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      Il fotografo che è entrato di nascosto nel relitto della Costa Concordia

      gennaio 29, 2016


      Tutte le foto di Jonathan Danko Kielkowski.

      Qualche settimana fa è caduto il quarto anniversario della tragedia della Costa Concordia. La nave aveva più di 4.200 persone a bordo quando, il 13 gennaio del 2012, ha colpito uno scoglio a largo dell'isola del Giglio. L'urto ha provocato uno squarcio di 70 metri nello scafo, e nel successivo naufragio sono morte 32 persone. L'11 febbraio del 2015 il capitano della nave, Francesco Schettino, è stato condannato a 16 anni di reclusione e un mese di arresto.

      Il naufragio della Costa Concordia e la confusione legale che lo ha seguito hanno catturato l'attenzione dei media e del mondo. Solo alla fine del luglio del 2014, a più di due anni dall'incidente e costi di rimozione elevatissimi, il relitto è stato finalmente spostato. Da allora è attraccato nel porto di Genova, dove centinaia di operai stanno lavorando per alleggerirlo dall'acciaio e recuperarne lo scheletro.

      Il fotografo Jonathan Danko Kielkowski ha deciso di andare a vedere con i suoi occhi ciò che resta della nave. Lo abbiamo intervistato per chiedergli come gli sia venuta l'idea e cosa si prova a stare dentro il fantasma di una nave da crociera.

      VICE: Come ti è venuta l'idea di fotografare la Costa Concordia?
      Jonathan Danko Kielkowski:
      L'idea mi ha sempre affascinato—il fatto di come una cosa così grande possa essere affondata da uno stupido errore umano e qualche scoglio. E poi avevo anche seguito tutto il processo di recupero, lo sforzo tecnico per staccare il relitto dagli scogli e rimetterlo in posizione verticale, la manodopera e i soldi investiti. È costato oltre mezzo miliardo di euro. Quando la nave è arrivata a Genova per essere smantellata ho pensato di dare un'occhiata.

      E quindi sei semplicemente andato a curiosare?
      No, la prima volta non ci sono riuscito. Sono stato beccato dalla Guardia Costiera e sono dovuto tornare indietro. Ho riprovato due settimane dopo e ce l'ho fatta.

      Come hai fatto?
      Be', la nave era stata ancorata a un molo. Era a 200 metri di distanza dalla terra ferma, quindi mi sono fatto una nuotata. Ho messo la macchina fotografica e dei vestiti di ricambio in un gommoncino per bambini, e l'ho spinto.

      E non ti hanno beccato?
      Era domenica notte. Non c'era anima viva. Ho aspettato che iniziasse ad albeggiare, e sono partito. Pensavo che mi avrebbero beccato, ma non è arrivato nessuno. Sono rimasto all'interno della nave fino al pomeriggio.

      Qual è stata la tua prima impressione quando sei entrato?
      Era abbastanza surreale. Ero concentrato sulle fotografie, dal momento che pensavo di avere al massimo una mezz'ora. Avevo una planimetria dei piani e avevo individuato un paio di punti. Sono andato in automatico. Solo dopo un'ora ho veramente realizzato che ero dentro.

      Che atmosfera si respirava all'interno? Faceva paura?
      No, non faceva paura. Era tutto molto tranquillo—ma allo stesso tempo angoscioso, percepivi un certo senso di panico
      . I corridoi sono molto stretti e i soffitti bassi. Scendi nella hall e ci sono valigie, passeggini e sedie a rotelle buttate ovunque. La gente ha preso le proprie cose e ha iniziato a correre verso le scialuppe di salvataggio. Ma ad un certo punto ha semplicemente mollato tutto e si è messa a correre. Immagina, tutte le scialuppe di salvataggio sul ponte della nave e 4.000 persone che ci si ammassano sopra.

      Hai mai esitato nel fare questo progetto? Viste anche le vittime...
      Per me era importante documentare le tracce visibili del disastro proprio adesso che sono ancora visibili, prima che spariscano. Ho provato a ottenere un'autorizzazione ufficiale, mi è stato detto che non volevano, volevano venisse dimenticato. Io invece pensavo che ne valesse la pena. Ci sono ancora molte domande senza risposta.

      Le fotografie sono una forma di documentazione, ma sono anche belle esteticamente. Credi che la decadenza contenga una certa quantità di bellezza?
      Per me è stato importante contrastare il silenzio del mondo navale. C'è sempre un sacco di lusso e di illusioni. Provando a mostrare questo lato volevo dimostrare la sua falsità, mostrando uno scenario che di solito conosci dalle riviste patinate, ma completamente distrutto.

      Le fotografie di Jonathan sono state pubblicate da White Press. Per ordinare il libro, CONCORDIA, clicca qui.

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      Tag: Costa Concordia, Jonathan Danko Kielkowski, Giglio

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