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      Ho guardato il documentario di Beyoncé

      February 20, 2013

      Quando la HBO ha annunciato la messa in onda di un documentario su Beyoncé diretto da lei stessa, il cui scopo sarebbe stato offrire uno spaccato sulla vita privata di una superstar altrimenti sempre molto riservata, non ho potuto fare a meno di pormi qualche domanda. Chi è Beyoncé? È umana? Si fa mai una bella cagata sul cesso? Le capita mai di vomitare i resti della minestrina a forma di lettere dell’alfabeto dopo una serata a base di vodka? Controlla mai il rapporto tra following e follower su Twitter per poi sentirsi a pezzi? Si infila mai il dito nell'ombelico per estrarne una pallina di lanuggine da scagliare nella realtà? OPPURE, come ci hanno portato a sospettare i media, è un impertinente angelo vergine che, malgrado agiti il sedere e balli in modo provocante nei costumi più striminziti, rappresenta la forte e innocente incarnazione del perfetto modello di donna del ventunesimo secolo?

      Mentre il video di YouTube caricava, mi sono preparato a muovere il dito come se volessi che la mia ex ragazza traditrice venisse e ci infilasse un anello. Allo scopo di essere completamente pronto per l’esperienza Beyoncé, mi sono cucinato una cena molto sana.

      Il pasto dei campioni. Mi sono chiesto: Beyoncé mangia mai questo genere di schifezze quando è in tour? Ha mai sentito il caldo dono rappresentato da un doppio cheeseburger per una bocca in pieno doposbornia alla stazione di servizio la domenica mattina? Ero esaltato all’idea di scoprire la risposta a queste domande.

      Ma è venuto fuori che facevo bene a essere scettico.

      Il film comincia con una registrazione di Bey che canta "Crazy In Love". Ok, fantastico, ho pensato. La ragazza sa cantare, sì, è una superstar mondiale. Quindi lasciatele fare le sue cose per cinque minuti e POI arriveremo alla parte in cui Jay-Z le tiene i capelli mentre lei vomita nella tazza del cesso. Ma non siamo mai arrivati a quella parte…

      In effetti, riuscire a vedere qualcosa che somigli lontanamente alla Beyoncé non esposta alle luci della ribalta è estremamente difficile.

      Al contrario, ci vengono sottoposti i filmati di Beyoncé che canta.

      Beyoncé che balla.

      Beyoncé che ri-balla.

      Beyoncé che fa una breve chiacchierata di fronte alla webcam.

      Più altri filmati di canzoni.

      E qualche altra coreografia.

      “Oh, ciao! Non ti avevo visto. Non sono bella?”

      E avanti così fino alla fine.

      Ci sono un paio di momenti che mi hanno fatto stringere il cuore. Per un po’ parla del rapporto con il padre. Poi ci sono diversi punti in cui sembra avere le lacrime agli occhi mentre ci racconta quanto sia difficile essere una donna di successo, essere incinta e gestire il fatto di stare sotto i riflettori. Ma Beyoncé sta ancora sospesa in superficie, timorosa, o riluttante a lasciarci entrare. L’unico momento in cui sentiamo davvero di intuire le sue difficoltà è quando parla del suo aborto spontaneo. Non fingerò di sapere cosa significa, sarebbe offensivo—ma per quel breve momento del film, Beyoncé era sincera.

      Il resto è un tutorial ben studiato di vanità e autopromozione. Non arriviamo a vedere Beyoncé con gli occhi rossi e i capelli a cespuglio in piena notte. Il che, quando hai il controllo, è giusto. Ma qui, visto che il film è stato venduto come uno sguardo nell’anima nuda di Beyoncé, mi ha lasciato con la sensazione di essere stato un po’ ingannato.

      Ci sono altri momenti d’oro—mi vengono in mente sia “Yellow” dei Coldplay cantata a cappella che un video fatto con una webcam di Beyoncé, Solange e Kelly Rowland che cantano insieme una canzone dei Cardigans—ma il resto non è altro che una piatta autopromozione di quello che già sappiamo. SAPPIAMO che Beyoncé sa cantare. SAPPIAMO che sa ballare. SAPPIAMO che è bella. Non sappiamo come si comporta quando è ubriaca (come se il suo agente permetterebbe che lo scoprissimo, comunque), cosa fa in viaggio o come si rilassa nei fine settimana. 

      Nel film, Beyoncé dice che la gente vede le celebrità e pensa che le loro vite siano grandiose e perfette. Ma, non vedendole o toccandole con mano, continuiamo a perpetuare l’idea di perfezione. Dice che la realtà non potrebbe essere più lontana. Allora, B, perché non mostrarcela?

      Capisco che tu voglia mantenere una certa riservatezza. Nell’era dell’unico mondo unito del Web 2.0, sei l’anti popstar che ha eliminato qualunque idea di spontaneità. Va bene. Sei brava. Ma, se proponi un documentario che promette di portare la luce nel mondo interno all’alveare di Beyoncé e invece ci mostri un video promozionale del santuario dell’apicoltura, è deludente.

      Il mondo dello spettacolo non è mai sembrato così noioso.



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      Tag: Beyoncé, Life Is But A Dream, documentario

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