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      Foto di stanze di bambini morti

      June 28, 2012

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      Morta tre anni prima (scattata nel 2010)

      Il lavoro di Miranda Hutton "Rooms Project" consiste in una serie di foto di camere di bambini morti. Si tratta di materiale piuttosto pesante, così abbiamo deciso di contattarla per capire qual è stato il suo approccio verso questi "ritratti" così delicati.

      VICE: Ciao Miranda. Come nasce il tuo progetto?
      Miranda Hutton:
      Be', quando avevo 17 anni una mia amica morì di cancro. I suoi genitori furono talmente gentili con noi, con i suoi amici, che ci lasciarono entrare in casa e andare nella sua stanza dopo la sua morte. Quella stanza fu qualcosa di molto significativo per noi; ci andavamo spesso. Dopo un po' morì anche mia madre. Credo sia questo il motivo, credo che aver perso alcune persone care mi abbia permesso di comprendere in parte il legame tra spazio e oggetti, un legame che acquista significato anche dopo la scomparsa delle persone a cui appartenevano.

      Mi sembra un modo razionale di affrontare la perdita. Quando morì fotografasti anche la stanza della tua amica?
      No, è morta più di vent'anni fa, ho cominciato questo progetto tra il 2003 e il 2004.

      La stanza non è cambiata in tutti questi anni?
      Non così tanto a dir la verità. Prima di entrare in ospedale, prima di morire, aveva riordinato la stanza—era sempre stata un casino. Così la madre ha pensato che quella fosse l'ultima volontà della figlia morta, lasciare tutto esattamente come aveva deciso lei. Non l'hanno più spolverata da allora. In questo modo, grazie alla polvere accumulata, se avessi mosso una tazza avresti potuta rimetterla al suo posto.

      Ugh.
      Lo so. Fino a quando non ho cominciato a fotografare la stanza le cose sono rimaste sempre allo stesso posto, credo. Fotografare quella stanza ha significato immortalare gli oggetti, costringendoli a raccontare le loro memorie nascoste. Dopo quel che ho fatto la stanza ha subito un graduale cambiamento, e piano piano i genitori hanno cominciato ad utilizzarla come camera degli ospiti, per i nipotini. Nonostante l'arredamento sia rimasto praticamente lo stesso, all'interno è stata data una spolverata e alcuni oggetti sono stati spostati.

      Quindi in parte è merito tuo e del tuo progetto se i genitori sono riusciti a superare il trauma?
      No. Non credo di aver aiutato, ma sono convinta esista un processo universale secondo cui la gente, nelle prime fasi del lutto, resta aggrappata agli aspetti materiali del defunto per poi, lentamente, lasciarli andare. Le mie immagini immortalano solo una parte di questo lungo processo di accettazione del dolore. Sono invece convinta che ad aiutare sia la semplice condivisione del dolore, delle storie, con i genitori... credo sia questo ad aiutare.

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      Morto otto anni prima (2004)

      Le foto della stanza provengono da diverse prospettive vero?
      Ho speso molto tempo a fotografarla. Ho anche pensato di girarci un video, per mostrarne il processo; mostrandone il cambiamento dall'oscurità alla luce e dalla luce all'oscurità, per coglierne appieno lo stato di utilizzo o di inutilizzo.

      Hai fotografato con grandangolo e luce naturale.
      Sì. All'inizio sono andata al centro della stanza della mia amica, ma lentamente ho provato a indietreggiare, fotografandola dalla porta e dagli angoli. Mi è sembrato meno invadente. In questo modo mi sono fatta un'idea di come fotografare le stanze una volta cominciato il progetto. Grandangoli e fotocamere di medio formato. Niente di intrusivo, niente flash.

      Immagino che chiedere ai genitori di lasciarti entrare nelle stanze dei figli sia stato quantomeno imbarazzante. Come hai trovato i soggetti?
      Per passaparola, perlopiù. Come i genitori della mia amica, i familiari dei defunti frequentano spesso gruppi di supporto. È stato grazie a loro che altre tre famiglie mi hanno contattato chiedendomi di far parte del progetto. Ho parlato del mio lavoro anche su siti web dedicati al sostegno in caso di perdita, molti di loro hanno sezioni dedicate alle ricerche. Così, anche grazie a questi, ho trovato un altro paio di stanze. Ma la maggior parte è stato merito del passaparola.

      I bambini avevano qualcosa in comune? Età o causa della morte?
      Non proprio. Ho avuto a che fare con ogni tipo di incidenti, malattie ed età. La stanza azzurra apparteneva a una delle bambine più grandi. Non è difficile intuirlo, era ordinata e non non era sommersa di "cose-da-bambini", a parte le foto sul muro, credo.

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      Morta undici anni prima (2005)

      Hanno un po' l'aspetto di quelle foto vintage appese sul camino di una vecchia casa.
      Temo non sia nulla del genere. Sono le foto della sua band preferita. Non mi ricordo il nome, ma deve averle ritagliate da qualche rivista e fatte autografare. Voglio dire, sono appese sopra al letto, dovevano essere molto importanti per lei.

      C'è una stanza a cui ti senti più legata?
      Hanno tutte una propria storia. Con i genitori che ho conosciuto ho stretto legami importanti. Come puoi immaginare, non è il genere di lavoro in cui arrivi, fotografi e te ne vai. Ho passato molto tempo a spiegar loro di cosa si trattava. Perché lo faccio, cosa spero di ottenere, in cambio loro mi raccontavano delle stanze e dei defunti. Ogni stanza rappresenta circostanze diverse, non sarei in grado di sceglierne una.

      Lavorando al progetto cosa hai trovato di più interessante?
      Molte di queste stanze finiscono per diventare il ripostiglio di valigie e cose così, quando succede è molto significativo perché vuol dire che si sta andando avanti. Ci sono altre situazioni poi, come nel caso della stanza viola che ho fotografato quattro anni fa e in cui sembrava che le cose non fossero mai cambiate. Il suo essere immacolata trasmetteva perfettamente la sensazione del dolore provato. Ma in altre stanze è possibile vedere la volontà di andare avanti e di ricominciare a vivere. Tipo la stanza arancione, la madre ha cominciato ad utilizzarla come studio d'arte.

      Un'altra cosa interessante è che anche quando vengono riutilizzate, l'arredamento non cambia mai, sono sempre le stanze "di quello o di quell'altro". Sai, la stanza di Alison o la stanza di Susan. Ad ogni modo, non sono qualificata per dire quale sia il modo giusto di affrontare il lutto. Credo che alla fine sia tutto un unico processo.

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      Morta quattro anni prima (2006)

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      Morto undici anni prima (2005)

      Ti sono mai state fatte critiche sulla scelta dei tuoi soggetti?
      Sì, capita spesso che la gente non riesca ad affrontare l'argomento. Capisco che sia un tema difficile, ma uno dei motivi per cui l'ho fatto è che spesso i genitori non solo devono affrontare la perdita, ma sono anche costretti a patire l'isolamento da parte di persone che non sanno come comportarsi di fronte alle dimensioni della tragedia. C'è anche chi mi ha detto che certa gente arriva persino ad attraversare la strada pur di evitare un confronto. Ma la perdita non è un'esperienza isolata, è qualcosa che ci tocca tutti, prima o poi, nel corso della vita.

      Grazie di aver parlato con noi.

       

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