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      La gente non sa suicidarsi

      February 13, 2013

      Di Dott.ssa Mona Moore

      Cari lettori, è la dottoressa Mona Moore che vi parla. Ovviamente si tratta di un nome fittizio, ma non temete, sono un medico in tutto e per tutto. La cosa importante, ad ogni modo, è che sono qui per dispensarvi qualche consiglio sulla salute, che si tratti di droga o masturbazione sperimentale.

      La gente è proprio incapace quando si tratta di suicidarsi. Forse pensate che una volta che si è schiacciato il pulsante "modalità autodistruttiva" si vada per forza fino in fondo, ma la maggior parte delle persone fallisce. Di fatto, ogni anno tra le dieci e le 20 milioni di persone falliscono il proprio tentativo di suicidio. È un sacco di tempo sprecato, per un ospedale. Per questo motivo, non aspettatevi la simpatia del personale medico se arrivate dopo aver ingollato una scatola di ibuprofene con una bottiglia di vodka alla pesca perché il vostro ragazzo vi ha scaricato. 
       
      Iniziano ad arrivare—i suicidi e gli ubriachi—verso mezzanotte. L’80 percento opta per un’overdose nella vana speranza di imitare le rock star, finendo a faccia in giù su una pozza di vomito e pillole sparpagliate. Ma ottengono solo il fegato di Keith Richards senza gli anni di divertimento ed eccessi che lo giustificano.
       
      

I ragazzini preferiscono il paracetamolo. I casi da crisi di mezza età usano gli antidepressivi e i vecchi depressi prendono sedativi per cullarsi dolcemente nel sonno più profondo. Ma tutti commettono lo stesso errore: non ne prendono abbastanza. Pensateci, ci deve essere stato un weekend in cui avete preso una quantità impensabile di ketamina e, di solito, voi e i vostri amici non siete morti. Quindi, per riuscire davvero a staccarvi dal tumulto della vita dovrete veramente darci dentro. Le cose peggiorano se ne prendete quasi a sufficienza. In quel caso, vi verrà un’insufficienza epatica e diventerete gialli, sanguinerete da ogni orifizio ed entrerete nell'interminabile lista d'attesa per un trapianto, e sarà una gran merda. I film adolescenziali sono colpevoli di aver perpetuato il mito dell’efficacia del tagliarsi le vene: anche se riusciste ad arrivare abbastanza in profondità e a tagliare l’arteria, vi ci vorrà talmente tanto a morire che finirete per cagarvi sotto prima di tirare le cuoia. Anche se esteticamente l'effetto è sicuro.
       
      In generale, fallire un suicidio è peggio che fallire nella vita. Se vi sparate in testa con l’angolazione sbagliata rimarrete ritardati. Saltate da un piano troppo basso e resterete paralizzati a vita. Un sorso in meno di candeggina e dovrete aspettare che il vostro stomaco si sciolga. Molto lentamente.
       
      Poi ci sono i tentativi di richiamare l’attenzione. Il problema è che non abbiamo spazio per loro. I posti letto per le emergenze psichiatriche sono limitati, ed è più difficile infilarsi in uno di questi che nella moglie di vostro fratello. Se ne volete uno è meglio che siate davvero pazzi, perché un buffone suicida non viene nemmeno preso in considerazione. Una volta un trentenne scheletrico e depresso fu portato dalla polizia in ospedale dopo aver minacciato di impiccarsi. Lo psichiatra gli disse, “Siamo spiacenti, ma se avessi davvero voluto ucciderti non avresti chiamato la polizia, giusto?” Un po’ indelicato forse, ma la logica era inattaccabile. Sfortunatamente l’uomo tornò quella stessa notte. Si era legato una corda attorno al collo, arrampicato su un cornicione e assicurato di chiamare la polizia poco prima di buttarsi. A malincuore fu ricoverato.
       
      Alcuni tentativi sono proprio ingenui. Una donna di mezza età una volta arrivò per un caso di soffocamento, ma si rifiutava di farsi aprire la bocca dai medici. La dovettero immobilizzare, tenerle la bocca aperta e rimuoverle un tanga di pizzo rosa dalla gola con delle pinze. Esecuzione pessima, ma sull'originalità guadagna punti. L'overdose di vitamine, tenere la testa sott’acqua e fare una leggera indigestione di aspirine rientrano tutte nella stessa categoria. Tutti i sopravvissuti poi dicono la stessa cosa, “Mi sento molto stupido”. Be', sì, avete ragione. In fondo, le persone falliscono nel tentativo di uccidersi perché non vogliono morire. La vita magari non è degna di essere vissuta, ma la morte di sicuro non vale la pena. 
       
      Non voglio incoraggiare tattiche di suicidio più efficaci, sia chiaro. La prossima volta che vi sentite giù, andate al cinema. A tutti piace il cinema. Ma qualsiasi cosa facciate, non toccate la candeggina. Ve ne pentirete per tutta la vita. 
       
       
      Altri disturbi clinici:
       
       
       
       

       

       

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      Tag: suicidio, psichiatria, ospedale, ibuprofene, depressione

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