La colonna sonora del vostro laptop

Di Kathy Iandoli

Leggendo la lista delle collaborazioni sul curriculum di Alexandra Patsavas probabilmente vi trovereste davanti gli stessi titoli che figurano nell'elenco di episodi di serie tv e film salvati sul vostro computer. Dal momento che ha curato le colonne sonore di intere serie televisive, da O.C. a Grey’s Anatomy, a Gossip Girl, a Mad Men, e di film come Twilight (la serie completa) e Noi siamo infinito, non possiamo che rivolgerci a lei, amante della musica divenuta music supervisor, per chiederle consigli su chi saranno i prossimi artisti di cui ci innamoreremo. D'altra parte, è il suo lavoro. Una volta che la sua società, la Chop Shop Music, si è dotata del settore discografico, Alex è riuscita a scoprire gruppi nuovi e di talento, a inserirli nelle colonne sonore al cinema o in TV, e a dare loro una gran bella opportunità in questa assurda industria musicale. La sua prossima fatica sarà mettere insieme la colonna sonora del prequel di Sex & the City, The Carrie Diaries, in cui una giovane Carrie Bradshaw è alle prese con la New York degli anni Ottanta. Lavora a questo progetto, ma contemporaneamente anche a molti altri. Sa anche chi è “Gossip Girl”, ma non vuole dirlo.
 
VICE: Allora, conosco un paio di personeme inclusache sono piuttosto ossessionate da te.
Alexandra Patsavas: Accidenti. Non ci conosciamo nemmeno, ancora.
 
Be’ penso cominci come ossessione per il tuo orecchio musicale. Quando hai capito che questa era la tua strada?
In realtà non penso che si arrivi mai a capirlo davvero, ma fin da piccola sono sempre stata molto appassionata di musica. Come, penso, tutti quelli che come me lavorano nell’industria musicale. Da giovane ero una super appassionata di musica. Sono cresciuta a Chicago alla fine degli anni Ottanta e uno dei miei miti era John Hughes, e mi ha molto influenzato anche la scena musicale che stava nascendo in città, all'epoca. Allora era molto più difficile avere coscienza di quello che stesse succedendo a livello internazionale, quindi i miei ascolti erano quelli che erano. Riuscivo a procurarmi qualche album d’importazione al negozio di dischi, e ascoltavo la radio, ed è così che è nata la mia passione.
 
So che hai avuto altri impieghi nell’industria musicale, ma quando hai deciso di diventare supervisore musicale?
Il mio primo incarico è stato a metà anni Novanta, per Roger Corman. Penso che la mia prima collaborazione possa risalire al ’95 o ’96. Ero venuta a Los Angeles per lavorare in un’agenzia di talent scout, mi occupavo della corrispondenza. Al tempo si chiamava Triad, ora credo sia la William Morris. È stato lì che mi si sono aperti gli occhi. Poco tempo dopo, sono andata a lavorare alla BMI, dove mi è capitato di entrare nel dipartimento Cinema & Tv, e per la prima volta mi sono davvero… Voglio dire, le colonne sonore sono sempre state così magiche per me, ma non mi era mai venuto in mente che occuparsene fosse un lavoro! È stato allora che l'ho capito. Sono una grande appassionata di cinema. Mi piace leggere le sceneggiature, e ho avuto modo di supervisionare Caged Heat 3000. Era il mio primo film, e ho avuto la fortuna di lavorare con un regista esordiente [Aaron Osborne], quindi davvero sono emersa insieme ad altri giovani talenti.
 
Ad oggi, hai curato la colonna sonora di tante serie e film davvero importanti per la cultura pop contemporanea. Deve essere una bella sensazione, eh?
Sono molto fortunata. Sono davvero fortunata perché ho modo di lavorare con persone creative, e riesco in qualche modo a portare alla luce le loro particolari visioni della musica, una cosa che troppo spesso viene tralasciata. L’ho già detto, siamo parte di una squadra creativa, lavoriamo per i nostri registi e per i nostri produttori esecutivi, cerchiamo di tirare fuori il suono che è in qualche modo implicito, connaturato alla loro creazione. Se poi ti piacciono i film che ti vengono commissionati, come a me, è stimolante cercare di portarne in vita i suoni. Quindi sì, fortunatissima.
 
Come ti destreggi tra pile di CD o mp3 per capire quale scegliere per una o un'altra serie? Hai una tecnica, o hai collegato determinati generi a determinate trasmissioni?
Siamo sempre lì. Credo che tutto stia nell’ascoltare gli artisti, e ascoltare la musica, attentamente. Prima ancora di arrivare al testo, bisogna capire come "suona" una canzone. Come fa sentire il pubblico. Tutte quelle canzoni sono collegate alle immagini—non verranno mai ascoltate da sole, fintanto che sono una colonna sonora. Quindi, la prima volta il pubblico ascolta quelle canzoni mentre è in corso qualche bel dialogo, e ci sono belle immagini da guardare, e si sta sviluppando una storia, e penso che tutti insieme stiamo aiutando a raccontarla. È questo che cerco di fare.
 

La tua selecta per Gossip Girl è praticamente diventata la mia playlist. Voglio dire, mi hai fatto scoprire gli Warpaint. Non potrò mai ringraziarti abbastanza.
Non sono fantastici?
 
È come se tu riuscissi a sapere cosa vuole la gente, cosa "suona bene". È una cosa difficilissima. 
Non è una cosa che mi preoccupa tanto come pensi. Penso che siamo continuamente esposti a tantissima musica, e che le cose davvero buone siano lampanti. E lo sono, specialmente se ascolti così tanta musica. Immagino che tu faccia lo stesso col tuo lavoro, e poi i gruppi talentuosi spiccano. Poi diventano gruppi in carriera… e lì non sono più così interessanti da tenere d’occhio. 
 
Non riesco ad ascoltare “Ghost In The Machine” di B.o.B. senza pensare a Parigi, a Blair in limousine con Chuck Bass. Se sento “I'm In Here” di Sia non posso non pensare a loro che si rincontrano in Francia. Anche le immagini fanno il loro gioco, e il modo in cui piazzi la musica su quelle immagini aiuta enormemente un artista visivo.
Penso, comunque, che sia l’artista che aiuta… Sono contenta che i gruppi abbiano cambiato il loro atteggiamento nei confronti delle licenze. Quando ho cominciato, era molto difficile convincere un gruppo del fatto che la loro canzone sarebbe stata utilizzata in modo rispettoso—che non avremmo minato la loro credibilità—e tutto il resto. Erano tempi diversi, e le vendite degli album erano l'introito principale di una band, ma ora le cose sono cambiate. Penso cha abbiamo accesso a tanta musica così buona perché i gruppi si sono aperti alla prospettiva. E anche perché i produttori usano la musica attentamente, e con rispetto.
 
Ti senti parte di una serie mentre ne stai scegliendone la musica?
Oh sì, ovviamente! Nel senso, penso che in qualità di supervisore, ricevendo linee guida e sceneggiature, e poi il montato, noi siamo parte di un processo globale che comincia nella stanza dell'autore fino ad arrivare alla sala mixaggio. Quindi, è molto esaltante farne parte. 
 
È stato lo stare a contatto con la musica di artisti bravissimi e senza contratto a ispirarti l'idea di creare l'etichetta della Chop Shop Music?
Secondo il vecchio modello, un music supervisor con un’etichetta sarebbe stata una cosa anomala. Ora ha molto più senso. E sì, ero entusiasta di poter aprire un’etichetta perché c’è così tanto talento, e abbiamo avuto la fortuna di sentire alcuni pezzi in anticipo perché abbiamo ricevuto molte proposte. I gruppi erano interessati. Prima che firmassero, sapevamo che se le loro canzoni erano abbastanza buone per essere parte di una colonna sonora, a nessuno sarebbe importato che lavorassero per la nostra etichetta o meno. Non importava al supervisore, né al produttore, né al regista che un gruppo fosse sotto contratto, se la loro canzone era davvero la migliore per una scena. Quindi c'è qualche canzone di gruppi della nostra etichetta, ma tuttora tante delle canzoni che usiamo non sottostanno ad alcun contratto. 
 
Quindi nella squadra al momento hai Anya Marina e Mackintosh Braun, che io sappia. Chi altro è sulla lista?
Republic Tigers, Scars On 45 e Milo Green.
 
Stai cercando di farla crescere fino a farne una vera e propria etichetta indipendente?
No, penso di essere molto soddisfatta. Mi piace questa situazione, piccola e certosina, e in questo modo credo di poter dare il meglio agli artisti, stando sempre concentrata su di loro da vicino e facendomi anche aiutare dai partner delle principali case discografiche.
 
I due supervisori musicali del momento siete tu e Scott Vener [Entourage, How To Make It In America, 90210]. C’è qualche bega tra voi, o della competizione? Fate rap battle o roba del genere? 
[ride] No, siamo tutti colleghi. Penso che condividiamo un’esperienza, e un lavoro, e mi piace parlare con altri che fanno quello che faccio io.
 
 
Allora, tu saprai di sicuro chi è la Gossip Girl.
Ah, non so quanto tu creda che io sappia. Non so quale sia. 
 
Davvero?
Sì, davvero.
 
Non hai già visto le scene per metterci la musica?
Sto scherzando, sto scherzando [ride].
 
Pensi che il pubblico di Gossip Girl rimarrà sconvolto?
Penso sia uno splendido finale per la serie.
 
Sì?
Negli ultimi tempi ho lavorato sull’ultima puntata, ed è davvero dolce-amara. Il finale è esaltante. Abbiamo delle cose carine in corso d’opera, che non posso rivelare, ma è davvero molto, molto difficile vedere finire la serie. È stato così divertente...
 
La fine di Gossip Girl sarà una rovina per me. È una buona cosa che tu stia lavorando a The Carrie Diaries. Non avrei più saputo cosa guardare, altrimenti.
[ride] Oh, farai bene a preparare il registratore.
 
Quindi è ambientata nella New York degli anni Ottanta, giusto?
Sì, e io avevo proprio quell’età, allora. Ci saranno alcune splendide musiche originali dei tempi; e faremo anche qualche cover. Sarà un progetto così interessante e divertente.
 
Dev’essere come un grosso parco giochi per te.
Oh, assolutamente. Ora, se solo riuscissimo a trovare un bel posticino per “Golden Brown” degli Stranglers, potrei morire felice.
 

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