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      Enrico Silvestrin mi ha detto che i centri sociali sono fighi

      December 17, 2012

      Cʼera una volta... una MTV ascoltabile. Ma parliamo davvero di tanto tanto tempo fa, in una galassia musicale ormai lontana. Io lʼho persa di vista dopo Brand:New di Massimo Coppola, ai tempi in cui vincevi punti simpatia dicendo “Youʼre dismissed!”. Fu proprio in quel periodo—siamo allʼinizio degli anni Duemila—che un piccolo festival autofinanziato si erse contro la dittatura culturale di quel malvagio impero, e indifferente al pericolo sfidò in campo aperto la sua espressione più perniciosa: gli MTV Days.

      Nato come prosecuzione naturale della scena DIY Hardcore anni Novanta, il piccolo festival cercava di mettere in contatto le persone “fuori dagli schemi e fuori dagli schermi”. E lentamente crebbe, e crebbe... al punto che un bel giorno sputò in faccia al tiranno. Chi oggi non sa cosa fosse lʼMTV del tempo, potrebbe pensare: “Perché prendersela con un canale che trasmette perlopiù pessime serie televisive e pubblicità?” Ma allora MTV spadroneggiava, i suoi pochi rivali offrivano scempi antropologici come The Club, e internet non era ancora la panacea universale a cui volentieri sacrifichiamo le nostre cornee e trombe di Eustachio.

      Ora che il tiranno è decrepito, però, anche la sua nemesi si è lasciata morire. Ho sempre pensato che fosse “LʼULTIMO” perché a breve finisce il mondo, invece mi hanno confermato che sì, nel suo decimo compleanno questo cigno esala il suo canto. A chiudergli gli occhi e dargli un bacio sulla fronte, un libro coproduzione di Sangue Dischi, Yard Publishing e XM24. Non ci troverete didascalie, nomi, indicazioni, e le foto che vedrete in molti casi non sono quelle degli autori, dei gruppi, dei fedelissimi, ma di gente a caso, forse di passaggio. Di parole ce ne sono poche, e su un foglio a parte.

      Ho intervistato Luca “Ottone” Antonozzi e Achille Filipponi (IL fotografo) per capire cosʼè stato questo festival che per un decennio e sempre nello stesso luogo, lʼXM24 di Bologna, ha accolto oltre un centinaio di gruppi da tutta Italia e migliaia di persone. E anche per capire il loro punto di vista su come si documenta unʼesperienza irripetibile e senza compromessi. Ci siamo sentiti via Skype tra Milano, Bologna e Roma, nonostante il motto del festival fosse un puro appello alla presenza fisica hic et nunc: “ESSICI, ora o mai più”. Abbiamo deciso di comune accordo che le contraddizioni giuste esistono.

      È impossibile non menzionare qui i Laghetto, il gruppo di cui Luca è batterista, perché questa storia esiste soprattutto grazie a loro. Tra le sue fila non uno, ma due illustrissimi illustratori, Tuono Pettinato e Ratigher (sua la copertina del libro), e infine Nico aka John D. Raudo, autore di tutte le parole del festival, comprese le uniche presenti nel libro.

      LʼAnti MTV Day è stato tutto questo. Segue la nostra chiacchierata sulla sua eredità cartacea.

      VICE: Mi sentite?
      Achille: Dai Luca, rompi il ghiaccio dicendo che hai organizzato per anni un festival fighissimo.
      Luca: Allora, potremmo dire due cose...
      Achille: Ma no, era una cazzata!

      Va bene, tutto dal principio.
      Luca: L'AMD nasce in un contesto molto specifico: Bologna 2002, quando lʼMTV Day era una manifestazione che già da due o tre anni funestava in un certo giorno di settembre l'amata città, provocando questa inondazione di gente con lo zaino dell'Invicta che andava di corsa e con qualunque condizione meteorologica per vedersi i propri beniamini al Parco Nord. Era un giorno in cui non si sapeva che cazzo fare perché la città ti veniva espropriata, e l'AMD voleva offrire un'alternativa—la scelta del nome e del giorno è stata una mera questione di marketing. In sostanza, era un festival punk hardcore legato al mondo diy nello stesso giorno in cui la tv generalista di quegli anni organizzava la sua grande manifestazione autocelebrativa pochi metri più in là.

      Per approfondimenti, lʼintera filosofia dellʼAMD è egregiamente espressa online nei vostri PIPPONI 1, 2 e 3, giusto?
      Achille: Sì. Cʼè anche un quarto pippone nel libro.

      Che è lʼunica cosa scritta del libro. Cose che invece non troveremo né sul libro né online?
      Luca: Per ogni edizione eravamo soliti produrre adesivi che prendevano per il culo personaggi di MTV. Erano molto belli. La leggenda vuole che l'adesivo "Enrico Silvestrin mi ha detto che i centri sociali sono fighi" sia stato recapitato allo stesso Enrico Silvestrin. Purtroppo non ci è dato sapere che faccia abbia fatto.

      Non ci è dato sapere neanche che fine abbia fatto. Quando vi siete accorti che il festival era diventato un punto di riferimento?
      Luca: Nel 2006 c'è stato il sorpasso, la vittoria militare numerica sul campo. Quel giorno pioveva in una maniera folle, per cui al Parco Nord c'erano 50 stronzi sotto gli ombrelli. In tv vedevi questa specie di steppa siberiana, mentre l'XM24 era bombato di gente. Quell'anno è nata la dicitura “Siamo troppi, state a casa”. Tutti hanno cominciato a chiederci di suonare, per non parlare dei booking che puntualmente volevano spingere i loro gruppi... “Dopo anni,” rispondevamo, “ancora non avete capito perché viene fatta questa roba?” Comunque, il 2006 fu lʼultimo anno per lʼMTV Day a Bologna, altro motivo per cui la scelta del nome AMD, ormai, ha perso il suo valore. Il popolo di MTV non esiste più e MTV è un canale di pubblicità ininterrotta. Al cambio della guardia cʼera già il popolo MySpace, quella che oggi è la generazione social network.
      Achille: Il nostro libro si oppone proprio allʼestetica delle fotografie da social network. In particolare alla velocizzazione del contenuto e alla standardizzazione del gusto. Su facebook le foto ormai si guardano per 15 secondi sul profilo di qualcuno che le posta tornato dal concerto—se non durante—e sono tutte uguali. Non cʼè invece cosa meno effimera e meno standardizzata di un libro, e di tutto il processo che porta alla sua realizzazione.


      La desolazione dell'ultimo Mtv Day, nel 2006.

      Applicato al digitale, il motto “ESSICI, ora o mai più” sembra ringiovanire. Non è solo un “Vieni qua e facciamo la nostra resistenza”, ma anche un “Tu non sei su internet, non sei nelle foto che posti, quella non è lʼesperienza vera”.
      Luca: Uno dei significati più importanti di questo libro è proprio restituire il senso dellʼesperienza. ESSICI significa “vieni come sei”, non ha nulla a che vedere con lʼapparire. I punk una volta azzeravano lʼimmagine sfregiando i loro corpi per ribadire che lʼimportante è quello che sta al nocciolo, la comunicazione delle idee. Una sorta di ricerca dellʼessenziale.

      Altra cosa essenziale che vedo nelle foto del libro è la fusione tra gruppi e pubblico. Anche se ci sono primi piani che potrebbero far pensare a una gerarchia tra chi è bello e importante e suona ai concerti, e chi invece ne fruisce, non ci sono nomi, né degli organizzatori né dei gruppi.
      Achille: Esatto! Questo libro è nato perché ci interessava raccontare un preciso momento, non il festival in generale. Quindi nessuna gerarchia e non solo foto del palco. E quando c'è il palco, a un certo punto si fonde con il pubblico, perché è così che succedeva allʼAMD. Era il magma indefinito di una comunità. Questo libro non è un resumé del festival, è solo sulla fine dell'AMD. È un libro sulla Fine. La fine delle cose determina che tipo di vita queste hanno fatto. Se lʼAMD esistesse ancora, si snaturerebbe.
      Luca: In questi anni, in tutte le esperienze avute a suonare dentro questa comunità, mi sono accorto di come le cose siano cambiate. Lʼesperienza del live è venuta meno, a favore della presenza sui social, con conseguente diminuzione di frequenza di persone nei posti fisici dove le cose avvengono. Ma sui social tutto viene ripetuto identico allʼinfinito, in modo formattato. Un evento reale è invece irripetibile, e di anno in anno puoi vedere come le cose cambiano. Questo emerge tra le pieghe del libro, si nota in alcuni ritratti che sono stati fortemente voluti da Achille—e io solo a posteriori ne ho capito il motivo.

      Dimmene uno.
      Ad esempio, il primo piano del ragazzo con i baffi super-squadrati. Cosa ci dice quella faccia? Probabilmente un tipo così dieci anni fa non l'avresti incontrato all'AMD.
      Achille: È un po' l'ingresso degli hipster allʼAMD. È fondamentale quella foto, perché ti disegna come una crepa nell'AMD.

      Quindi pur essendo uno dei pochi primi piani del libro, non sapete chi sia? Potrebbe passare per lʼorganizzatore del festival, da come sta ritto e fiero.
      Sì. E in realtà nessuno lo conosce.

      È davvero un'irruzione dentro al libro, perché si intuisce che la sua precisione è come fuori posto... Ennesima prova che il libro non è un atto celebrativo.
      Per capirci meglio, ti faccio un esempio di un documentario celebrativo che a me è piaciuto molto, ma che è allʼopposto di quello che volevamo fare noi: RMHC di Giulio Squillacciotti.
      Luca: RMHC è una specie di album di famiglia, un lavoro di ricerca con le testimonianze più significative. Il libro dellʼAMD invece è lʼistantanea della festa a casa tua in cui ci sta quello che si mette le dita nel naso ed è venuto dimmerda. Per questo sono due operazioni molto diverse nello spirito.

      RMHC vuole testimoniare una scena, una realtà passata in cui è il “dove/quando” a essere importante. Voi invece, in linea con lʼESSICI e con lʼassenza di nomi nel libro, mi sembra parliate di unʼurgenza valida in qualunque luogo e in qualunque tempo.
      Achille: È un libro fatto in una notte. Nella prima e nellʼultima foto vedi lo stesso palazzo, prima di sera e poi allʼalba del giorno dopo. Lʼesperienza è racchiusa in un breve cerchio.

      La vostra e quella di RMHC sono due scelte di rappresentazione della Storia differenti. Tutti gli spazi bianchi del libro sono correlati a questa specifica visione?
      Da un lato volevamo fare un libro come una fanzine, il che significa eliminare la grafica. Dallʼaltro gli spazi bianchi, semplicemente, sono pause, danno un ritmo.
      Luca: Inoltre, in quegli spazi vive tutto quello che non è entrato nel libro. È la consapevolezza che la macchina ha catturato un infinitesimo di quella storia.

      E in qualche modo rendono più forte lʼapparire dellʼunico testo al centro del libro. Il fatto che sia racchiuso in quelle due pagine concentra ancora una volta lʼintensità dellʼAMD.
      Bastano poche parole, volevamo evitare di citarci addosso.

      Continua nella pagina successiva.

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      Tag: AMD, Achille Filipponi, Luca Antonozzi, Anti MTV Day, MTV, Laghetto

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