloccati tra due inferni</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/syrians-in-jordans-refugee-camps</link>
<pubDate>Thu, 16 May 2013 08:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Il mio&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/read/giles-duley-interview">primo incontro</a></em>&nbsp;<em>col fotografo Giles Duley risale a un mese fa, quando l&#39;ho contattato per sapere del suo lavoro prima e dopo l&#39;incidente che lo ha privato delle gambe e di un braccio. L&rsquo;ultimo viaggio di Giles &egrave; stato in Giordania, dove ha documentato l&rsquo;arrivo dei rifugiati siriani al campo di Zataari. &ndash; Jamie Collins</em></p>
<p>
	La notte il freddo si &egrave; fatto cos&igrave; pungente che ho trovato rifugio in un prefabbricato gestito dai medici dell&rsquo;<a href="http://www.unhcr.org.uk/" target="_blank">UNHCR</a>. Ce ne stavamo l&igrave;, a bere t&egrave;, combattere la stanchezza e aspettare. Era quasi l&rsquo;una di notte e non c&rsquo;era nemmeno l&rsquo;ombra di rifugiati. Irrequieto ho raggiunto i miei colleghi, che si stavano dividendo una sigaretta nella notte senza stelle. Poi &egrave; calato il silenzio&mdash;potevamo udire gli autobus e allora, da quella notte fredda e buia, sono iniziati ad arrivare. La prima a comparire &egrave; una bambina; doveva avere cinque anni, indossava un cappotto color crema e una determinazione che andava oltre la sua et&agrave;. Dietro di lei, due giovani madri stringevano i loro bambini, avvolti in coperte per proteggerli dal freddo. Si sono fatti strada nella grande tenda-reception dove sarebbero stati esaminati, nutriti, curati e dove, infine, gli sarebbe stato assegnato un appezzamento nel campo.</p>
<p>
	Sono rimasto ad osservare, mentre ne arrivavano sempre di pi&ugrave;; decine, centinaia e, fino all&rsquo;alba, quasi 2.000. Un uomo che indossava un completo e teneva per mano suo figlio; una coppia di anziani che a fatica trascinavano i loro pochi averi; una donna incinta in lacrime; un giovane uomo trasportato da una parte all&rsquo;altra del terreno irregolare sulla sua sedia a rotelle. Ogni viso era spettrale; segnato dallo sfinimento, dall&rsquo;incertezza, dalla paura. Le scene erano reminiscenze di cos&igrave; tante guerre precedenti, sbiadite in immagini in bianco e nero di civili costretti a fuggire con soltanto ci&ograve; che riuscivano a portarsi dietro, ricordi della vita che avevano. Ma questo non &egrave; un qualunque passato terribile, questo &egrave; ora; il ginepraio di chi &egrave; stato sfollato a causa della guerra in Siria, una guerra che diventa ogni giorno pi&ugrave; violenta e brutale.</p>
<p>
	Le cifre sono inimmaginabili: pi&ugrave; di 70.000 persone uccise, pi&ugrave; di quattro milioni di sfollati e pi&ugrave; di un milione di rifugiati registrati dall&rsquo;UNHCR. Nella sola Giordania vi sono 340.000 rifugiati, molti dei quali nel campo di Zataari.</p>
<p>
	Coloro che hanno disabilit&agrave; permanenti o connesse alla guerra affrontano la sfida pi&ugrave; grande. Spesso timorosi di ricevere cure negli ospedali statali non hanno idee precise, se non quella di fuggire dalla Siria. Mentre le organizzazioni di beneficienza, come la <a href="http://www.handicap-international.org.uk/" target="_blank">Handicap International</a>, riescono a fornire fisioterapia e supporto, la realt&agrave; della vita in un campo rifugiati, da disabili, &egrave; estremamente dura.<br />
	<br />
	Nei giorni successivi incontro e fotografo alcuni dei rifugiati, ascoltando le loro storie. Uomini, donne e bambini, che sono gli individui dietro i numeri, persone qualunque che hanno perso tutto, e che ora affrontano un tetro futuro da rifugiati. Senza una casa, senza la sicurezza di poter mangiare, impossibilitati a lavorare o a frequentare una scuola, con cure mediche molto limitate e spesso con famiglie numerose da mantenere. Se questa &egrave; la loro unica alternativa, non si pu&ograve; non chiedersi a che razza di inferno siano sfuggiti.</p>
<p>
	Questo &egrave; un conflitto complesso, con risposte difficili da trovare. Mentre noi valutiamo i pro e i contro dell&#39;armare l&rsquo;Esercito Siriano Libero, parliamo della linea rossa relativa all&rsquo;uso delle armi chimiche e discutiamo degli interventi, sembra che ci stiamo dimenticando una sola semplice verit&agrave;. Ogni giorno, civili innocenti vengono uccisi, mutilati e costretti a una vita da rifugiati. Dovremmo dare la priorit&agrave; alla loro protezione senza discussioni.</p>
<p>
	<em>Campo Zaatari, Giordania, 30 marzo </em><em>2013.</em></p>
<p>
	<em>Per vedere altri lavori di Giles, cliccate&nbsp;<a href="http://gilesduley.com/" target="_blank">qui</a>. E per sapere di pi&ugrave; sul suo conto, leggete la nostra <a href="http://www.vice.com/it/read/giles-duley-interview" target="_blank">intervista</a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187672</guid>
<author>Giles Duley</author>
<category>photo, Giles Duley, siria, Giordania, Zaatari</category>
</item>
<item>
<title>Il Fotofestival di Berlino vuole ancora più foto</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/you-have-one-more-day-to-show-berlin-fotofest-your-pics</link>
<pubDate>Wed, 15 May 2013 11:20:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	I nostri amici del&nbsp;<a href="http://berlin-fotofestival.de/en/" target="_blank">Berlin Fotofestival</a>&nbsp;ci hanno appena comunicato di aver prolungato di un giorno il loro ultimo&nbsp;contest. Ci&ograve; significa che, se vi piace scattare foto col cellulare, avete ancora qualche ora per mandagli le vostre preferite. I migliori tre scatti, selezionati da una giuria di fotografi professionisti, viceranno premi in denaro e la possibilit&agrave; di esporre il loro lavoro a una mostra. Inviate le vostre cinque foto cliccando <a href="http://berlin-fotofestival.de/blog/2013/03/27/berlin-calling-international-mobile-photography-award-has-started/" target="_blank">qui</a>. Gi&agrave; che ci siete, date anche un&rsquo;occhiata agli altri concorrenti.</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187650</guid>
<author>VICE Staff</author>
<category>photo, berlin fotofestival, telefono intelligente</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 112</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-112</link>
<pubDate>Tue, 14 May 2013 08:12:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 112
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187478</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Michelle</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-michelle</link>
<pubDate>Thu, 09 May 2013 15:41:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank">serie</a>&nbsp;che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Michelle &egrave; di Citt&agrave; del Messico. Questo servizio &egrave; stato realizzato nella casa in cui &egrave; cresciuta, in un ambiente che combacia perfettamente con la sua indole per niente provocatoria eppure capace di conquistarmi al primo sguardo.</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank">qui</a>.</em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/187086</guid>
<author>Cuauhtémoc Suárez</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely</category>
</item>
<item>
<title>La dura vita del fotografo di modelle a Mosca</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/intervista-claudio-oliverio-mosca</link>
<pubDate>Wed, 08 May 2013 08:59:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c45a930a303dad752cdb486022f571e4.jpg" style="cursor: default; width: 500px; height: 749px; " /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Mosca &egrave; una citt&agrave; strana. Puoi trovare madri che ti adulano offrendoti vodka (magari con lo scopo non tanto celato di appiopparti la figlia), e giovani rampolli disposti a finanziarti l&#39;intera serata&mdash;ristorante, alcol e prostitute incluse. E se sei</span><span class="s1">&nbsp;un fotografo europeo che per arrotondare si ritrova a fare il talent scout, le probabilit&agrave; di incappare in avventure del genere sono molto pi&ugrave; concrete. Ne abbiamo parlato con&nbsp;</span><a href="http://www.claudiooliverio.com/" target="_blank">Claudio Oliverio</a>, fotografo italo-tedesco che ha svolto buona parte dei suoi lavori in Russia.</p>
<p class="p2">
	<span class="s1"><b>VICE: Perch&eacute; proprio Mosca? Che cosa ti ha portato l&igrave;?</b></span><br />
	<span class="s1"><b>Claudio Oliverio:</b>&nbsp;In Germania ho conosciuto una ragazza di Mosca che mi ha detto: &ldquo;Se mi ami davvero, vieni con me a Mosca.&rdquo; Tre settimane dopo ero l&igrave;. Non parlavo una parola di russo, non conoscevo nessuno. Una valigia e una macchina fotografica: ecco tutto il mio bagaglio.</span></p>
<p class="p2">
	<span class="s1"><b>Poi per&ograve; hai avuto modo di conoscere molte altre ragazze&hellip;</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave;, nonostante all&#39;epoca fossi molto innamorato, non siamo rimasti insieme.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Come &egrave; andata?</b></span><br />
	<span class="s1">Mosca &egrave; una delle citt&agrave; pi&ugrave; care al mondo, anche per gli affitti, e per mantenermi dovevo fare diversi lavoretti. Cos&igrave; ho cominciato a fare il talent scout per un&rsquo;agenzia di modelle, e a fotografare molte ragazze direttamente nel loro appartamento. Semplici provini davanti a una parete. Sono successe di quelle cose&hellip;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Che genere di cose?</b><br />
	<span class="s1">Per esempio, una volta &egrave; stata la madre di una modella ad accompagnarmi a casa per fotografare la figlia. Arrivati, ha messo grappa e vodka sul tavolo e in un momento di silenzio mi ha detto, &ldquo;Claudio, tu sei proprio un bravo ragazzo, che cosa pensi di figlia, che cerca ancora un uomo da sposare? Potreste conoscervi un po&#39; meglio, che ne dici?&rdquo; Era una questione che riguardava tutta la famiglia, pi&ugrave; che la ragazza in s&eacute;. Che ci fosse una bottiglia di vodka o una di vino, &egrave; cos&igrave; che andava. Non era, &ldquo;entri, fai le foto, te ne vai&rdquo;: si veniva davvero invitati. Cellulare spento, finestre chiuse, un modo per estraniarsi dalla citt&agrave;. E dopo un paio di servizi fotografici ho capito: non erano semplicemente scatti per il book di una modella, ma autentici ritratti personali. Io facevo molte domande, e parlavamo di tutto&mdash;lavoro, futuro, amore. Potevano fare quello che volevano, nelle foto. Non ho mai costretto nessuno a fare nulla, e quando ho interagito, sono sempre stato spinto dalla situazione. La mentalit&agrave; moscovita &egrave; molto diversa da quella tedesca. Hanno un&rsquo;idea di vita completamente diversa. A Mosca, quando sei una donna di 25 anni non ancora sposata, sei gi&agrave; un ferrovecchio.</span></span></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/98a167cd08476320f9ffcac54505a0ba.jpg" style="width: 500px; height: 749px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>&Egrave; cos&igrave; ancora oggi? Come sono le ragazze russe?</b></span><br />
	<span class="s1">Ci sono ovviamente anche le &ldquo;eurorusse&rdquo;, come le chiamo io. Ma sono rimasto spesso sorpreso. L&igrave; conosci una ragazza, vai sei settimane in Germania, torni, e lei &egrave; sposata e gi&agrave; incinta. Una che conosco si &egrave; convertita all&rsquo;Islam e ha costretto il suo uomo a cancellare tutti i contatti di donne da Facebook e dal cellulare. Non si pu&ograve; mai essere sicuri con le russe. Ne conosci una, te ne vai tre settimane, e lei sparisce per sempre dalla tua vita.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>In quel periodo hai conosciuto persone appartenenti a diversi ceti sociali?</b></span><br />
	<span class="s1">Ho traslocato spesso. Ho vissuto di fronte alla <a href="http://thumbs.dreamstime.com/thumblarge_592/1300560630145dEd.jpg" target="_blank">Casa Bianca</a>, in una comune hippy, ho dovuto condividere una stanza di 15 metri quadrati in culo al mondo con un drogato, e pagavamo comunque 300 euro a testa. Dalle figlie dei milionari agli artisti spiantati fino alle ragazze che speravano di trovare un uomo che le portasse all&#39;estero.</span></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/999afa4f6fc938544d921ad6cf1f328a.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Quali sono stati gli incontri pi&ugrave; folli che hai fatto?</b></span><br />
	<span class="s1">Una volta stavo tornando da una festa con un amico arrivato dalla Germania e ci siamo trovati in un capannone pieno di uomini eleganti. &ldquo;Ehi, da dove arrivate voi?&rdquo; ci hanno chiesto, e l&igrave; c&rsquo;erano veri figli di milionari, di dirigenti della Gazprom. Visto che eravamo tedeschi, ci hanno portati con loro in tre locali. In ognuno prendevano un tavolo, della vodka, qualcosa da mangiare. Poi siamo andati in uno dei migliori ristoranti del centro e ci hanno offerto tutto: ci hanno talmente riempiti di vodka da costringerci a svuotare i bicchieri dietro la schiena fino a che l&rsquo;intero pavimento era una pozza d&#39;alcol. Volevano persino accompagnarci dalle loro prostitute di fiducia, ma abbiamo ringraziato e rifiutato. Ci hanno dovuti infilare fisicamente in un taxi, e hanno messo i soldi in mano al</span>l&rsquo;autista. La cosa assurda era che, venendo da famiglie importanti, legate alle autorit&agrave;, non potevano rivelare la loro identit&agrave; n&eacute; lasciare i loro contatti. &ldquo;Se il caso lo vorr&agrave;, ci rivedremo, e rifaremo tutto, altrimenti &egrave; stato bello conoscervi.&rdquo;</p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hai fatto spesso questo genere di incontri?</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave;. In un&#39;altra occasione stavo vendendo alcuni scatti della mia ultima mostra, tra cui quello di una ragazza, per circa 500 euro, e una coppia russa era interessata. Poi l&rsquo;uomo ha detto: &ldquo;S&igrave;, Claudio, sai cosa, ci penso ancora un po&rsquo;, poi ci incontriamo e ne riparliamo.&rdquo; L&rsquo;ho incontrato, abbiamo bevuto una cosa, e lui ha detto, &ldquo;Vieni, ci spostiamo!&rdquo; Cos&igrave; siamo andati in un altro locale, e gi&ugrave; altro alcol.</span></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ece9e6c6adb5f970f8e77f921d16ba84.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Non male.</b><br />
	<span class="s1">Esatto. Poi siamo andati anche in uno strip club, lui ha tirato fuori i soldi e proprio alla fine, dopo che aveva gi&agrave; speso centinaia di euro per offrirmi da bere, mi ha detto che non avrebbe comprato la fotografia, perch&eacute; non sarebbe stata bene nel suo appartamento.</span></span></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/9ba35930b4ae231357ade95ddc229759.jpg" style="width: 500px; height: 749px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>&Egrave; anche vero che a Mosca, come europei, si &egrave; molto facilitati a entrare nel giro&hellip;</b></span><br />
	<span class="s1">Quando hai i soldi, ti si aprono tutte le porte. Mosca &egrave; la prova del fuoco. Ci sono state situazioni, anche durante i servizi fotografici, in cui ho provato a tastare quanto in l&agrave; ci si potesse spingere, e non c&rsquo;erano limiti. E per questo molti nuovi arrivati che hanno raggiunto una buona posizione vengono completamente sopraffatti e perdono ogni rispetto per le persone, soprattutto per le donne.</span></p>
<p class="p2">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/a78407bccdaf4c18c1cba6af2c570159.jpg" style="width: 500px; height: 749px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hai conosciuto personaggi del genere?</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave;, anche. Un uomo d&rsquo;affari italiano una volta mi ha detto: &ldquo;Mosca &egrave; un casino. Sono qua da 15 anni. Qui puoi fare quello che vuoi. Nessuno ti dice quando fermarti. L&rsquo;unico criterio da osservare &egrave; la propria sicurezza.&rdquo; E anche questo in s&eacute; &egrave; vero. Mosca &egrave; il grande Moloch.&nbsp;</span></p>
<p class="p2">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/0301a0bef2d6d1e403e26e8df2acd357.jpg" style="width: 500px; height: 749px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Raccontami dello scouting. Come funziona?</b><br />
	<span class="s1">Le buone modelle non sono le ragazze da copertina di <i>Playboy</i> o <i>FHM </i>n&eacute; quelle che si vedono ai vari&nbsp;<i>Next Top Model</i>, ma per lo pi&ugrave; i topini grigi che trovi in metropolitana e che non nota quasi nessuno&mdash;</span><span class="s1">con jeans, maglione, capelli lunghi. E come scout ci vuole un occhio allenato. Non smetto praticamente mai di fare scouting:&nbsp;</span><span class="s1">alle mostre, in metropolitana, nei locali, per strada. E quando penso di aver trovato qualcuno che funziona, mi avvicino e provo a parlarci.</span></span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Come reagiscono le ragazze?</b></span><br />
	<span class="s1">Alcune mi hanno subito portato a casa, non appena ci ho parlato, anche se non sapevano nulla di me. In Germania ti direbbero &quot;Attenta, &egrave; pericoloso!&rdquo; </span>Molte erano sorprese dal semplice fatto che un europeo si interessasse a loro in quanto persone. Porta chiusa, cellulare spento. Per molti &egrave; stato un momento di riflessione su di s&eacute; e sulla vita, e quello &egrave; l&rsquo;attimo in cui scatto.</p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Ci sono molti giovani nelle immagini. Sono la nuova generazione russa?</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave; e no. &Egrave; anche il mio libro su Mosca, su come l&rsquo;ho vissuta e su quelli che sono stati i miei incontri. Per questo non ci sono ritratti di nonne e nonni, o senzatetto, perch&eacute; non appartenevano alla mia Russia. Conosco tedeschi che vivono da cinque, sei o dieci anni a Mosca e non hanno vissuto quello che io ho vissuto in un anno.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5546e4426c002606769f60aa215a9616.jpg" style="width: 640px; height: 452px;" /><br />
	<em>Claudio Oliverio, foto di Nikita Kakowsi</em></p>
<p class="p1">
	<em>L&#39;intervista &egrave; stata editata e accorciata.</em></p>
<p class="p1">
	<em>Altre foto:</em></p>
<p class="p1">
	<a href="http://www.vice.com/it/read/brianna-capozzi-makes-beautiful-people-interesting" target="_blank">Brianna Capozzi rende le belle ragazze interessanti</a></p>
<p class="p1">
	<a href="http://www.vice.com/it/read/byzantine-foto-synchrodogs-a9n3" target="_blank">Byzarrie</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186738</guid>
<author>Nikita Kakowsi</author>
<category>photo, mosca, moda, milionari, Claudio Oliverio</category>
</item>
<item>
<title>Ian Berry fotografa massacri e inondazioni</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/intervista-ian-berry-fotografo</link>
<pubDate>Tue, 07 May 2013 12:37:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7d135b2965ae80eecea36d9d3162add1.jpg" style="width: 640px; height: 416px;" /><br />
	<i>SUDAFRICA. Transvaal. Sharpeville. Luned&igrave; 21 marzo 1960. Gli abitanti scappano dal centro della citt&agrave;, dove la polizia ha aperto il fuoco.</i></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Nel 1962 Ian Berry &egrave; stato invitato a unirsi alla Magnum da&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Henri_Cartier-Bresson" target="_blank">Henri Cartier-Bresson</a>&mdash;fatto che, nel mondo della fotografia, &egrave; senza dubbio l&#39;evento pi&ugrave; simile alla canonizzazione. L&#39;invito &egrave; venuto in seguito al suo lavoro in Sudafrica, dove &egrave; stato l&rsquo;unico fotografo ad assistere al <a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Massacro_di_Sharpeville" target="_blank">massacro di Sharpeville</a>, uno degli eventi pi&ugrave; brutali nella storia dell&rsquo;apartheid. Le sue foto sono anche state portate in tribunale per provare che la protesta fosse stata pacifica. Ha fatto reportage dalle guerre in Cecoslovacchia, Israele, Irlanda e Vietnam.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>VICE: Ciao Ian. Mi sembra di aver capito che sei alla Magnum da pi&ugrave; di 50 anni. &Egrave; cos&igrave;?</b><br />
	<b>Ian Berry: </b>S&igrave;. Fa effetto ammetterlo, ma s&igrave;. Questo dice molto sulla mia incapacit&agrave; di lasciare che le cose vadano come devono. Penso di lasciare ogni anno e non lo faccio mai.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hai iniziato in Sudafrica. Come ci sei finito?<br />
	</b>Be&rsquo;, essendo giovane volevo viaggiare. All&#39;epoca c&#39;era ancora il Commonwealth, quindi potevi scegliere fra Australia, Nuova Zelanda, Canada e Sudafrica. Il Sudafrica mi sembrava pi&ugrave; eccitante. Sai, pensavo che avrei visto i leoni girare per le strade di Johannesburg.<br />
	<br />
	<b>Ah.</b><br />
	Cos&igrave; partii. La mia famiglia conosceva un fotografo appena tornato dagli USA, dove faceva da assistente ad&nbsp;<a href="http://www.anseladams.com/" target="_blank">Ansel Adams</a>. E lui era disponibile a garantire per me per il primo anno. Non serviva un visto, ma era necessario che avessi qualcuno che mi facesse da garante. Cos&igrave; sono scappato in Sudafrica, e questo &egrave; tutto. Nessun rimpianto, comunque.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Non avevi seguito nessun vero corso di fotografia prima di allora, no?</b><br />
	All&rsquo;epoca non esistevano scuole di fotografia. La cosa migliore che potessi fare era diventare l&rsquo;apprendista di qualcuno, ed &egrave; quello che feci. Voglio dire, lui fotografava con una 4x5&quot;, e le immagini venivano molto luminose. &Egrave; stato un ottimo allenamento, anche se sapevo che non era quello che volevo fare.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/9fc4f8aa570b6ce63d58a46dab28d334.jpg" style="width: 640px; height: 970px;" /><br />
	<em>SUDAFRICA.&nbsp;I sostenitori di Mandela cercano di guadagnare un punto di osservazione privilegiato per assistere all&#39;arrivo del leader nella sua citt&agrave; natale, nel 1994.</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Sembra che il massacro di Sharpeville sia stato il punto di svolta, per te. Puoi spiegarci brevemente la sua storia?</b><br />
	Dopo aver lasciato il mio garante, andai a lavorare per il Sunday Times Group a Johannesburg. Ci rimasi per un po&#39;, e avevo sentito che un importante editor inglese della nota rivista londinese&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Picture_Post" target="_blank"><em>Picture Post</em></a>&nbsp;stava venendo in Sudafrica per seguire la rivista&nbsp;<em><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Drum_%28South_African_magazine%29" target="_blank">Drum</a>.</em>&nbsp;Pensavo che avrei potuto imparare qualcosa da lui, quindi mandai il curriculum e ottenni il lavoro.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Poi ci fu uno sciopero nazionale, e la maggioranza dei fotografi e dei giornalisti si diresse nelle zone pi&ugrave; calde, nel caso fosse successo qualcosa. Ricevetti una telefonata a proposito di un tizio a cui avevano sparato, a Sharpeville. Quando ci arrivai, tutti lo avevano gi&agrave; saputo&mdash;inclusi un sacco di fotografi internazionali. Stavano in attesa fuori dai cancelli quando arriv&ograve; una fila di carri armati, diretti al municipio. All&rsquo;epoca se eri bianco dovevi avere un permesso scritto per stare in un municipio africano.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Saltammo tutti sulle nostre auto e li seguimmo. Dopo aver percorso 100 metri, il convoglio si ferm&ograve; e l&rsquo;ufficiale in comando ne usc&igrave; e ci disse, &ldquo;Sar&agrave; meglio che ve ne andiate, o vi arresteremo.&rdquo; La maggior parte delle auto se ne and&ograve;. Rimasero solo tre macchine, inclusa quella in cui ero seduto io, e li seguimmo per un altro po&rsquo; di metri, finch&eacute; il tizio non usc&igrave; di nuovo e ci disse, &ldquo;Andatevene ora, &egrave; l&rsquo;ultimo avvertimento!&rdquo; E le altre due auto se ne andarono.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Li seguimmo mentre entravano in questo commissariato, in un&#39;area delimitata da reti metalliche. Chiacchierai con un paio di poliziotti, mi affacciai alla recinzione e mi sembravano tutti abbastanza tranquilli. Nemmeno la folla sembrava molto aggressiva. Pensai che non sarebbe successo niente, quindi tornai verso la macchina, e non appena ci arrivai, la polizia apr&igrave; il fuoco. I corpi cominciarono a cadere a terra. Successe tutto molto in fretta. Allora mi portavo dietro un paio di <a href="http://uk.leica-camera.com/home/" target="_blank">Leica</a> con grandangolo e lenti normali. Fotografai semplicemente le persone che correvano verso di me. Quando capii che le persone attorno a me stavano morendo, mi buttai nell&rsquo;erba.&nbsp;</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4416325326fb984c32dfbb4b32dbd73b.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>SUDAFRICA.&nbsp;Zululand. Zulu che si apprestano a celebrare un matrimonio, 1985.</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Quando i colpi si fermarono, mi alzai e notai che eravamo solo in due in piedi. E ricordai che la polizia sudafricana odiava follemente la stampa, cos&igrave; saltai in macchina e ce ne andammo. E questo &egrave; tutto. Le foto erano uno schifo, semplici immagini di persone che mi corrono incontro, ma &egrave; un evento che ha fatto il giro del mondo. E mi ha portato alla Magnum; il redattore della rivista per cui lavoravo, Tom Hopkinson, scrisse alla Magnum per me.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Wow. E quelle foto sono anche state usate come prova per scagionare alcune persone, giusto?</b><br />
	S&igrave;. Fu la folla a essere incolpata. Dissero che loro avevano sparato una volta sola e che la folla era aggressiva. Non era vero. Infatti, avevo delle fotografie di loro che ricaricavano le armi automatiche. Ovviamente molti vennero colpiti alle spalle. Continuarono a sparare alle persone mentre queste correvano via. Ero stato l&rsquo;unico testimone bianco e, all&rsquo;epoca, la parola di un bianco valeva pi&ugrave; di quella di qualsiasi africano. Quindi ho consegnato le prove e, fortunatamente, coloro che erano stati accusati, che erano poi i feriti, furono lasciati liberi. Quindi anche se le foto non erano grandiose, almeno hanno avuto uno scopo.<br />
	<br />
	<b>E grazie a esse &egrave; arrivata la chiamata della Magnum, e il resto &egrave; storia nota.</b><br />
	Be&rsquo;, pi&ugrave; o meno. Prima, un ragazzo che stava fondando una nuova agenzia a Parigi e che era stato il capo ufficio alla Magnum mi chiam&ograve; perch&eacute; mi unissi a lui. Poi la Magnum mi chiese di far parte della loro squadra e, ovviamente, ne ero lusingato. Accettai.<br />
	<br />
	<b>Com&rsquo;&egrave; stato lavorare con Cartier-Bresson?</b><br />
	Fantastico&mdash;mi ha insegnato molto. Era amichevole e mi ha permesso di osservare da vicino il suo lavoro. Anche&nbsp;<a href="http://www.marcriboud.com/" target="_blank">Mark Riboud</a>, un altro famoso fotografo francese che era alla Magnum all&rsquo;epoca, &egrave; stato cos&igrave;. &Egrave; stata un&rsquo;esperienza impagabile.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/6582ae56587597171b671b06bdf57d5c.jpg" style="width: 640px; height: 431px;" /><br />
	<em>COREA DEL SUD. Boryeong. Undicesimo Festival del Fango.</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>A cosa stai lavorando ora?</b><br />
	Sto lavorando su un progetto sull&rsquo;acqua nel mondo. Si sta trascinando da un po&rsquo; perch&eacute; ho bisogno che capiti una situazione particolare. Quando &egrave; successo il disastro a New Orleans mi ero rotto una gamba cadendo dalla moto e me lo sono perso. Quando c&rsquo;&egrave; stato lo tsunami, mi &egrave; successa una cosa analoga, e di nuovo me lo sono perso. Ho tutto quello che serve per finire il lavoro, ma ho bisogno di un disastro naturale. Ho navigato su e gi&ugrave; per il Fiume Azzurro, il Mekong, il Nilo, il Mississippi&mdash;per tutti i grandi fiumi. Sai, il problema con questo genere di progetti &egrave; che finisci per fotografare sempre le stesse cose. E hai bisogno di qualcosa che sia un colpo allo stomaco, che lasci a bocca aperta.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Se gli stessi problemi si stanno verificando un po&rsquo; ovunque, questo progetto potrebbe essere un modo per dimostrare che la questione merita molta pi&ugrave; attenzione. La tua visione politica e della vita &egrave; stata modellata in qualche modo dai lavori che hai fatto?</b><br />
	No. So che oggigiorno &egrave; in voga precipitarsi in una situazione essendosi gi&agrave; fatti in testa la propria idea, ma io ho questo vecchio approccio per cui quando vado da qualche parte, lo faccio a mente aperta. Penso al mio ultimo viaggio in Sudafrica, quando una rivista francese mi ha chiesto di fotografare i contadini afrikaner che vivono sul confine con lo Zimbabwe.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Ora, non &egrave; che io ami gli afrikaner, quando lavoravo in Sudafrica ero sempre minacciato pi&ugrave; dalla polizia che dagli africani. E, ovviamente, gli afrikaner odiano gli inglesi. Ma ci sono andato per scattare questo servizio e quello che ho visto &egrave; che molti dei contadini vengono espropriati o uccisi. E indipendentemente da come mi sentissi nei loro confronti, ero anche un po&rsquo; dispiaciuto per loro. Sono andato in una fattoria che apparteneva a una vecchia signora. Suo nonno era stato sepolto l&igrave; e lei era semplicemente stata cacciata dalla sua terra, senza nulla in cambio. Quindi, penso che sia importante essere giusto e spassionato in tutto ci&ograve; che si fa.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/3af58470748c9c4f69fe49dc2ae456e4.jpg" style="width: 640px; height: 438px;" /><br />
	<em>ETIOPIA. I residenti nei villaggi camminano per tre chilometri per raggiungere l&rsquo;unica fonte d&rsquo;acqua per riempire taniche, lavare i vestiti o farsi un bagno. 1987.</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Interessante. Il fatto di aver lavorato in cos&igrave; tanti posti nel mondo ti ha insegnato qualcosa in particolare della cultura mondiale? Gli esseri umani sono del tutto diversi gli uni dagli altri o ci sono dei fili che ci legano tutti?</b><br />
	Siamo molto diversi, non c&rsquo;&egrave; dubbio. Pensa alla Corea oggi: pi&ugrave; o meno tre anni fa ho lavorato a un libro sulla Corea del Sud. Le persone erano fantastiche, amichevoli e piacevoli. Ti fa riflettere su quanto diverse siano realmente le persone a nord del confine. Nel periodo in cui &egrave; caduto il muro di Berlino avevo una moglie tedesca che non &egrave; mai voluta andare in Germania dell&#39;Est. Sembrava pensasse che fossero&nbsp;simili ad animali selvaggi. Ovviamente, io sono andato a est e le persone erano identiche a quelle dell&rsquo;ovest, solo un po&rsquo; pi&ugrave; povere.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Per me, &egrave; questo il senso della fotografia. La macchina fotografica &egrave; uno strumento fantastico per ritrarre le culture e aprirle piano piano alle altre. Magari sembra un po&#39; presuntuoso, ma non c&rsquo;&egrave; ragione per diventare fotografo se non intendi fare almeno un po&rsquo; di bene con le tue opere.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Quando guardo le tue foto, mi colpiscono per il loro tempismo: scatti sempre nel momento decisivo. Cosa pensi della fotografia digitale e dello scattare migliaia di foto alla volta? Ti ci trovi bene o &egrave; una filosofia che rigetti del tutto?</b><br />
	No, scatto in digitale e penso che a livello tecnico sia un buon metodo. Quando stai seguendo un servizio di due o tre settimane, essere in grado di riguardare quello che hai fotografato e sapere quale materiale hai &egrave; un gran vantaggio. Non va tanto bene quando stai facendo un servizio per una compagnia. Ai vecchi tempi potevi fotografare per dieci ore e poi tornartene indietro, mangiare qualcosa, rilassarti e fare altro. Adesso torni indietro e devi ancora scaricare tutti i file e inviarli il giorno stesso. &Egrave; una benedizione mista a una maledizione. Ma penso comunque che ci siano pi&ugrave; occasioni di cogliere il momento giusto con il digitale.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b7cbc9271f2850d1aff9cc00974ec729.jpg" style="width: 640px; height: 429px;" /><br />
	<em>GERMANIA. Berlino. Christophe Sorci suona jazz all&#39; East Berlin piano bar, nel 2000.</em></p>
<p>
	<b>Qualche consiglio per le nuove generazioni?</b><br />
	<span class="s1">Se avessi dei consigli, li terrei per me. Mi piacerebbe vedere come funziona&nbsp;<em><a href="http://www.forbes.com/fdc/welcome_mjx.shtml" target="_blank">Newsweek</a></em>, perch&eacute; al momento nessuno sta facendo molti soldi con la fotografia. Spesso ai workshop mi viene chiesta la stessa cosa. Temo di non essere in grado di rispondere. Credo che se fossi davvero spietato, dovrei dire di comprare una videocamera al posto di una macchina fotografica. Ma &egrave; tutto un altro mondo. Mi &egrave; appena stato chiesto di scattare&nbsp;</span>un servizio in Mozambico e all&rsquo;ultimo momento hanno deciso che volevano che fosse anche accompagnato dal video. Per ora, mi rifiuto di farlo.</p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Alla fine, le persone con vera passione e buon occhio ce la faranno. Fino a quando non inizieremo a fare soldi anche col web, tutto quello che posso dire loro &egrave; di tener duro. Ma se guardo a tutte le scuole di fotografia nate in questo secolo e il numero di persone che si autoproclamano fotografi, dubito che anche solo l&rsquo;un percento di loro faccia vera fotografia. Magari sopravviveranno come fotografi legali, o di matrimoni o dio sa cos&rsquo;altro. Non molti riusciranno a guadagnare abbastanza da vivere col solo fotogiornalismo. Penso. Ma potrei sbagliarmi.</span></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/81cfd4f8ea75fbbc8bd9d49b0d7d8728.jpg" style="width: 640px; height: 417px;" /><br />
	CINA. Provincia del Gansu. Xiahe. Monaci tibetani in cammino verso il monastero. 1996.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/fce86081fe861e727d015865f13f03b5.jpg" style="width: 640px; height: 429px;" /><br />
	BANGLADESH. Khulna. Jessore. Villaggio di Jhikargachh. Questa donna, che reca sulle braccia e sui fianchi i segni scuri di avvelenamento da arsenico, ha solo questa pompa per l&rsquo;acqua. &Egrave; stata dipinta di rosso per indicare la contaminazione. 2000.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/03a18389620a350cffc61674bbca4f3a.jpg" style="width: 640px; height: 938px;" /><br />
	<em>INGHILTERRA. Londra. Trafalgar Square. Bacio a mezzanotte della notte di Capodanno. 1964.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e3ac01d865e1319264fdeceeef838c27.jpg" style="width: 640px; height: 982px;" /><br />
	SUDAFRICA. Gauteng. Johannesburg. Fordsburg. Manifestazioni di affetto fra due persone in un bar multirazziale. 1961.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/6ec2a6ff5ebc75c663921f0dc398df9a.jpg" style="width: 640px; height: 430px;" /><br />
	SUDAFRICA. Natal. Durban. Membri di un gruppo religioso celebrano un battesimo immergendo il fedele nell&rsquo;Oceano. 1984.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ba9b49d616c9924a5f359e93f6292ed6.jpg" style="width: 640px; height: 444px;" /><br />
	<em>SUDAFRICA. Una giovane di colore, poco pi&ugrave; che una bambina lei stessa, cura una bambina per una famiglia bianca. 1968.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7f89762157b77775e168fe7fed5657e8.jpg" style="width: 640px; height: 436px;" /><br />
	SUDAFRICA. Paarl. Uomini bianchi si godono una degustazione di vini mentre lavoratori di colore ne portano altre bottiglie. 1981</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e0ea9f3870174b1d124fd65f9ff02c0a.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	COSTA RICA. Limon Camp. Rifugiati del Nicaragua suonano la chitarra, con solo due materassi su cui sedersi e dormire.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/875e110782008bfc74dee609077ae123.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	SUDAFRICA. Ventersdorp. La polizia e i manifestanti del Movimento di Resistenza Afrikaner (AWB) si scontrano per la prima volta. 1991.</em></p>
<p>
	<em>Altri fotografi:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/steve-mccurry-magnum" target="_blank">Steve McCurry va in posti tremendi e torna con foto incredibili</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-christopher-anderson" target="_blank">Il mondo visto da Christopher Anderson</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186527</guid>
<author>Christian Storm</author>
<category>photo, Sudafrica, foto, Magnum, IAN BERRY</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 111</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-111</link>
<pubDate>Tue, 07 May 2013 08:18:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 111
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186622</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto discarica</category>
</item>
<item>
<title>Viva il Papa, chiunque sia</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/viva-il-papa-chiunque-sia-a9n3</link>
<pubDate>Tue, 07 May 2013 07:57:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Ormai &egrave; passato un po&#39; di tempo dall&#39;ultimo Conclave e Jorge Mario Bergoglio pu&ograve; essere chiamato in causa senza bisogno di riferirsi a lui come &quot;il nuovo Papa&quot;. Ora che le acque si sono calmate dunque, diamo uno sguardo a quei giorni in cui Roma era stravolta dall&#39;evento che spesso viene usato come iperbole. Qui di seguito trovate una selezione di scatti realizzati da <a href="http://www.guidogazzilli.com/" target="_blank">Guido Gazzilli</a> in Piazza San Pietro durante il Conclave. Scatti tra l&#39;altro esposti alla sua mostra, Credo, che inaugura oggi a Roma presso la art_core_gallery. Per tutte le informazioni sull&#39;evento, cliccate <a href="http://www.artcoregallery.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=964:credo-mostra-di-guido-gazzilli&amp;catid=63:mostre&amp;Itemid=719" target="_blank">qui</a>. Mi raccomando fateci un salto se siete a Roma.&nbsp;</em></p>
<p>
	Nei giorni seguenti la rinuncia di Papa Benedetto XVI fino alla fine del conclave sono stato in Piazza San Pietro per capire l&rsquo;effetto che un evento straordinario come questo pu&ograve; avere sulla gente, credente e non credente. Inizialmente mi ero focalizzato sulla sottocultura cattolica dei Papa Boys, assistendo alle veglie di 48 ore di preghiera, alle processioni, alle schitarrate, alle messe dedicate al Papa uscente&mdash;e in seguito prontamente reindirizzate al nuovo Papa Francesco. Poi mi sono guardato attorno e ho notato la variet&agrave; di persone che mi circondavano. Met&agrave; della piazza era occupata da turisti, curiosi, credenti, giovani, vecchi, preti e suore (tante suore). Nell&rsquo;altra met&agrave; stava la stampa internazionale, che da ogni angolo cercava informazioni e intervistava senza piet&agrave; gli accorsi. Uno dei preti che ho incontrato veniva da Assisi, era un Francescano e girava la piazza scalzo con la tunica di juta e un bastone di legno. Per tutto il tempo del conclave, pregava in ginocchio e fissava la finestra da dove si sarebbero poi affacciati i vescovi e il nuovo eletto. Come tutti gli altri astanti, aveva un&rsquo;aria incredula ed eccitata, e chiedeva rinnovamento per la Chiesa. Quando al secondo giorno di conclave &egrave; arrivata la notizia, la folla non sapeva bene come reagire: chi piangeva, chi chiamava i propri cari, chi si abbracciava o scattava foto. Mentre la folla gridava &ldquo;VIVA IL PAPA!&rdquo;, si &egrave; scaricata la batteria della macchina fotografica. Forse era un segno divino.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/57ff0522edf51b436c82bbd87d70526e.jpg" style="width: 635px; height: 424px;" /><br />
	<em>Fedeli radunati in piazza San Pietro attendono l&rsquo;elezione del nuovo papa.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/2aead94986486a111876e45fdf30733d.jpg" style="width: 635px; height: 423px;" /><br />
	<em>Alcuni pellegrini durante la veglia per le dimissioni di Papa Benedetto XVI.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f0b0a4d9be87566bc952371eb71fcde9.jpg" style="width: 635px; height: 423px;" /><br />
	<em>Un poster di Joseph Ratzinger nella chiesa di Santa Maria delle Fornaci durante la maratona di preghiera dopo l&rsquo;annuncio delle sue dimissioni.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f1b2bb880095da06ba50181c7832c855.jpg" style="width: 635px; height: 926px;" /><br />
	<em>Un prete in Piazza San Pietro durante l&rsquo;ultimo angelus di Papa Benedetto XVI.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e94c72fad47b56d0d1f63f479b8ab112.jpg" style="width: 635px; height: 424px;" /><br />
	<em>Un gruppo di suore saluta papa Ratzinger durante l&rsquo;ultimo discorso ai fedeli in Piazza San Pietro.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f3cd92351849c0f7a69ee00df8cb21dd.jpg" style="width: 635px; height: 955px;" /><br />
	<em>Un prete regge un poster per Papa Benedetto XVI dopo l&rsquo;annuncio delle sue dimissioni.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/d01f0e6fd7d9ec35723f43556be8b8b1.jpg" style="width: 635px; height: 954px;" /><br />
	<em>L&rsquo;esterno di un negozio di souvenir con le foto in vendita di Papa Benedetto XVI e di Papa Francesco.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b6a98d02d9c125b4be969c94835d2aba.jpg" style="width: 635px; height: 952px;" /><br />
	<em>Una suora mostra una bandierina di Papa Ratzinger.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/a545cb861cf3bbfc25cbc57b44310ec2.jpg" style="width: 635px; height: 963px;" /><br />
	<em>Un gruppo di papaboys canta in Piazza durante l&rsquo;ultimo discorso pubblico di Papa Ratzinger.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ad50ec024cb67c1b8494815734edcbdc.jpg" style="width: 635px; height: 421px;" /><br />
	<em>Un gruppo di suore scatta una fotografia ricordo davanti alla Basilica di San Pietro.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f7c90b795976c1e0a80962530cb7f263.jpg" style="width: 635px; height: 424px;" /><br />
	<em>Un gruppo di giovani viene intervistato dopo l&rsquo;ultimo discorso di Papa Ratzinger.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/16b23f2007112ac9fb0b49549992771a.jpg" style="width: 635px; height: 423px;" /><br />
	<em>Un gruppo di papaboys in piazza San Pietro durante la celebrazione della messa in onore di Papa Ratzinger.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c169f5dbc729b6005a2ccf4ebab4e978.jpg" style="width: 635px; height: 422px;" /><br />
	<em>Un gruppo di preti messicani suona e canta dopo l&rsquo;annuncio delle dimissioni di Papa Ratzinger.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4088f124720d066db73b5bbcbda08283.jpg" style="width: 635px; height: 419px;" /><br />
	<em>Un gruppo di fedeli assiste all&rsquo;ultimo discorso di Papa Ratzinger.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/dfa3e00ce7735c7d88c51f146fff9f89.jpg" style="width: 635px; height: 928px;" /><br />
	<em>Fedeli assistono alla celebrazione del conclave attraverso gli schermi installati in piazza.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/d77f554d0db3895a8227efa718bc7724.jpg" style="width: 635px; height: 416px;" /><br />
	<em>I fedeli in attesa di vedere il nuovo Papa.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/dd7462a3b742fa5cf1ad66e8619dbba2.jpg" style="width: 635px; height: 416px;" /><br />
	<em>Fedeli fotografano il passaggio della Papamobile in mezzo alla folla.</em></p>
<p>
	<br />
	<a href="http://www.artcoregallery.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=964:credo-mostra-di-guido-gazzilli&amp;catid=63:mostre&amp;Itemid=719" target="_blank">Credo</a> <em>&egrave; in mostra fino al 20 maggio all&#39;art_core_gallery di Roma, in via dei Marrucini.</em></p>
<p>
	<br />
	<em>Altro dal Vaticano:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/una-giornata-con-i-papaboys-vaticano" target="_blank">Sotto la sua croce</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186525</guid>
<author>Guido Gazzilli</author>
<category>photo, papa, conclave, Roma, Benedetto XVI, Papa Francesco, San Pietro</category>
</item>
<item>
<title>La Mecca dei gitani</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/appleby-horse-fair-diana-patient</link>
<pubDate>Thu, 02 May 2013 13:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	La fiera equina della cittadina inglese di Appleby &egrave; stata soprannominata la Mecca dei gitani, perch&eacute; ogni anno famiglie di rom inglesi e pavee irlandesi macinano chilometri per arrivare al villaggio della Cumbria in cui si celebra la loro cultura, cos&igrave; da incontrare vecchi amici e mercanteggiare sull&rsquo;acquisto di cavalli. &Egrave; la fiera pi&ugrave; grande d&rsquo;Europa nel suo genere e l&rsquo;ultimo ritrovo di nomadi rimasto nel Paese.&nbsp;</p>
<div>
	Sono sempre stata attratta dal romanticismo della vita nomade e desideravo conoscere personalmente questa cultura, che causa grandi controversie per il semplice fatto di vivere a fianco della nostra. Ho passato le mie notti in una tenda, ascoltando i ragazzini comporre testi rap, le giovani nomadi discutere animatamente del ruolo femminile nella loro comunit&agrave; e le indovine vendere fortuna per sole 20 sterline. Il resto l&rsquo;ho fotografato.&nbsp;</div>
<p>
	<br />
	<em>Per vedere altre foto di Diana, clicca&nbsp;<a href="http://www.dianapatient.co.uk" target="_blank">qui</a>.</em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186237</guid>
<author>Diana Patient</author>
<category>photo, Appleby Horse Fair, Diana Patient, nomadi</category>
</item>
<item>
<title>Henry Hargreaves fotografa i pasti dei musicisti nel backstage</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/henry-hargreaves-fotografie-cibo-backstage-musicisti-famosi</link>
<pubDate>Thu, 02 May 2013 09:52:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Il&nbsp;<em>rider</em> &egrave; una clausola contrattuale che indica una serie di condizioni o richieste intervenute tra almeno due parti. Possono essere inclusi in contratti di affitto e altri documenti legali, ma sono famose soprattutto in quanto usate da musicisti o gruppi per indicare come vogliono che sia montata e preparata la loro strumentazione, come desiderano che sia organizzato il loro camerino, e quale tipo di cibo e bevande richiedono. Chiunque abbia visto <em>This is Spinal Tap </em>sa quanto queste richieste possono essere estremamente stravaganti e irragionevoli (e, nel caso di Iggy Pop, <a href="http://www.thesmokinggun.com/documents/crime/lust-laughs" target="_blank"><strong>inaspettatamente divertenti</strong></a>.)</p>
<p>
	La creazione di questa serie mi &egrave; stata ispirata dalla lettura dei rider di alcuni dei pi&ugrave; grossi concerti al mondo, capaci di dire molto sulle personalit&agrave; esasperate di chi li aveva imposti.</p>
<p>
	Ho deciso di concentrarmi sulle richieste pi&ugrave; particolari e di fotografarle nello stile delle nature morte del barocco fiammingo perch&eacute; avvertivo un collegamento diretto tra i temi di quel genere di dipinti e i rider: l&rsquo;idea del tempo che passa e la mortalit&agrave; della carriera di un musicista una volta che le luci della ribalta si spengono.</p>
<p>
	<em>Fotografia e direzione: Henry Hargreaves</em></p>
<p>
	<em>Styling del materiale scenico: Caitlin Levin</em></p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b3ffca51289fbeee183ccfd1645dc866.jpg" style="width: 640px; height: 968px;" /></p>
<p>
	<strong>Al Green</strong></p>
<p>
	<em>Ventiquattro rose rosse a gambo lungo (senza spine).</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c0dbbc1838f4f0707d2948030fef96a0.jpg" style="width: 640px; height: 968px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Axl Rose</strong></p>
<p>
	<em>Pane in cassetta di marca Wonder (fresco) e Dom Perignon.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c6e6b9b43f2a96801f5e5d1730fc0710.jpg" style="width: 640px; height: 966px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Beyonc&eacute;</strong></p>
<p>
	<em>Pollo succoso, molto condito: aglio, sale, pepe nero e cayenna. Beyonc&eacute; pu&ograve; bere solo prodotti Pepsi.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/14b3d6f206aa2923fdbdf030282ebecb.jpg" style="width: 640px; height: 971px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Billy Idol</strong></p>
<p>
	<em>Una confezione di I can&#39;t believe it&#39;s not butter! (margarina), biscotti morbidi con gocce di cioccolato della Pepperidge Farms.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/39afa3baf704d633cff123e4ca30668a.jpg" style="width: 640px; height: 970px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Britney Spears</strong></p>
<p>
	<em>Fish and chips, cheeseburger di McDonald&#39;s senza il pane, 100 prugne e fichi, una foto incorniciata della Principessa Diana.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/898c5dc4c703907bd977903a1bfbedb8.jpg" style="width: 640px; height: 973px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Busta Rhymes</strong></p>
<p>
	<em>Ventiquattro pezzi di pollo fritto, preservativi Rough Rider, Guinness.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8f69ca593fbeb6976534e6361eb7d591.jpg" style="width: 640px; height: 967px;" /></em></p>
<p class="p1">
	<strong>Foo Fighters</strong></p>
<p>
	<em>Salsicce (kielbasa) talmente grandi da riempire gli uomini di complessi.&nbsp;</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e27b5c35dd7f0e6065ff04d2b6d40a76.jpg" style="width: 640px; height: 966px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Frank Sinatra</strong></p>
<p>
	<em>Absolute, Jack Daniel&rsquo;s, Chivas Regal, Courvoisier, Beefeater Gin, vino bianco, vino rosso (una bottiglia per tipo). </em><em>Ventiquattro gamberi giganti freddi, caramelle Life Savers, gocce per la tosse.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/a5a232700a1a4a923c077e1f919b5dac.jpg" style="width: 640px; height: 968px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Lady Gaga</strong></p>
<p>
	<em>Un piccolo piatto di formaggio (non puzzolente, non unto) servito su un letto di ghiaccio.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8b2bc544fb6d77bb757c2c26fb00e2f0.jpg" style="width: 640px; height: 964px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Mariah Carey &nbsp;</strong></p>
<p>
	<em>Champagne Cristal, cannucce pieghevoli.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/703b9ebc9929e4788a7a9af2329aeeff.jpg" style="width: 640px; height: 969px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Marilyn Manson</strong></p>
<p>
	<em>Orsetti gommosi.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c4a9ed84cb932704b4a60d1ecd1eda11.jpg" style="width: 640px; height: 968px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>New Kids on the Block</strong></p>
<p>
	<em>Gelato H&auml;agen-Dazs, biscotti Oreo.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7fb09a9c96e2b434ee1bde8cf5b77148.jpg" style="width: 640px; height: 973px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Nine Inch Nails</strong></p>
<p>
	<em>Due confezioni di amido di mais.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1baa367f19b6314fadf4ec0c649b1c0e.jpg" style="width: 640px; height: 970px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Prince</strong></p>
<p>
	<em>Tutto il necessario per t&egrave; e caff&egrave;, compresi miele, limone, zucchero, panna, zenzero fresco. Richiesto un medico per la somministrazione di un&rsquo;iniezione di vitamina B12.</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7fc049f15695383daf50c1a130c0d8a7.jpg" style="width: 640px; height: 966px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Rihanna</strong></p>
<p>
	<em>Uova sode, pancetta di tacchino, salsicce di tacchino, a qualsiasi ora della giornata. Non fatevi trovare impreparati, grazie!</em></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/03902a20b4ac42229f0620e923c5f3ed.jpg" style="width: 640px; height: 970px;" /></p>
<p class="p1">
	<strong>Van Halen&nbsp;</strong></p>
<p>
	<em>Aringhe con panna acida, un grosso tubo di KY jelly, M&amp;M&rsquo;s (Attenzione: da evitare assolutamente quelle di colore marrone).</em></p>
<p class="p1">
	<br />
	<em>Cos&#39;altro fotografa Henry:</em></p>
<p class="p1">
	<a href="http://www.vice.com/it/read/henry-hargreaves-progetto-no-seconds-foto-pasti-condannati-a-morte" target="_blank">Foto degli ultimi pasti dei condannati a morte</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/186210</guid>
<author>Henry Hargreaves</author>
<category>photo, Henry Hargreaves, backstage, rider, cibo, concerto</category>
</item>
<item>
<title>I bambini di Jonathan Hobin ricreano le tragedie della storia recente</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/jonathan-hobin-recreates-the-worlds-most-infamous-tragedies-with-children</link>
<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 12:25:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Jonathan Hobin &egrave; un fotografo canadese autore della serie <em>In the Playroom</em>, composta da scatti di bambini che riproducono alcune delle vicende pi&ugrave; brutali della nostra generazione, dalla morte di JonBenet Ramsey fino alla minaccia nucleare. A un primo sguardo &egrave; difficile dire se i bambini nelle foto comprendono l&rsquo;orrore che stanno illustrando o si stanno soltanto divertendo. Eppure le immagini non hanno mancato di scatenare <a href="http://edition.cnn.com/2011/WORLD/americas/04/22/canada.children.art.controversy/index.html" target="_blank">reazioni piuttosto forti</a>, e sono state descritte come malate, sciatte ed espressione di una masturbazione auto-indulgente. Perfino i genitori dei bambini sono stati criticati per il loro coinvolgimento.</p>
<p>
	Ho chiamato Jonathan a Ottawa per parlare con lui delle critiche che ha ricevuto, del modo in cui i bambini hanno assimilato le notizie, di come la sua serie sia una critica ai media occidentali e se siamo tutti dei bambini troppo cresciuti che giocano a fare gli adulti. Oh, ed &egrave; stato cos&igrave; gentile da concederci alcune foto che non sono ancora state pubblicate online.&nbsp;</p>
<p>
	<strong>VICE: Che tipo di reazione hai ricevuto dai bambini che hai fotografato?<br />
	Jonathan Hobin: </strong>La maggior parte si &egrave; semplicemente divertita. Avevano il permesso di fare ci&ograve; per cui di solito vengono rimproverati&mdash;i matti. La cosa divertente &egrave; che i bambini fanno continuamente giochi in cui si ammazzano a vicenda. Ogni volta che un bambino gioca con una pistola ad acqua, finge di uccidere qualcuno. Con questo progetto mi concentro su ci&ograve; da cui &egrave; probabile che i bambini imparino a fare queste cose. E questo mette le persone a disagio.</p>
<p>
	<strong>Generalmente cosa ne pensano i genitori?<br />
	</strong>Non ho mai fotografato un bambino senza aver avuto un chiaro dialogo con i genitori a proposito delle mie intenzioni e aspettative. Alcuni sembrano pensare che quei genitori volessero soltanto fare soldi, o cercare la celebrit&agrave; a tutti i costi. Ma devo ancora incontrare un&#39;autentica mamma manager. Non so se &egrave; un&rsquo;anomalia tipicamente americana&hellip; non ne sono sicuro. Credo sia solo uno stereotipo e che questo genere di cose non sia molto presente in Canada. La maggior parte di questi genitori &egrave; colta e istruita, ascolta le mie ragioni e pensa che le foto avranno uno scopo di cui vogliono essere partecipi.</p>
<p>
	Ricordo una situazione in particolare, con la foto di JonBenet Ramsey: la bambina doveva rappresentare una ragazzina assassinata dopo una molestia sessuale. Siamo stati molto cauti in quel caso. La bambina era imperturbabile, ma la madre era chiaramente preoccupata e attenta a come procedere. Ma penso che qualsiasi genitore sano avrebbe un approccio molto cauto di fronte a una cosa del genere.</p>
<p>
	<strong>I bambini capivano le scene che stavano rappresentando?</strong><br />
	Qualche volta lo intuivano. Come nella scena dell&rsquo;11 settembre. Anche se alcuni avevano solo tre o quattro anni, hanno visto le torri gemelle e hanno detto, &ldquo;Io prendo l&rsquo;aereo, &egrave; qui che colpisce il palazzo.&rdquo; La madre era scioccata. Questi simboli si sono fatti strada nel nostro subconscio. Sono molto radicati nella nostra cultura e risultano immediatamente riconoscibili. Dall&rsquo;altro lato, una delle nuove immagini ha per soggetto un attacco con l&rsquo;acido. Ai bambini ho detto, &ldquo;State lottando. Per fare male all&rsquo;altra persona devi gettarle addosso qualcosa che la brucer&agrave;.&rdquo; Glielo dici in modo che capiscano. E loro capiscono che deve esserci una persona che fa male a un&#39;altra&mdash;questa &egrave; l&rsquo;immagine che si crea nella loro mente. Iniziare a parlare di argomenti specifici, come la cultura, la religione&hellip; penso che sia una cosa troppo grande per loro. Io mi spiego a grandi linee. Ma sono sicuro che al ritorno dal servizio fotografico se ne escano con conversazioni piuttosto interessanti.</p>
<p>
	<strong>Pensi che le foto siano scioccanti?</strong><br />
	No, non credo. Molte reazioni mi hanno sinceramente sbalordito. Ho ricevuto delle risposte interessanti; alcuni mi hanno mandato dei regali, altri mi hanno scritto e-mail di odio o minacce di morte. Sono molto legato a quelle fotografie, quindi &egrave; difficile per me giudicare. Sono quello che faccio, e basta.</p>
<p>
	<strong>Direi che le foto sono viste attraverso la lente dei media americani. Tu sei canadese</strong><strong>&mdash;l&rsquo;immagine pi&ugrave; vicina a una vicenda canadese &egrave; quella sulle foche. Hai deciso di concentrarti maggiormente sui contenuti dei media americani?</strong><br />
	&Egrave; interessante che tu abbia usato il riferimento alle &ldquo;lenti&rdquo;. Penso che avresti anche potuto dire che sono un commento canadese ai media americani che siamo costretti a vedere. Stanno creando un immaginario sensazionalista nel mondo delle notizie. Il modo in cui le trasmettono somiglia alla riproduzione di un trailer cinematografico, come se tutto fosse fittizio. Cercano qualcosa di nuovo, come la vicenda di <a href="http://archiviostorico.corriere.it/2005/luglio/04/Natalee_giallo_dei_Caraibi_F16_co_8_050704065.shtml" target="_blank">Natalee Holloway</a>, e la costruiscono pezzo per pezzo, creando una narrativa in cui sia sempre possibile individuare un &ldquo;cattivo&rdquo;, una vittima e magari anche un&#39;ambientazione esotica. &Egrave; come prendere una notizia, evidenziarne tutte le caratteristiche che si presterebbero a un film e presentarcela sotto questa forma. C&rsquo;&egrave; una linea sottile tra ci&ograve; che &egrave; intrattenimento e ci&ograve; che &egrave; notizia. Io penso che il mio sia pi&ugrave; un commento a tutto ci&ograve;.</p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<em>Altre foto che hanno a che fare con bambini:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/foto-bambini-oligarchi-anna-skladmann" target="_blank">Piccoli oligarchi crescono</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/jana-romanova-waiting-russian-pregnant-couples" target="_blank">Come comportarsi quando gli amici iniziano a fare figli</a></p>
<p>
	<em>Jonathan Hobin &egrave; rappresentato dalla</em> <em>Patrick Mikhail Gallery. </em>In the Playroom<em>&nbsp;&egrave; in mostra al Gladstone Hotel di Toronto dal 2 al 31 maggio.</em><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185927</guid>
<author>Brad Casey</author>
<category>photo, Jonathan Hobin, In the Playroom, 11 settembre, bambini</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 110</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-110</link>
<pubDate>Tue, 30 Apr 2013 08:33:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 110
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185957</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, </category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Wendy</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-wendy</link>
<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 16:07:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank">serie</a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Ho conosciuto Wendy in un bar della Zona Rosa di Bogot&agrave;. A dire il vero non so molto di lei. Ero con un&#39;amica e loro due hanno passato la serata a parlare e ballare. Ho colto l&#39;opportunit&agrave; di scattarle alcune foto, e il giorno dopo mi ha raggiunto nell&#39;albergo in cui avevo alloggio. Non stavo benissimo, la sera prima avevo bevuto molto e lei &egrave; arrivata alle 11 di mattina, per&ograve; alla fine le foto sono venute bene grazie alle sue vibrazioni positive mattutine.&nbsp;</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank">qui</a>.</em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185893</guid>
<author>Alan Yee</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely, bogota</category>
</item>
<item>
<title>Byzzarrie</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/byzantine-foto-synchrodogs-a9n3</link>
<pubDate>Mon, 29 Apr 2013 14:27:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Foto per gentile concessione di Synchrodogs ed &Eacute;ditions du LIC.</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">T</span><span class="s2">ania Shcheglova e Roman Noven </span>vengono dall&rsquo;Ucraina, sono due fo<span class="s3">tografi e quando lavorano insieme&nbsp;</span>si fanno chiamare Synchrodogs. Le loro fotografie sono belle e surreali, e in ogni <span class="s4">scatto ritraggono sempre e solo loro due, pi&ugrave; o meno nudi e pi&ugrave; o meno immersi in </span>quella che &egrave; la solitamente poco ridente <span class="s3">campagna ucraina. Tania e Roman sono due nostre vecchie conoscenze, l&rsquo;anno </span><span class="s4">scorso hanno collaborato al nostro Photo </span>Issue, ma visto che a noi non basta mai e che &egrave; da poco disponibile la loro ope<span class="s3">ra omnia <em>Byzantine</em> per la &Eacute;ditions du </span><span class="s2">LIC, gli abbiamo chiesto di mandarci </span>una selezione delle foto pi&ugrave; rappresen<span class="s2">tative del loro lavoro. Forse sapendo </span><span class="s3">che i redattori e i photo editor hanno </span>sempre da ridire sulle selezioni altrui, ci <span class="s3">hanno scritto, &ldquo;Fate voi,&rdquo; e noi ci siamo </span>fatti prendere un attimo la mano, ma a ragione. <em>Dyakooyu</em> Synchrodogs!</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185862</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, BYZANTINE, Synchrodogs, foto</category>
</item>
<item>
<title>Daytona Beach, 1999</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/daytona-beach-1999-eli-reed</link>
<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 10:58:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Nel 1999 il fotografo Eli Reed era partito per documentare lo Spring Break a Daytona Beach, in Florida. Ma dopo aver visto i ragazzi bianchi bere fino al coma etilico e organizzare concorsi di magliette bagnate, ha deciso di occuparsi degli spingbreaker di colore che, loro s&igrave;, facevano cosette interessanti, come girare in macchina con dei pitoni albini e roba del genere. Siamo felici di presentarvi delle foto inedite tratte dalla sua serie.</p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5cb61ee7b656b955e0faf86024148e12.jpg" style="width: 640px; height: 415px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/09e2edf9c33c696bfa1811b6091d2de1.jpg" style="width: 640px; height: 415px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/c58f4c0228535b0b09fbd824e5cc16f4.jpg" style="width: 640px; height: 431px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/46077e43f892b63b3e3b6f494af516fd.jpg" style="width: 640px; height: 431px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/dca9b86c331316ed1be9c8846a9f384e.jpg" style="width: 640px; height: 823px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7e54ad2debf30ac60647ef9588ae5350.jpg" style="width: 640px; height: 822px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/883c4f111e1cf47b4743439757732454.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /></em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b92bf4723d0316d26ae32d261dfea685.jpg" style="width: 640px; height: 430px;" /></em></p>
<p>
	<em>Altro sullo Spring Break <a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-joe-francis-spring-break" target="_blank">qui</a>.&nbsp;</em></p>
<p>
	<em>E altri pitoni della Florida <a href="http://www.vice.com/it/read/cacciatori-di-pitoni-a9n3" target="_blank">qui</a>.</em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185655</guid>
<author>Eli Reed</author>
<category>photo, daytona, spring break, Eli Reed, foto</category>
</item>
<item>
<title>Henry Hargreaves fotografa gli ultimi pasti dei condannati a morte</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/henry-hargreaves-progetto-no-seconds-foto-pasti-condannati-a-morte</link>
<pubDate>Fri, 26 Apr 2013 09:50:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/46d98d588c4e8b0c72325168887052ff.jpg" style="width: 640px; height: 366px;" /></p>
<p>
	<span class="s1"><a href="http://henryhargreaves.com/"><b>Henry Hargreaves</b></a></span><span class="s2"> non &egrave; uno chef della TV. Invece di cercare di salvare il Paese un pasto della mensa scolastica per volta, si &egrave; fatto un nome cucinando e fotografando fantasie gastronomiche come </span><a href="http://www.featureshoot.com/2011/09/food-of-the-rainbow-photographed-by-henry-hargreaves/" target="_blank"><span class="s3"><b>arcobaleni edibili</b></span></a><span class="s2"> e </span><a href="http://www.huffingtonpost.co.uk/2012/06/11/deep-fried-gadgets-artist-henry-hargreaves_n_1586527.html" target="_blank"><span class="s3"><b>iPad fritti</b></span></a><span class="s2">. Ma &egrave; per il suo progetto <a href="http://www.dripbook.com/hhargreaves/portfolio/no-seconds/"><span class="s1"><b><i>No Seconds</i></b></span></a> che ha ottenuto i maggiori riconoscimenti, ricreando l&rsquo;ultimo pasto di molti serial killer nel braccio della morte per poi presentarli in una serie di foto agghiaccianti.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s2">Passare in rassegna la serie apre una finestra sulle menti degli uomini condannati. E in un mondo in cui siamo sommersi da centinaia di pietanze su Instagram, &egrave; sorprendente trovare una foto di un gelato alla menta e cioccolato che faccia davvero riflettere. Ho contattato Henry per parlarne.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1bccdf6a0508b2a507f07d521b2208b7.jpg" style="width: 640px; height: 366px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>VICE: Come hai cominciato a fotografare gli ultimi pasti dei serial killer?</b></span><br />
	<span class="s1"><b>Henry Hargreaves:</b> Sono molto interessato alle scelte delle persone per quanto riguarda il cibo. &Egrave; una di quelle cose che tutti fanno diverse volte al giorno, ma non lo si guarda mai davvero fuori dal contesto immediato n&eacute; si pensa a che cosa dica a proposito di chi compie la scelta. Leggevo di una campagna per abolire l&rsquo;ultimo pasto in Texas, quindi sono andato su internet e ho fatto delle ricerche. E mentre leggevo, ho sentito di potermi identificare con quelle persone per un breve attimo solo per quello che avevano ordinato.</span></p>
<p>
	<b>Pensi che i pasti permettano di capire cosa c&#39;&egrave; nella mente dei condannati?</b><br />
	<span class="s1">In generale penso di&nbsp;</span><span class="s1">s&igrave;, decisamente. La cosa che in qualche modo mi ha colpito era quanti di essi fossero dei sostanziosi pasti fritti, quello che ci piace chiamare <i>comfort food</i>. Nei loro ultimi momenti di vita, quelle persone volevano solo un po&rsquo; di conforto.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Il progetto &egrave; una presa di posizione sulla pena di morte?</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave;. Nel senso, io sono della Nuova Zelanda, e quando sono venuto in America la pena di morte mi ha colpito come cosa davvero disumana. Nella gran parte del mondo viene considerata un atto superato e barbarico ed &egrave; strano che esista ancora in una nazione che mette un tale impegno nel pubblicizzare la sua democrazia e la sua morale. Mentre facevo ricerche per il progetto ho trovato dati secondo cui negli ultimi 20 anni circa 12 persone sono state giustiziate per errore in America. Sono solo dicerie, ovviamente, ma quelle persone sono comunque morte e non possono sperare in un nuovo processo.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Ci sono un paio di strane richieste, tra gli scatti del tuo progetto:&nbsp;</b></span><span class="s1"><b>spicca il DVD del <em>Signore degli anelli</em>, una delle pi&ugrave; strane. Ti sei concentrato sulle richieste pi&ugrave; insolite?</b></span><br />
	<span class="s1">S&igrave;, non volevo che i pasti fossero tutti uguali quando li avrei ricreati. Inoltre, un ultimo desiderio molto oscuro dice molto del carattere di una persona. Quello era uno dei pi&ugrave; strani e gli &egrave; stato concesso, quindi ho pensato di includerlo. Lo stesso vale per la torta di noci pecan. Quell&rsquo;uomo voleva &ldquo;conservarla per dopo&rdquo;, cosa che, sentendola, deve aver dato i brividi alla guardia. Si dice che quel tipo fosse un malato mentale, quindi probabilmente non avrebbe mai dovuto essere giustiziato. Anche quello ti fa riflettere; pensava davvero che avrebbe potuto mangiarla pi&ugrave; tardi o si rendeva conto di che cosa sarebbe successo?</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hai preparato tu tutti i pasti?</b><br />
	<span class="s1">Met&agrave; sono opera di un mio amico chef. Lui ha preparato i pasti pi&ugrave; complessi e io l&rsquo;altra met&agrave;</span><span class="s2">&mdash;</span><span class="s1">quelli pi&ugrave; semplici, tipo il gelato o la singola oliva</span><span class="s1">.</span></span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/063619254a3cef3a5d6f38c2f629e27f.jpg" style="width: 640px; height: 366px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>La singola oliva &egrave; una delle immagini pi&ugrave; intense. Hai qualche teoria in proposito?</b></span><br />
	<span class="s1">Un sacco di gente ha fatto congetture sul possibile significato dell&rsquo;oliva. Alcuni si concentrano sul simbolismo dell&rsquo;olivo, la purezza e il fare ammenda. Credo che sia in parte vero, e potrebbe applicarsi a questo caso, ma per quello che ne sappiamo potrebbe aver semplicemente pensato, &quot;Sceglier&ograve; qualcosa di strano e la gente ci vedr&agrave; quel diavolo che vuole.&quot;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Quindi pensi che nella maggior parte delle richieste ci sia un&rsquo;ultima dichiarazione consapevole dei prigionieri?</b></span><br />
	<span class="s1">Gi&agrave;. Personalmente, per quanto riguarda me, penso che vorrei fare una sorta di dichiarazione finale. Con il tuo ultimo desidero vorresti pensare di poter dire una cosa che sia dotata di un significato o che conter&agrave; per qualcuno.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Mi ha colpito il fatto che la richiesta di Timothy McVeigh potrebbe essere una sua dichiarazione. Ha ucciso un sacco di gente, e il suo ultimo desiderio &egrave; stato mezzo chilo di gelato. Pensi che sia un commento al suo stesso egoismo? Una sorta di &ldquo;vaffanculo&rdquo; al mondo?</b></span><br />
	<span class="s1">&Egrave; questo che adoro del progetto:&nbsp;</span><span class="s1">ognuno ne d&agrave; una propria interpretazione. Se quella era la sua intenzione, allora immagino che ci sia decisamente riuscito. Potrebbe voler affermare quanto fosse egoista, o potrebbe anche voler dire che ha il palato meno raffinato del mondo e che per lui mezzo chilo di gelato alla menta con pezzetti di cioccolato &egrave; il paradiso.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/23d81acfe30d62a6f0d93ac210a66f2e.jpg" style="width: 640px; height: 366px;" /></p>
<p>
	<span class="s1"><b>Hai notato che le persone che hanno ucciso di meno hanno richiesto i pasti pi&ugrave; piccoli? Forse l&rsquo;appetito per il cibo di una persona &egrave; legato all&rsquo;appetito di morte?</b></span><br />
	<span class="s1">&Egrave; una teoria interessante. La mia opinione sarebbe che probabilmente non &egrave; collegato, perch&eacute; credo che il tipo che ha ucciso una o due persone probabilmente sarebbe andato avanti a uccidere se non l&rsquo;avessero preso.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Cosa chiederesti come tuo ultimo pasto?</b><br />
	<span class="s1">Un lecca-lecca infinito! Sinceramente, credo che se mi trovassi in quella posizione, non riuscirei a mangiare nulla. Riesco a malapena a fare colazione prima di un esame. Se fossi nel braccio della morte credo che il cibo sarebbe l&rsquo;ultimo dei miei pensieri.</span></span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>La gente ti critica mai perch&eacute; &ldquo;umanizzi&rdquo; i serial killer?</b><br />
	<span class="s1">Immagino sia un argomento valido. In qualche modo ho dato il mio contributo a questa deprimente tendenza di dare attenzione ai serial killer. La mia motivazione viene dalla mia curiosit&agrave;; volevo vedere che aspetto potessero avere quei pasti. Non miravo a un effetto scandalistico o a crearmi una reputazione attraverso le pene di altre persone</span><span class="s2">⎯</span><span class="s1">quella non era proprio una mia intenzione. Vedo il mio lavoro come artista e come fotografo, per permettere alla gente di trarne le sue conclusioni. Non credo che dobbiamo risolvere completamente il mistero per tutti. Penso che, come tutta la buona arte, io stia anche tenendo uno specchio di fronte allo spettatore; ognuno vede qualcosa di s&eacute; nella propria reazione alle opere.</span></span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Gi&agrave;. Hai mangiato qualcuno di quei pasti?</b></span><br />
	<span class="s1">A volte ero l&igrave; l&igrave; per farlo. Odio sprecare del buon cibo tanto quanto chiunque altro, ma ho pensato che fosse troppo macabro. Ho preso una cucchiaiata del gelato alla menta con cioccolato, ma non riuscivo ad apprezzarlo</span><span class="s2">⎯</span><span class="s1">non aveva quasi gusto. Ho pensato soltanto &quot;Oh Dio&quot; e l&rsquo;ho buttato nella spazzatura. Era un po&rsquo; come andare in un ospedale e mangiare il pranzo di una persona che &egrave; appena stata dichiarata morta.</span></p>
<p>
	<em>Trovate altri lavori di Henry sul suo&nbsp;</em><a href="http://henryhargreaves.com/" target="_blank"><em>sito</em></a><em>.</em></p>
<p>
	<em>Altra fotografia a tema mangereccio:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/tu-sei-ci-che-mangi-mark-menjivar" target="_blank">Tu sei ci&ograve; che mangi</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/lunion-fait-la-farce-a8n7" target="_blank">L&#39;union fait la farce</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185528</guid>
<author>Matthew Francey</author>
<category>photo, cibo, foto, pena di morte, Henry Hargreaves</category>
</item>
<item>
<title>Foto in acido dal Coachella</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/foto-coachella-in-acido</link>
<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 11:22:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<i>[Nota: Nella mail di Paley contenente queste foto c&#39;era un breve testo che abbiamo deciso di riprodurre per intero qui, senza il suo permesso, non solo perch&eacute; &egrave; troppo bello per essere tralasciato, ma perch&eacute; le immagini dei suoi amici che se la spassano al Coachella sono molto pi&ugrave; interessanti di tante altre provenienti dal festival. Godetevele!]&nbsp;</i></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Messaggio Inoltrato:<br />
	<b>Da: </b>Paley Fairman<br />
	<b>Oggetto: Re: Foto del Coachella </b><br />
	<b>Data: </b>17 aprile 2013 17:33:48<br />
	<b>A: </b>VICE&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Il primo giorno al Coachella l&#39;ho passato con degli idioti. Totale sobriet&agrave; noia e misantropia. Volevo intitolare il pezzo, &ldquo;Quanto cazzo odio il Coachella&rdquo;. Ma poi ho avuto un&rsquo;epifania giornalistica&hellip; per catturare la vera essenza del Coachella dovevo farne parte al 100 percento. Quindi ho preso un acido (per la prima volta), e le foto che trovate qui sono state scattate sotto il suo effetto. Mentre scattavo ho anche registrato delle note vocali sul telefono, che potrei usare come didascalie per alcune immagini.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Ecco le foto&hellip; ringraziate che ho escluso le 500 di una strobo che in quel momento mi sembrava &quot;semplicemente meravigliosa&quot;.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1">Ciao,<br />
	Paley</span><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185162</guid>
<author>Paley Fairman</author>
<category>photo, coachella, festival, foto, acido</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 109</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-109</link>
<pubDate>Tue, 23 Apr 2013 08:18:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 109
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185131</guid>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Fernanda</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-fernanda</link>
<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 15:29:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>serie</strong></a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Nonostante il poco tempo passato insieme, fotografare Fernanda si &egrave; rivelato divertente e interessante. Per l&#39;occasione abbiamo preso una stanza d&#39;hotel, e una volta l&igrave; ci ha raggiunti una sua amica. Di lei mi ha colpito soprattutto la trasparenza, la stessa che mi ha permesso di affrontare la questione dei tagli sul corpo secondo il suo punto di vista, arricchendo la mia esperienza dietro la macchina fotografica.&nbsp;</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185059</guid>
<author>Alan Yee</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely</category>
</item>
<item>
<title>Alla ricerca di uomini straordinari</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/alla-ricerca-di-uomini-straordinari-a9n3</link>
<pubDate>Mon, 22 Apr 2013 09:44:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5c6590cff02beedfb1c69e29ad0c9563.jpg" style="width: 640px; height: 778px; " /></p>
<p class="p1">
	Quando ho incontrato Flem Flam, il nostro treno era gi&agrave; in ritardo di 12 ore. Diretti a ovest, ci siamo dovuti fermare in Nebraska per un guasto tecnico, poi a sud di Denver per noleggiare un motore che si sarebbe fuso a est di Santa Fe, e dopo ancora ad Albuquerque per un ricambio notturno. All&rsquo;altezza di Bakersfield, siamo stati dirottati su un autobus. Flem Flam aveva trascorso le ultime tre ore declamando nel buio della notte versi composti ai tempi in cui viveva ancora nella South Side di Chicago, sul suo shock post-traumatico dovuto alle esperienze nella guerra del Vietnam: &ldquo;Ero destinato ai completi da uffi cio e alle sale congressi, invece sono finito a camminare scalzo nella neve in cerca di eroina.&rdquo;</p>
<p class="p1">
	Con la tessera da due settimane dell&rsquo;Amtrak USA Rail, ho attraversato il Paese per fotografare i miei compagni di viaggio, per chiedere loro da dove venissero e dove fossero diretti: un ragazzo di 18 anni finito nei guai con la giustizia a causa della mescalina, una donna che tornava a Madison per il funerale dell&rsquo;ex fi danzato, una ballerina che si stava trasferendo ad Atlanta per diventare estetista nella &ldquo;capitale mondiale del pelo nero.&rdquo;A bordo c&rsquo;era anche un gruppo di Amish diretto a Tijuana in cerca di cure mediche pi&ugrave; economiche. Dopo aver scoperto la mia et&agrave; e il fatto che non sono ancora sposato, Mary Ellen mi ha detto, &ldquo;Be&rsquo;, meglio essere single che desiderare di esserlo.&rdquo; Mi sono chiesto se avessero scelto di viaggiare su un treno perch&eacute; i motori vengono ancora misurati in cavalli vapore.</p>
<p class="p1">
	Un tempo, il treno era visto come il mezzo che con la sua folle velocit&agrave; avrebbe conquistato il mondo, ma oggi ci collega soprattutto al passato. Da adolescente, ho lavorato sulla Laurinburg and Southern railroad, linea per treni merce della Carolina del Nord, che si faceva strada attraverso i terreni agricoli dei miei antenati. Da adulto, mi sono ricordato di alcuni racconti a proposito di un vagone ferroviario privato assegnato a mio nonno, che, considerandolo inutile, lo aveva donato a un campo per bambini svantaggiati vicino al confine con la Virginia. Lo scorso febbraio ho lasciato Oakland con l&rsquo;intenzione di trovare questa carrozza, fotografarla, e comprendere meglio un uomo che non ho mai conosciuto. Come il sistema ferroviario del continente americano e i treni che lo attraversano, per me, il suo lascito &egrave; diventato il simbolo di tutto quello che c&rsquo;&egrave; di buono e tutto quello che dovrei essere.</p>
<p class="p1">
	Quella prima notte, sul treno Zephyr della Amtrak diretto a est, c&rsquo;erano persone in viaggio verso centri di riabilitazione che facevano sesso nei bagni, bambini che piangevano nei loro sedili e un giovane cowboy che aveva intitolato <em>Primi sintomi di depressione</em> un disegno di donne incinte. Sono giunto alla conclusione che i lunghi viaggi in treno sono per chi non &egrave; riuscito a realizzare il sogno americano, ma &egrave; determinato a inseguirlo nonostante tutto.</p>
<p>
	<em>Continua nelle pagine successive.</em></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/88148c878f9938d74b01094fa89d06b4.jpg" style="width: 640px; height: 520px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/2e7a3dd46150537c86a85935319f976a.jpg" style="width: 640px; height: 521px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e7e9f7be8812d225042b2431432591dc.jpg" style="width: 640px; height: 772px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1372e176097f088c98dda4766bb320dc.jpg" style="width: 640px; height: 772px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/32b7cae837f827cbd4eace8cdfeb9458.jpg" style="width: 640px; height: 521px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/418deee1fd8e7163fdcce1567b137898.jpg" style="width: 640px; height: 519px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/dd14e6bfb451d4492db2acc372e4df29.jpg" style="width: 640px; height: 525px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/cb2b6346779feb5e2b7b292e54d03893.jpg" style="width: 640px; height: 521px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/def1f7228ff550b931b72c59d1053919.jpg" style="width: 640px; height: 786px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/41b540e2c668fe50c7f3ca4e8e3d1ae8.jpg" style="width: 640px; height: 520px; " /></p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4115a14b1eaa98ffbdb845f595b220f0.jpg" style="width: 640px; height: 516px; " /></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/185001</guid>
<author>McNair Evans</author>
<category>photo, </category>
</item>
<item>
<title>Thomas Dworzak è stato ovunque</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/intervista-thomas-dworzak-magnum</link>
<pubDate>Fri, 19 Apr 2013 14:13:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/9d924d23deada789917e2085c38af308.jpg" style="width: 640px; height: 417px;" /><br />
	<em>Iraq. 14 aprile 2005. La 1159esima Compagnia Medica in volo con dei Black Hawk mentre compie l&rsquo;evacuazione dei feriti tra i soldati americani e le forze irachene.</em></p>
<p>
	Thomas Dworzak &egrave; entrato a far parte dell&#39;agenzia Magnum nel 2000, e i suoi libri hanno spesso a che fare con la guerra. Il primo,<em>Taliban</em>, ha fatto incazzare un sacco di europei moralizzatori e ha terrorizzato un bel po&#39; di americani. <em>M*A*S*H IRAQ </em>esamina la difficile quotidianit&agrave; dei gruppi americani per l&rsquo;evacuazione medica (Medevac) in Iraq, e il suo ultimo libro, <em>Kavkaz</em>, esplora l&rsquo;impatto di anni di guerre brutali sulla regione caucasica. Stranamente, malgrado abbia lavorato nelle condizioni pi&ugrave; infernali che sia possibile immaginare, secondo lui il primato per &quot;luogo pi&ugrave; difficile in cui scattare&quot; va a Parigi.</p>
<p>
	<strong>VICE: Vieni spesso descritto come un &ldquo;fotografo di guerra&quot;. Come la vedi? </strong><br />
	<strong>Thomas Dworzak:&nbsp;</strong>&Egrave; un&rsquo;etichetta. Che cosa ci vuoi fare? Non dico che non lo sono, perch&eacute; vado spesso, e andavo molto spesso, in zone di conflitto. Ma ci sono tanti colleghi che incarnano l&#39;idea meglio di me, da veri combattenti. Ci sono vari modi di essere coinvolti nella guerra, si potrebbero rappresentare in una scala. E io non sono in cima.</p>
<p>
	<strong>Lavorare in Cecenia durante la guerra &egrave; stata diverso dalla tua esperienza in Iraq?</strong><br />
	In Cecenia sono stato pi&ugrave; &ldquo;sul campo&rdquo;. Mi muovevo in autostop, giravo da solo. Parlavi con i combattenti, ci passavi del tempo insieme, e poi se c&rsquo;era un attacco arrivavi sul posto insieme a loro. Funzionava tutto in maniera molto disorganizzata e personale. Credo che quella in Cecenia sia stata una guerra molto estrema, paragonata a quello che ho visto da allora.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/34d8c33e2d8f882b3a34d8b06e33d048.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Iraq, tra Mosul e il confine siriano, nella citt&agrave; di Tal Afar. 16 gennaio 2005. Task Force 1-14. Pattuglia composta da elementi della Guardia Nazionale Irachena e dalla Polizia irachena.&nbsp;</em></p>
<p>
	<strong>In che senso estrema?</strong> <br />
	Basta pensare alla quantit&agrave; di cose che ho visto andare in pezzi. &Egrave; stata una guerra atroce. La Bosnia era molto brutale ma non c&#39;&egrave; stata cos&igrave; tanta distruzione fisica, si trattava pi&ugrave; di omidici e vendette a un livello molto personale e umano, tra vicini di casa. La Cecenia era brutale sotto ogni aspetto. La distruzione di Groznyj ha raggiunto un livello che non avevo mai visto prima, e che non ho pi&ugrave; visto. Immagino che ora si possa trovare qualcosa di simile ad Aleppo, per esempio. Non c&rsquo;era modo di accreditarsi quando lavoravo l&igrave;, niente scartoffie. Ho imparato un po&#39; di russo in modo da poter parlare con i combattenti. Erano accoglienti, quindi stavo a diretto contatto con loro. In Iraq e in Afghanistan venivo scortato. Ti danno il tuo pezzo di carta e l&rsquo;esercito deve prendersi cura di te.&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Come credi che abbia influito tutto ci&ograve; sul tuo lavoro? Qual &egrave; la tua visione dell&#39;embedded journalism, pensi abbia funzionato bene?</strong><br />
	Credo ci sia uno strano genere di libert&agrave;. Un sacco di gente non lo vede positivamente, continua a dire che la scorta &egrave; &ldquo;la fine della libert&agrave; di stampa&rdquo; e via cos&igrave;, ma non penso sia vero. Non so nulla dell&rsquo;Iraq; &egrave; cos&igrave; tanto tempo che non lo vedo al di fuori del punto di vista americano. Ma se decido di coprire l&rsquo;ottica americana, allora una scorta non &egrave; un brutto modo per farlo. Perch&eacute; &egrave; cos&igrave; istituzionalizzata da permetterti di girare, di fare molto, senza dover implorare qualcuno, senza doverti preoccupare di nulla. &Egrave; un po&rsquo; pi&ugrave; noiosa, in questo senso. Devi soltanto seguire quelli che ti stanno davanti. E non ci sono molte decisioni da prendere. Trovo che in questo l&#39;embedded journalism sia piuttosto rilassante.</p>
<p>
	<strong>Il tuo progetto <em>M&bull;A&bull;S&bull;H&bull; IRAQ</em> riguarda il periodo trascorso come giornalista embedded?</strong> <br />
	S&igrave;, quasi tutto. Non voglio mettere eccessivamente in evidenza il fatto che alcune foto (solo un paio) non siano state fatte con la scorta, perch&eacute; dovrebbe essere un libro che si concentra su quella condizione. Mi pare coprano un periodo di due o tre anni, qualcosa del genere. Il grosso del lavoro &egrave; stato fatto in un anno, in circa cinque o sei periodi in cui ho girato con le unit&agrave; mediche.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4b1564554fa5215bdf1e544b882ca4d4.jpg" style="width: 640px; height: 425px;" /><br />
	<em>2005. </em>M*A*S*H.&nbsp;<em>Fermo immagine di una serie TV statunitense trasmessa tra il 1969 e il 1981, incentrata su un&rsquo;Unit&agrave; Medevac e su un ospedale militare vicino alle linee del fronte durante la Guerra di Corea.</em></p>
<p>
	<strong>E come ti &egrave; venuta l&rsquo;idea di inserire nel libro delle immagini della serie TV <em>M&bull;A&bull;S&bull;H&bull;</em>?</strong> <br />
	In realt&agrave;, quando ho avviato il progetto non sapevo di <em>M&bull;A&bull;S&bull;H&bull;</em>. Forse da piccolo ne avevo visto qualche spezzone, ma non faceva decisamente parte del mio background culturale. Quando ho cominciato la prima scorta un amico mi ha mandato il cofanetto coi DVD perch&eacute; non mi annoiassi. Siccome passavo tutta la scorta seduto vicino a una pista d&rsquo;atterraggio nell&rsquo;attesa che partisse un elicottero per andare a prendere dei feriti, c&#39;era sempre molto rumore e per facilitare l&#39;ascolto usavo i sottotitoli. Non so esattamente perch&eacute; ho cominciato a fotografare lo schermo, ma ogni tanto c&rsquo;erano delle frasi incredibili di una o due righe. Era divertente vedere come 20 o 30 anni dopo ci trovassimo ancora nella stessa situazione, con gli stessi argomenti di conversazione. Alcuni dei medici avevano lo stesso humour macabro, ma in generale &egrave; tutto molto sterile. &Egrave; un&rsquo;armata di volontari, non si riceve la chiamata, &egrave; pulita e ovviamente non ci sono hippie.</p>
<p>
	<strong>Rispetto alla tua opera sulla Cecenia e a <em>M&bull;A&bull;S&bull;H&bull; IRAQ</em>, il tuo lavoro sul libro fotografico <em>Taliban </em>si basa su foto &quot;ritrovate&quot;, &egrave; cos&igrave;?</strong><br />
	&quot;Rubate&rdquo;, probabilmente.</p>
<p>
	<strong>Hai trovato le fotografie in una specie di studio fotografico di Kandahar, giusto?</strong><br />
	Le ho trovate, e le ho comprate. Sono andato allo studio e ho detto ai proprietari &ldquo;Posso comprare queste, o fotografarle, o averne delle copie o qualcosa del genere? Mi piacciono moltissimo.&rdquo; Ero piuttosto entusiasta e loro, sorpresi dal mio interesse, me le hanno vendute per 20 o 40 dollari. Non gli importava. I fotografi ce l&rsquo;avevano con i talebani, quindi erano contenti che qualcuno pagasse per quella roba. Non le consideravano assolutamente degli oggetti di valore. Inizialmente i talebani avevano proibito la fotografia, poi hanno fatto chiudere gli studi, poi li hanno riaperti e si sono fatti fotografare, ma non permettevano a nessun altro di farlo.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/786cfade2848a1dbaf6941b798674902.jpg" style="width: 640px; height: 424px;" /><br />
	<em>Afghanistan. Kandahar. 2002. Ritratto di due talebani.</em>  </p>
<p>
	<strong>Molto strano. Immagino che molte delle foto potrebbero rappresentare persone che ora sono morte, anche se ovviamente &egrave; impossibile a dirsi. Il progetto ha avuto qualche strascico?</strong><br />
	No. Ho spedito il libro ai proprietari del negozio, nella speranza di ricevere una loro risposta, ma niente. Prima di stamparlo ho cercato di contattarli per sentire se volevano dire qualcosa. La gente parla molto di quel progetto, e lo associano a me, ma io sono solo il messaggero. Voglio soltanto far circolare quelle fotografie e assicurarmi che non vadano perse. Non si tratta di me, o della mia fotografia. In Europa ricevo un sacco di critiche, mi definiscono irrispettoso nei riguardi&nbsp; della cultura, come se avessi scattato io le foto. La gente era indignata, tipo &ldquo;Come ti permetti, vestirli cos&igrave;!&rdquo; Come se avessi leso la dignit&agrave; dei talebani. &Egrave; stato difficile farlo pubblicare a New York. Ha molto successo nel mondo gay, e in Germania&nbsp;&egrave; stato ripubblicato da una casa editrice specializzata in pubblicazioni per omosessuali.</p>
<p>
	<strong>Scommetto che i talebani sarebbero entusiasti se lo sapessero. Qual &egrave; il posto in cui hai avuto pi&ugrave; difficolt&agrave; a lavorare?</strong><br />
	Ehm, la Francia? Parigi, nello specifico.  </p>
<p>
	<strong>Davvero? Pi&ugrave; che in Cecenia o in altre zone di guerra?</strong> <br />
	S&igrave;. Per il livello di diffidenza dimostrato dalla gente. Fanno un gran parlare della fotografia e hanno immagini di Cartier-Bresson a ogni angolo, ma allo stesso tempo se vuoi scattare una foto si arrabbiano. Hanno la risposta pronta, hanno gi&agrave; fatto pratica con tutto, su quanto siano orribili i fotografi e come sia orribile quello che fanno. &Egrave; strano. Nel 2001 o 2002 abbiamo fatto un progetto di gruppo sul 18esimo Arrondissement a Parigi. Era una cosa tipo &ldquo;18 Fotografi Magnum Fotografano il 18esimo&rdquo;. L&rsquo;idea era che tutti avrebbero avuto una storia diversa. Io ero il pi&ugrave; giovane quindi ho ricevuto una specie di incarico da matricola, che consisteva nell&rsquo;occuparmi dell&rsquo;abuso di crack a Chateau Rouge, una fermata della metropolitana. Quindi ho documentato tutto, dagli assistenti sociali ai tossicodipendenti, e tutti avevano molto da dire a proposito di quanto siano orribili i fotografi.</p>
<p>
	<strong>A cosa stai lavorando ora?</strong> <br />
	Sono tornato nel Caucaso. Mi sto concentrando sulla Georgia moderna, quella contemporanea. In passato mi sono occupato pi&ugrave; di una visione romantica del Caucaso, che si &egrave; trasformata in un libro, <em>Kavkaz</em>. Era incentrato sull&rsquo;interazione tra la letteratura russa e il tipico immaginario dell&#39;area. Ora sono andato all&rsquo;estremo opposto, questa nuova opera &egrave; a colori e si concentra sugli aspetti moderni della regione, con un focus sulle pompe di benzina&mdash;che sono molto pi&ugrave; interessanti!</p>
<p>
	&nbsp;</p>
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	<em>Andate avanti per vedere altre foto di</em><em>Thomas Dworzak.</em></p>
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	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/739123d1746b53658734f2fd52151133.jpg" style="width: 640px; height: 422px;" /><br />
	<em>Grozny, Cecenia. 2002. Ospedale No9. Pi&ugrave; di una dozzina di civili sono rimasti feriti quando un carro armato dell&rsquo;esercito russo si &egrave; scontrato con un bus.</em><br />
	&nbsp;</p>
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<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/075b6eaf60ba68d73ac57c29930906d3.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Iraq.&nbsp;Base Falcon, Baghdad. Gennaio 2005, nelle settimane precedenti e successive alle prime elezioni irachene del 30/01/2005. Quattro autisti turchi che sono rimasti seriamente feriti in un attacco compiuto con dei lanciagranate contro i loro camion mentre trasportavano rifornimenti per l&rsquo;esercito americano. Durante l&rsquo;evacuazione il bombardamento &egrave; andato avanti.</em></p>
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	&nbsp;</p>
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<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8a77e1fafd0b9d6433e35b2839bc627c.jpg" style="width: 640px; height: 417px;" /><br />
	<em>Iraq.&nbsp;Base Falcon, Baghdad. Gennaio 2005, nelle settimane precedenti e successive alle prime elezioni irachene del 30/01/2005.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<br />
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1f7a13ad665fd805c84a7a32fbcaeb05.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Iraq.&nbsp;</span></em><em>Falluja. 12 giugno 2005. Provincia di al-Anbar. Marine e iracheni vengono istruiti per un pattugliamento.&nbsp;</em><br />
	&nbsp;</p>
<p>
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<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/626b74d2e9d3a3274d388dcfd96d05aa.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Afghanistan, 2002.</span></em><br />
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/58598cf2ff3233c45d19443354b64b2b.jpg" style="width: 640px; height: 420px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Russia, Groznyj, Cecenia. 02/2002.</span></em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
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<!--nextpage--></p>
<p>
	<span class="Lbl"><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/4723e2247aad2faefb1365f0604fdc92.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></span><br />
	<em><span class="Lbl">Russia. Groznyj,&nbsp;</span></em><em>Cecenia. Febbraio 2002. Il corpo di un ceceno che ha lavorato al Dipartimento del Traffico della Polizia della milizia pro-Russia cecena ed &egrave; stato colpito da un proiettile nella sua auto.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<em><span class="Lbl"><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5c2d4c220436387b4013b8b74dc57b52.jpg" style="width: 640px; height: 933px;" /><br />
	Afghanistan. Kandahar. 2002. Ritratto di un talebano.</span></em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<span class="Lbl"><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7c473aa896aa34b1a9bd379c068c652d.jpg" style="width: 640px; height: 929px;" /></span><br />
	<em><span class="Lbl">Afghanistan. Kandahar. 2002. Ritratto di un talebano.</span></em><br />
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b9020ae2de85f02aa70e46c762cc0c94.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Iraq,&nbsp;</span></em><em>vicino a Tikrit/Samara, la base operativa avanzata statunitense di Speicher, 4/2005. Soldati e medici osservano la morte di un compagno.&nbsp;</em></p>
<p>
	<em>Altri fotografi Magnum:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-christopher-anderson" target="_blank">Il mondo visto da Cristopher Anderson</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/steve-mccurry-magnum" target="_blank">Steve McCurry va in posti tremendi e torna con foto incredibili</a></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/184883</guid>
<author>Bruno Bayley</author>
<category>photo, Thomas Dworzak, Magnum, Cecenia, Iraq, Afghanistan</category>
</item>
<item>
<title>Vi ricordate di Haiti?</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/giles-clarke-haiti-fotografia</link>
<pubDate>Thu, 18 Apr 2013 08:11:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/dd6880818a8c33c47c2e62a4a9c8d751.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Il 12 gennaio 2010 un violento terremoto ha colpito Haiti, uccidendo pi&ugrave; di 230.000 persone, ferendone molte altre e lasciandone 1,5 milioni senza un riparo. Anche se i media hanno smesso di occuparsi dell&rsquo;argomento, molti haitiani si trovano ancora in difficili condizioni, e nei dintorni di Port-au-Prince e lungo tutta la costa sono tuttora costretti a vivere in tendopoli. A L&eacute;og&acirc;ne, citt&agrave; vicina all&rsquo;epicentro del terremoto, il 90 percento degli edifici sono andati distrutti e un quarto dei residenti &egrave; morto sotto le macerie. Molte organizzazioni internazionali, come <a href="http://www.msf.org/" target="_blank">Medici senza Frontiere</a>, avevano stilato con il governo haitiano un contratto biennale&nbsp;per dare una mano nelle tendopoli, ma questi contratti sono ormai decaduti senza che nessuno se ne preoccupasse, lasciando migliaia di famiglie con l&rsquo;acqua alla gola. A molti non piace parlare del terremoto, e cercano consolazione nella spiritualit&agrave;&mdash;tanto nelle chiese cristiane quanto nei riti voodoo. Al momento sono presenti pi&ugrave; di 12.000 organizzazioni non governative ad Haiti, che resta il Paese pi&ugrave; povero dell&rsquo;emisfero occidentale.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/405d0b954c24c3c129c1379903d08d13.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	L&eacute;og&acirc;ne, che si trova 32 chilometri a ovest di Port-au-Prince, &egrave; stata una delle citt&agrave; maggiormente colpite. I sopravvissuti vennero ricoverati su navi-ospedali, ormeggiate al largo della costa in quei primi frenetici giorni successivi alle scosse.</p>
<p>
	Le Nazioni Unite e molti altri enti internazionali hanno supportato attivamente la popolazione nella ricostruzione delle loro case e vite. Molti dei residenti sopravvissuti non dormiranno mai pi&ugrave; in edifici in muratura, e attualmente sono accampati in tende o casette improvvisate, proprio a fianco delle rovine fatiscenti dei pochi edifici rimasti in piedi.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ff5892660a34b1192c4664c0003cc790.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Veduta aerea di Cit&eacute; Soleil, una baraccopoli vicina a Port-au-Prince che &egrave; passata dall&rsquo;ospitare 200.000 residenti a 400.000, la maggioranza dei quali vive in condizioni di estrema povert&agrave;. L&rsquo;area &egrave; generalmente considerata come una delle pi&ugrave; povere e pericolose dell&rsquo;emisfero occidentale, ed &egrave; uno dei quartieri malfamati pi&ugrave; grandi del mondo. Cit&eacute; Soleil possiede un disconnesso sistema di canali aperti che funge da fognatura, poche attivit&agrave; commerciali, elettricit&agrave; sporadica ma in gran parte libera, pochi ospedali e un&rsquo;unica scuola pubblica, il Lycee Nationale de Cit&eacute; Soleil.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5fba967d4381aba0a98da2250c3a98d0.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Bambini sulla diga di Cit&eacute; Soleil. Le barche sullo sfondo sono cariche di carbone, che viene spedito a nord da un&rsquo;isola al largo della costa.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/eb30f155300c0185e334ccf00c435956.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Nei magazzini abbandonati di Cit&eacute; Soleil, i giovani membri di una gang (o &ldquo;soldati&rdquo;, come si autodefiniscono) si riparano dal sole cocente del mezzogiorno. Per molti anni la zona &egrave; stata controllata dalle gang, ciascuna aveva in pugno alcuni quartieri. Il controllo statale &egrave; stato ristabilito dopo una serie di operazioni della Missione di Stabilizzazione delle Nazioni Unite ad Haiti, all&rsquo;inizio del 2007, grazie alla partecipazione dei residenti. Anche se le gang non sono pi&ugrave; al potere, omicidi, rapimenti, stupri, saccheggi e sparatorie sono ancora all&#39;ordine del giorno. La zona <a href="http://www.redcross.int/EN/mag/magazine2006_2/10-11.html" target="_blank">&egrave; stata denominata</a>&nbsp;un &ldquo;microcosmo di tutto il male che c&rsquo;&egrave; ad Haiti: disoccupazione endemica, analfabetismo, assenza di servizi pubblici, condizioni sanitarie preoccupanti, crimine dilagante e violenza armata.&rdquo; Quando c&#39;&egrave; stato il terremoto, gli aiuti umanitari a Cit&eacute; Soleil sono arrivati solo dopo due settimane circa.</p>
<p>
	<img 100="" 100-foot-highwestern="" a="" almost="" along="" alt="" an="" and="" anything="" are="" around="" as="" at="" begged="" but="" can.="" cathedral="" catholic="" children="" completely="" crude="" dame="" destroyed="" earthquake.="" expected="" fence="" few="" figure="" foot="" for="" happen="" height:="" hit.="" holding="" i="" img="" in="" is="" joseph="" many="" mill="" money="" monsignor="" most="" mothers="" nothing="" notre="" now="" of="" outdoor="" outside="" people="" plans="" port-au-prince.="" quake="" rebuild="" ruins.="" sell="" senior="" serge="" service="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/9347bc354b0fe91cccd144988c9da074.jpg" style="height: 427px; width: 640px;" surrounds="" tents="" that="" the="" there="" they="" to="" toppled="" tower="" trying="" walked="" was="" when="" which="" while="" width:="" with="" years="" /></p>
<p>
	A Haiti 63 bambini su mille muoiono durante il travaglio e il Paese ha un dei pi&ugrave; alti tassi di mortalit&agrave; infantile al mondo. La situazione &egrave; comunque migliorata rispetto agli anni Cinquanta, quando il tasso aveva raggiunto uno scioccante 240 per mille. Fortunatamente, questo valore &egrave; in continua decrescita&hellip;ma non molto velocemente. &nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage-->	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/720d9e4d5cdb89effd9c9cd66e0cb028.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Il carbone viene depositato in un magazzino a Cit&eacute; Soleil.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ee2334e975ade574fd81f250ac632690.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Ad ogni angolo, ad Haiti, potete imbattervi nei venditori di carbone, usato per cucinare e far bollire l&rsquo;acqua, dato che il legno &egrave; diventato quasi introvabile. Non &egrave; una conseguenza diretta del terremoto, ma il risultato di una tendenza che ha attraversato l&#39;intero secolo scorso. Nel 1923 pi&ugrave; del 60 percento della terra haitiana era ricoperta di foresta, nel 2006 la percentuale &egrave; scesa a meno del 2 percento.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/fd8918031e980d90e852746b2142e000.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 480px;" /></p>
<p>
	Un uomo con le sue grucce a L&eacute;og&acirc;ne.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/7146ed18af1812cc28376b1519d1015c.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 427px;" /></p>
<p>
	Un uomo raccoglie canne da zucchero nei campi intorno a L&eacute;og&acirc;ne.&nbsp;La raffineria di zucchero di Darbonne impiega oltre 1.000 lavoratori per raccogliere le canne e altri 250 per ripiantarle. Haiti produceva 250.000 tonnellate di zucchero grezzo all&rsquo;anno, ma ora sta combattendo non solo contro le conseguenze del terremoto, ma anche contro l&rsquo;insorgenza di nuovi produttori di zucchero nel mondo, che monopolizzano l&rsquo;industria.</p>
<p>
	Bill Clinton, che &egrave; stato il Delegato Speciale degli Stati Uniti a Haiti, <a href="http://www.democracynow.org/2010/4/1/clinton_rice" target="_blank">ha parlato al notiziario Democracy Now</a> qualche mese dopo il terremoto e ha ammesso che gli Stati Uniti avevano fatto un &ldquo;patto col diavolo&rdquo; quando hanno adottato politiche commerciali che hanno distrutto la produzione di riso a Haiti e paralizzato la produzione di zucchero:</p>
<p>
	&ldquo;Dal 1981 fino a circa un anno fa&nbsp;gli Stati Uniti seguivano una politica per la quale noi Paesi ricchi che produciamo una grossa quantit&agrave; di cibo, lo vendevamo ai Paesi pi&ugrave; poveri e li sollevavamo cos&igrave; dal peso di dover produrre da soli il cibo, in modo che potessero entrare &nbsp;direttamente nell&rsquo;era industriale. Non ha funzionato. Potrebbe essere stato un bene per alcuni dei miei contadini in Arkansas, ma non ha funzionato. &Egrave; stato un errore. &Egrave; stato un errore di cui io sono in parte colpevole. Non sto puntando il dito contro nessuno. L&rsquo;ho fatto io. Devo vivere ogni giorno vedendo le conseguenze dell&#39;incapacit&agrave; di Haiti di produrre anche una ciotola di riso, a causa di quello che ho fatto io. Nessun altro, io.&rdquo;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/06396679675adcefecba8153daf0f3fc.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 473px;" /></p>
<p>
	Queste donne hanno appena finito di lavare i panni nel fiume La Goseline, che scorre fino al mare, attraversando Jacmel. Quando l&rsquo;uragano Sandy ha colpito Haiti, una settimana prima di colpire gli Stati Uniti, molte delle piantagioni di banane che costeggiano il fiume sono state spazzate via, e ora il Paese &egrave; costretto a importare banane, cocco e piantaggine dalla Repubblica Domenicana, il che ha fatto lievitare considerevolmente il prezzo del cibo.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/daa9aaf685f02ff5b9518c6142f5a73a.jpg" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 427px;" /></p>
<p>
	Il cimitero di L&eacute;og&acirc;ne.</p>
<p>
	<img 2010="" a="" abuse.="" acquaintances="" african="" all="" also="" alt="" an="" and="" andre="" are="" areas="" art="" artwork="" as="" at="" atis="" atiz="" atmosphere="" audience="" awful="" be="" before="" behind="" bets="" better="" birds="" bits="" but="" by="" can="" car="" ceremony="" chanting="" chickens.="" child="" children="" children.="" church="" cockfighting="" collages="" collective.="" comes="" community="" cream-colored="" created="" creole="" cultural="" dancers="" de="" deeply="" despite="" dieu="" discarded="" district.="" dresses.="" drinks="" drunk="" dystopian="" each="" earthquake="" eglise="" elaborate="" end="" engine="" eugene="" eugene.="" evangelic="" family="" few="" fight="" fire="" flasks="" floor="" flowing="" for="" forces="" founder="" french="" friends="" from="" future.="" given="" go="" grew="" growing="" haiti="" haitian="" hand-crafted="" height="" height:="" hemmed="" heritage="" high="" his="" home="" homemade="" homes="" hope="" href="http://www.atis-rezistans.com/" hundreds="" if="" img="" impoverished="" in="" ingrained="" inspired="" inspires="" is="" joumabon="" kabic.="" kids="" known="" law="" longer="" mainly="" major="" make="" makeshift="" markings="" moonshine="" more="" morning="" mosh="" mostly="" neighborhood="" no="" noisily="" of="" often="" on="" one="" or="" organization="" other="" outhouse="" owned="" p="" performed="" persistent="" phrase="" pit.="" places="" political="" port-au-prince="" powder="" powerful="" priest="" problem.="" producing="" prohibits="" push="" references="" relatives="" repair="" represented="" restavek="" rester="" rezistans="" reziztans="" richer="" rum="" rum.="" rural="" s="" says="" school="" sci-fi="" sculptural="" sculptures="" sent="" servants="" service="" sexual="" sides="" skull="" skulls="" slavery="" slaves="" sold="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/3c1de9f43d1429a14d2f10c5df037a68.jpg" stand="" stay="" still="" studio="" style="font-size: 12px; width: 640px; height: 427px;" suffer="" sunday="" system="" table="" target="_blank" teaches="" that="" the="" these="" they="" this="" thrown="" to="" tradition="" turbulent="" tv="" unpaid="" until="" up="" used="" venice="" view="" voodoo="" voodoo-inspired="" watch.="" well="" while="" who="" widespread="" width:="" will="" with="" women="" wood.="" word="" work="" work.="" /></p>
<p>
	Joumabon si accende la pipa sull&#39;altare di casa.</p>
<p>
	<em><a href="https://www.facebook.com/gilesclarkephotography" target="_blank">Giles Clarke</a></em><em>, uno dei nostri intrepidi fotografi preferiti, &egrave; recentemente stato ad Haiti e ci ha mandato queste meravigliose immagini, che non possono non far riflettere, insieme alle parole che avete appena letto sullo stato attuale dell&rsquo;isola. Date un&rsquo;occhiata ai suoi lavori <a href="http://www.facebook.com/gilesclarkephotography" target="_blank">qui</a>.</em></p>
<p>
	<br />
	<em>Altro da Haiti:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/haiti-colera" target="_blank">Grazie del colera</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/184659</guid>
<author>Giles Clarke</author>
<category>photo, Haiti, Giles Clarke</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 108</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-108</link>
<pubDate>Tue, 16 Apr 2013 08:08:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 108
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/184090</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, </category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Sofía</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-sofia</link>
<pubDate>Mon, 15 Apr 2013 12:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>serie</strong></a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	L&#39;ho conosciuta a Monterrey. Eravamo nella citt&agrave; vecchia, e da subito ci siamo trovati bene. Sofi &egrave; una delle ragazze pi&ugrave; tranquille che conosca. Le piace leggere e rinfrescarsi con qualche birra in giardino.&nbsp;</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/184188</guid>
<author>Cuauhtémoc Suárez</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely</category>
</item>
<item>
<title>Il Fotofestival di Berlino vuole vedere i vostri scatti</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/berlin-fotofestival-wants-to-see-your-pics</link>
<pubDate>Fri, 12 Apr 2013 09:09:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Trovate che le foto che avete scattato col cellulare siano venute piuttosto bene? Avete il profilo Instagram pi&ugrave; seguito di tutti i vostri amici? Perch&eacute; non provarlo anche agli altri, allora? Quest&rsquo;anno, il <a href="http://berlin-fotofestival.de/" target="_blank">Fotofestival di Berlino</a> ha indetto un concorso incentrato sugli scatti ottenuti col cellulare. I primi tre, selezionati da una giuria di illustri fotografi, si aggiudicheranno premi in denaro (del valore di migliaia di euro) e la possibilit&agrave; di esporre i propri lavori. Il festival chiede a ogni fotografo di presentare cinque foto che &ldquo;mostrino un serio impegno, in una situazione o un tema di vostra scelta.&rdquo; Nella galleria qui sopra trovate le foto di alcuni concorrenti. Per maggiori informazioni sul concorso cliccate <a href="http://berlin-fotofestival.de/blog/2013/03/27/berlin-calling-international-mobile-photography-award-has-started/" target="_blank">qui</a>. Che gli scatti abbiano inizio!&nbsp;</p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/184305</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, fotofestival, cellulare, berlino</category>
</item>
<item>
<title>未設定 </title>
<link>http://www.vice.com/it/read/caschetto-izumi-miyazaki</link>
<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 10:16:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<a href="http://izumimiyazaki.tumblr.com/" target="_blank">Izumi Miyazaki</a>&nbsp;&egrave; una ragazza giapponese di 18 anni che posta foto di se stessa su Tumblr. Il che non &egrave; una cosa affatto speciale, anzi, &egrave; l&#39;esatto contrario di speciale, &egrave; quello che fanno gli adolescenti e i teenager di tutto il mondo &quot;civilizzato&quot;. Il fatto &egrave; che le foto di Izumi sono anche l&#39;esatto contrario dei selfies che gran parte degli adolescenti sembra prediligere. &nbsp;</p>
<div>
	Ho scoperto le sue foto un paio di settimana fa, quando una mia amica americana ha postato un link sul suo facebook scrivendo &quot;quando guardo questo blog mi sento felice.&quot; Non credo che abbiano lo stesso effetto su di me, ma sono comunque molto affascinanti, un misto di solitudine, divertimento e atmosfere contemporaneamente banali e del tutto irreali. E poi sono letteralmente innamorata del suo caschetto.&nbsp;</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<div>
	Sopra una selezione dei suoi auto-(credo almeno)-ritratti. Per vedere altre foto andate&nbsp;<a href="http://izumimiyazaki.tumblr.com/" target="_blank">sul suo tumblr</a>.&nbsp;</div>
<p>
	<br />
	<em>Segui Bea su Twitter: <a href="https://twitter.com/beadegiacomo" target="_blank">@beadegiacomo</a></em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/183605</guid>
<author>Bea De Giacomo</author>
<category>photo, Izumi Miyazaki, Giappone, selfies, caschetto</category>
</item>
<item>
<title>Anthea Pokroy vuole creare un&#039;armata rossa</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/anthea-pokroy-utopia-rossi</link>
<pubDate>Wed, 10 Apr 2013 09:46:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	In quanto rossa naturale, mi sono trovata circondata dai persecutori molte pi&ugrave; volte di quanto mi piacerebbe ricordare. Cos&igrave;, quando ho saputo che la prima personale dell&rsquo;artista&nbsp;<a href="http://www.icollectgingers.com/?page_id=15" target="_blank">Anthea Pokroy</a>&nbsp;si chiama&nbsp;<i>I collect gingers</i>, ho pensato di aver finalmente trovato qualcuno che potesse capire cosa vuol dire essere odiata solo per la pigmentazione dei propri capelli. Finora, Anthea ha &ldquo;collezionato&rdquo; pi&ugrave; di 500 rossi naturali, fotografandoli in primo piano su uno sfondo neutro. Un campione di capelli &egrave; stato prelevato da ogni soggetto al momento dello scatto. Non capisco bene perch&eacute;, ma posso solo immaginare che Anthea&mdash;desiderando creare una &ldquo;utopia dei rossi&rdquo;&mdash;abbia in mente il pi&ugrave; nobile dei piani: portare avanti la causa dei pel di carota.</p>
<p>
	Ho chiamato l&rsquo;artista sudafricana per capire di pi&ugrave; e discutere su come il modo in cui le persone con i capelli rossi vengono trattate nella societ&agrave; moderna possa essere comparato all&rsquo;olocausto e all&rsquo;apartheid. Chi l&rsquo;avrebbe mai detto, anche lei &egrave; una rossa.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8d26fae8732cfd765c6609eae94665bf.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>Anthea con parte della sua &quot;collezione&quot;</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>VICE: Ehi Anthea, ci dici qualcosa di te?</b><br />
	<b>Anthea Pokroy: </b>Sono nata a Johannesburg e ho studiato arte all&rsquo;Universit&agrave; di Witwatersrand. Come artista, lavoro principalmente con la fotografia e i video, ma faccio anche installazioni e performance.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Fantastico. Come hai iniziato a fotografare persone con i capelli rossi?<br />
	</b>Come artista e fotografa, sono sempre stata catturata dalla bellezza e dal romanticismo dei toni dei capelli rossi. Essendo io una rossa, forse si &egrave; trattato anche di un po&rsquo; di vanit&agrave;, e avevo bisogno di esplorare la mia identit&agrave;. Dopo il primo servizio fotografico con sette rossi, ho iniziato a notare un certo innato senso di comunit&agrave; e di esperienza collettiva tra i &ldquo;diversi&rdquo; dai capelli rossi. &nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Che tipo di domande ti ha sollevato questo progetto?<br />
	</b>Cosa definisce un gruppo di persone, una razza, una nazione, una comunit&agrave;? &Egrave; la genetica, &egrave; un&rsquo;esperienza condivisa, sono le caratteristiche fisiche, sono i pregiudizi simili che devono affrontare? Ho iniziato a fare ricerche in diversi sistemi di classificazione, di inclusione ed esclusione. Ovvi esempi sono i sistemi usati nell&rsquo;apartheid in Sudafrica e nell&rsquo;olocausto, l&#39;eugenetica e il desiderio e la ricerca di una purezza razziale, mischiata al desiderio di mantenere quella che loro pensavano fosse una razza superiore &ldquo;incontaminata&rdquo;.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/426ebcc075141752bf65fe00b49bdb24.jpg" style="width: 424px; height: 640px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Quindi i capelli rossi di per s&eacute; sono un fatto irrilevante.</b><br />
	Mi sembra quasi che il colore rosso sia un simbolo per qualsiasi altra cosa, una distinzione fra le persone: potrebbe essere il bianco, il nero, l&rsquo;essere ebreo. Dovrebbe essere tutto incentrato sulle cose che possono cambiare tra le varie persone, le cose che distinguono e classificano una persona, le cose che rendono le persone diverse o uguali.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Giusto. Quindi avresti potuto scegliere, che ne so, le lentiggini.</b><br />
	I rossi sono i soggetti con cui ho scelto di lavorare perch&eacute; sono una di loro, e sento di poter parlare del mio &ldquo;gruppo&rdquo;. Non cerco di parlare per altri. Quando prendo questo gruppo di rossi, essenzialmente prendo un gruppo di persone geneticamente simili, e gioco con l&rsquo;idea di come sarebbe il mondo se fosse dominato da una &ldquo;razza&rdquo; di un unico colore. Inizio a immaginare e costruire la narrativa di un&rsquo;utopia rossa. &nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Cosa mi dici del&nbsp;</b><strong><a href="http://www.icollectgingers.com/?p=1974" target="_blank">Ginger Manifesto</a></strong><b>&nbsp;sul tuo blog? Vuoi davvero lottare per un&rsquo;utopia dei rossi di capelli per dare vita a una razza superiore?</b><br />
	Il Manifesto &egrave; un testo satirico che cerca di rifarsi ai sistemi di oppressione del passato volti a creare un&rsquo;&ldquo;utopia&rdquo; dominata da una singola razza. Dovrebbe capirsi che il testo &egrave; venato di humor, ma allo stesso tempo dovrebbe far sentire le persone drammaticamente insicure e a disagio.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/79512a189cf51e102dc966dfd63ad74b.jpg" style="width: 424px; height: 640px;" /></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Dove hai trovato i tuoi rossi?<br />
	</b>I primi 100 soggetti li ho trovati perseguitando letteralmente le persone nei bar, nelle discoteche, nei negozi, nelle sale d&rsquo;aspetto dei medici e per strada. Poi la voce si &egrave; sparsa&mdash;le persone hanno iniziato a unirsi alla mia ricerca e a &ldquo;collezionare&rdquo; rossi per me. La gente ha iniziato a contattarmi per diventare parte di questa collezione d&rsquo;&eacute;lite che avevo creato. Ho una lista di attesa di pi&ugrave; di 500 persone dal Sudafrica e dal resto del mondo. Ho ingrandito il mio network, facendolo diventare globale, attraverso alla partecipazione al&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Redhead_Day" target="_blank">Redhead Day</a>&nbsp;dello scorso settembre nei Paesi Bassi, dove ho fotografato rossi provenienti da tutte le nazioni del mondo.&nbsp;</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Come pensi che l&rsquo;essere una rossa abbia modificato il tuo modo di relazionarti ai pregiudizi?<br />
	</b>Il pregiudizio che ho sperimentato io &egrave; stato nulla in confronto alle storie raccontate dalle persone che ho fotografato. Io sono stata chiamata con i classici nomignoli, tipo &ldquo;pel di carota&rdquo;. Mi sono sempre sentita brutta per via del colore di capelli e della carnagione diafana&mdash;il canone di bellezza classico in Occidente &egrave; una pelle abbronzata con capelli biondi o bruni. La maggioranza delle persone che ho intervistato sono state perseguitate e sbeffeggiate. Molti a un certo punto della loro vita hanno cambiato il colore dei capelli per nascondere la loro identit&agrave; di rossi.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/0f583ae21b5bf60d1fe65c2f26d0c8a3.jpg" style="width: 424px; height: 640px;" /></p>
<p>
	<b>Perch&eacute; cos&igrave; tanta cattiveria nei nostri confronti?</b><br />
	<span class="s1">Credo che il fatto di creare differenze e la paura per l&rsquo;&ldquo;altro&rdquo; siano parte della natura umana. Siamo passati attraverso una storia davvero drammatica fatta di razzismo, omofobia, antisemitismo e tutti quegli &ldquo;ismi&rdquo; sono il nuovo tab&ugrave;&mdash;non se ne parla n&eacute; si &egrave; a proprio agio quando capita di discuterne. Potrebbero essere considerati i reati d&rsquo;odio di oggi.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Quindi stiamo solo sprofondando sempre di pi&ugrave; in questo barile d&rsquo;odio reciproco.</b><br />
	Abbiamo discriminato sulla base del colore della pelle, della religione, della cultura e delle preferenze sessuali. Cos&rsquo;&egrave; rimasto? Il colore dei capelli. I rossi sono gli unici nella storia del mondo che sono stati discriminati sulla base del colore dei loro capelli. &Egrave; l&rsquo;ultima forma accettabile di pregiudizio. Tuttavia il colore dei capelli, come quello della pelle, &egrave; una manifestazione genetica basata su dei pigmenti. Sembrano entrambe elementi ridicoli per emarginare&mdash;o per creare sia una superiorit&agrave; che un&rsquo;inferiorit&agrave;.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Ti preoccupa la possibilit&agrave; di un genocidio dei rossi?</b><br />
	Non sto dicendo che i pregiudizi che i rossi affrontano siano paragonabili a quelle storie che sono sfociate in ingiustizie legislative, apartheid o addirittura nel genocidio. Per&ograve;, i capelli e il colore &ldquo;rosso&rdquo; diventano il simbolo per affrontare questi concetti.</span></p>
<p class="p1">
	<br />
	<em>Altre foto:</em></p>
<p class="p1">
	<a href="http://www.vice.com/it/read/exactitudes-ari-versluis" target="_blank">Tu non sei diverso</a></p>
<p class="p1">
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-niccolo-berretta-stazione-termini" target="_blank">Stazione Termini</a></p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/183522</guid>
<author>Monica Heisey</author>
<category>photo, capelli rossi, Anthea Pokroy, fotografia</category>
</item>
<item>
<title>Nel sottosuolo di Ulan Bator</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/going-underground-with-the-drunks-in-ulan-bator-with-mikel-aristregi</link>
<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 13:30:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Al fotografo Mikel Aristegi piace sopra ogni altra cosa fotografare etnie e sottoculture differenti in tutta l&#39;Asia. Il suo ultimo lavoro,<i> -40/96&deg;</i>, documenta la vita sconsolata dei senzatetto di Ulan Bator, capitale della Mongolia, che cercano di sfuggire al freddo polare rifugiandosi nei tunnel sotterranei dove corrono le tubature che riforniscono la citt&agrave; di acqua calda. Molti di loro sono anche alcolizzati; solitamente si sbronzano con un liquore locale non molto diverso dall&#39;etanolo puro. Guardando le foto di Mikel si potrebbe pensare che siano state scattate da un compatriota di queste persone sconfitte, ma Mikel &egrave; nato nei Paesi Baschi. Tuttavia, nonostante la diversit&agrave; etnica (e occupazionale), nelle sue fotografie &egrave; riuscito a inquadrare i soggetti proprio come se fosse uno di loro. L&#39;ho intervistato per capire come diavolo abbia fatto a superare le barriere e a scattare delle foto cos&igrave; intime e intense.&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<b>&Egrave; un onore conoscerti, Mikel. Sei nato nei Paesi Baschi ma lavori soprattutto in Asia. Come fai a comunicare con i soggetti delle foto? Impari la lingua prima di andare sul luogo o superi le barriere linguistiche in qualche altro modo?</b><br />
	<b>Mikel Aristegi: </b>Essere in grado di comprendere le persone che stai fotografando &egrave; essenziale. Per questo motivo, mi sono servito dell&#39;aiuto di Zoolbo, uno studente mongolo di inglese, abbastanza coraggioso da introdursi nel loro mondo. Solitamente cerco di imparare le parole di base, cos&igrave; da poter dire qualcosa quando mi trovo senza traduttore. E anche perch&eacute; la gente apprezza che tu faccia uno sforzo per imparare la loro lingua, anche se sai solo qualche parola la connessione diventa migliore e pi&ugrave; veloce. A tutti fa piacere che si rispetti la loro cultura.</p>
<p class="p1">
	<b>Sicuramente rendi onore a queste persone, fotografando soprattutto sottoculture sconosciute e mostrandone i problemi, nascosti a gran parte del mondo. A questo proposito, i tuoi soggetti in </b><strong><i>-40/96&deg;</i></strong><b> sembrano aver raggiunto un punto estremo di disperazione isolata, tormentata dall&#39;alcolismo. Come sei riuscito a convincere queste persone a farsi fotografare in un momento cos&igrave; infimo delle loro vite?</b><br />
	Ho cominciato a frequentare una zona vicino al mercato di Harhorin, a ovest di Ulan Bator, uno dei loro principali punti di ritrovo. Ho provato a spiegargli cosa avevo intenzione di fare, e gli ho chiesto se potevo trascorrere un po&#39; di tempo con loro per fotografarli, ma avevo serie difficolt&agrave; a farmi capire. Mi hanno accettato solo perch&eacute; pensavano che avrebbero potuto ottenere qualcosa in cambio: soldi, cibo o sigarette. Cercavano un profitto personale immediato, quindi per avvicinarmi davvero ci &egrave; voluto un po&#39; di tempo.</p>
<p class="p1">
	Nonostante avessi un interprete, la comunicazione restava difficile, visto che erano ubriachi, si distraevano facilmente e avevano problemi di comprensione. A volte diventavano aggressivi, ti minacciavano per ottenere dei soldi. Quando &egrave; successo, il mio traduttore Zoolbo e io ci siamo dovuti allontanare e abbiamo aspettato che la situazione si calmasse. I loro sbalzi erano imprevedibili, cambiavano umore da un minuto all&#39;altro.</p>
<p class="p1">
	<b>Nonostante l&#39;instabilit&agrave;, &egrave; il legame con i tuoi soggetti a prevalere. Come fotoreporter che si occupa di argomenti cos&igrave; intensi e toccanti, entrando in contatto con persone che hanno un reale bisogno di assistenza, ti capita mai di voler intervenire in prima persona e aiutarli? O preferisci essere un osservatore silenzioso e non interferire, in modo da catturare meglio la realt&agrave; della situazione?</b><br />
	In generale cerco sempre di rimanere un osservatore silenzioso, almeno all&#39;inizio. Credo che mentre fotografi puoi fare ben poco, nel breve termine, per aiutare un gruppo cos&igrave; numeroso. Continuare a fotografare e credere nel tuo lavoro, avere fiducia nella risonanza che potr&agrave; avere in futuro (per esempio, attirando l&#39;interesse di un&#39;organizzazione no profit), secondo me &egrave; il modo migliore per aiutarli. Ovviamente pi&ugrave; ti avvicini, pi&ugrave; diventa impossibile non aiutare qualcuno che ha bisogno, ad esempio portandolo all&#39;ospedale, o comprandogli qualcosa da mangiare, cose cos&igrave;. Pi&ugrave; passano i giorni, pi&ugrave; senti crescere il legame con alcuni, e ti senti che devi fare qualcosa, oltre a scattare fotografie.</p>
<p class="p1">
	Per esempio, ho conosciuto un ragazzo di 25 anni, Enkhbaatar, che beve da quando ne ha 15. I suo genitori sono morti quando era piccolo, cos&igrave; ha passato l&#39;infanzia e l&#39;adolescenza sopravvivendo con gli aiuti delle ONG o negli orfanotrofi statali. Ora vive per strada. Ha una figlia, ma sua moglie non gli permette di vederla. Ha perso la vista da un occhio durante una rissa e soffre di pesanti emicranie.&nbsp;</p>
<p class="p1">
	L&#39;ho incontrato in un centro evangelico mentre cercava di allontanarsi dalla &quot;cattiva strada&quot;, come la chiamava lui. Una Bibbia &egrave; tutto il sostegno psicologico che gli alcolisti ricevono al centro, per cui dieci giorni dopo Enkhbaatar &egrave; scappato e ha cominciato a bere di nuovo. Un po&#39; di tempo dopo l&#39;ho trovato in pessime condizioni, cos&igrave; l&#39;ho portato in ospedale e, ovviamente, ho pagato i conti e le medicine per il suo trattamento; semplicemente non riesci a dire no, e non vuoi nemmeno!</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/244292e79485545d9543f645a03112c3.jpg" /></p>
<p>
	<b>Suppongo che alla fine spetti solo al fotografo decidere fino a che punto farsi coinvolgere. Parlando di storie al limite, in che contesto hai scattato la foto della donna con i segni circolari sulla schiena mentre viene portata via dai militari? Si intona bene con il resto delle tue fotografie, ma ha una valenza politica pi&ugrave; pregnante rispetto ad altre immagini.</b><br />
	So che colpisce molto, ma non &egrave; come pu&ograve; sembrare; non c&#39;entra nulla con le repressioni o le torture della polizia. Quei cerchi sono la conseguenza di una tecnica di medicina cinese tradizionale, che consiste nel posizionare bicchieri di coppettatura sulla schiena del paziente per stimolare la circolazione del sangue. Una tecnica piuttosto comune in tutta l&#39;Asia. Si &egrave; trattato di una coincidenza che la donna, arrestata per ubriachezza molesta, fosse stata trattata con questa tecnica.</p>
<p class="p1">
	<b>A proposito di tradizioni interessanti, c&#39;&egrave; una cosa che ho notato. Tutti i lavori sul tuo sito internet sono stati fatti in diverse parti dell&#39;Asia. C&#39;&egrave; una ragione per cui sei particolarmente attratto da queste zone? Hai la &quot;febbre dell&#39;Asia&quot;?</b><br />
	No davvero. Il mio primo viaggio lungo nel Sud-est asiatico l&#39;ho fatto perch&eacute; una mia ex fidanzata voleva andarci. In Cambogia ho conosciuto alcune persone, e successivamente grazie a loro sono tornato per documentare la vita quotidiana dei bambini di strada a Phnom Penh. Ho tirato su qualche soldo, e sono rimasto l&igrave; per cinque mesi. In seguito, ho ottenuto un finanziamento per lavorare a Ulan Bator, e ci sono andato. Mi sembra che i miei soggetti e i miei viaggi in qualche modo si concatenino tra loro; ognuno mi porta al successivo.</p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p>
	<em>Date un occhio a&nbsp;<a href="http://www.mikelaristregi.com/retrats/4096o-ulaanbaatar/" target="_blank">-40/96&deg;</a>&nbsp;e alle altre foto di Mikel Aristregi sul suo&nbsp;<a href="http://www.mikelaristregi.com" target="_blank">sito</a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/183457</guid>
<author>Andrew Nunes</author>
<category>photo, Mongolia, Mikel Aristregi, ulan bator, sottosuolo, alcolismo</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 107</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-107</link>
<pubDate>Tue, 09 Apr 2013 09:18:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 107
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/183160</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, </category>
</item>
<item>
<title>Days of Thatcher</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/john-sturrock-days-of-thatcher</link>
<pubDate>Mon, 08 Apr 2013 15:43:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<div align="center">
	<br />
	<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="550">
		<tbody>
			<tr>
				<td>
					<img alt="" border="0" height="690" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/1.jpg" usemap="#131f02e" width="550" /></td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<p>
						<em>Nel luglio 1981, la polizia di Liverpool arresta Leroy Cooper di fronte a una grande folla a Toxteth,&nbsp;quartiere nero tra i pi&ugrave; poveri della citt&agrave;. L&#39;arresto, condotto con l&#39;allora informale e consuetudinaria violenza, rappresenta il culmine della rabbia repressa verso i soprusi della polizia, successivamente sfociata in giorni di scontri violenti.</em></p>
					<p class="p1">
						<em>La notte in cui &egrave; stata scattata questa foto, centinaia di ufficiali erano stati condotti da Granby Street verso il centro della citt&agrave; dai rivoltosi, che tiravano pietre e lanciavano molotov. La polizia riusc&igrave; a sedare la violenza, ma non prima di aver fatto incazzare molte altre persone, gettando lacrimogeni direttamente nella folla per &quot;disperderla&quot;.</em></p>
				</td>
			</tr>
		</tbody>
	</table>
	<br />
	<p align="left">
		Nei primi anni Ottanta, il Regno Unito&nbsp;era un posto meraviglioso per fare il fotoreporter. La societ&agrave; inglese sembrava sul punto di andare in pezzi, mentre la nazione cominciava a fronteggiare la fine dell&#39;occupazione di massa nelle industrie e veniva finalmente a patti con la perdita del suo impero. Le comunit&agrave; di lavoratori che avevano goduto di una relativa prosperit&agrave; nei tardi anni Settanta stavano morendo, e i risultati erano alienazione e violenza collettiva. Era anche il periodo in cui uno poteva lavorare come fotografo per le strade dei bassifondi inglesi senza incappare in troppi problemi<span class="s1">&mdash;</span>le gente desiderava far conoscere la propria lotta e c&#39;era molta meno diffidenza. Oggi, se non sei cresciuto nel quartiere hai bisogno di un contatto sul campo, proprio come nelle zone di guerra. Bisogna inoltre capire come rappresentare scontri in cui, come &egrave; sempre pi&ugrave; chiaro, nessuno dei due fronti ha speranza di vincere senza fare ricorso a nichilismi infantili&nbsp;e frustrazioni. &Egrave; ancora possibile affrontare queste sfide, ma ci vuole dedizione, tempo, e denaro, cose non certo abbondanti nella realt&agrave; odierna.</p>
	<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="550">
		<tbody>
			<tr>
				<td>
					&nbsp;</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="550">
						<tbody>
							<tr>
								<td>
									<em><img alt="" border="0" height="380" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/2.jpg" usemap="#232825b" width="550" /></em><map name="232825b"><area alt="" coords="7,8,543,373" href="http://www.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/2_large.jpg" shape="rect" target="_blank" /></map></td>
							</tr>
							<tr>
								<td>
									<p>
										<em>Questa resa dei conti all&#39;Orgreave Coking Works vicino a Sheffield si &egrave; rivelata un momento cruciale nello sciopero dei minatori del 1984-85. Dopo che la polizia imped&igrave; ai manifestanti di chiudere l&#39;impianto, fu tutta una lunga e faticosa discesa verso la sconfitta. Ci sarebbero state altre battaglie, ma il fallimento dei minatori nel raccogliere il sostegno degli altri lavoratori durante la Battaglia di Orgreave li lasci&ograve; isolati e abbattuti. Nonostante l&#39;ingente somma di denaro raccolta per i minatori, la tattica del governo Thatcher, che includeva scorte preventive di carbone e l&#39;impiego di crumiri durante i picchetti di massa, prevalse e mise fine all&#39;era del potere sindacale.</em></p>
								</td>
							</tr>
						</tbody>
					</table>
				</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					&nbsp;</td>
			</tr>
		</tbody>
	</table>
	<br />
	<br />
	<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="550">
		<tbody>
			<tr>
				<td>
					<em><font size="1">Clicca sulle immagini per ingrandirle</font></em></td>
			</tr>
		</tbody>
	</table>
	<table border="0" cellpadding="0" cellspacing="0" width="550">
		<tbody>
			<tr>
				<td>
					<img alt="" border="0" height="485" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/3.jpg" usemap="#2f06eb8" width="550" /><map id="2f06eb8" name="2f06eb8"><area alt="" coords="9,11,543,469" href="http://www.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/3_large.jpg" shape="rect" target="_blank" /></map></td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<p>
						<em>Margaret Thatcher in visita a una fabbrica di bambole di Glasgow durante la campagna elettorale del 1987. La Thatcher vinse il suo terzo mandato consecutivo.</em></p>
				</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<br />
					&nbsp;</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<img alt="" border="0" height="843" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/4.jpg" usemap="#3f15a50" width="550" /><map id="3f15a50" name="3f15a50"><area alt="" coords="8,18,542,815" href="http://www.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/4_large.jpg" shape="rect" target="_blank" /></map></td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<p>
						<em>Poliziotti osservano il crollo di un edifico a Brixton, nel 1985.</em></p>
					<p class="p2">
						<em>Dopo che la polizia di Brixton spar&ograve; per errore a Cherry Groce, la madre dell&#39;uomo che stavano cercando, ci fu una seconda esplosione di rivolte, fomentata dalle continue persecuzioni dei neri e dal fallimento del governo nell&#39;affrontare le rimostranze che avevano causato la protesta del 1981.</em></p>
				</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<br />
					&nbsp;</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<img alt="" border="0" height="380" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/5.jpg" usemap="#413b0ef7" width="550" /><map id="413b0ef7" name="413b0ef7"><area alt="" coords="8,12,542,367" href="http://www.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/5_large.jpg" shape="rect" target="_blank" /></map></td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<p>
						<em>La polizia a cavallo fu ampiamente utilizzata durante gli scioperi dei minatori per riunire e poi rompere i picchetti. Scene come questa, vicino a Doncaster (autunno 1984), ricordano pi&ugrave; una battaglia medievale che una contemporanea schermaglia politica.</em></p>
				</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<br />
					&nbsp;</td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<img alt="" border="0" height="843" src="http://scs.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/6.jpg" usemap="#513b7a63" width="550" /><map id="513b7a63" name="513b7a63"><area alt="" coords="10,20,541,824" href="http://www.viceland.com/int/v14n7/htdocs/thatcher/6_large.jpg" shape="rect" target="_blank" /></map></td>
			</tr>
			<tr>
				<td>
					<p>
						<em>Un bambino gioca davanti a una finestra divelta di una casa popolare di Manchester. Sotto il governo Thatcher, le differenze tra le condizioni di vita della sempre pi&ugrave; ricca Upper class, le classi medie e i bassifondi crebbero a ritmi esponenziali.</em></p>
				</td>
			</tr>
		</tbody>
	</table>
</div>
<p>
	<br />
	<em>Altre foto:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/margaret-thatcher-unemployment-britain-1980s-punks-paul-graham-photography" target="_blank">Sorridi, sei fottuto!</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/langleterre-en-noir-et-blanc-chris-killip" target="_blank">L&#39;Inghilterra in bianco e nero alla fine del XX secolo</a></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/183346</guid>
<author>John Sturrock</author>
<category>photo, John Sturrock</category>
</item>
<item>
<title>Delaney Allen odia fotografare le persone</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/delaney-allen-portfolio-photography</link>
<pubDate>Fri, 05 Apr 2013 07:00:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Odio fotografare le persone, lo odio con tutto me stesso. E alla fine va anche bene, perch&eacute; sono comunque troppo spesso solo per fotografare altri. A meno che, ovviamente, non mi capiti di uscire con qualcuno&mdash;ma lo faccio raramente (e la gente tende a spaventarsi quando porti la macchina fotografica a un appuntamento).</p>
<div>
	Non vedrete molti sconosciuti nelle mie fotografie. Voglio che il mio lavoro sia personale. Mi sembra che tutti quelli che si cimentano nella fotografia vedano il loro lavoro come un qualcosa di personale. Sono quelle interazioni quotidiane con gli individui che mi piace immortalare, momenti strani che notiamo, come la luce che entra da una finestra e cade sulla parete.</div>
<div>
	<br />
	Viaggio continuamente, alla ricerca di solitudine, confusione e bellezza. Gran parte del mio lavoro viene completato mentre sono seduto da solo nel mio studio, e molti dei miei ritratti si sono spostati verso l&rsquo;autoritrattistica. &Egrave; che odio davvero fotografare la gente.</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<p>
	<em>Per sapere di pi&ugrave; del lavoro di Delaney, cliccate <a href="http://delaneyallen.com" target="_blank">qui</a>&nbsp;e <a href="http://delaneyallen.tumblr.com" target="_blank">qui</a>.</em></p>
<p>
	<em>Altre foto:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/tel-aviv-grannies-andi-schmied" target="_blank">Le nonne di Tel Aviv si divertono pi&ugrave; di te</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/shane-deegan-photography-portfolio" target="_blank">Date un lavoro a Shane Deegan</a><br />
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182918</guid>
<author>Delaney Allen</author>
<category>photo, Delaney Allen, still-life</category>
</item>
<item>
<title>Steve McCurry va in posti tremendi e torna con foto incredibili</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/steve-mccurry-magnum</link>
<pubDate>Thu, 04 Apr 2013 10:34:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/0af84bd1dff4a7d7f4a30cac4fee93cc.jpg" style="width: 640px; height: 415px;" /><br />
	<em>Giacimenti di petrolio di Ahmadi, Kuwait, 1991</em></p>
<p>
	La foto scattata da Steve McCurry a Sharbat Gula, nota come &quot;<a href="http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult_VPage&amp;VBID=2K1HZOCBJNG3L&amp;SMLS=1&amp;RW=1226&amp;RH=638" target="_blank">Ragazza afghana</a>&quot;, &egrave; apparsa sulla copertina di&nbsp;<em>National Geographic</em>&nbsp;nel 1985, durante l&rsquo;occupazione sovietica dell&rsquo;Afghanistan. Nel giro di pochissimo &egrave; diventata una delle pi&ugrave; famose&nbsp;al mondo. Il lavoro di McCurry nella guerra dei mujaheddin contro la potente macchina bellica sovietica nella seconda met&agrave; degli anni Ottanta ha ulteriormente cementato la sua posizione di fotoreporter di primo piano. Da allora si &egrave; occupato di documentare l&#39;impatto sull&#39;uomo&nbsp;delle guerre di tutto il mondo, collezionando numerosi premi. L&rsquo;ho chiamato per scoprire come sia rimanere quasi secco sul lavoro e quali ripercussioni abbia avuto su di lui la visione di cotanti orrori.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/58117304e044494582844897e3adbc66.jpg" style="width: 640px; height: 428px;" /><br />
	<em>Mujaheddin, Afghanistan</em></p>
<p>
	<strong>VICE: Ciao Steve. Il ritratto della ragazza afghana &egrave; probabilmente una delle immagini pi&ugrave; rappresentative del Ventesimo secolo. Non ti infastidisce che, con tutte le foto e i progetti a cui hai lavorato, a rappresentare la tua intera carriera sia una sola foto? </strong><br />
	<strong>Steve McCurry: </strong>Per nulla, anzi &egrave; il contrario. Non credo mi sia mai venuto in mente.</p>
<p>
	<strong>Hai lavorato in Afghanistan per molto tempo. Come ti sembra sia cambiata la situazione del Paese dai tempi della guerra russo-afghana? </strong><br />
	 &Egrave; sempre un luogo pericoloso e ci sono sempre battaglie in corso. Ritrovarsi in una situazione di instabilit&agrave; &egrave; sempre pericoloso. Penso che all&rsquo;inizio ci fosse tanta buona volont&agrave; nell&rsquo;accogliere gli stranieri, insomma chiunque fosse disponibile ad aiutare il popolo&mdash;in pratica gli occidentali, o comunque, praticamente tutti tranne l&rsquo;Unione Sovietica. Indiani, europei, cinesi e americani erano i benvenuti. Ora, invece, c&rsquo;&egrave; ostilit&agrave;, i talebani vedono l&rsquo;Occidente e la NATO come nemici, quindi anch&#39;io sono un nemico. Prima prendevano ostaggi e chiedevano il riscatto, ora uccidono per ragioni politiche.&nbsp;</p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>L&rsquo;Afghanistan &egrave; il posto pi&ugrave; pericoloso in cui hai lavorato?</b><br />
	Ogni zona di guerra presenta problemi diversi. L&rsquo;Afghanistan, l&rsquo;Iraq durante la Guerra del Golfo, Beirut o la Cambogia. Ma s&igrave;, forse l&rsquo;Afghanistan &egrave; stato il pi&ugrave; pericoloso. Quando sono stato l&igrave; nel 1979-1980 con i mujaheddin, mi trovavo spesso a giorni e giorni di distanza da ogni tipo di assistenza, a magari due giorni dalla strada pi&ugrave; vicina, spesso in compagnia di uomini che non erano stati ben addestrati e con cui avevo grossi problemi di comunicazione. Ci bombardavano con mortai e con colpi di mitragliatrice e anche dagli aerei, e mi trovavo con un gruppo di combattenti messi insieme alla buona, certamente coraggiosi, ma senza un addestramento valido.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>C&rsquo;&egrave; stato qualche posto in cui hai trovato pochissima collaborazione?</b><br />
	S&igrave;, l&rsquo;Iraq ai tempi... Be&rsquo; in realt&agrave; l&rsquo;Iraq &egrave; sempre stato un luogo impossibile, in particolare ai tempi di Saddam Hussein. La collaborazione era scarsa, o assente. I rapporti con la stampa erano davvero molto tesi. Anche a Baghdad potevi a malapena lavorare.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ef33c2b70ba311bdd1ccdc1a5cc96c2b.jpg" style="width: 640px; height: 976px;" /><br />
	<em>Afghanistan, provincia di Kunar, 1980. Un giovane combattente</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hanno mai cercato di sabotare il tuo lavoro?</b><br />
	S&igrave;, nel senso che non mi era permesso lasciare l&rsquo;albergo o fare quello che dovevo. Non direi che sono stato preso in ostaggio, ma ero prigioniero.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Trascorrendo cos&igrave; tanto tempo nelle zone di guerra, hai accumulato una grande esperienza di quali siano le conseguenze sul campo degli affari politici e internazionali. Come ha influenzato tutto ci&ograve; il tuo rapporto con la politica?</b><br />
	I problemi sono i pi&ugrave; diversi, alla fine penso che i popoli vogliano essere rispettati, e i Paesi in guerra sono spesso quelli in cui &egrave; in corso una lotta per il potere: nel caso del Libano, tra cristiani, siriani, o musulmani o palestinesi. Nel caso dell&rsquo;Afghanistan, c&rsquo;erano i talebani contro qualche altra divisione etnica. Nei Paesi come il Kashmir, sono i musulmani contro gli ind&ugrave;. Solitamente tutto si riduce&nbsp;a un gioco di potere. Non so se ho risposto alla tua domanda, ma la realt&agrave; &egrave; che penso che a volte qualcuno voglia solo impadronirsi del potere, e non gli importi di come ci riesce.</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Ti sei ritrovato in situazioni di serio pericolo ben pi&ugrave; di altri fotografi. Sei stato vittima di un incidente aereo, ti hanno sparato, sei stato sotto le bombe e via dicendo. Fino a che punto sei consapevole delle situazioni in cui ti vai a mettere e come prendi la decisione di scattare una foto anche se devi correre un grosso rischio? </b><br />
	Penso che tutti vorremmo sempre lavorare in sicurezza. Chi fa il fotoreporter o il giornalista ha bisogno di lavorare con gente capace, traduttori e guide, assistenti che capiscano la situazione. Vuoi essere cauto. Penso di aver sempre cercato di lavorare in questo modo, non puoi improvvisare. Ovviamente i posti come la Siria e la Libia sono rischiosi, ma cerchi comunque di lavorare nella maniera pi&ugrave; sicura possibile.</span></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/6020e8d6498da506ddde000b73a565de.jpg" style="height: 939px; width: 640px;" /><br />
	<em>Ragazza con uno scialle verde, Peshawar, Pakistan, 2002</em></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Hai mai sottovalutato una situazione che improvvisamente si &egrave; rivelata molto pi&ugrave; spiacevole di quanto pensassi?</b><br />
	Una volta ho valutato male una situazione con un piccolo aereo in Jugoslavia, che il pilota ha fatto schiantare in un lago. &Egrave; stato&hellip; be&rsquo;, non saprei. Quando sei in questi luoghi, c&rsquo;&egrave; sempre un equilibrio da mantenere. Da una parte devi farti carico dei rischi, non puoi essere troppo timido. Ma &egrave; necessario valutare il rischio, soppesare gli elementi e ogni tanto lasciar fare al caso, non sei mai sicuro al 100 percento. Non &egrave; una scienza esatta, perch&eacute; tutto continua a cambiare. Ma fai del tuo meglio e speri che le cose vadano per il verso giusto. Puoi essere ucciso anche camminando per strada a Londra o New York, no?</span></p>
<p class="p1">
	<span class="s1"><b>Pensi di essere diventato insensibile al pericolo?</b><br />
	Penso che con l&rsquo;esperienza impari anche il senso di precariet&agrave; del lavorare in luoghi pericolosi e, forse, all&rsquo;inizio sei un po&rsquo; ingenuo&nbsp;e non comprendi tutti gli aspetti o le reali dimensioni di quello con cui hai a che fare. Non credo che ci si abitui mai, che si impari a essere del tutto a proprio agio. Il modo in cui ti rapporti al pericolo cambia, ma non credo che si possa desensibilizzarsi del tutto. Non &egrave; mai una routine. Se stai raccontando una storia o documentando una situazione, devi gestire il lavoro e devi farlo nel miglior modo possibile. Ma no, non credo che ci si possa abituare. Penso che la violenza e la guerra siano sempre orribili.&nbsp;</span></p>
<p>
	<strong>Grazie, Steve.</strong></p>
<p>
	<em>Trovate altre foto di Steve McCurry nelle pagine successive.</em></p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8d579d7b83d4069af675c077d0b0f4b5.jpg" style="width: 640px; height: 965px;" /><br />
	<em>Un minatore fuma una sigaretta, Pol-e-Khomri, Afghanistan, 2002</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/28dd4e0f23b1b987d5c0d49d82c5b8ec.jpg" style="width: 640px; height: 425px;" /><br />
	<em>Monaci shaolin in addestramento, Zhengzhou, Cina, 2004</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/d7c751494d9cdbceb531b7c68ac31e03.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>L&#39;Avana, Cuba, 2010</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f40b3d3f140fb939c229cc2640812f96.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Trib&ugrave; Hamer, Omo Valley, Etiopia</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/b5e2acc3b7484af9175b5eb88e1d1608.jpg" style="width: 640px; height: 425px;" /><br />
	<em>Ragazzo in fuga, Jodhpur, India, 2007</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/9896e9fb0ca1d02be04a0bebdd7837fb.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>Rajasthan, India, 2009</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/0b9da8cf5b7c7a2ef778b309c40f185d.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Pozzo e uccelli, India</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
<!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ed3329feb58942d04a58c1e45f7a5223.jpg" style="width: 640px; height: 959px;" /><br />
	<em>Donna che legge alla luce del sole, Thailandia, 2012</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>
<p>
	<em>Altri fotografi Magnum:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-christopher-anderson" target="_blank"><em>Il mondo visto da Christopher Anderson</em></a></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182896</guid>
<author>Bruno Bayley</author>
<category>photo, steve mccurry, national geographic, fotografia, Magnum, Afghanistan</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 106</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-106</link>
<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 08:37:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 106
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182485</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Wavy Spice</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-wavy-spice</link>
<pubDate>Tue, 02 Apr 2013 15:44:00 +0100</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>serie</strong></a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Prima ancora che tutti conoscessero il suo volto, la voce di Wavy Spice in &quot;Bitch I&#39;m Posh&quot; ha fatto il giro dei migliori blog musicali fino a creare una specie di culto su&nbsp;<a href="http://www.tumblr.com/tagged/wavy%20spice" target="_blank">Tumblr</a>. Ci siamo incontrati a Londra, e l&#39;abbiamo immediatamente prenotata per uno shooting in stile Harlem.</p>
<p>
	<em>FOTO DI VALERIE PHILLIPS<br />
	MODA: BERTIE BRANDES, CHARLOTTE ROBERTS<br />
	Capelli: Claire Marie Grech<br />
	Trucco: Jessica Taylor<br />
	Unghie WAH Nails<br />
	Assistente moda: Lydia Morrish</em></p>
<p>
	<br />
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182684</guid>
<author>Valerie Phillips</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely, Wavy Spice, Bitch I&#039;m Posh</category>
</item>
<item>
<title>Le nonne di Tel Aviv si divertono più di te </title>
<link>http://www.vice.com/it/read/tel-aviv-grannies-andi-schmied</link>
<pubDate>Fri, 29 Mar 2013 14:19:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Poco pi&ugrave; di cento anni fa, erano molti gli abitanti di Tel Aviv provenienti dall&#39;Europa e dal Medio Oriente. Queste persone, di cui solo il dieci percento &egrave; effettivamente nato in Israele, rappresentano ora la fetta pi&ugrave; anziana della popolazione.</p>
<p class="p1">
	Molti di questi immigrati hanno avuto una vita a dir poco particolare, crescendo a Tel Aviv; sicuramente, la loro adolescenza non &egrave; stata spensierata e gli anni della maturit&agrave; sono stati continuamente complicati dalle guerre e dalla necessit&agrave; di adattarsi pi&ugrave; volte a nuovi scenari culturali. Parlano la stessa lingua<span class="s1">&mdash;</span>l&#39;ebraico<span class="s1">&mdash;</span>con accenti diversi e, sebbene si identifichino come israeliani, le origini tedesche, yemenite, slovacche e ungheresi significano ancora molto per loro.</p>
<p class="p1">
	La serie fotografica &quot;Tel Aviv Grannies&quot; dipinge questo anziano segmento della societ&agrave; israeliana. Durante un soggiorno di sei mesi in Israele, ho deciso di rintracciare e seguire le anziane signore nelle attivit&agrave; quotidiane. Per poterle catturare, ho passeggiato con loro per le strade della citt&agrave;, sono andato in spiaggia e mi sono unito ai loro giochi e alle attivit&agrave; sportive.</p>
<p>
	<em>Date anche un occhio al <a href="http://hi-imandi.com/" target="_blank">sito</a> di Andi.</em></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e66f873d39a421bff19cd03e44ba5879.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Centro commerciale Ramat Aviv, 8.30</em><i>. Due amiche si incontrano per parlare di letteratura e filosofia.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/78a85ec7d6792c7655133e5938629a38.jpg" style="width: 640px; height: 959px;" /><br />
	<em>Gordon Beach, 14.00.</em><i> Sola, si gode una bibita rinfrescante mentre prende il sole. Vive vicino alla spiaggia e la raggiunge quando vede che &egrave; affollata.</i><!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/f170eceef114f667d08e500264ad33da.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Dizengroff Center, 13.00.</em> <i>Rosi Star ha origini australiane. Si gode una cotoletta dopo aver incontrato un&#39;amica e prima di vederne un&#39;altra. &Egrave; stufa dei suoi nipoti, che la chiamano quasi tutti i giorni. &quot;Cosa pensano? Che abbia tutto questo tempo libero da dedicargli?&quot;.</i><!--nextpage--></p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/1065e02e1073d2e3c16dfbb9f96cfb43.jpg" style="width: 640px; height: 960px;" /><br />
	<em>Heichal Ha&#39;Tarbut, 19.00.&nbsp;Siamo in</em><i>&nbsp;attesa che inizi il concerto dell&#39;Orchestra; questa signora viene ogni settimana con amici diversi</i><span class="s1"><i>&mdash;stasera &egrave; il turno delle sue vicine di casa, fortunelle</i></span><i>.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8d82a9ecf29e1df7f646749cb7380023.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /><br />
	<em>Autobus 129, 17.00. </em><i>Queste amiche stanno andando al cinema. Non si sono viste per due mesi, quindi hanno molto di cui parlare. Si sono incontrate due ore prima che cominciasse il nuovo film di Michael Haneke, per essere sicure di avere abbastanza tempo.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ce15cfcc2391818d04d64f812cc66263.jpg" style="width: 640px; height: 469px;" /><br />
	<em>Frishman Beach, 12.30. </em><i>Tintarella.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/5f5e537b5b66c3a2b87e803588f1beb3.jpg" style="width: 640px; height: 429px;" /><br />
	<em>Gordon Beach, 6.30.</em><i> Una donna lascia la gamba sulla spiaggia per una nuotata mattutina.&nbsp;</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e4f850d5cfd00c8425fc2f1ed5c194ec.jpg" style="width: 640px; height: 960px;" /></em><br />
	<em>Lezione di pilates, 9.30. </em><i>Streching alla fine della lezione. Prima di cominciare con il pilates, questa donna non era mai stata cos&igrave; elastica e, anche se fa ancora un po&#39; male, &egrave; migliorata moltissimo.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/3d615f78e4ace6658bed51680383a08f.jpg" style="width: 640px; height: 960px;" /></em><br />
	<em>Frishman Beach, 1.30. </em><i>Quest&#39;uomo si stava allenando sulla spiaggia. Non parlavamo nessuna lingua in comune, cos&igrave;, invece di provare a comunicare verbalmente, si &egrave; limitato a mostrarmi i suoi muscoli. Davvero impressionanti.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/fb6ffbacac6333c94b79812b4d366da1.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></em><br />
	<em>Hilton Beach, 16.00.</em> <i>Lei viene dalla Germania e lui dallo Yemen. Si sono incontrati quattro anni fa e da allora stanno insieme. Stanno pensando di andare a convivere.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/84ab6fa040aa537346a3b360b19e9cec.jpg" style="width: 640px; height: 456px;" /></em><br />
	<em>Fermata dell&#39;autobus, Ramat Aviv, 9.00.</em><i><em> </em>Questa coppia &egrave; appena uscita dal supermercato. Non hanno ancora fatto piani per il resto della giornata.</i></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/597154ba05291ff7b6e20a3fe4e36536.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></em><br />
	<em>Heichal Ha&#39;Tarbut, 19.00.</em><i> Quando gli ho chiesto se potevo fargli una foto, hanno cominciato a scambiarsi baci e abbracci. Le modelle perfette.</i></p>
<p>
	<em>Altri ultrasettantenni pi&ugrave; giovani di voi:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/old-people-fun-in-the-sun" target="_blank"><i>Pensionati al sole</i></a></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182392</guid>
<author>Andi Schmied</author>
<category>photo, Andi Schmied, fotografia, Tel Aviv, pensionati</category>
</item>
<item>
<title>Natural Booty Magic</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/natural-body-magic</link>
<pubDate>Thu, 28 Mar 2013 12:53:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Secondo l&#39;unica definizione semi-ufficiale che si trova su internet, la Natural Body Magic (o Natural Body Separation), &egrave; &quot;una parafilia il cui soggetto ha fantasie su una persona che pu&ograve; essere tagliata o disassemblata in varie parti ma che nondimeno continua a vivere normalmente e con tutte le funzionalit&agrave; integre. Generalmente, i tagli sono immaginati all&#39;altezza del collo o della vita. Un&#39;immagine spesso recata a esempio &egrave; quella del trucco della &#39;Donna segata in due&#39;, diffuso tra gli illusionisti dei primi anni del Ventesimo secolo. Il nome &egrave; stato coniato dall&#39;ultima moglie di uno dei membri della comunit&agrave; nei primi anni del nuovo millennio. Questa parafilia non &egrave; ancora stata studiata, e potrebbero essere davvero in pochi a soffrirne. Molto spesso le persone con queste pulsioni sono disgustate dalla vista del sangue, e stando alle descrizioni fornite, nelle loro fantasie le superfici tagliate sono sempre ricoperte di pelle normale, o appena pi&ugrave; scura del normale.&quot;</p>
<div>
	In poche parole, si tratta di una micro scena/fetish con una propria community, nata e sviluppatasi all&#39;interno di quella grande discarica visuale che &egrave; Deviantart, grande accumulatore delle tendenze internettiane pi&ugrave; di massa. Come accade spesso in questi casi, &egrave; difficile riuscire a inquadrare il fenomeno in maniera precisa, in quanto parte di quel limbo che si colloca tra trash puro e avanguardia da cui l&#39;immaginario&nbsp;post-internet legato all&#39;arte contemporanea sembra attingere sempre pi&ugrave; di frequente.&nbsp;Ecco una selezione delle foto migliori che vi eviter&agrave; di andarvele a cercare negli oscuri meandri di Deviantart, e che probabilmente <a href="http://dismagazine.com/" target="_blank">ritroverete</a>&nbsp;a breve su uno di <a href="http://www.pinar-viola.com/blog/" target="_blank">questi siti</a>.</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<div>
	&nbsp;</div>
<div>
	<em>Segui Bea su Twitter: <a href="https://twitter.com/beadegiacomo" target="_blank">@beadegiacomo</a></em></div>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182220</guid>
<author>Bea De Giacomo</author>
<category>photo, Natural Body Separation, Deviantart</category>
</item>
<item>
<title>Portland è un paradiso</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-portland-oregon</link>
<pubDate>Wed, 27 Mar 2013 08:00:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Benvenuti in Oregon, a Portland, recentemente incoronata capitale americana del karaoke dal&nbsp;<em><a href="http://www.nytimes.com/2013/01/20/magazine/portland-karaoke-scene.html" target="_blank">New York Times</a></em>. Gli affitti sono bassi, tutti suonano in una band e lo slogan non ufficiale della citt&agrave; &egrave;&nbsp;<a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Keep_Portland_Weird" target="_blank">&quot;Keep Portland Weird&quot;</a>. E a quanto pare succedono davvero un sacco di cose strane.<br />
	<br />
	Se non siete ancora convinti che meriti una visitina, ecco una serie di foto di&nbsp;<a href="http://bryankyckelhahn.tumblr.com/" target="_blank">Bryan Kyckelhahn</a>, cross-dresser occasionale. La citt&agrave; pi&ugrave; verde (e probabilmente strana) d&#39;America vi aspetta.</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto di Bryan, andare <a href="http://www.flickr.com/photos/bubba-loo-ba/" target="_blank">qui</a>&nbsp;e&nbsp;<a href="http://bryankyckelhahn.tumblr.com/" target="_blank">qui</a>.</em></p>
<p>
	<em>Anche la vostra citt&agrave; &egrave; un paradiso? Se volete mostrarcelo, <a href="mailto:Bea De Giacomo &lt;bea.degiacomo@vice.com&gt;">mandateci</a> le vostre foto.</em></p>
<p>
	<em>Altri paradisi: <a href="http://www.vice.com/it/read/taranto--un-paradiso" target="_blank">Taranto</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-london" target="_blank">Londra (prima parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-london-part-2" target="_blank">Londra (seconda parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-bangkok" target="_blank">Bangkok</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/sanremo--un-paradiso" target="_blank">Sanremo</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/paradiso-bristol" target="_blank">Bristol (prima parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-brighton" target="_blank">Brighton</a></em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/182134</guid>
<author>Bryan Kyckelhahn, testo di Paulius Ka</author>
<category>photo, Oregon, Portland, Bryan Kyckelhahn, La tua città è un paradiso</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 105</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-105</link>
<pubDate>Tue, 26 Mar 2013 09:25:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 105
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/181699</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Camille</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-camille</link>
<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 17:39:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>serie</strong></a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Camille &egrave; di New York e ora fa parte del giro <a href="http://nwla.tv/" target="_blank">NWLA</a>, un collettivo online che si occupa di Sud America. Conoscevo da tempo la sua <a href="https://soundcloud.com/camillecorazon" target="_blank">musica</a>, ma scoprire che dietro c&#39;&egrave; un volto cos&igrave; interessante non ha fatto che alimentare la mia voglia di incontrarla. Scattarle delle foto mi &egrave; sembrata un&#39;ottima idea, e questo &egrave; il risultato.</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/181952</guid>
<author>Cuauhtémoc Suárez</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely</category>
</item>
<item>
<title>Levi Mandel fotografa maiali assonnati e altre cose meravigliose</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/levi-mandel-photographs-sleepy-warthogs-and-other-fantastic-things</link>
<pubDate>Mon, 25 Mar 2013 15:00:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<span class="s1">Levi Mandel &egrave; nato a Seattle nel 1985. Oltre ad avere il miglior <a href="http://www.levimandel.com/Levi_Mandel_CV.pdf" target="_blank">curriculum</a> che abbia mai letto, la trasparenza&nbsp;&egrave; un&#39;altra delle caratteristiche che emerge immediatamente da suo lavoro</span>. Il suo approccio alla fotografia esemplifica la mentalit&agrave; cacciatore vs. raccoglitore in cui siamo bloccati noi fotografi del 2013: invece di concentrarsi su una ragazza dall&#39;aria scontrosa davanti a un muro bianco, passa il suo tempo a cercare qualcosa che valga la pena fotografare. Il suo stile onesto &egrave; accattivante, o &egrave; quello che i suoi clienti vogliono farvi credere. Oh, e credo che abbia girato uno dei video in cui Ryan McGinley attraversa l&#39;America. Non male per uno che nel 1997 &egrave; stato sospeso per aver disegnato dei graffiti</p>
<p class="p1">
	&nbsp;</p>
<p>
	<br />
	<em>Altre foto:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-christopher-anderson" target="_blank">Il mondo visto da Christopher Anderson</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/intervista-niccolo-berretta-stazione-termini" target="_blank">Stazione Termini</a></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/181759</guid>
<author>Dimitri Karakostas</author>
<category>photo, levi mandel, dimitri karakostas</category>
</item>
<item>
<title>Il mondo visto da Christopher Anderson </title>
<link>http://www.vice.com/it/read/intervista-christopher-anderson</link>
<pubDate>Thu, 21 Mar 2013 14:21:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/96f20a8a34a89d43fde0db047629bddc.jpg" style="width: 640px; height: 418px;" /></p>
<p>
	La <a href="http://www.magnumphotos.com/" target="_blank">Magnum</a> &egrave; una delle pi&ugrave; famose agenzie fotografiche del mondo. Anche se non ne avete mai sentito parlare, probabilmente avrete visto alcune delle sue immagini, come gli scatti della <a href="http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&amp;ALID=2K7O3R1PEF27" target="_blank">guerra civile spagnola</a> di Robert Capa, la <a href="http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&amp;ALID=2TYRYDK7V685" target="_blank">ragazza afghana</a> di Steve McCurry o le foto dei <a href="http://www.magnumphotos.com/C.aspx?VP3=SearchResult&amp;ALID=2S5RYDYDHEB9" target="_blank">vacanzieri</a> britannici di Martin Parr. Accanto a loro oggi c&#39;&egrave; anche Christopher Anderson, candidato Magnum nel 2005 e membro dal 2010. Il suo primo lavoro sui viaggi degli emigranti illegali da Haiti all&rsquo;America&mdash;durante il quale ha navigato attraverso i Caraibi su una nave di legno costruita a mano&mdash;gli fece vincere la <a href="http://en.wikipedia.org/wiki/Robert_Capa_Gold_Medal" target="_blank">Robert Capa Gold Medal</a>.</p>
<p>
	I suoi lavori successivi includono&nbsp;<em>Son</em>, una serie di foto che catturano sua moglie e il figlioletto mentre il padre si ammalava di cancro, e <em>Capitolio</em>, una testimonianza dei disordini a Caracas durante il governo di Chavez.</p>
<p>
	Gli ho chiesto come vede se stesso e come questa sua immagine &egrave; cambiata con la sua carriera.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/864a902f6f84192f9d6b610f5ce22829.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /><br />
	<em>Joe Biden scende dall&rsquo;Air Force Two in Virginia, scatto per il&nbsp;</em>New York Magazine.</p>
<p>
	<strong>VICE: Ciao Christopher. Ti sei chiaramente distanziato dal termine &ldquo;fotogiornalismo&rdquo; in passato. Come mai?<br />
	Christopher Anderson: </strong>Ci sono dei fotogiornalisti alla Magnum, ma non la considero un&rsquo;agenzia di fotogiornalismo. &Egrave; fondata pi&ugrave; sulla fotografia documentaria. Se dovessi usare un termine per descrivere quello che faccio, mi sentirei pi&ugrave; vicino alla fotografia documentaria che al fotogiornalismo. Il termine &ldquo;fotogiornalista&rdquo; tende ad essere caricato di significato: soprattutto per coloro che riportano le notizie. Non la vedo come una mia funzione. Anche quando fotografavo soggetti al centro delle notizie, come i conflitti, la mia funzione non era quella di riportare le notizie, ma di commentare ci&ograve; a cui avevo assistito e offrire un punto di vista soggettivo.&nbsp;</p>
<p>
	<strong>Quindi volevi catturare immagini che fossero pi&ugrave; emotive e personali?</strong><br />
	Esattamente. Non era solo ci&ograve; a cui puntavo, ma ci&ograve; che ho fatto. Non avevo pretese di oggettivit&agrave;. Stavo fotografando, dando la mia opinione e volevo che fosse chiaro che era la mia opinione.</p>
<p>
	<strong>Il tuo approccio anticonvenzionale alla fotografia ha reso difficile la vendita dei tuoi scatti, all&#39;inizio, o ti ha avvantaggiato?</strong><br />
	Be&rsquo;, non &egrave; che andassi dagli editori a dire, &ldquo;No, non lavorer&ograve; per voi a meno che non comprendiate che il mio lavoro &egrave; soggettivo.&rdquo; Con l&rsquo;agenzia di prima non era molto importante, dato che lavoravo gi&agrave; con <em>NY Times Magazine</em>. Il tipo di storia che seguivo, anche quelle nelle zone belliche, era pi&ugrave; lunga e approfondita, cercavo di esporre gli eventi in un contesto pi&ugrave; intimamente umano, in contrasto con i tipici titoli dei giornali. Ma ad essere sincero, il vantaggio economico all&rsquo;epoca non mi era venuto minimamente in mente. Ero solo intento a cercare di fare quello che ho fatto, nel modo in cui lo volevo, con la massima integrit&agrave; possibile.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/bdb386b22e0efa757e185cf41ed972e9.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /><br />
	<em>Scatto del Knob Creek Machine Gus Shoot del 2011, la pi&ugrave; grande sparatoria del mondo. Tratto da&nbsp;</em>Red State.</p>
<p>
	<strong>Hai iniziato lavorando principalmente a colori, poi ti sei dedicato al bianco e nero e ora, con i progetti pi&ugrave; recenti come <em>Son</em>, sembra che tu ti sia riconvertito al colore. Cosa ti ha aiutato a prendere questa decisione?</strong><br />
	Il processo che porta a queste scelte si &egrave; evoluto negli anni. Ero solito dire di essere un &ldquo;fotografo a colori&rdquo;, ma a un certo punto mi sono ritrovato a scattare molto bianco e nero, soprattutto nei lavori sui conflitti. Il bianco e nero ha un modo unico di bloccare il tempo. C&rsquo;&egrave; stato un periodo in cui avrei potuto scegliere il linguaggio in base a quale fosse il soggetto. Il bianco e nero offre una sorta di assenza di tempo che volevo in quei lavori. In questo momento sono pi&ugrave; un fotografo a colori. La mia prima, intuitiva risposta a qualsiasi cosa ora &egrave; vederla a colori, credo.</p>
<p>
	<strong>Hai menzionato l&rsquo;integrit&agrave;, prima. Il tuo lavoro ha un obiettivo generale, un&rsquo;idea chiave che vuoi esprimere? </strong><br />
	&Egrave; divertente, stavo proprio pensando a questo poco fa. Probabilmente voglio dire pi&ugrave; di quello che voleva Garry Winogrand&mdash;disse che fotografava le persone per vedere come queste sarebbero apparse in fotografia. Non c&rsquo;&egrave; un soggetto particolare di cui mi occupo, mi piace pensare che esistano mie diverse sfaccettature. C&rsquo;&egrave; un elemento unificante, voglio mostrare il mio tempo su questo pianeta e comunicare una certa sua qualit&agrave; emotiva. Fotografo la mia personale esperienza umana e le cose che vedo e a cui partecipo.</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/263ff458f00037d2a3bbc5bff464f903.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>Giovane a Caracas, tratto da&nbsp;</em>Capitolio.</p>
<p>
	<strong>Ci sono mai state reazioni negative al tuo lavoro perch&eacute; hai sostenuto la soggettivit&agrave; in un campo in cui molti argomenti dovrebbero essere completamente oggettivi?</strong><br />
	S&igrave;, soprattutto nella blogosfera c&rsquo;&egrave; un sacco di criticismo. Non riesco a fare attenzione a tutto; non voglio sembrare arrogante, ma &egrave; solo uno spreco del mio tempo e della mia energia. Le mie fotografie sono un riflesso dell&rsquo;esperienza che ho, non posso imbarazzarmi o vergognarmi di cose che sono il risultato di queste esperienze, non pi&ugrave; di quanto potrei essere a disagio con le esperienze stesse. C&rsquo;&egrave; stato un articolo, di recente, in cui hanno confrontato delle foto che ho scattato in una zona di guerra a quelle di moda e c&rsquo;&egrave; stato un po&rsquo; di trambusto. Capisco che possa essere un argomento sensibile, ma dai, sono stato in guerra e sono stato a una sfilata, e non ci vedo nessuna incompatibilit&agrave;.</p>
<p>
	<strong>C&rsquo;&egrave; stato un progetto che &egrave; stato pi&ugrave; difficile degli altri?</strong><br />
	Probabilmente il pi&ugrave; difficoltoso da molti punti di vista &egrave; stato quello in cui mi sono imbarcato con i rifugiati haitiani, cercando di arrivare fino negli Stati Uniti. Quello &egrave; stato il lavoro per cui ho ricevuto la Capa Gold Medal. Su un altro livello, l&#39;ambito pi&ugrave; impegnativo &egrave; stata la fotografia di guerra, che non faccio pi&ugrave;. Non solo perch&eacute; &egrave; pericoloso, ma perch&eacute; ho avuto molte difficolt&agrave; a riconciliare le mie emozioni sullo scattare foto in quelle situazioni.&nbsp;</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/84557629b2d6cc0f7bc6e9122c7a3cbf.jpg" style="width: 640px; height: 853px;" /><br />
	<em>Tratto dal progetto&nbsp;</em>Son.</p>
<p>
	<strong>Stare alla Magnum ha cambiato il tuo approccio in qualche modo?</strong><br />
	S&igrave;, l&rsquo;ha fatto. Per diventare un membro della Magnum devi fare domanda e, se la fai bene, vieni accettato per due anni, in cui lavori e poi mostri di nuovo una raccolta dei tuoi scatti, e puoi diventare un associato. Infine mostri una terza raccolta e diventi membro. Questo processo &egrave; molto interessante, ti mette di fronte a domande che normalmente non ti porresti: &lsquo;Cosa voglio fare con le mie fotografie?&rsquo;, &lsquo;Perch&eacute; faccio le cose in questo modo e non in una maniera diversa?&rsquo; Ne vieni fuori conoscendoti pi&ugrave; a fondo. Le risposte a queste domande sono molto personali, &egrave; il tuo lavoro e non ha niente a che fare con la riuscita economica o il fatto che altri lo fanno in quel modo. &Egrave; cos&igrave; perch&eacute; questa &egrave; la mia esperienza ed &egrave; come vedo il mondo. Lo trovo liberatorio.</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto di Christopher Anderson, andate alla pagina successiva.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/96f20a8a34a89d43fde0db047629bddc.jpg" style="width: 640px; height: 418px;" /><br />
	<em>Rifugiati haitiani verso gli Stati Uniti, 2000.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/95fb4ee098bdf892a77e0d32a9ce81f2.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	Caracas, da&nbsp;</em>Capitolio</p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/451c4fd923483bb75ae3efb656dfc1df.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>Da&nbsp;</em>Capitolio</p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/29ed469b44a2fed593d097bb662f1d2f.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em>Da&nbsp;</em>Capitolio</p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/734753ac8b5c416e3fb807146d76afd1.jpg" style="width: 640px; height: 484px;" /><br />
	<em> Long Island, New York. 2007. Da&nbsp;</em>Red State.</p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/eba3490fd6b49ccebc3ef48d2122aafc.jpg" style="width: 640px; height: 421px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Un gruppo di hazara sulle montagne dell&#39;</span>Afghanistan, 2001.</em></p>
<!--nextpage--><p>
	<em><img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8d35019ba5aa769a16e0f0882ee9ad41.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /></em><br />
	<em>Da&nbsp;</em>Son</p>
<!--nextpage--><p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ce12c42ff383ae12dd216065f8d00bc4.jpg" style="width: 640px; height: 480px;" /><br />
	<em>Da&nbsp;</em>Son</p>
<p>
	<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/ddfa9b9c6f8e9c8f77ca813feeaa3b10.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /><br />
	<em><span class="Lbl">Iraq, 2003. Combattimento a sud di&nbsp;</span></em><em><span class="Lbl">Baghdad.</span></em></p>
<p>
	<em>Altre foto:</em></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/il-re-della-strada0000006-a7n9" target="_blank">Bruce Gilden - Il re della strada</a></p>
<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/arte-e-follia-antoine-dagata" target="_blank">Intervista ad Antoine d&#39;Agata</a></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/181406</guid>
<author>Bruno Bayley</author>
<category>photo, Christopher Anderson, Magnum</category>
</item>
<item>
<title>Elena Geroska fotografa le case degli altri</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/elena-geroska-interview-traces</link>
<pubDate>Wed, 20 Mar 2013 13:00:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Elena Geroska &egrave; una giovane fotografa di Skopje, Macedonia, che durante gli ultimi quattro anni ha vissuto e studiato nella capitale bulgara, Sofia. Per il suo ultimo progetto, <em>Traces</em>, Elena ha girato la citt&agrave; bussando alle porte di sconosciuti e chiedendo loro di lasciarsi fotografare nelle loro case. L&rsquo;ho incontrata alla presentazione del suo progetto all&rsquo;Ethnographic Film Festival per scoprire da dove ha tirato fuori il coraggio per farlo.&nbsp;</p>
<div>
	<strong>VICE: Come ti &egrave; venuta l&#39;idea di <em>Traces</em>?</strong></div>
<div>
	<strong>Elena Geroska: </strong>&Egrave; successo un giorno che ero in metropolitana. Ho sempre trovato interessante il fatto che le persone quando si toccano accidentalmente sui mezzi pubblici si allontanino in fretta e arrossiscano, come se avessero paura di avvicinarsi a un altro essere umano. Ora, mentre tu sei seduto cos&igrave; vicino a me, vorrei fare cos&igrave; [<em>si allontana da me e ride</em>].</div>
<p>
	Ovviamente sto scherzando, ma nella realt&agrave; &egrave; esattamente cos&igrave;. Sono affascinata dalla questione dello &ldquo;spazio personale&rdquo;, quindi ho cominciato ad approfondirla. Ci sono molte definizioni dello spazio personale; degli studi hanno anche quantificato in centimetri a che distanza una persona possa arrivare da quelle che la circondano. Ho pensato: &quot;Potrei fare un&rsquo;indagine per conto mio.&quot; Volevo vedere come avrebbero reagito dei completi sconosciuti se avessi cercato di entrare nel loro spazio personale, di parlare con loro, di scoprire qualcosa su di loro e, soprattutto, di fare loro una fotografia.&nbsp;</p>
<div>
	<p>
		Volevo che fosse tutto assolutamente diretto, spontaneo e molto sincero, cos&igrave; ho deciso di bussare alle porte di completi sconosciuti, supponendo che la loro casa sarebbe stato il loro spazio personale pi&ugrave; sacro. Tutti i giorni, per due mesi, ho bussato alle porte delle persone, ma solo una famiglia mi ha lasciata entrare, quindi mi sono scoraggiata. Molti mi hanno anche urlato addosso. Poi ho iniziato a frequentare i parchi e ho scoperto che in quel modo era pi&ugrave; facile parlare con la gente. Poco per volta, riuscivo a farmi invitare a casa loro.</p>
	<p>
		<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/acf5208cee6e291ea645b820eeaf3471.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></p>
	<p>
		<strong>Significa che le persone potevano sistemare la loro casa prima della tua visita?</strong><br />
		Non sempre si preparavano. C&rsquo;erano appartamenti in cui la sporcizia era incredibile. In una delle fotografie si vede un limone ammuffito. La donna nella foto non ha fatto alcuno sforzo per avere un aspetto migliore, e il suo atteggiamento mi &egrave; piaciuto moltissimo. Mi ha detto, &ldquo;Puoi stare qui tranquilla tutto il tempo che vuoi.&rdquo; Sono rimasta due o tre giorni.</p>
	<div>
		<strong>Ti sei proprio trasferita l&igrave;?</strong><br />
		No, no, andavo solo a trovarla. Andavo l&igrave; ogni venerd&igrave;, cos&igrave; per un paio di settimane, e mi fermavo per circa quattro o cinque ore. Le persone fanno le loro cose e io semplicemente documento quello che succede. Le donne sono pi&ugrave; divertenti; soprattutto le nonne. Tirano fuori tutte le loro cose di valore e vogliono mostrartele&mdash;il pi&ugrave; delle volte sono soltanto piccoli vasi di cattivo gusto. Tutte amano i vasi kitsch, i souvenir inutili e i ritratti di famiglia. Apparentemente, sono le cose pi&ugrave; preziose che possiedono. Mettono un sacco di trucco e si vestono bene. Si capisce che hanno pensato a dove si sarebbero dovute sedere o a come volevano essere fotografate. Poi questa cosa ha iniziato a darmi molto fastidio perch&eacute; si capisce sempre quando qualcuno si mette una maschera, assumendo un certo ruolo, al solo scopo di apparire meglio.&nbsp;</div>
	<div>
		&nbsp;</div>
	<div>
		A un certo punto avevo perso la speranza, ma dopo aver riflettuto sulla situazione ho realizzato che, in effetti, il modo in cui tutte quelle donne si agghindavano e sceglievano una tovaglia apposta perch&eacute; venivo io diceva molto di loro. Il modo in cui una persona falsa la sua immagine di fronte alla societ&agrave; dice pi&ugrave; di quanto nasconda.
		<p>
			<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/536ebdfb212da00a6403a8690afae6da.jpg" style="width: 640px; height: 426px;" /></p>
		<p>
			<strong>Chi &egrave; la tua persona preferita, tra quelle che hai fotografato?</strong><br />
			Ti posso dire qual era la pi&ugrave; eccentrica: Kitsa, la Regina del Giudaismo. Magari hai sentito parlare di lei. Ogni notte chiama delle radio a caso per promuovere la sua religione. Un mio amico &egrave; suo vicino di casa, cos&igrave; un giorno siamo semplicemente andati a trovarla. Busso alla porta e lei dice soltanto, &ldquo;Oh, questo &egrave; un segno di Dio, tu sei il mio apostolo. Tu porterai il mio messaggio al mondo.&rdquo; Ha un&rsquo;idea molto chiara di chi &egrave; e di come vuole essere presentata. Dice, &ldquo;Voglio tingermi i capelli di nero, fare questo e quello, indossare dei vestiti speciali.&rdquo; All&rsquo;inizio ho pensato che fosse un po&rsquo; fuori tema, ma poi mi sono resa conto che lei vive davvero con quell&rsquo;immagine di se stessa. Crede di essere la sorella di Ges&ugrave;, l&#39;anello di collegamento tra tre diverse religioni, e che un giorno dominer&agrave; il mondo. Cose del genere. Una delle sue stanze &egrave; una specie di santuario pieno di pane ammuffito in cui pensa di aver visto il volto di Ges&ugrave;.</p>
		<div>
			<strong>Sei entrata nelle case della gente e hai visto come vive e cosa mangia, di sicuro deve esserci stato qualcosa che ti ha davvero impressionato, no?</strong></div>
		<div>
			S&igrave;. Ho incontrato un uomo il cui appartamento era pieno di mosche. C&#39;era una puzza tremenda, l&igrave; dentro. Io voglio sempre girare per tutta la casa; non mi piace quando le persone mi nascondono delle cose con fare furtivo. Ovviamente, non frugo nei loro cassetti, ma voglio cogliere l&rsquo;atmosfera generale. Il tipo mi ha detto: &ldquo;Non puoi andare in cucina,&rdquo; e ho pensato che fosse strano.
			<p>
				<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/0e5dd10f48b55e8a90dd58ebcdfcce23.jpg" style="width: 640px; height: 427px;" /></p>
			<p>
				<strong>Non era nemmeno minimamente imbarazzato per il suo lurido buco?</strong><br />
				Non gliene fregava niente. Anche lui viveva vicino a un mio amico, ci siamo incontrati per caso sulle scale e ha detto; &ldquo;Va bene, vieni dentro!&rdquo; Ora ogni volta che mi vede dice: &ldquo;Ehi, voglio che tu mi faccia delle foto nudo.&rdquo; Probabilmente lo far&ograve;, se questo servir&agrave; a tranquillizzarlo.</p>
			<div>
				<strong>Non hai mai paura? Io avrei pensato che ci fosse un cadavere, vedendo tutte quelle mosche.</strong></div>
			<div>
				Be&rsquo;, no, non proprio, perch&eacute; incontro sempre prima le persone che fotografo. Almeno le ho viste, in modo da riuscire&mdash;almeno credo di riuscire&mdash;a capire se sono completamente matte. All&rsquo;inizio me la facevo addosso. Ho cominciato a portare un amico maschio con me ma poi ho sentito che era come se questo creasse uno schermo tra me e i soggetti. Eravamo uno di troppo da far entrare in casa, cos&igrave; ho iniziato a girare per conto mio. Molte volte sono tornata a casa piangendo perch&eacute; qualcuno mi aveva chiuso la porta in faccia o ci aveva provato con me.&nbsp;</div>
			<div>
				&nbsp;</div>
			<div>
				Nel palazzo in cui abito ora c&rsquo;&egrave; una signora mentalmente disabile. Quando la mattina si sveglia inizia a urlare davanti alle porte di tutti. In qualche modo, sono riuscita a chiederle se potevo andare nel suo appartamento, e la sua casa, dentro, era splendida. Ora, a volte ci beviamo un caff&egrave; insieme.</div>
			<div>
				&nbsp;</div>
			<div>
				<strong>Quando fotografi ti focalizzi di pi&ugrave; sugli interni o sulla persona?</strong></div>
			<div>
				Non posso saperlo in anticipo. Vado e vedo com&#39;&egrave;. Alcune persone magari non sono cos&igrave; carismatiche, hanno paura e si capisce che sono un po&rsquo; di cattivo umore, ma tutto intorno a loro &egrave; molto interessante.
				<p>
					<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e14492be636f6c17bb1dccd690128537.jpg" style="width: 427px; height: 640px;" /></p>
				<p>
					<strong>Grazie mille per questa intervista.</strong><br />
					Aspetta, per favore, segnati anche questo! Un&rsquo;altra persona molto strana &egrave; una mia insegnante. &Egrave; una specie di fenomeno nella nostra scuola, perch&eacute; indossa solo vestiti viola e ha solo accessori viola. Volevo vedere se tutto in casa sua era viola, quindi mi sono diretta in periferia, dove non ero mai stata n&eacute; sapevo come trovarla. Ho camminato e camminato per un&rsquo;eternit&agrave; finch&eacute; non ho visto una porta viola. Sono entrata ed era tutto viola. Proprio tutto. Mi ha anche regalato dei calzini viola. &Egrave; stato molto carino da parte sua. Le foto sono completamente viola.</p>
				<p>
					&nbsp;</p>
			</div>
		</div>
	</div>
</div>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/181246</guid>
<author>Konstantin Georgiev</author>
<category>photo, Elena Geroska, Traces, Bulgaria, fotografia</category>
</item>
<item>
<title>Bristol è un paradiso - Seconda parte</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-bristol-part-2</link>
<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 12:28:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<a href="http://www.vice.com/it/read/paradiso-bristol" target="_blank">Abbiamo gi&agrave; immortalato</a> il paradisiaco splendore di Bristol, ma nessuno ha stabilito un numero massimo di volte in cui si possano guardare le foto di persone ricoperte del proprio vomito e del proprio sangue, giusto?</p>
<p>
	Be&#39;, speriamo di no, innanzitutto perch&eacute; sarebbe una cosa stramba da fare, e poi perch&eacute; le foto di&nbsp;<a href="http://www.theocottle.com/" target="_blank">Theo Cottle</a>&nbsp;sono davvero belle. Eccovene qualcuna, godetevele, preferibilmente mentre mangiate.&nbsp;</p>
<p>
	<em>Trovate altri lavori di Theo <a href="http://www.theocottle.com" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.&nbsp;</em></p>
<p>
	<em>Anche la vostra citt&agrave; &egrave; un paradiso? Se volete mostrarcelo, <a href="mailto:Bea De Giacomo &lt;bea.degiacomo@vice.com&gt;">mandateci</a> le vostre foto.</em></p>
<p>
	<em>Altri paradisi: <a href="http://www.vice.com/it/read/taranto--un-paradiso" target="_blank">Taranto</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-london" target="_blank">Londra (prima parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-london-part-2" target="_blank">Londra (seconda parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-bangkok" target="_blank">Bangkok</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/sanremo--un-paradiso" target="_blank">Sanremo</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/paradiso-bristol" target="_blank">Bristol (prima parte)</a> / <a href="http://www.vice.com/it/read/your-town-is-a-paradise-brighton" target="_blank">Brighton</a></em></p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/180662</guid>
<author>Theo Cottle</author>
<category>photo, Theo Cottle, Bristol, La tua città è un paradiso, paradiso</category>
</item>
<item>
<title>La Foto-discarica vol. 104</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/la-foto-discarica-vol-104</link>
<pubDate>Tue, 19 Mar 2013 09:56:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[La Foto-discarica vol. 104
]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/180864</guid>
<author>Redazione</author>
<category>photo, foto-discarica</category>
</item>
<item>
<title>Isn&#039;t she lovely: Oriana</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/isnt-she-lovely-oriana</link>
<pubDate>Fri, 15 Mar 2013 14:33:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	<em>Come diceva il fotografo Gary Winogrand, &quot;Non so se tutte le donne delle foto sono belle, ma so per certo che in foto lo sono.&quot; E dal momento che a VICE nutriamo un certo interesse per le ragazze e la fotografia, abbiamo pensato di creare una <a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>serie</strong></a> che mettesse insieme le due cose nel modo pi&ugrave; semplice e immediato: ragazze che ci piacciono e che conosciamo ritratte da fotografi che ci piacciono e che conosciamo.</em></p>
<p>
	Oriana &egrave; nata a El Paso, in Texas. Le piacciono i cani ma se potesse essere un animale sarebbe un&#39;aquila, ed &egrave; questo il motivo per cui ha deciso di tatuarsi una piuma. Lavorare a questo servizio &egrave; stato proprio come il suo tatuaggio, con una punta di malinconia.</p>
<p>
	<em>Per vedere altre foto dalla serie, clicca&nbsp;<a href="http://www.vice.com/it/tag/Isn%27t+she+lovely" target="_blank"><strong>qui</strong></a>.</em></p>
<p>
	&nbsp;</p>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/180712</guid>
<author>Cuauhtémoc Suárez</author>
<category>photo, Isn&#039;t she lovely</category>
</item>
<item>
<title>Giles Duley è tornato a Kabul</title>
<link>http://www.vice.com/it/read/giles-duley-interview</link>
<pubDate>Thu, 14 Mar 2013 14:55:00 +0000</pubDate>
<description><![CDATA[<p>
	Ultimamente il fotografo Giles Duley &egrave; finito <a href="http://www.repubblica.it/solidarieta/cooperazione/2013/02/15/news/un_fotografo_mutilato_da_una_mina_racconta_il_dramma_afghano-52735627/" target="_blank"><span class="s1">al centro dell&#39;attenzione</span></a> per aver perso entrambe le gambe e un braccio saltando su una mina a Kabul, dove documentava l&#39;operato delle truppe americane in Afghanistan. E nonostante Giles si sia detto riluttante a parlare di se stesso e del suo incidente, quando lo incontro in una galleria di Hoxton quello che mi interessa davvero &egrave; parlare del lavoro che ha compiuto in questi dieci anni.</p>
<div>
	<strong>VICE: La tua storia &egrave; stata al centro dell&#39;attenzione, ultimamente. Ma immagino che preferiresti che la gente si preoccupasse dei problemi umanitari che stavi documentando prima dell&#39;incidente. Puoi raccontarmi del tuo<a href="http://gilesduley.com/#/galleries/rohingya-refugee-portraits-bangladesh-2009" target="_blank"> viaggio tra i rifugiati al confine tra Bangladesh e Birmania</a>?</strong><br />
	<strong>Giles Duley:</strong> &Egrave; esattamente il tipo di storia che amo raccontare. I profughi stavano scappando dalla Birmania, i birmani dicevano che erano bengalesi e i bengalesi dicevano che erano birmani. Quindi nessuno voleva accoglierli e continuavano a farli andare da una parte all&#39;altra. Come se non fosse gi&agrave; abbastanza grave che stessero morendo di fame e per le malattie pi&ugrave; comuni, neppure l&#39;ONU aveva approntato dei piani per aiutarli. Era assurdo&mdash;noi stavamo al Cox&#39;s Bazar, nel pieno centro della scena surf bengalese, ma bastava spostarsi di un paio di chilometri nell&#39;entroterra ed ecco che improvvisamente ti ritrovavi tra i campi profughi.</div><br />
<div>
	<p>
		<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/e4076fc55d644ca0ea79ae5c5f632f8d.jpg" style="width: 640px; height: 425px;" /><br />
		<em>Foto di Jake Lewis.</em></p>
	<div>
		<strong>A giudicare dalle tue foto, i campi somigliano alle favelas.</strong></div>
	<div>
		Esatto. C&#39;&egrave; un campo ufficiale, ma pu&ograve; accogliere solo 25.000 persone. Cos&igrave; chi cerca asilo ma non trova posto &egrave; costretto a vivere ai margini del campo, dove vengono scaricati i rifiuti.</div>
	<div>
		&nbsp;</div>
	<div>
		<strong>Ges&ugrave;. Le tue foto mostrano anche gli effetti delle malattie che insorgono in tali condizioni di vita, giusto?</strong><br />
		S&igrave;. Laggi&ugrave; il pi&ugrave; stupido degli errori pu&ograve; costarti la vita. Una ragazzina si era strofinata gli occhi, che si sono infettati e, dato che non disponeva di antibiotici o dell&#39;aiuto di un medico, &egrave; morta soffocata dal gonfiore della sua stessa faccia. &Egrave; da vent&#39;anni che sono abbandonati l&igrave; senza alcun aiuto concreto, ed &egrave; questa la storia che voglio raccontare. Uno degli anziani del villaggio aveva fatto circolare la voce che volevo scattare delle foto, cos&igrave;, il giorno dopo, mi si sono presentate davanti un sacco di persone che portavano i loro familiari feriti o morenti. All&#39;inizio ho pensato, &quot;Merda, credono che io sia un dottore,&quot; ma poi ho realizzato che volevano solo che qualcuno raccontasse la loro storia. Ho capito allora che una foto pu&ograve; dare un senso di potere a gente altrimenti senza speranza.</div>
	<div>
		&nbsp;</div>
	<div>
		<strong><a href="http://www.youtube.com/watch?v=lxxoOJVedlQ" target="_blank">Hai accennato</a>, in precedenza, al fatto che ogni&nbsp;</strong><strong>volta che scatti una foto impegnativa vivi dentro di te</strong><strong>&nbsp;un conflitto etico. Puoi descrivere il processo interiore che hai esperito scattando la foto di quel bambino, in Sudan, che stava per perdere la sua lotta tra la vita e la morte?</strong><br />
		Ricordo la prima volta che ho provato questa sensazione, in Angola dieci anni fa, quando stavo fotografando delle persone che vivevano in una situazione veramente catastrofica; e da allora non mi ha mai abbandonato. Il ragazzino del Sudan aveva 12 anni, gli avevano sparato al braccio e allo stomaco. Era solo e sembrava che non ce l&#39;avrebbe fatta&mdash;era un bambino terrorizzato e abbandonato. Quindi s&igrave;, &egrave; davvero difficile prendere una decisione: faccio la foto o non la faccio? Ti ripeti che sei l&igrave; per una ragione giusta, che &egrave; una storia importante da raccontare. Ma, come essere umano, se non provi una qualche sorta di rimorso, allora c&#39;&egrave; qualcosa di sbagliato in te. Eppure alcuni fotografi non ne sono per niente toccati.
		
		<p>
			<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/27c527a9661fb4ae1de83d14551cd35e.jpg" style="width: 640px; height: 425px;" /></p>
		<p>
			<strong>Hai affermato che il tuo scopo non &egrave; mai solo quello di scioccare le persone, ma che vuoi anche concentrarti su una particolare angolazione o sulla luce della scena.</strong><br />
			Quando ho scattato la foto del bambino sudanese ho deciso di non mostrarne le ferite, che in un certo senso &egrave; la scelta pi&ugrave; difficile perch&egrave; ti costringe a creare una connessione con il soggetto. Davanti a te c&#39;&egrave; un dodicenne che sta morendo e ti guarda mentre lo fotografi. A volte mi sento dire che sono un avvoltoio. Ma in situazioni simili mi limito a un paio di scatti, e l&#39;unica cosa che sono riuscito a fare dopo &egrave; stata rimanere seduto accanto a lui per il resto della giornata. Puoi provare a fare le cose nel modo &quot;giusto&quot;, ma non &egrave; facile.</p>
		<p>
			<strong>Quando sei tornato in Afghanistan, &egrave; cambiata la dinamica fra te i soggetti della tua fotografia? Ti sei sentito meno un intruso e pi&ugrave; una persona su cui loro potevano fare affidamento? &nbsp;</strong><br />
			C&#39;&egrave; un che di buffo&mdash;probabilmente sono l&#39;unico fotografo che immortala persone gravemente ferite e contemporaneamente si trova nella stessa condizione. Da questo punto di vista credo di essere un caso unico. Quando &egrave; uscito il documentario, sono stato io a voler includere il filmato che mi hanno fatto i paramedici subito dopo l&#39;incidente. Sicuramente quello che &egrave; cambiato &egrave; che ora i miei soggetti sanno che abbiamo passato la stessa cosa. &Egrave; assurdo, trovo molto pi&ugrave; facile fare foto in Afghanistan che non in una strada di Londra, dove la reazione pi&ugrave; frequente &egrave; &quot;Che cazzo stai facendo?&quot;</p>
		<p>
			<img alt="" src="http://assets.vice.com/content-images/contentimage/no-slug/8febf6c170eca8e172b0bccf20611022.jpg" style="width: 640px; height: 430px;" /></p>
		<p>
			<strong><a href="http://www.emergency.it/en-index.html" target="_blank">Emergency</a> &egrave; l&#39;organizzazione che ti ha spinto ad andare in Afghanistan la prima volta e la ragione per cui sei voluto tornarci. Puoi parlarmene?</strong><br />
			Molte organizzazioni spendono i loro soldi in uffici e uffici stampa. Emergency agisce e basta. &Egrave; nata da un gruppo di medici che lavorava sul campo e voleva fare di pi&ugrave;. Sono politicizzati, ma non gli interessa andare contro a nessuno. Se c&#39;&egrave; un problema, cercano di risolverlo. In Afghanistan, ancora prima che arrivassero le nostre forze armate, hanno aperto ospedali sotto il regime talebano. Medici e infermieri sono consapevoli che il posto in cui stanno andando &egrave; davvero pericoloso&mdash;e perch&eacute; lo fanno?&mdash;potrebbe dire qualcuno. La paga fa schifo e non ne ricavano fama o gloria. Eppure, fanno la differenza.</p>
		<div>
			<strong>Hai detto che gli ospedali di Emergency sono &quot;oasi di pace&quot;. Questo ti aiuta a immortalare i tuoi soggetti con immediatezza, senza filtri?</strong></div>
		<div>
			C&#39;&egrave; da dire una cosa sull&#39;ospedale di Kabul. Quando sei ferito, non si tratta solo di superare i primi concitati momenti, ma c&#39;&egrave; in ballo tutto il percorso di guarigione, il fatto di poter stare in un luogo in cui ti possa sentire protetto. Si trova proprio nel mezzo di quella citt&agrave;, dove il caos regna sovrano, e quindi la tranquillit&agrave; nell&#39;ospedale &egrave; starniante. Prima che i talebani lo assegnassero a Emergency, era un asilo nido.</div>
		<div>
			&nbsp;</div>
		<div>
			Se cammini nel giardino, a un certo punto puoi notare una targa sul punto dove 30 anni fa cadde un missile russo e morirono nove bambini. Gli afghani sono un popolo forte, ma sono anche esausti a furia di vivere in guerra. Credo che questa sensazione di calma sia possibile solo perch&eacute; ormai hanno gi&agrave; affrontato quanto di peggio potesse accadergli.</div>
		<div>
			&nbsp;</div>
		<div>
			<strong>Che progetti hai per il futuro?</strong></div>
		<div>
			Tra due settimane sar&ograve; sul confine tra Siria e Giordania per fotografare i rifugiati. Probabilmente dovrei prendermi una vacanza, ma ho troppa voglia di essere sul campo.&nbsp;</div>
		<div>
			&nbsp;</div>
		<p>
			<em>Per sapere di pi&ugrave; sul lavoro di Giles, visitate il suo&nbsp;<a href="http://www.gilesduley.com/" target="_blank"><strong>sito</strong></a> e, se passate da Londra entro il 30 marzo, fate un salto alla&nbsp;<a href="http://www.kkoutlet.com/news/giles-duley" target="_blank"><strong>mostra</strong></a>.</em><br />
			&nbsp;</p>
	</div>
</div>

]]></description>
<guid isPermaLink="false">http://www.vice.com/180003</guid>
<author>Jamie Collins</author>
<category>photo, Giles Duley, Afghanistan, fotografia, mine antiuomo</category>
</item>
</channel></rss>