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      Arriva lo squadrone del bianco

      July 1, 2013

      Di Wes Enzinna, foto di Jackson Fager


      Membri
 della WSU,
 da sinistra a destra (hanno accettato 
di farsi fotografare a condizione che usassi solo il loro nome di battesimo): Sean, Ken, Paddy, Matthew Heimbach, Addie e Shayne.

      Matthew Heimbach continua a dire di non essere razzista. Questa affermazione suona strana ai suoi compagni della Towson University, fuori Baltimora, dove Matthew ha creato la White Student Union [Unione degli Studenti Bianchi], un’associazione che si è autoproclamata portavoce delle “persone di origine europea”—quelli che vengono comunemente chiamati “bianchi”. Suona strana anche agli studenti afro-americani che si sentono minacciati dalle ronde notturne che questo studente di storia ha cominciato a marzo. L’obiettivo di questi pattugliamenti dovrebbero essere i “predatori neri”, scrive Matthew sul sito della WSU, citando (tra gli altri) il caso del ragazzo afro-americano che ha sventolato un coltello e il suo pene davanti a una coppia che faceva sesso in auto in un parcheggio. “I bianchi del Sud,” scrive, “sono chiamati a difendere la loro comunità, se la legge e lo Stato sembrano non volerli proteggere.”

      Anche Duane Davis è sorpreso dal fatto che Matthew sostenga di non essere razzista. “Sei un razzista grasso e stronzo,” gli ha detto questo agguerrito ragazzo coi dread in un soleggiato martedì di aprile durante un comizio organizzato dalla Student Government Association e dalla Black Student Union [Unione degli Studenti Neri]. In un campo alle spalle di Duane e Matthew, un centinaio di studenti manifestava contro la WSU. Quando Matthew è spuntato ai margini della folla, una dozzina di manifestanti gli si sono avvicinati minacciosi. Sulla saracinesca di un garage, uno striscione recitava WSU GTFO: White Student Union Get the Fuck Off [WSU, fuori dalle palle].

      “Non c’è bisogno di insultarmi,” ha detto Matthew a Duane, a cui sarebbe bastata un’altra parola per tirare un cazzotto al ventunenne.

      “Ho ucciso,” dice Duane. “Per legittima difesa... Ma ho ucciso.”

      Matthew ha l’aria di uno che è stato vittima di bullismo per tutta la vita: gonfia il petto per nascondere la pancia prominente, indossa occhialetti da due soldi e quel giorno sfoggiava quella che sembra una t-shirt di Morrissey.

      “Chi è quello sulla tua maglietta?” gli ha chiesto Duane, spintonando Matthew. Gli spettatori si sono sporti ad ascoltare la risposta.

      “Ian Smith,” ha risposto Matthew, prima di sciorinare la biografia dell’ex primo ministro della Rhodesia, un sostenitore della supremazia dei bianchi nello stato africano che riuscì a fermarne il declino negli anni Sessanta. “È uno dei miei eroi.”

      Una donna slanciata in dashiki ha interrotto la conversazione. “Se stessi morendo e avessi bisogno di un trapianto di cuore,” gli ha chiesto, “ne accetteresti uno da un nero?”

      Matthew è rimasto in silenzio con un sorrisino tirato. Dagli altoparlanti risuonava “Give Peace a Chance” di John Lennon.

      “Non ha bisogno di un cuore nero,” ha risposto Duane. “Ne ha già uno!”



      I manifestanti dello “unity rally” della Towson mandano un messaggio a Matthew e ai suoi: “White Student Union Get The Fuck Out.” Foto di Iram Nayati

      Da quando promuove le ronde notturne, Matthew è diventato il pallido volto pubblico dell’odio razziale del campus.
Sa come servirsi dei media, e tutti i pezzi che lo riguardano andati in onda su CNN, CBS, “Thom Hartmann Program” e praticamente ogni sito della blogosfera ne sono la prova. Per questo, andare in Maryland e parlare con lui e i suoi misteriosi “camerati”, significa dargli ciò che desidera: un po’ di attenzione. In realtà questo studente è considerato più un caso umano che ciò che è in realtà—uno dei volti prominenti del razzismo in America—e quindi, ci siamo detti, andiamo a intervistarlo.

      Odio Hitler,” mi ha detto Matthew nel suo appartamento, in un quartiere afro-americano a Baltimora, a circa 20 chilometri dall’università. Mi ha detto di sentirsi offeso per essere considerato razzista e di disprezzare il KKK e le organizzazioni neonaziste. “Sono solo teppisti da quattro soldi. Li trovo imbarazzanti.”

      Mentre sorseggiava il suo caffè da una tazza con la bandiera confederata, Matthew mi ha spiegato di far parte di un movimento accademico di “realisti della razza” che ha scambiato le croci infuocate con dottorati di ricerca e giacche in tweed. Supportano una gran varietà di ideologie, ma le più conosciute sono l’identitarismo (definizione in voga in Europa) e il realismo razziale, termini equivalenti per indicare chi crede che la razza bianca debba essere celebrata, esattamente come i neri celebrano la propria identità. “Noi siamo per amare quelli come noi,” mi ha spiegato Matthew, “ma anche per il rispetto degli altri... È questa la differenza principale [tra loro e i gruppi come il KKK]. L’amore ci porterà molto più lontano di quanto si potrebbe andare urlando epiteti razzisti in un megafono.”
Secondo Matthew, l’identitarismo e il realismo razziale rifiutano il white power, ma ammettono il white pride, l’orgoglio bianco, giustificandosi con il fatto che se il black pride ha aiutato un gruppo, qualcosa di simile potrebbe funzionare anche per altri gruppi. “In America non vai da nessuna parte sventolando una svastica,” ha detto.

      Matthew ha formato la prima WSU quando era ancora alle superiori, nella cittadina rurale di Poolesville, nel Maryland, quando a scuola avevano iniziato un programma che promuoveva l’integrazione razziale, “Prima di allora c’erano solo tre ragazzi neri.” Ma il gruppo si è affermato soltanto anni dopo, alla Towson, quando nell’agosto 2012 Matthew ha riunito un po’ di simpatizzanti ed è riuscito ad assoldare un professore conservatore come loro referente. Sono passati praticamente inosservati, finché uno dei membri, Scott Terry (che non è uno studente della Towson), è stato visto su una TV nazionale alla Conservative Political Action Conference a marzo. Scott aveva detto a K. Carl Smith, l’afroamericano fondatore dei Frederick Douglass Republicans, che Frederick Douglass avrebbe dovuto ringraziare il suo padrone per averlo “nutrito e ospitato.” Jon Stewart ha mandato in onda il video sul Daily Show, ridicolizzando Scott. Il loro referente ha smesso di appoggiarli, al gruppo è stato negato il riconoscimento ufficiale da parte dell’università, ma nonostante tutto ha continuato a crescere: secondo Matthew, ora ha 57 membri. Matthew ha anche contribuito alla formazione di gruppi simili in altri campus, ultimo caso quello dell’Università dell’Indiana (anche se gli attivisti antirazzisti sono intervenuti per farlo chiudere).

      Quando ho chiesto a Matthew cosa ne pensasse della presidenza Obama, mi ha detto, “Non mi fa impazzire, ma non perché sia un afro-americano.” Mi ha spiegato come, secondo lui, le due vittorie di Obama evidenzino il declino del potere degli elettori maschi bianchi in America. Indicando le proiezioni dello US Census Bureau, secondo le quali entro il 2040 gli elettori bianchi non saranno più una maggioranza (restando comunque il gruppo etnico più numeroso), ha detto che a causa del cambiamento demografico nel Paese, la sconfitta di Mitt Romney alle presidenziali del 2012 ha dimostrato che “abbiamo già perso la capacità di eleggere un presidente. Mitt Romney poteva contare sul 60 percento dei voti dei bianchi. Dieci anni fa, con quella percentuale di voti dei bianchi, avrebbe vinto le presidenziali. Ora non basta più. Quindi, il cambiamento demografico ci dimostra che abbiamo perso la capacità di decidere per noi stessi a livello nazionale.” È chiaro che quel “noi” non include gli americani non caucasici.

      Secondo Mark Potok, direttore del Southern Poverty Law Center, questo sentimento ha alimentato una crescita dell’attivismo pro-supremazia bianca: dal 2008 c’è stato un aumento dell’800 percento di quelli che lui chiama “gruppi patriottici”, molti dei quali se la prendono direttamente con il governo, e i gruppi d’odio sono raddoppiati. Ha citato la presidenza di Obama e la recessione economica tra i fattori scatenanti. “Stanno lucrando sul malcontento,” mi ha detto Mark. “Heimbach infiora il suo messaggio politico con un linguaggio cristianeggiante, studiato per rendere il contenuto razzista appetibile per i bianchi giovani, ignoranti e poveri, nei college o altrove.” Il Southern Poverty Law Center ha recentemente inserito Matthew nella lista annuale di nemici pubblici.

      A distanza di una settimana dalla mia visita a Towson, l’American Renaissance ha organizzato una manifestazione fuori Nashville, in Tennessee, dove ho percepito con forza il senso di vittimismo dei bianchi e il coinvolgimento dei giovani nel movimento. L’American Renaissance è stato fondato nel 1990 da Jared Taylor, un professore laureato a Yale che insegna giapponese a Harvard e guida il gruppo separatista New Century Foundation. Jared ha provveduto a dare una facciata intellettuale all’identitarismo e al realismo razziale pubblicando libri basati su dati statistici dubbi, sostenendo che i neri sono meno intelligenti dei bianchi e più inclini a commettere crimini. Eppure, ha bandito neo-nazisti e negazionisti dal suo gruppo. Infatti si è dichiarato pro-Israele, e celebra il Giappone (il suo Paese natale) come modello vincente di nazione etnicamente omogenea, poiché crede che i Giapponesi siano più “evoluti”—geneticamente e socialmente—dei bianchi. Ma alla conferenza, Jared, che assomiglia un po’ a Ted Danson ed è fan delle giacche frivole e delle camicie abbottonate fino al collo, ha abbandonato il suo tono educato per una dichiarazione forte. Quando ha chiesto ai 150 presenti quanti partecipassero per la prima volta, più della metà ha alzato la mano. Dal palco, ha spiegato di cosa si sta occupando ultimamente. “Vogliamo essere la maggioranza nella nostra patria,” ha detto. “Abbiamo un governo di traditori... I bianchi che hanno espresso il desiderio di avere una patria sono stati etichettati come portatori d’odio.” Ha concluso il suo discorso con un’arringa: “Pensate alla secessione... Pensate alla terra natia. Dobbiamo costruircele da soli... Sopravvivere è la priorità. Non abbiamo altra scelta che continuare a combattere.”

      Matthew è arrivato da Baltimora per assistere a questo incontro. Si è alzato e ha fatto una domanda. “Il governo federale continuerà il genocidio della nostra gente,” ha detto. “Dove dobbiamo andare? Qual è il miglior modo di creare una patria?”

      “Si svilupperà organicamente da sola, in modi che non possiamo predire,” ha risposto Jared. “La rabbia dei bianchi può esplodere in luoghi che non abbiamo mai sentito nominare.”

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      Tag: supremazia bianca, razzismo, White Student Union, Matthew Heimbach, Towson University, baltimora

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