Al diavolo il Giuramento di Ippocrate

Bere fino a sanguinare

Di Dott.ssa Mona Moore


Foto di Ív e Candie

Cari lettori, è la dottoressa Mona Moore che vi parla. Ovviamente si tratta di un nome fittizio, ma non temete, sono un medico a tutti gli effetti. La cosa importante, ad ogni modo, è che sono qui per dispensarvi qualche consiglio sulla salute, che si tratti di droga o strane abitudini sessuali.

Questa settimana ho avuto la peggior esperienza della mia carriera in pronto soccorso. Ho dovuto estrarre un sacco di tessuto sanguinolento dall’ano di un senzatetto che l’aveva tappato per impedirsi di cagare per strada. A intervalli di pochi minuti mi inventavo una scusa tipo "Mi servono altri guanti" e correvo via dalla mia sciagura per prendere una boccata d’aria fresca.

Riconosco un alcolizzato dall’odore ancor prima di vederlo. Non sto parlando di voi, principianti bevitori del fine settimana; tequila negli occhi, sniffate di vodka, donne di mezza età che buttano giù tre bottiglie di vino rosso a sera dopo che hanno messo i bambini a letto perché non c’è gioia nelle loro vite. Questo è il gruppo del ‘Voglio marinarmi il cervello, sanguinare dal sedere e perdere qualsiasi senso di realtà coerente per sempre’. Sono gli stronzi davvero puzzolenti. Come l’uomo dal sedere imbottito.

Aveva bevuto così tanto da scorticarsi l’interno dello stomaco a forza di ulcere, che sanguinavano così velocemente da percorrere i sei metri e mezzo di budella in un attimo, per poi scolare per la strada insieme alla merda. Il suo cervello era così marinato nel dolce rum scuro da renderlo assolutamente inconsapevole del suo stesso degrado. Volendo essere corretti nei suoi confronti, era un po’ imbarazzato, per questo si era infilato carta igienica su per il sedere–un gesto educato per evitare di avere perdite in pubblico.

Proprio quando pensavo che quest’esperienza non potesse peggiorare, ha iniziato a dirmi quanto fossi carina. L’ho ignorato. Non poteva essere vero. Non poteva essere possibile che mentre avevo le mani nel suo sedere e tiravo fuori brandelli merdosi dalla sua cavità anale lui ci stesse provando con me. Poi tre dei suoi amici hanno fatto per entrare e lui in tutta serietà li ha cacciati via sibilando, ‘ragazzi, fottetevi, mi sto dando da fare con la dottoressa.’ Volevo vomitare sul suo gonfio sedere nudo.

Per ubriaconi del genere, la permanenza in ospedale è soltanto una sconveniente pausa nella loro ricerca di un’ebbrezza più profonda e putrida. Ho beccato pazienti che bevevano il disinfettante clinico per mani perché contiene almeno il 60 percento di alcol ed è a portata di mano sul fondo del letto di ogni paziente. Alcuni sono abbastanza cortesi da spruzzarselo semplicemente in bocca, mentre altri tolgono il coperchio e bevono direttamente dalla bottiglia.

Ci sono gli intelligentoni che bevono il delizioso antigelo blu perché l’unica maniera di salvarli è far loro una flebo di alcol. Elimina quel noioso intermediario, sapete: la bocca. È un’ironia che sono sicura non sia incompresa ai loro fegati. Ho trovato un alcolista sulla ventina stanco di aspettare in sala d’attesa con un rivolo verde di Anitra WC che gli scendeva sul mento irsuto. Ha provato a negarlo come un bambino cattivo che ha appena mangiato tutti i biscotti.

Una volta stabilizzata la perdita dal sedere, ho ricoverato il paziente così che non fosse più un mio problema e ho finito il mio turno. Uscendo sono passata accanto a un razzista in sedia a rotelle doppiamente incontinente che indossava un pannolone e inveiva contro i cinesi. Dopo un turno del genere avevo bisogno di bere qualcosa di forte, e in fretta.


Nella puntata precedente: Quanta coca è troppa?

 

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