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      Abbiamo parlato della crisi di Gaza con israeliani e palestinesi

      November 16, 2012

      Di Redazione


      Le forze di sicurezza dell’Autorità Palestinese sorvegliano una protesta contro i bombardamenti israeliani su Gaza. La folla sì è riunita a Qalandia, principale punto di accesso per coloro che vogliono passare dalla Cisgiordania in Israele.

      Come saprete, nelle ultime ore i jet da combattimento israeliani hanno sganciato una pioggia di missili su Gaza. L’assalto è una replica agli attacchi missilistici di Hamas, ai quali le forze israeliane hanno risposto assassinando, sempre tramite un missile, il capo militare di Hamas, Ahmed al-Jabari. Molti vedono la Striscia di Gaza sprofondare in un’altra guerra, nella quale molti altri stati del Medio Oriente e oltre potrebbero vedersi trascinati. Dall’uccisione di al-Jabari sono stati lanciati da Gaza altri 300 missili, mentre i razzi israeliani continuano a bombardare la Striscia.

      Hamas si è a lungo trattenuta dal colpire Tel Aviv, consapevole dei rischi di un conflitto di maggiore portata. Ieri, tuttavia, le sirene dei bombardamenti aerei hanno risuonato in città per la prima volta dopo due decenni, costringendo i residenti a cercare riparo.

      VICE ha una troupe per le riprese video sia a Tel Aviv che in Cisgiordania, così siamo stati messi in contatto con fonti da entrambe le parti per capire un po' meglio la situazione.

      Per prima, una fonte anonima a Tel Aviv, che ci ha parlato degli attacchi missilistici che potrebbero o meno essere stati indirizzati verso la città.

      VICE: Tel Aviv sente di essere sotto attacco?
      Fonte anonima a Tel Aviv: In realtà è piuttosto tranquillo qui. Non ho visto nessun danno, e quando la stampa dice “missile”, non è un missile, ma un'arma estremamente rudimentale. Non è neanche una bomba, ma una cosa piena di vecchi pezzi di tubi e impalcature che  cade e si frammenta. Uccide quello su cui va a cadere, potrebbe danneggiare una casa, ma non è estremamente pericoloso. E non sono missili guidati, quindi non sono neppure molto precisi.

      Che aria si respira per le strade?
      L’atteggiamento degli israeliani sembra dire: “Hamas pensa di poterci danneggiare? Non possono toccarci.” In effetti c’è un po’ di orgoglio ebraico e di giovialità a riguardo, ma per lo più tutti sono assolutamente normali. Non c’è isteria, e ogni qual volta chiedi alle persone che sta succedendo, dicono “Guarda, non hanno davvero intenzione di bombardare Tel Aviv perché Hamas sa che è il nostro tallone d’Achille e che sarebbe la fine; li fotteremmo con il nucleare.”

      Okay, ma la stampa dice che l’hanno fatto, o che quanto meno sembrano averci provato.
      Già, ma nessuno a Tel Aviv li prende sul serio. Come ho detto, gli israeliani ridono di quanto siano rozzamente progettati, inaccurati e innocui. Sono visti come minacce patetiche, ridicole e vuote. Detto questo, se davvero iniziassero a fare danni allora sì, l’opinione generale è che Israele si vendichi a oltranza, ossia guerra totale.

      Vi è stato detto di andare in un rifugio antiaereo?
      No, ma se fosse necessario, pare ce ne sia uno a circa un minuto e mezzo da qui.

      Avete visto più membri delle Forze di Difesa Israeliane da quando ci sono stati gli attacchi?
      No. Gli unici che ho visto erano fuori servizio, molto casual, le ragazze avevano le uniformi addosso con le loro borsette e cose del genere. Di tutti i membri delle Forze di Difesa che abbiamo visto, nessuno era stato mobilitato. Francamente non avresti detto che stava succedendo qualcosa.

      Pensi che tutti siano così tranquilli perché sono abituati a questo genere di condizione, o perché davvero non si sentono minacciati da Hamas?
      Be’, è quello il punto, perché non ci sono abituati, e l’ultima volta che è successo qualcosa del genere era molti anni fa. Quindi non saprei, forse la gente fatica ad ammetterlo, perché sanno che i razzi non sono molto efficaci. Quello che è chiaro è che credono davvero che l’ultima cosa da fare per Hamas sia sputtanare Tel Aviv, perché sanno che significherebbe guerra su tutta la linea.

      Come sono stati gli ultimi giorni?
      Mercoledì sera, quando la tensione stava salendo, ero seduto fuori da un bar e c’erano persone che fumavano erba e giravano in bici con i cestini pieni di pompelmi. Tutto procede normalmente. Be’, le persone si chiamano tra di loro per accertarsi che sia tutto OK, ma è tutto. Dei razzi che sarebbero arrivati così vicini, uno è finito in mare e l’altro in un’area non edificata. Non sono neppure esplosivi. Le persone escono ancora, i bar saranno ancora aperti, e i locali ancora pieni.

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      Un’incursione aerea israeliana su Gaza.

      Successivamente abbiamo parlato con una fonte anonima in Cisgiordania, che ci ha parlato delle proteste scoppiate negli ultimi giorni.

      VICE: Com'è la situazione lì? Quali sono le ripercussioni in Cisgiordania degli attacchi partiti da Gaza?
      Fonte anonima in Cisgiordania: L'altro ieri la situazione si è fatta più tesa e gli israeliani hanno colpito con maggior regolarità. I razzi continuavano a colpire e le persone qui a Ramallah sentivano il bisogno di scendere in strada, così un sacco di gente si è radunata nella piazza principale e si è mossa da lì.

      Dove erano diretti?
      Hanno iniziato a scandire degli slogan in cui dicevano fossero diretti a Beit El, un insediamento appena fuori Ramallah. Sulla strada, ripetevano che volevano l’unità per le tre fazioni presenti in Palestina: Fatah, Hamas e il Fronte Popolare.

      Chi stava marciando?
      Oh, c’erano tutti; uomini, donne, gli anziani e i bambini. È stato molto bello vedere tutti insieme per le strade. Hanno continuato a camminare verso Beit El e non sapevo cosa sarebbe successo. Ero un po’ spaventato, perché sapevo che se la gente avesse davvero raggiunto Beit El si sarebbe scontrata con gli israeliani, che avrebbero reagito.

      Ma non sono arrivati fin lì, giusto?
      No, sulla strada—come prevedibile—la polizia dell’Autorità Palestinese è saltata fuori come fa ogni volta, ha fermato la folla, e formato una linea sulla strada principale per non far passare nessuno. La folla è rimasta lì attorno, comunque. Urlavano contro i soldati e cercavano di mortificarli e metterli in imbarazzo, chiedendogli da che parte stessero.

      Come hanno reagito i soldati?
      Sono rimasti tranquilli e hanno lasciato che la gente parlasse. Non c’era violenza: non volevano attaccare nessuno e la folla non era interessata a iniziare una lotta. Volevano soltanto discutere quegli argomenti, volevano sentire di avere un ruolo. Sono rimasti lì tre o quattro ore e potevi vedere che i soldati ne erano toccati. Erano quasi in imbarazzo. Anche il più piccolo segnale di ripercussione sui soldati dava soddisfazione alla gente. Ero contento di vedere ciò e contento che nessuno si fosse fatto male.

      Cosa è successo ieri?
      Ieri le manifestazioni sono aumentate, e con esse anche la rabbia. Sono stufi di come vanno le cose, quindi qualcuno diceva: “Speriamo che quei razzi colpiscano Tel Aviv.” E, sai, posso capire da cosa siano causate quelle parole. Gli israeliani prendono misure davvero violente e la gente a Gaza sta soffrendo. Ci sono stati già un sacco di morti e non vogliono che continui, quindi sono arrabbiati.

      Credi che le proteste in Cisgiordania potrebbero diventare violente nei prossimi giorni, visto che la gente la pensa così?
      Be’, ho sentito che la gente si sta preparando, piazzando pneumatici e altro già a partire dal valico principale. Le proteste più grosse di solito avvengono proprio di venerdì. Dopo le preghiere, escono, vanno in strada e marciano. La destinazione sarà il valico principale, Qalandia. Probabilmente sarà violenta, ma non più di tante altre proteste. La gente tirerà delle pietre, poi la polizia israeliana attaccherà con gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Non penso che si andrà oltre, o quantomeno lo spero. Ma le cose non promettono bene, nel complesso: la gente sta morendo e sembra che si stia preparando una guerra.

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      Vedi anche:

      Delitto e castigo nella Striscia di Gaza (documentario)

      Un altro giorno in paradiso
       

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      Tag: Gaza, Israele

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