Il primo hamburger artificiale della storia non è granché

Di Matthew Francey

Mentre la popolazione mondiale si avvia verso i nove milardi (tetto che dovremmo toccare nel 2050), la scarsità di cibo è un problema sempre più serio. E la cosa è ancora più evidente nel settore delle carni. L'organizzazione delle Nazioni Unite per l'alimentazione e l'agricoltura stima che il 70 percento delle terre agricole è utilizzato per la produzione di carne. Prevede anche che la domanda di carne aumenterà di più di due terzi nei prossimi 40 anni a causa della crescita delle classi medie nei paesi neo-industrializzati dell’Asia e il Sud America.

Oltre alle evidenti questioni legate alla crudeltà del procedimento, si pensa che l’industria della carne abbia un impatto significativo sul surriscaldamento globale per via delle emissioni di metano—un gas-serra 33 volte più potente dell’anidride carbonica. È ovvio che l’industria della carne sia insostenibile, ma per gran parte di noi l’idea di diventare vegetariani è piuttosto difficile da digerire.

Fortunatamente il prof. Mark Post crede di aver trovato un modo per salvare il pianeta e contemporaneamente abbuffarci di carne. Sfortunatamente, non è ancora molto efficace. 


Il professor Mark Post.

Prelevando del tessuto muscolare da una mucca viva, il professor Post è riuscito a dividerlo in cellule muscolari singole. Ogni cellula può produrne un altro trilione, formando così nuovo tessuto muscolare. Cinque anni e 250.000 sterline dopo, Post ha creato l’hamburger più caro del mondo, pronto ad essere inaugurato e assaggiato durante una cerimonia speciale. Tutti i media, compreso il sottoscritto, si sono ritrovati a Londra nel tentativo di comprendere se questo “manzo sintetico” salverà davvero l’industria della carne. 

La degustazione si è svolta negli studi di Riverside, dove hanno girato Top of the Pops e Dr Who. Una volta arrivato ho fatto la fila con il resto della stampa in un corridoio pieno di ritratti di attori famosi.

La cosa che ho imparato da quest’esperienza è che i giornalisti adorano i giochi di parole. Ho sentito “Manzo sintetico? Non saprà di pile [risatine inarrestabili]” almeno dieci volte, e questo ancora prima di entrare nella sala. Abbastanza per fare del ritratto di Al Murray con un pollo gigante in mano l’immagine più divertente che abbia mai visto.

Il set era un incrocio tra un programma di cucina e un laboratorio di scienze. Credo fosse appropriato, dato che l’evento si basava esattamente sulla combinazione di queste due idee.

Per prima cosa ci hanno mostrato questo trailer. Dovreste dargli un’occhiata, dato che spiega l’idea del manzo sintetico con grafiche carine e facili da capire. E poi, mi risparmiereste di dovermi andare a ripescare le conoscenze di biologia dal liceo per cercare di spiegarvi come la gente stia cercando di far crescere della carne su piastre di Petri. 

Dopo il video, Post ha preso la parola svelando finalmente l’hamburger. Ha tirato fuori un piatto di Petri formato hamburger da un frigorifero, l’ha aperto ed eccolo lì: un hamburger da 250.000 sterline. Vorrei tanto poter dire di aver provato una qualche emozione, ma ero troppo lontano per vedere qualcosa. E poi, per quanto possa essere un’idea geniale, provare emozioni per un hamburger sintetico è abbastanza difficile.

La degustazione è stata presentata da Nina Hossain, di ITV London. Eccola mentre intervista Richard McGeown, lo chef incaricato di cuocere l’hamburger. Potete immaginare il suo stress all’idea di bruciarlo. È comprensibile, considerato che quell’hamburger è il pezzo di cibo più caro mai cucinato nella storia dell’uomo. E se bruci un pezzo di carne che costa tanto quanto la costruzione di 50 pozzi in Africa, poi te lo ritrovi sul curriculum.

Non che Nina abbia fatto molto per metterlo a suo agio. Mentre lo chef cercava di concentrarsi sulla cottura, lei continuava a bombardarlo di domande ripetitive e inutili del tipo “È come cuocere un hamburger normale?” e “Dal punto di vista di un cuoco, trovi qualcosa di diverso in questo hamburger?” (nel caso vogliate sapere le risposte, sono, nell’ordine, “sì” e “no”).

Ci è voluto un po’ di più di quanto mi aspettassi. Forse Richard l’ha cotto a fuoco lento per evitare di bruciarlo mentre centinaia di occhi erano puntati sulla padella che aveva in mano. O forse avevo solo una gran fame.

Ad ogni modo, quando l’hamburger ha iniziato a sfrigolare sono entrati due ospiti speciali che, insieme al professor Post, avrebbero mangiato e commentato il primo manzo sintetico della storia.

La prima ospite era Hanni Rutzler, una nutrizionista. Hanni, sebbene molto gradevole, era forse la persona meno adatta a questo lavoro. C’erano circa un centinaio di giornalisti affamati in attesa di un giudizio, e l’unica cosa che è riuscita a dire è stata: “era più caldo [in termini di temperatura] di quanto mi aspettassi,” e—quando le hanno chiesto di cosa sapesse—“sembra un tortino.”

Uno dell’Huffington Post ha chiesto se fosse possibile farne assaggiare un pezzo a uno dei giornalisti perché ne potesse fare un commento, ma purtroppo la richiesta è stata stroncata sul nascere in quanto “ingiusta”. Uno del Times ha urlato “non mi interessa!”, ma non c'è stato verso.  

Le speranze dell'intera sala erano riposte nel secondo assaggiatore, Josh Schonwald. John è uno scrittore, quindi era probabile sarebbe riuscito a mettere insieme le due parole che la stampa di tutto il mondo stava aspettando. “Lo collocherei tra un Boca burger e un hamburger di McDonald’s,” ha detto, dimenticandosi del fatto che a Londra nessuno ha idea di cosa si a un Boca burger. “È difficile essere più precisi, perché non ricordo di aver mangiato molti hamburger senza ketchup in vita mia.”

Dopo gli assaggi è arrivato il momento delle domande. Molte avevano l'obiettivo di sapere qualcosa di più a proposito del sapore. E anche in quel caso, l’unica dichiarazione è stata un “potevano metterci un po’ di sale e pepe” da parte di Hanni. Nel frattempo Josh, cercando di pubblicizzare il suo libro Taste of Tomorrow senza un minimo di ritegno, ha lasciato cadere un “mi sembra ci sia troppo poco grasso. È una sottigliezza, perché alla fine è come un qualsiasi hamburger.”.

Di nuovo, nessuno poteva dirsi soddisfatto.

Rassegnati al fatto che non avrebbero mai assaggiato l’hamburger né carpito nessuna frase interessante sul suo sapore, i giornalisti si sono concentrati sul futuro della scienza dopo l’hamburger.

Il professor Post ha risposto che per i prossimi 20 anni si può stimare una produzione di massa di manzo sintetico, che dovrebbe avere lo stesso prezzo o persino un prezzo inferiore al manzo classico. Ha anche alleviato i dubbi sulla sicurezza alimentare di questa carne assicurandoci che è geneticamente identica alla carne di mucca e che sì, la darebbe da mangiare ai suoi figli.

Il fatto più sconvolgente della giornata è stato probabilmente quando gli hanno chiesto se avesse pensato a un nome più accattivante di “manzo sintetico”. Ha risposto che c’era stata una gara per trovarne uno all'Università di Maastricht, dov’è stata condotta tutta la ricerca: di 7.000 partecipanti, nessuno ha trovato qualcosa di “soddisfacente”.

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Dopo le domande ci siamo catapultati tutti attorno al palco a dare un’occhiata più ravvicinata agli avanzi dell’hamburger, ma, tempo di arrivarci, erano già stati portati via dalla sicurezza come Nicky Minaj da uno stuolo di paparazzi.

Forse ho assistito a un momento di svolta, ma lasciando la sala non ho potuto evitare di sentirmi un po’ deluso. Tutto l’evento era mirato a capire se il gusto dell’hamburger potesse essere riprodotto in laboratorio—cosa che, grazie all’incompetenza degli assaggiatori, rimarrà un mistero. Ad essere onesti, ci sono rimasto male per non essere riuscito a rubarne un pezzettino. Ora dovrò aspettare 20 anni come tutti gli altri.


Segui Matthew su Twitter: @matthewfrancey

Foto per gentile concessione dell'Università di Maastricht.

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