Sessanta rapine e non sentirle

Di Theo Kindynis


Questo è l’aspetto che hanno tutti i rapinatori di banche.

Ogni rapinatore di banche sulla faccia della Terra è una specie di Johnny Depp nel ruolo di John Dillinger, giusto? Uno stiloso e garbato antieroe iper-organizzato e con una mascella splendidamente definita, più interessato ad aiutare la comunità che se stesso, perché ovviamente la ragione che spinge qualcuno a rischiare la vita e anni di galera per una somma di denaro potenzialmente misera è il poter dare via gran parte del bottino, per poi passare una giornata con un aspetto tutto sofferente e stoico—quel riservato senso di trionfo alla fine di un duro lavoro.

In realtà, se prendiamo le statistiche pubblicate dall’FBI, i rapinatori di banche non sono affatto così. Apparentemente quasi tutte le rapine in banca di oggi sono crimini mossi dalla disperazione “grezzi e poco professionali”, organizzati alla bell’e meglio da delinquenti occasionali, giovani e maschi.
I film ci hanno mentito. Chi l’avrebbe mai detto? Ovviamente ci sono delle eccezioni, ma per lo più si tratta di esecutori che si applicano con poca o senza pianificazione, vittime di errori basilari come fallire nel celare l'identità o nel pianificare una via di fuga. 

Tutto questo spiega in qualche modo perché, secondo uno studio, la rapina in banca frutti in media soltanto 20.000 sterline nel Regno Unito e poco meno di 3.000 dollari negli Stati Uniti. E una volta che hai diviso questa somma con la tua banda e l’autista, devi iniziare a chiederti se vale la pena correre il rischio. La conclusione impassibile dei ricercatori: “Il guadagno di una rapina in banca nella media è, francamente, irrisorio. Come occasione di guadagno la rapina in banca lascia molto a desiderare.”

Al momento un mio amico sta aspettando di essere processato per un crimine non violento in una prigione federale di New York, l’MCC NY. In passato questa struttura ha ospitato il capo della famiglia criminale dei Gambino, Bernie Maddoff e quello che sarebbe diventato l’artefice dell’autobomba a Times Square, oltre a pirati somali, trafficanti internazionali d’armi e una moltitudine di semplici trasgressori alle leggi sulle droghe.

Ciò nonostante, sono rimasto sorpreso nello scoprire che il mio amico Tim, un criminale fino ad allora incensurato, sia finito in cella con “Criminal Sha”, un noto rapinatore di banche con un nome assolutamente non originale—ma nondimeno azzeccato per la sua professione—apparso in numerose occasioni su America's Most Wanted e sospettato di aver effettuato più di 60 colpi in banca. Essendo sempre stato appassionato di rapine in banca, ho deciso di mettermi in contatto con Sha (il cui vero nome è Eric Manson) per un resoconto diretto.


Eric Manson, in arte "Sha".

Essendo cresciuto a Brooklyn, Sha—come racconta lui stesso—ha “sempre avuto un piccolo delinquente dentro di sé,” e malgrado la vita nel crimine non rientrasse tra le sue aspirazioni, racconta di essere stato colpito dalle difficoltà dei più svantaggiati fin dalla giovane età. “Non ho semplicemente detto ‘Fanculo, invece di diventare dottore o professionista del football, farò il rapinatore di banche.’ Ma quando mi sono avvicinato ai 20 anni e ho iniziato a capire il potere di un dollaro, la mia vita è cambiata per sempre. Mi sono sempre piaciuti i vecchi film polizieschi in bianco e nero; guardare vecchi attori che interpretavano dei delinquenti era fico. Quando tutti volevano che il cosiddetto cattivo morisse, io lo volevo vivo, e quando i cowboy combattevano contro gli indiani, io facevo il tifo per questi ultimi.”

Sha ha fatto il suo debutto nel crimine a 15 anni, nel McDonald's della sua zona, ordinando qualche decina di dollari di cibo per poi fregarlo dal bancone e tornare di corsa al suo palazzo. Dopo quel primo assaggio di criminalità, Sha è stato svelto a diversificare e capitalizzare le capacità da poco acquisite, passando gli anni seguenti “a compiere ogni sorta di reato minore”. Ho chiesto a Sha se poteva essere più preciso riguardo le sue imprese da novello criminale, al che lui mi ha risposto, “Cosa stai cercando di fare, procurarmi un’altra denuncia?” Dovevo aspettarmi una risposta del genere.

“Ho sempre sentito storie su come i ragazzi più grandi del vicinato attaccassero i furgoni portavalori e rapinassero le banche e i posti dove cambiano gli assegni. Volevo farmi le ossa con i ragazzi grandi.” E così, a soli 17 anni, Sha ha rapinato la sua prima banca. È stata una cosa poco sofisticata e priva di tecnologie, malgrado fosse senza dubbio più premeditata di molti colpi in banca.

Sha aveva scovato una banca abbastanza lontana dal suo quartiere, e priva del vetro di sicurezza tra clienti e cassieri. Per evitare di essere riconosciuto, ha adottato un impacciato travestimento che consisteva in un cappellino, degli occhiali da sole e un finto zoppichio. Non appena la banca ha aperto, la mattina, è entrato e ha gentilmente chiesto all’impiegata allo sportello di dargli tutte le sue banconote da 50 e da 100. Si è infilato il denaro nelle tasche ed è uscito zoppicando dalla porta, in tutta fretta. Quando è tornato a casa, si è seduto in cucina con l’adrenalina che pompava ancora e ha contato i soldi; “Non fumavo pesante, ma mi sono acceso una Newport. Ho tirato fuori i soldi e li ho messi sul tavolo. Non ne avevo mai visti così tanti in vita mia: era pazzesco! Devo averli contati 20 volte: 10.900 dollari, e non sono stato in banca nemmeno un minuto. Pensavo di essere straricco.”


Non è Sha, ma un altro rapinatore di banche, nel caso non sapeste che aspetto hanno.

I soldi erano facili, si facevano velocemente e davano dipendenza (ma immagino che quest'ultimo punto valga per i soldi fatti in ogni modo) e non c’era possibilità di tornare indietro. “Dopo il mio primo lavoro, sono diventato più furbo con i camuffamenti e più audace con le rapine. La gente parla della vita delle rock star, ed era così: macchine, pellicce di visone, diamanti, ragazze, droghe. Ero la più raffinata delle fighette, mangiavo i cibi migliori. Davo soldi alla mia famiglia, ai miei amici, e a chiunque avesse una storia triste. So con certezza che ho buttato almeno un milione.”

“Frequentavo ogni sorta di celebrità—pornostar, personalità dello sport, e via dicendo. Non dirò con chi per questioni di rispetto, ma mi facevo di coca con un sacco di ragazze famose che si vedono in TV. Tante ci davano dentro più delle pornostar. Ero molto preso dalla scena sadomaso, e andavo in giro con una donna al guinzaglio nel suo giardino e la facevo dormire in una cuccia. Era una delle mie ‘schiave’. È molto famosa, adesso.”

Sha metteva a segno sempre più rapine per mantenere il suo stile di vita da playboy: “La mia condotta ai tempi prevedeva di rapinare una banca, finire i soldi, e poi derubare un’altra banca. La gente mi chiede in continuazione perché non mi sono fermato una volta arrivato a una certa somma, ma non mi sono mai posto alcun limite.”

Sfortunatamente rapinare le banche non era sempre semplice quanto chiedere cortesemente al cassiere di consegnare il bottino, e in più di un’occasione Sha ha fatto ricorso a metodi più bruschi. “Ho dovuto tirare fuori le pistole un paio di volte, e non è una bella sensazione. Non ho mai colpito né ucciso nessuno, ma ero pronto a farlo. Sono andato un tantino fuori di testa, una volta a LA. Sono entrato nella banca pensando, ‘È solo un altro giorno di lavoro,’ ma quando ho chiesto all’impiegata i soldi, mi ha guardato come se parlassi russo o chissà che cazzo, poi mi ha detto di andarmene fuori da lì!”

“A quel punto ho dato di matto. Sono saltato sul banco dello sportello, ho tirato fuori un revolver calibro 45 e ho sparato un paio di colpi per fare scena. Sono saltato oltre il banco e ho notato un carrello pieno di soldi. Mi sono riempito lo zaino di fasci di banconote da 10, 20, 50 e 100. Sulla strada del ritorno mi sono dovuto calmare con un bicchierino di Hennessy. Ho contato i soldi e sono arrivato a 94.100 dollari—la quantità maggiore che abbia mai fatto in un unico colpo.”


Sha nella vita di tutti i giorni.

Negli anni, le banche hanno elborato un infinito numero di sistemi per sventare rapine, per esempio attraverso il "dye pack", o mazzetta esplosiva. Si tratta di dispositivi controllati a distanza e dotati di carica esplosiva, nascosti all'interno di mazzette di banconote. Varcata la soglia della banca, il radiotrasmettitore avvia un timer che conduce all'esplosione del dye pack, inondando i ladri con un misto di vernice rossa e lacrimogeni.

Sha mi ha spiegato la sua brusca ma effettiva tattica per sfuggirvi: "Ho scoperto ben presto che ai cassieri viene insegnato di consegnare il denaro e, se possibile, infilarci un dye pack. Da fuori sembra un rotolo di banconote, ma uscito dalla banca esplode. Mi è successo, una volta. Ma è stata la prima e anche l'ultima. Da quel giorno ho iniziato a rivolgermi al cassiere, uomo o donna che fosse, dicendogli, 'Se mi rifili un dye pack, tornerò e ti farò saltare la testa.' Non è mai più successo. Tutto quello che deve fare una banca per scampare alle rapine è assumere una guardia armata e inserire un vetro protettivo allo sportello dei cassieri. Forse non li fermerà, ma sono certo che diminuirebbero del 75 percento. Eppure, la sai una cosa? Non lo faranno mai. Perché? Per soldi! Il punto centrale delle rapine in banca è che sono le banche stesse a volerlo! Davvero."

Sha ha proseguito spiegandomi che in più occasioni è stato accusato di aver rubato somme di gran lunga superiori rispetto a quelle reali, e questo perché le banche potessero richiedere cifre più alte alle compagnie assicurative. Stando a lui, "Questo significa che c'è un piccolo truffatore dentro ognuno. I ricchi commettono crimini quotidianamente, la differenza sta nel fatto che loro non usano la pistola."

Non potevo fare a meno di pensare che quella non fosse l'unica differenza. I bianchi che commettono crimini finanziari non ricevono così facilmente una condanna da scontare in prigione, mentre Sha ha trascorso quasi metà della sua vita dietro le sbarre.

"Il lato negativo di questa cosa delle rapine è la prigione. Mentre sei lì il mondo va avanti. Puoi anche essere circondato da migliaia di persone, ma il carcere è un posto davvero solitario. Prima di entrarci per la prima volta avevo un sacco di amici; uscito, ne erano rimasti cinque. Non raccomando i furti in banca, per niente. Non puoi pensare di fare rapine o qualsiasi altro crimine per sempre, senza mai finire dentro."

Al momento, Sha è in attesa del processo. Questo significa che non sa ancora quando verrà rilasciato di preciso, ma fin da ora intende mettere fine alla sua vita di criminale e prendere la strada giusta.

"Sono in questo posto da quasi quattro anni. Quando è troppo è troppo. Credo mi attenda un futuro luminoso e positivo, libero dal crimine, ecco. Da quando sono qui ho iniziato a pensare, ad avere un sacco di idee per iniziative future, e se andrà bene, non dovrò più guardarmi alle spalle, preoccupato che le autorità possano riprendersi tutto. Voglio potermi prendere cura della mia famiglia, divertirmi e godermi il resto della vita."

"Sei una bella persona, Theo. Sono certo ci rimetteremo in contatto in futuro, andremo a vedere una partita, a farci qualche birra o un tiro di coca, o un bel servizietto. Se qualche bella lettrice avesse voglia di parlare, il mio indirizzo è

Eric Manson

01558112

MCC New York

150 Park Row

New York, NY

10007 USA

Con affetto,
Criminal Sha”


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