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      La bella e la peste

      March 28, 2013

      Di Mitchell Sunderland


      Howard Ashman nel 1977. Foto d’archivio per gentile concessione di Kyle Rennick.

      La prima settimana di novembre del 1989, produttori e dirigenti della Walt Disney Company si riunirono in un’affollata sala di Disney World a Orlando, in Florida, per promuovere il loro ultimo cartone animato di fronte a un gruppo di reporter pessimisti. La stampa aveva le sue ragioni per essere scettica: dopo due decenni di fallimenti critici e commerciali a seguito della morte del suo fondatore, la Disney era sull’orlo del fallimento, e il nuovo amministratore delegato della società, Michael Eisner, aveva minacciato di chiudere il reparto animazione a meno che La Sirenetta, lancio previsto per l’autunno 1989, avesse portato dei guadagni.

      Come probabilmente sapete, non c’era motivo di preoccuparsi. Il film fu un enorme successo, almeno in parte grazie alla forza della sua colonna sonora. Il New York Times elogiò le musiche del film, che vinse Oscar e Golden Globe per la Miglior Canzone (“In fondo al mar”) e la Miglior Colonna Sonora. Due decenni dopo la sua uscita, Disney World ha ristrutturato Fantasyland per creare un’intera sezione dedicata alla Sirenetta. Ma allora, nell’affollata sala conferenze, nessuno lo sapeva. L’ambiente era serio, e per una valida ragione—se il film avesse fatto fiasco, le carriere dei presenti l’avrebbero seguito.

      Il gruppo di persone che si sedettero di fronte alla stampa quel giorno includeva Ron Clements e John Musker, la coppia di sfigati registi di cartoni animati il cui ultimo film, Basil l’investigatopo, aveva avuto risultati abbastanza buoni, ma non abbastanza per i gusti di Eisner. Tra i presenti c'erano anche Jodi Benson, la veterana di Broadway che diede la voce ad Ariel, e Alan Menken, un compositore di Westchester. In questa folla, l’ultimo membro del gruppo—il collaboratore di Alan e paroliere Howard Ashman—dava nell’occhio in modo evidente.

      Magro come uno scheletro e con una voce leggera ma decisa, Howard sembrava stremato ed effeminato, più simile a uno dei gay che si vedono girare per il Lower East Side a New York che a qualcuno che fa film per bambini. Parlò con impeto della ricca storia musicale della Disney, ma dopo l’incontro fu chiaro che qualcosa non andava. Finita la conferenza stampa, quando i partecipanti si dispersero per provare alcune delle attrazioni del parco, Howard salì con fatica sulla piattaforma della giostra di Dumbo e fu costretto a chiamare il suo ragazzo, Bill Klaus, per farsi aiutare. Una volta raggiunti i colleghi della Disney, Howard cavalcò Dumbo, sorridendo come se fosse semplicemente un altro hollywoodiano in giro per Disney World. Come sempre, stava facendo del suo meglio per ignorare il fatto che stesse morendo di AIDS.

      “Era completamente concentrato e pieno di energie,” mi raccontava Jodi 23 anni dopo. Lei non si rese conto della gravità della sua malattia fino al 1991. “Mi è stato detto di andare da Los Angeles a New York. Quando sono arrivata, ho potuto fargli visita nella sua stanza mentre ascoltava i provini per la voce di Aladdin. Lì ho capito: era una cosa molto seria.”

      Dopo i fatti del parco, Bill portò in fretta Howard al loro hotel. Howard respirava boccheggiando; faticava a camminare. Nella loro stanza, Bill tirò fuori una medicina e una siringa e infilò l’ago nel petto di Howard. Prese in considerazione l’idea di consigliare a Howard di andare in pensione o almeno di lavorare meno, ma questi gli aveva detto di essere determinato a concentrarsi sul film, e sui suoi due film successivi, La Bella e la Bestia e Aladdin. A quei tempi Howard, come molti omosessuali, aveva avuto a che fare con l’AIDS e la morte per anni.


      Da sinistra: Howard nel 1975; Stuart White (a sinistra) e Howard su una spiaggia di Rhode Island nell’estate del 1976; Stuart nel 1975.

      Nel 1975, 14 anni prima di quella conferenza stampa, Howard si era trasferito nel West Village per provare a sfondare a Broadway. Arrivò con Stuart White, che era stato il suo compagno fin dall'incontro a un corso estivo di teatro della Tufts University nel 1969. Nonostante i diffusi pregiudizi nei confronti dei gay dell'epoca, non provarono a nascondere la loro relazione. “Per quanto due uomini potessero stare insieme come coppia nel 1970, loro lo facevano, senza mai dire di essere una coppia,” spiega la sorella minore di Howard, Sarah.

      Cercando un primo impiego in un teatro di New York, Howard si imbatté in Kyle Rennick, una vecchia conoscenza che si era trasferita in città, e in poco tempo Kyle diventò il miglior amico di Howard e Stuart. “Diventammo comuni ragazzi gay di New York, che andavano a vedere spettacoli e stavano svegli fino a mattina,” mi ha detto Kyle. “La loro relazione esercitava un gran fascino su di me.”

      Una notte di fronte a qualche drink, Kyle disse a Howard, “Non so dirti quanto io ammiri la vostra relazione. Spero sarò abbastanza fortunato da averne una simile un giorno.”

      “Spero non ti smonti il fatto che ci sono anche dei problemi,” replicò Howard.

      Il problema principale era che il carismatico Stuart andava a letto con altri uomini. Quando usciva nel Village senza Howard o Kyle, accettava proposte sessuali da sconosciuti e approfittava di tutto l’amore gay che la New York post-Stonewall e pre-crisi dell’AIDS aveva da offrire.

      Howard aveva acconsentito al sesso di gruppo e collaborato agli spettacoli di Stuart per salvaguardare la relazione, ma né il divertimento né il lavoro impedirono a Stuart di darsi da fare. Nel 1980, Howard lasciò l’appartamento che condividevano da cinque anni e iniziò a frequentare un uomo di nome David Evans.

      Le strade di Howard e David si sarebbero divise, ma né la sorella di Howard né Kyle ricordano quando o perché si fossero lasciati. Allora, all’inizio degli anni Ottanta, Howard aveva cominciato a collaborare con Alan Menken; il loro secondo musical, La piccola bottega degli orrori, adattamento di un film del 1960 dallo stesso titolo, superò Cats nel Drama Desk Award per il Miglior Musical. Dopo anni passati a faticare per lanciare la sua carriera teatrale, Howard aveva fatto finalmente colpo. Ma non ebbe mai la possibilità di celebrare il suo successo. Poco dopo l’inizio della programmazione, Stuart chiamò Howard e gli chiese se aveva sentito del “cancro dei gay” di cui aveva scritto il New York Times. Stuart l’aveva.

      Nelle settimane successive Howard andò a trovare Stuart all’ospedale St. Vincent. Lo perdonò per l'infedeltà e guardò il suo primo amore invecchiare , perdere un chilo dopo l’altro, diventare sempre più debole fino alla morte, sopravvenuta nel luglio 1983.

      “Lui è stata la prima persona di mia conoscenza a morire di AIDS,” ha detto Kyle. “Stava succedendo qualcosa di brutto, e non c’era assolutamente nessun aiuto.” Nel giro di 15 anni, Kyle avrebbe lentamente perso tutti i suoi amici omosessuali, compreso David, il secondo ragazzo di Howard. Visto che i ricchi genitori di David l’avevano ripudiato a causa della sua malattia, toccò a Howard prendersi cura di lui. Quando morì, fece incidere sulla lapide il vero nome dell'ex compagno, Chester, nel caso un giorno la madre avesse deciso di cercare la sua tomba.

      Dopo tutte quelle tragedie, Howard trovò di nuovo l’amore al Boy Bar, un club gay del Village, nel fine settimana di San Valentino del 1983, quando ci provò con un giovane architetto del Midwest appena arrivato a Manhattan.

      “Mi ha corteggiato,” ricorda Bill Klaus. Nelle settimane successive, Howard invitò Bill a cena e a socializzare con i suoi collaboratori di Little Shop. “Ci provava in modo serio. Era pronto per qualcuno con cui sistemarsi. Io ero riluttante, ma ho visto che stava funzionando.”

      Quell’estate, Bill passò diverse sere alla settimana a mangiare e dormire nell’appartamento di Howard, una caserma dei pompieri riconvertita su Hudson Street, a 12 isolati dallo stanzino di Bill nell’East Village.

      Ma la città scatenava in Howard i ricordi di Stuart e David. Una sera, Howard portò Bill a vedere La mosca, il film fantascientifico di David Cronenberg in cui ha luogo la trasformazione di Jeff Goldblum in un insetto. Howard uscì dal cinema in lacrime. “Ha visto deteriorarsi così tanti giovani uomini intorno a sé. Era qualcosa a lui familiare,” ha detto Bill.

      Howard doveva lasciare New York, aveva bisogno di una nuova vita lontano dall’AIDS, ed è stato proprio in quel momento che ricevette la chiamata di Jeffrey Katzenberg, capo del Walt Disney Studio.

      Howard fa pratica con Jodi Benson durante una seduta di registrazione.

      Dopo che Katzenberg prese la guida della divisione film nel 1984 su richiesta di Michael Eisner, il produttore musicale David Geffen gli consigliò di assumere “il genio” Howard Ashman e il suo partner nella scrittura Alan Menken per comporre le canzoni per i cartoni animati della Disney. Geffen, che era uno dei produttori dello spettacolo La piccola bottega degli orrori e stava lavorando a un adattamento cinematografico, prevedeva che Ashman sarebbe diventato una leggenda.

      Nel 1987, Howard cominciò ad andare a Los Angeles per scrivere le canzoni de La Sirenetta con Alan Menken e migliorarne la sceneggiatura. Con una nuova carriera di fronte a sé, Howard decise di usare i soldi guadagnati con la Disney per costruire la sua casa dei sogni con Bill. Casualmente Sid, lo zio gay di Bill, possedeva un appezzamento di terreno vicino a casa sua a Cold Springs, nello Stato di New York, lungo la valle dell’Hudson. Sid disse a Bill e Howard, “Se volete, saremmo felici di dare l’altra metà del terreno a Howard, e potreste costruire lì la vostra casa.”

      Dopo anni di preoccupazioni, Howard aveva finalmente la carriera e la casa che aveva sempre voluto. Nella primavera del 1987, Bill aveva trovato un’impresa e disegnato il progetto.

      Poi, a marzo, si svegliò con delle placche bianche in bocca.

      Howard andò da un dottore ben disposto nei confronti dei gay, che diagnosticò le placche come una candidosi orale, un sintomo dell’AIDS. Poi controllò i livelli di linfociti T di Howard. Erano drammaticamente bassi, altro segno che Howard aveva il “cancro dei gay” responsabile della morte di due dei suoi ragazzi.

      Howard si tenne lontano da Manhattan, dove i suoi amici avrebbero riconosciuto i sintomi per quello che erano, e decise di aspettare gli ultimi stadi della malattia prima di parlarne ai suoi amici e ai colleghi alla Disney. Lo comunicò invece a Bill, che si trovò a chiedersi ad alta voce se avrebbero dovuto fare progetti per il futuro. “Vogliamo davvero cominciare a costruire questa casa?” chiede a Howard. “Dovremo passarne un bel po’.”

      Ma Howard non voleva arrendersi alla malattia che gli aveva già portato via così tanto—insistette per costruire la casa e tenne segreta la malattia. Il suo compagno si trovò d’accordo. 

      Ma dopo l’uscita e il successo de La Sirenetta, la salute di Howard peggiorò, rendendolo incapace di badare a se stesso o di viaggiare. Prima che la produzione avviasse La Bella e la Bestia, chiamò Jeffrey Katzenberg e gli disse che aveva l’AIDS. “Non so se hai idea di quello che sta succedendo, ma non sto bene,” disse. “Se vuoi che lavori a questo progetto, devo farlo da New York.”

      Katzenberg prese per Howard un’infermiera privata e si assicurò che ricevesse le cure più avanzate disponibili. A intervalli di qualche settimana, le squadre della produzione de La Bella e la Bestia e di Aladdin andavano a New York per collaborare con Howard. Dal suo letto di morte, Howard scrisse i testi per le canzoni de La Bella e la Bestia—tre di queste furono nominate agli Academy Awards come Migliore Canzone, e una avrebbe vinto l’Oscar. Fu in assoluto il primo cartone animato a essere nominato come Miglior Film, ma Howard non sarebbe sopravvissuto fino alla sua uscita.

      A Cold Springs, Bill sovrintendeva i lavori per la casa dei sogni di Howard. “Vivevamo con ottimismo,” mi racconta, ma Sarah, la sorella di Howard, ha dei ricordi diversi. “Come scoprono molte persone, il processo di costruzione di un edificio è più lungo di quanto ci si aspetti. [La malattia e il cantiere] andavano uno contro l’altro.”

      Il 14 marzo 1991, Howard si arrese alla sua malattia.La Bella e la Bestia, che non ha mai avuto la possibilità di vedere, è dedicato alla sua memoria. Un mese dopo, Bill finì i lavori per la casa di Howard, dove attualmente vive da solo.

      “Se dovessi tornare indietro, non costruirei mai la casa,” continua Bill. "Ne avremmo comprata una, o un appartamento in città. Mi ci sono trasferito dopo la sua morte. Ho fatto il mio lutto qui. È una cosa strana: è una casa che mi piace molto, ma è stata costruita appositamente per una vita con Howard.”

      Kyle ha affrontato svariate serie di problemi, compreso un complesso caso di sindrome del sopravvissuto.  “Tutti quelli che conoscevo sono morti,” spiega. “Io sono sopravvissuto. Non lo capivo affatto. Visto che avevo avuto lo stesso genere di comportamenti, meritavo di morire.”

      Negli ultimi anni, salvaguardare l’eredità di Howard e gestire il suo complicato patrimonio è diventato il lavoro a tempo pieno di Sarah. Quando l’ho incontrata l’estate scorsa vicino a casa sua a Tarrytown era alle prese con l'organizzazione degli scritti di Howard per la Biblioteca del Congresso e la gestione di howardashman.com, un sito dedicato per ricordare la vita di Howard al di fuori della Disney.

      “Non voglio che venga idealizzato come un eroe della Disney,” ha detto Sarah. “Voglio che la gente si ricordi che era una persona.”

       

       

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      Tag: Howard Ashman, Disney, La Sirenetta, La Bella e la bestia, AIDS

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