In breve

Intelligenza sacrificale

Di Andrea Cristallini

Illustrazione di Tuono Pettinato

La fesseria degli scienziati è senza tempo. Ovvio, per chi si spinge agli estremi confini del sapere umano, l’errore è dietro l’angolo, e poi chi non rischierebbe la propria vita per far valere le sue idee? Ma un minimo di precauzione! Dicono che se non ci fosse gente come loro saremmo ancora a spulciarci sugli alberi, ma nel grande laboratorio dei destini gloria e gonzaggine si fiancheggiano sullo stesso scaffale. Sono davvero tutti eroi? Che sia coraggio, egoismo, avventatezza o semplice imbecillità, non pochi ci hanno lasciato le penne cercando di dimostrare quanto erano bravi. Questa è la super classifica degli inventori uccisi dalle loro stesse invenzioni.

4. Franz Reichelt (1879–1912), tra i numerosi seguaci di Icaro, nessuno fu più tordo di questo sarto francese. Dopo aver lottato strenuamente per il permesso di sperimentare lanci dalla Torre Eiffel, si buttò a sua volta con tutta l’attrezzatura: il pezzo di stoffa da lui cucito non si aprì e Franz morì d’infarto prima ancora di toccare il suolo. Vi prego di guardare il documentario dell’impresa su YouTube, con tanto di atterraggio, The flying taylor. First (and last) attempt to test his new parachute.

3. Alexander Bogdanov (1873–1928), politico, filosofo, scrittore sci-fi, economista e medico bielorusso, nonché ideatore della Tectologia, strana scienza dell’ordine. Amico di Lenin, cercava la formula dell’immortalità attraverso continue trasfusioni di sangue. Quando si iniettò il sangue infetto di malaria e tubercolosi di un suo studente, la formula si rivelò banalmente vera al contrario. Lo studente invece guarì.

2. Thomas Midgley Jr. (1889–1944), ingegnere chimico alla General Motors, noto per le sue ricerche sul piombo tetraetile e i clorofluorocarburi, tra i maggiori agenti inquinanti del ventesimo secolo. Affetto in tarda età da poliomelite, mise a punto un complicato sistema di argani, lacci e carrucole per alzarsi autonomamente dal letto a.k.a. la versione necro di una macchina di Rube Goldberg. Un giorno tirò troppo la corda e ci rimase strangolato.

1. Marie Curie (1867–1934), la cui storia è tristemente nota per il suo approccio molto anarchico alle radiazioni atomiche—si dice che lavorasse in un capanno e che andasse in giro con braccialetti di uranite. È la rappresentante assoluta di tutti quegli scienziati che hanno giocato un po’ troppo vicini ai raggi gamma. I suoi appunti e tutti i suoi libri—comprese le ricette di cucina—sono così radioattivi che se li consulti senza protezioni muori. È stata la prima donna a fare un sacco di cose, tra cui vincere il premio Nobel, ed è con piacere che le lasciamo il primo posto anche qui.

 

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