Cernobyl, 26 anni dopo

Di Ryan Bassil

Il disastro di Cernobyl ha polverizzato a mani basse qualsiasi altra catastrofe nucleare sia mai avvenuta dal giorno in cui Ernest Rutherford ha capito come scindere un atomo, cambiando irreversibilmente e per sempre il volto dei massacri di vaste proporzioni. Il 26 aprile 1986, un incidente alla centrale nucleare di Cernobyl ha rilasciato nell’aria un’enorme quantità di radiazioni, lanciate a 300 metri dal suolo. Di conseguenza, la zona circostante è stata evacuata, e le persone che vivevano nella zona di alienazione, cioè nel raggio di 30 km dalla centrale, sono state obbligate a fare armi e bagagli.

Nonostante la zona di alienazione sia controllata dall’esercito ucraino (e sia fortemente radioattiva), migliaia di persone sono da poco tempo dopo tornate alle loro case, illegalmente e con l'atteggiamento di chi non si preoccupa del fatto di vivere fianco a fianco con una zona che metteva a gran rischio la loro salute. Di loro, meno di 200 sono ancora vivi e molte famiglie hanno bambini piccoli, tutti molto malati. Ma dato che all'interno della “zona morta” non è prevista assistenza sanitaria, non c'è nulla che possano fare.

Il fotografo Jake Baggaley ha visitato Obihodi, l’unica cittadina all’interno della zona di alienazione tuttora abitata, per documentare lo stile di vita dei residenti rimasti e decuplicare il suo rischio di ammalarsi di cancro. Ho contattato Jake per fargli qualche domanda sul tempo trascorso a Cernobyl.

VICE: Ehi Jake. Come sei finito a visitare Cernobyl?
Jake Baggaley: Mio fratello mi aveva parlato di Cernobyl e di quello che ci è successo. L’anno dopo ero impegnato in una ricerca per un progetto fotografico e ho pensato "Cavolo, potrei anche andare a Cernobyl." Mi sono messo in contatto con 10 o 20 diverse istituzioni benefiche e alla fine una—la Chernobyl Children's Life Line—mi ha risposto, quindi sono andato tramite loro. 
 
Hai pensato fin da subito di fare delle foto, o volevi solo dare una mano?
Sono andato per fare delle fotografie. Di Cernobyl si è parlato già tantissimo, e volevo trovare un punto di vista diverso. Il mio progetto si concentra su Obihodi, il paese all'interno della zona di alienazione di Cernobyl in cui vive ancora della gente, l’unico in cui si trovino ancora bambini e famiglie.
 
Cosa volevi trasmettere, attraverso le foto?
Volevo che la gente ne sapesse di più, che scoprisse che ci sono persone che scelgono di vivere così. Il risultato del progetto è stato un libro di 60 immagini. Le foto mostrano il contrasto tra le persone che sono state evacuate dalla zona—che ora vivono in grosse città e attribuiscono alle radiazioni tutti i loro problemi—e le persone che ci vivono tuttora e sono ignare delle radiazioni quale fattore che influenza le loro esistenze. 


Un medico in un centro di ricerche a 60 chilometri dalla zona di alienazione.

Com’è lo standard di vita nella zona di alienazione?
Davvero pessimo. Non ci sono scuole né assistenza sanitaria, perché è illegale vivere lì. Tutti i bambini erano molto malati e avevano il cancro o un sistema immunitario compromesso. Ma i loro genitori erano completamente ignari della cosa, e non vogliono prendere atto che le radiazioni siano la causa di quei problemi.
 
Dio, è così triste. E anche piuttosto schifoso da parte dei genitori.
Già, è quello che ho pensato. Non mi importa se gli anziani vogliono tornare a vivere nelle loro vecchie case e morire a causa delle radiazioni, perché è una loro decisione, ma quei bambini non hanno scelta e finiranno per morire o per avere una vita di merda.
 
C’è qualche genere di servizio lì?
No, tutto viene autoprodotto. Producono il cibo di cui si nutrono e prendono l’acqua da dei pozzi. È ancora peggio, però, perché le radiazioni dell’esplosione si sono sollevate in una nube di cenere che poi è ricaduta a terra, quindi tutte le verdure danneggiano chi le consuma.


Una veduta di Pripyat, la più grande città nella zona di alienazione, oggi deserta.

Subiscono contaminazioni da radiazioni dalle verdure?
Sì, e dagli animali che si nutrono dell’erba. Stanno solo peggiorando le cose per loro stessi, davvero.
 
Se i bambini non vanno a scuola, cosa fanno del loro tempo?
Non ne ho idea. La maggior parte di loro era molto malata. Sono andato in un paesino e ho incontrato una famiglia che ha tre bambini. Due di loro erano completamente relegati a letto e, da quanto ho capito grazie al mio traduttore, passavano letteralmente tutto il tempo lì, perché stavano male. Uno di loro aveva il cancro e l’altra un sistema immunitario debolissimo—era mentalmente e fisicamente disabile. Aveva soltanto un dito. Fa riflettere su quello che faranno questi bambini quando saranno grandi.
 
Qualche genitore prova a portare i suoi bambini in un ospedale fuori dalla zona di alienazione?
No. C’è un prete che vive vicino alla zona di alienazione che riesce a passare malgrado ci siano le guardie. I genitori fanno sì che tenga delle funzioni per i loro bambini. L’unica cosa di cui sembra importargli è la religione.


Il sindaco mostra a Jake uno dei villaggi costruiti per l’evacuazione.

È illegale entrare nella zona di alienazione?
Be’, è illegale viverci. Per entrarci ti servono una scorta militare e un autista. Fondamentalmente, qualunque cosa illegale nell’ex Unione Sovietica è facilmente aggirabile se hai abbastanza soldi.

La scorta militare si preoccupava della gente che vive lì illegalmente?
No, sembra esserci un accordo tra le guardie e la gente di lì. Alcune delle persone più anziane mi hanno detto che le guardie portano loro delle cose dalle città fuori dalla zona di alienazione.
 
Pensi che sia segnale di corruzione o sono soltanto le guardie che sono gentili?
Penso che fossero semplicemente gentili. Nel posto in cui sono andato, non hanno detto nulla a proposito delle guardie.


Questa donna vive all’interno della zona. Ha tre figli ed è incinta di un altro.

Ma in paese erano tutti malati? O c’erano delle persone che stavano bene?
No, molte delle persone anziane sembravano stare bene. O almeno, bene quanto possono star bene gli anziani. Ho incontrato ottantenni in salute, ma la maggioranza dei bambini che ho incontrato erano malati. I genitori mi parlavano tranquillamente di come i loro bambini avessero qualcosa che non andava, ma non avrebbero ammesso che il luogo in cui vivevano fosse il problema.
 
Dove ti porteranno i tuoi prossimi progetti?
Il mio prossimo progetto è in Siberia, ma probabilmente non partirà prima dell’estate prossima, perché quelle zone sono insostenibili in inverno. 
 

Date un occhio al portfolio di Jake su jakebaggaley.com.

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