L'omertà è sacra

Di Federico Sardo, foto di Bea de Giacomo

Mercoledì 20 marzo è stato presentato a Milano Mea Maxima Culpa, il documentario di Alex Gibney sulle colpe del Vaticano e delle diocesi nel coprire i reati di pedofilia emersi negli ultimi anni. L'indagine si concentra sul primo caso di protesta contro abusi noto all'opinione pubblica, in una vicenda che vide coinvolti quattro non udenti e il reverendo Lawrence Murphy. Se avete fortuna, potete trovare qualche cinema clemente che lo proietta, ma l’opzione più plausibile è che dobbiate comprarvi il dvd. Comunque, Gibney non è proprio l’ultimo arrivato: ha all’attivo 25 documentari da regista, tra cui Enron: The smartest guys in the room, sulle vicende che hanno portato la Enron da azienda di successo a mucchietto di nulla, Taxi to the dark side, sulle morti sospette nei campi di prigionia americani in Afghanistan (vincitore dell’Oscar come miglior documentario nel 2007), e l’ultimo We Steal Secrets dedicato a WikiLeaks e Julian Assange, in uscita tra pochi giorni in America—qua arriverà fra un paio di generazioni.

Nel prossimo numero di VICE uscirà l’intervista completa al regista; vi riportiamo un’anteprima dedicata a Mea Maxima Culpa, perché se il tema “cattolici e pedofilia” non vi sembra abbastanza interessante in sé, magari questa intervista ve lo farà entrare in testa meglio.

VICE: Dal suo documentario emerge che Ratzinger era la persona al mondo a saperne di più su tutti i casi di pedofilia nella Chiesa, in quanto prefetto della Congregazione per la dottrina della fede e che, per sua richiesta, tra il 2001 e il 2005 ogni singolo caso è dovuto passare per la sua scrivania. Come ha visto le sue dimissioni? Pensa che ci possa essere un legame?
Alex Gibney:
Non posso saperlo con certezza ma credo di sì, credo ci sia un legame, quella è stata una ferita profonda. E, inoltre, credo che le dimissioni siano un gesto molto importante, perché ci mostrano che il Papa è un uomo come un altro, addirittura che il suo è un lavoro come un altro, dal quale ci si può perfino dimettere. Questo è molto importante, perché se si può mettere in discussione l'infallibilità e la perfezione sovrumana di queste figure, allora si può anche ammettere che ci sono stati degli sbagli, e che queste persone possono commettere degli errori. E, visto che questo è successo, sarebbe molto importante che si potesse cominciare ad ammetterlo.

Penso che molti credenti e persone all'interno della Chiesa direbbero che non è bene parlare di queste cose, dei temi che lei tocca nel documentario. Perché rivelarli rischia di mettere la Chiesa in cattiva luce, mentre probabilmente l'idea è che la Chiesa sia in fondo un'istituzione sana. Lei cosa ne pensa, come cattolico?
Penso che non ci sia cosa più sbagliata di questa mentalità, ed è quello il grosso problema. Il crimine più grande è forse proprio il silenzio su questo tema, ed è per questo che il documentario ha come sottotitolo “Silenzio nella casa di Dio”. Stare in silenzio di fronte a cose del genere per “proteggere” la Chiesa è esattamente il contrario di quello che sarebbe giusto fare.
Recentemente ho scoperto una cosa molto interessante: ho cercato informazioni sull'origine della parola inferno (hell), ed è venuto fuori che viene da una parola proto-germanica, halja, che significa proprio “nascondere qualcosa”. Vuol dire che l'inferno è esattamente quello che sta facendo la Chiesa cattolica! Sta nascondendo qualcosa, sta coprendo i colpevoli, mantenendo un rigoroso silenzio... Stare in silenzio per proteggere la Chiesa è davvero la cosa più sbagliata: i segreti vengono sempre fuori, prima o poi. Quindi starsene zitti, perché la Chiesa è buona e dunque non si può dire che qualcosa al suo interno non va bene, è  sbagliato. Siamo tutti umani, tutti facciamo degli errori, tutti commettiamo dei peccati e qualche volta tutti possono commettere dei crimini, anche gli uomini di Chiesa. Allora perché un'istituzione non deve dire: “succede, qualche volta. Ma saremo onesti e sinceri al riguardo, e faremo tutto il possibile. Non vi racconteremo bugie”? In fin dei conti anche mentire è un peccato.

E qui interviene un problema di ordine religioso: non può essere forse che temano che un discorso del genere possa togliere un po' quell'aura di potere “oltre l'umano” che hanno i sacerdoti (non possono peccare, non sono come gli altri esseri umani, loro sono vicini a Dio)? A quel punto la Chiesa potrebbe rischiare di essere vista soltanto come un ente benefico, un'istituzione che fa delle “buone azioni”.
È interessante, ma penso che sarebbe una visione molto superficiale della religione. Io credo che il problema sia, e qualcuno lo dice nel film, che c'è una vera e propria eresia che è stata anche appoggiata dalla Chiesa: che il sacerdote sia in qualche modo un po' più in alto rispetto agli altri, qualcosa a metà tra gli uomini e gli angeli.
Eppure c'è un arcivescovo, sempre nel film, che dice che forse se togliessimo questo piedistallo, se ci mettessimo un po' tutti allo stesso livello e dicessimo che siamo semplicemente tutti degli esseri umani, questo renderebbe la Chiesa migliore. Perché allora potremmo mettere in discussione alcune cose. Ma senza doverne toccarne altre: resta fondamentale credere in Dio, ma possiamo credere in Dio senza dover credere nell'indossare delle croci d'oro, costruire enormi monumenti, farci disegnare delle superscarpe da... ehm...

Prada?
Prada [ride]. È così. Non si dovrebbe invece essere umili davanti a Dio? Quindi perché togliere questi piedistalli sarebbe contro la religione? Io penso che nel corso del tempo—ed è uno dei temi del film, è il concetto di noble cause corruption—la Chiesa si sia profondamente corrotta, perché invece di credere in Dio, gli uomini al suo interno credono principalmente nel proprio potere. E quello è il problema, un problema di abuso di potere. Gli uomini si sono corrotti, e hanno creato un'istituzione che esalta il proprio potere invece che il potere di Dio.

Anche grazie alle sue ricerche sull'argomento, quali pensa che siano i numeri di questi “singoli problemi”? Pensa che si possa ancora parlare di casi isolati in un'istituzione sana, oppure ormai questi casi sono talmente frequenti da non poter più considerare la Chiesa un'istituzione tutto sommato nobile?
Penso che il problema sia anche in questo caso l'aver coperto i colpevoli, è quella la differenza. Le istituzioni sane sono quelle che dicono “Sì, abbiamo commesso degli errori,” oppure “Sì, qualcuno nella nostra organizzazione è un pedofilo. Ma guardate che cosa abbiamo fatto: ce ne siamo accorti, abbiamo detto la verità sulla questione, lo abbiamo ammesso e ci siamo presi in carico il problema. E abbiamo fatto tutto il possibile per risolverlo e per proteggere i bambini.” Le cattive istituzioni sono quelle che dicono “Noi siamo un'organizzazione che fa il bene, non vogliamo che la gente pensi male di noi. Quindi nasconderemo o insabbieremo i crimini di questi pedofili.”
Perché dopo tutto i pedofili o i maniaci sono dappertutto, ma in effetti tendono a nascondersi nelle istituzioni che li proteggono. Anche questa è una parte importante del problema: in qualsiasi contesto possono accadere cose orribili, ma sono le istituzioni che non riescono a prendersi le loro responsabilità e a prendersi carico dei propri errori quelle che alla fine diventano intimamente corrotte. Soprattutto se pensano di essere così buone da non poter fare mai nulla di sbagliato.

Probabilmente non vogliono investigare e rivelare troppo perché perderebbero potere e fiducia.
Sì, indubbiamente è anche quello. Ma penso che col passare del tempo sia ciò che distrugge un'organizzazione. Perché se crei un ambiente in cui la gente è spaventata, o dove c'è una cultura del silenzio, allora è inevitabile che i crimini vengano insabbiati e che certi comportamenti prosperino. Ed è così che si corrompe un'istituzione. Sul lungo termine invece la sua forza potrebbe essere proprio nella capacità di essere onesta con se stessa.

Ha ricevuto molte critiche per questo film, magari da quelle associazioni prettamente americane tipo i cristiani rinati, o dai conservatori più integralisti?
La Catholic league mi ha attaccato molto duramente, e hanno provato a denunciarmi. Hanno pubblicato la mia e-mail personale, eccetera. Molta gente mi ha scritto arrabbiatissima, ma mi ha divertito molto il fatto che quasi sempre le e-mail cominciavano così: “Non ho visto il suo film, ma...” È una cosa abbastanza significativa. E si capisce subito che non si tratta di persone che vogliono confrontarsi, o impegnarsi in un dibattito: tengono gli occhi chiusi, non hanno nessuna curiosità, non vogliono sentire delle voci che possano disturbare la quiete nelle loro teste.

Tipo “Non voglio neanche vederlo questo film!”
Esatto! “Non voglio che le cose vengano messe in discussione, non voglio nulla di nuovo.” È da pazzi. Quindi, sì, ci sono state un po' di critiche di questo tipo. Ed è anche stato interessante che a Milwaukee la Chiesa abbia risposto: “È una vecchia storia, è già stata raccontata tante volte.” Forse a Milwaukee, ma fuori non è stata raccontata granché! Per loro, parlarne è come prendere una crosta e grattarla via, e mostrare una ferita profondissima. Invece l’anteprima americana del film è stata proprio a Milwaukee, e posso dirti con certezza che mostrare il film non è stato come andare a toccare una vecchia ferita, non è stato doloroso. È stato un momento di guarigione, per le vittime (quelle ancora in vita) è stato come ritrovare se stessi. Perché è stata un'opportunità di rompere il silenzio e di parlare apertamente, potendo raccontare i segreti terribili che si sono tenuti dentro per un sacco di tempo.

Gli incontri tra le vittime e alcuni sostenitori della loro causa che vediamo verso la fine del film mostrano questo forte senso di liberazione, la gioia di togliersi un peso opprimente.
Sì, esattamente. È come essere liberati da una prigione in cui si erano come autoreclusi, comprensibilmente. O come se fosse il segreto a tenerli prigionieri. E, sì, hai ragione, è stata una liberazione per loro, una liberazione molto difficile ma pur sempre una liberazione. Quindi ancora una volta possiamo dire che la Chiesa ha interpretato tutto all'opposto, con questa ossessione per il nascondere le cose invece di dire: “sentite, queste cose succedono. Ma parliamone.” È parlarne la soluzione. È per questo che il silenzio della Chiesa è così ripugnante.

Pensa che il celibato possa essere una parte del problema?
Sì, penso di sì.

È una costrizione abbastanza innaturale, e certamente sui grandi numeri può portare problemi. Però è anche una cosa sacra, per la Chiesa, non può essere messo in discussione.
E invece dovrebbe. Non vedo nessuna menzione del celibato nei Vangeli. Il celibato è una cosa che è stata inventata dalla Chiesa come strumento di controllo, e quindi, come sempre, di potere. Se un prete è sposato, se ha una moglie e dei figli, e la moglie e i figli non si vogliono trasferire, non vogliono cambiare scuola o cose del genere, be’, è un problema per la Chiesa. Così invece queste persone non hanno legami e si possono spedire da Milwaukee a Los Angeles, o in qualsiasi altro posto, in qualsiasi momento. È solo un altro meccanismo di controllo, un'invenzione umana per scopi di potere.
Ma il celibato obbligatorio crea invece problemi ulteriori, perché se c'è l'obbligo del celibato in un sistema in cui sappiamo che più del 50 percento dei preti conduce una vita sessuale attiva, allora c'è una menzogna nel cuore dell'istituzione. E questo significa che ci sono anche un sacco di segreti, e di conseguenza molto probabilmente un sacco di ricatti. In particolare, lo abbiamo visto più volte, quando si tratta di denunciare le violenze sessuali: un vescovo potrebbe scoprire che qualcosa non va nella sua Diocesi, ma il colpevole potrebbe dire “Be', io so che tu hai una relazione con quel ragazzo o quella ragazza che abita in fondo alla strada, quindi forse è meglio se ce ne stiamo zitti tutti e due.” È così che funziona. Quindi con il tempo si viene a creare un sistema, e un ambiente di diffuso silenzio e segretezza, per via di quella menzogna essenziale e originale che è il celibato.

Probabilmente ha letto che una delle prime cose che si dice abbia fatto il nuovo Papa è stata, nell'occasione di una messa a Santa Maria Maggiore, quella di rifiutare l'incontro per un saluto chiesto dal cardinale Bernard Law, quindi forse qualcosa di buono potrebbe venire da questa elezione?
Ho sentito di questa storia su Papa Francesco e Bernard Law, ma il Vaticano lo nega, quindi non so se sia vero oppure no. Io spero di sì, perché penso che Bernard Law sia il simbolo di qualcosa di orribile e di sbagliato. Un uomo che ha coperto crimini orrendi a Boston e poi è stato trasferito a Roma, in una chiesa magnifica come Santa Maria Maggiore. Sembra quasi un premio: la cattedrale seconda per importanza solo a San Pietro, fisicamente vicina al Vaticano. Quindi spero che il Papa abbia detto qualcosa. Però non lo sappiamo, o perlomeno il Vaticano smentisce. Ho qualche speranza riguardo Papa Francesco, innanzitutto perché ha scelto un ottimo nome, che rappresenta proprio l'opposto del concetto di “potere” - ma ora staremo a vedere come si comporterà.
I gesti simbolici sono una cosa, baciare i bambini davanti alle telecamere anche, ma ora è suo compito andare a fondo. Vedremo se saprà guarire non solo le ferite della Chiesa, ma—cosa ancora più importante—quelle delle vittime.


Segui Federico e Bea su Twitter: @justthatsome e @beadegiacomo

 

Commenta