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      La polizia greca tortura gli anarchici

      February 14, 2013

      Di Matthaios Tsimitakis


      Prima e dopo: Nikolaos Romanos, 20 anni, nelle foto consegnate alla stampa dalla polizia greca.

      Circa una settimana fa, otto persone armate con AK-47 hanno cercato di rapinare una banca e un ufficio postale nella città greca di Velventos. Dopo essere stati inseguiti per mezza provincia della Macedonia Orientale e aver rapito un dottore di 27 anni, quattro di loro si sono trovati bloccati dalla polizia in un vicolo della città di Veria. È lì che Nikolaos Romanos (20 anni), Andreas-Dimitris Bourzoukos (24), Yiannis Michailidis (25) e Dimitris Politis (24) si sono arresi.

      In una serie di dichiarazioni rilasciate più tardi dal carcere, gli anarchici hanno chiarito che le loro motivazioni non erano personali, e che le rapine in banca facevano parte della loro lotta contro lo Stato. Bisogna inoltre sottolineare che mentre erano in fuga non hanno utilizzato le loro armi né fatto del male all'ostaggio. Il che non li rende dei santi, ovviamente—sono anarchici che fanno rapine in banca armati di AK-47—ma la polizia ha finito per torturarli così pesantemente che ora gruppi come Amnesty e alcuni esponenti dei media nazionali non esitano a presentarli come vittime di violente brutalità.

      Come se non bastasse, le fotografie distribuite alla stampa dalla polizia greca sono state maldestramente photoshoppate in un frettoloso tentativo di nascondere gli evidenti lividi e le ferite sui volti dei quattro.


      Dimitris Politis.

      La polizia ha cercato di evitare le critiche dichiarando che gli anarchici si sono procurati le ferite resistendo violentemente all’arresto. Ha inoltre affermato che in quel vicolo di Veria sarebbe rimasto ferito anche un ufficiale di polizia, ma entrambe le dichiarazioni sono in contraddizione con svariate testimonianze della resa pacifica dei quattro rapinatori. (Forse è il caso, a questo punto, di riservare un pensiero all’ostaggio, che secondo le ultime dichiarazioni degli anarchici imprigionati, sarebbe stato anch'egli picchiato per errore dalla polizia al momento dell’arresto.)

      Le autorità greche hanno dei precedenti, ed è ormai chiaro come operino secondo un doppio standard. Quando si tratta di immigrati, manifestanti o lavoratori in sciopero, il disprezzo dello Stato per i diritti umani è sconcertante. Nel frattempo, mentre fascisti uccidono gli immigrati per strada, i membri del partito di estrema destra Alba Dorata vengono protetti. Non è mai stata diffusa alcuna fotografia che li ritrae sotto custodia della polizia con aria colpevole quale tacito avvertimento per altri fascisti.

      L’aspetto che ha scioccato maggiormente l'opinione pubblica greca è il profilo sociale dei quattro anarchici. Hanno tutti meno di 25 anni, provengono da famiglie di classe medio-alta e hanno frequentato le migliori scuole private del Paese. Un’altra cosa che hanno in comune è che si sono tutti radicalizzati dopo le rivolte del 2008, scoppiate in seguito all’uccisione del quindicenne Alexandros Grigoropoulos da parte di un poliziotto a Exarchia. Il più giovane di loro, il ventenne Nikolaos Romanos, era un caro amico di Grigoropoulos e ha assistito al suo omicidio.

      Per la corrente conservatrice mainstream, i quattro sono i volti di una nuova generazione di terroristi, quella che segue i gruppi di guerriglia che hanno combattuto la dittatura militare dal 1974. Nel 2002, il gruppo principale, l’Organizzazione Rivoluzionaria 17 Novembre—che ha assassinato 23 persone in 103 attacchi dal 1975 al 1998—è stato individuato e affrontato delle autorità, con una generale attenuazione di episodi violenti.

      Dal punto di vista di un anarchico, questi ragazzi sono dei rivoluzionari, paladini di una lunga tradizione europea sostenitrice dell’ideale di libertà. Con una grossa fetta della popolazione greca ridotta in povertà e il governo che guarda nettamente a destra, per alcuni la loro causa assume una natura romantica.

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      Andreas-Dimitris Bourzoukos.

      Le rivolte del dicembre 2008, e le tensioni che le hanno seguite, hanno portato al riemergere di un certo tipo di guerriglia urbana progressista, mutuata dagli anarchici degli anni Settanta e Ottanta, ma simultaneamente prodotto dei suoi tempi. Mentre l’anarchico europeo di metà e fine ventesimo secolo operava in completa segretezza con obiettivi specifici, la nuova ondata di guerriglia agisce su scala nazionale all’interno di reti internazionali più grandi, usa una vasta gamma di mezzi e non prende di mira soltanto i politici—la maggior parte delle volte, è la proprietà a essere attaccata (si veda la gran quantità di bombe incendiarie lanciate su banche e commissariati di polizia).

      Tra quei gruppi emerge in particolare la Cospirazione dei Nuclei di Fuoco. Per il momento, più di 30 giovani sono stati accusati di affiliazione, arrestati e imprigionati secondo le leggi antiterrorismo greche. La polizia crede che due dei quattro ragazzi fermati a Velventos appartengano a questo gruppo, che ha le sue radici nelle teorie di nichilismo e anarco-individualismo di Sergey Necaev risalenti al diciannovesimo secolo, le cui cellule autonome hanno compiuto dal 2008 più di 200 atti terroristici.


      Yiannis Michailidis.

      Alcuni tra i genitori dei presunti membri della Cospirazione dei Nuclei di Fuoco finiti in arresto hanno parlato con me a condizione di mantenere l’anonimato, in un’intervista condotta insieme a Ef.Syn, un nuovo organo di informazione greco gestito in forma cooperativa. Ci siamo incontrati in un bar di Piazza Syntagma, accanto al palazzo del parlamento.

      VICE: Cosa pensate delle accuse dirette ai vostri figli?
      Genitore Anonimo #1: Hanno seguito con coerenza le loro idee, passando dalle parole ai fatti contro il sistema. Malgrado il dolore che stiamo provando, siamo dalla loro parte.
      Genitore Anonimo #2: Siamo riusciti a comprendere e perdonare quello che hanno fatto, assieme alle loro idee quale mezzo morale per contrapporsi a un sistema corrotto e marcio. Stiamo cercando di cambiarlo anche noi, ma con mezzi diversi, come il voto.

      Se non riusciamo a cambiare le cose in maniera tradizionale, credete che il metodo dei vostri figli sia efficace?
      Genitore Anonimo #1: Anche noi cerchiamo di convincerci che hanno solo esercitato quella che chiamano “resistenza pratica”: sono anarchici d’azione. Li chiamano terroristi, ma loro si vedono come dei combattenti per la libertà.
      Genitore Anonimo #3: Hanno provato cosa significa la violenza di Stato e hanno perso fiducia nei confronti del sistema di giustizia che lo Stato stesso fornisce.

      E a proposito dell’utilizzo delle armi?
      Genitore Anonimo #1: Non le hanno mai usate per scopi che non fossero quello di minacciare i loro nemici. Anche durante l’ultima rapina, si sono assicurati che nessuno venisse ferito.
      Genitore Anonimo #2: Si è detto molto a proposito del loro ceto sociale, del fatto che provengano tutti da famiglie della classe media. Gli indigenti lottano per la giustizia, ma colui o colei che non lo è, lotta per la libertà. I nostri figli sono cresciuti secondo il principio di mostrare solidarietà per le parti più deboli della società.

      In quel contesto, ogni atto di violenza è in qualche modo simbolico?
      Genitore Anonimo #2: Diciamo che è un discorso provocatorio. Ogni azione è stata seguita da un annuncio. Anche quando hanno fatto una cosa estrema come bombardare una banca, hanno sempre avvertito la gente di stare alla larga. La polizia ha sempre reagito in ritardo.
       

      A essere sinceri, i giovani anarchici della Grecia stavano da tempo avvertendo la polizia che si sarebbe arrivati a questo—come hanno fatto prendendosi la responsabilità per l’attacco dinamitardo alla casa di Mimis Androulakis, deputato del PASOK e sostenitore della tradizionale sinistra greca, nel 2009:

      “È iniziato tutto un paio di anni fa, ma l’apice è arrivato con gli eventi del dicembre 2008. Ragazzi in giovane età—alcuni frequentano ancora al liceo—non integrati e privi di un progetto politico, irrispettosi e violenti a causa della crudeltà che hanno visto nell’ipocrisia e nella solitudine, persone che vogliono tutto e lo vogliono subito, persone che dicono ‘No Future’ e guardano a qualunque tipo di assioma con disprezzo, persone con contraddizioni, che, comunque, ne hanno fatto qualcosa… bombe incendiarie in una manifestazione… volantini sulla strada… incendi nella notte.”

      Una delle giustificazioni addotte dalla polizia greca riguardo ai fotoritocchi sulle ferite dei giovani anarchici era che volevano che la gente ricordasse le loro facce. Ed effettivamente è probabile che la Grecia non le dimenticherà così in fretta.

       

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      Tag: Grecia, polizia, violenze, anarchici, Photoshop

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