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      Il modo più semplice per fare amicizia coi vicini di casa

      Di Bogdan Girbovan, testo di Mihai Popescu

      March 13, 2015

      Il fotografo nel suo monolocale

      L'Europa dell'Est pullula di casermoni popolari dall'aria distopica, tutti suddivisi in piccoli monolocali costruiti in epoca comunista per ospitare le migliaia di operai arrivati dalle campagne. Affascinato dall'antropologia e dalla geometria di questi spazi, il fotografo rumeno Bogdan Girbovan ha deciso di fotografare tutti i monolocali del suo stabile.

      Dal momento che i miei vicini sembrano disposti ad accogliermi in casa loro solo quando si tratta di mostrarmi le chiazze provocate dalle infiltrazioni delle mie tubature, ho chiamato Bogdan per parlare delle difficoltà che ha incontrato nella realizzazione del suo progetto.

      VICE: Come nasce l'idea di questo progetto?
      Bogdan Girbovan:
      È nata riflettendo semplicemente sul mio spazio personale, lo spazio in cui vivo, medito, lavoro e faccio l'amore. Avevo iniziato a scattare direttamente nel mio monolocale, e l'ossessione per quelle quattro mura è via via cresciuta—lo spazio cambiava a seconda dell'angolo in cui mi posizionavo con la macchina fotografica, perché cambiava anche la prospettiva. Ma penso che in parte sia anche per il mio interesse per la matematica e la precisione.

      E perché poi l'hai esteso ai monolocali dei tuoi vicini?
      Be', l'esercizio è un buon maestro, così ho deciso di applicare quello stesso schema agli altri monolocali dello stabile. Il fatto è che non sapevo se fossero tutti uguali, questi appartamenti. Vivo al decimo piano, e un giorno la signora del nono mi ha chiesto di darle una mano a sistemare una porta. Il suo appartamento mi ha lasciato a bocca aperta non appena ci sono entrato, perché era tutt'altro rispetto al mio. Cioè, lo spazio era identico, ma era ciò con cui era stato riempito a renderlo diverso.

      Come hai fatto a convincere i tuoi vicini ad accoglierti e farsi fotografare?
      La matematica mi ha aiutato anche in questo caso: ho sfruttato tutte le connessioni tra i vari inquilini. Dalla signora del nono piano sono arrivato al monolocale dell'ottavo. E l'inquilino era in buoni rapporti sia col nono che col settimo piano. Proprio come un gioco.

      Le difficoltà ci sono state semmai con gli inquilini più giovani, che non capivano il mio progetto e accampavano scuse. "Ora la mia ragazza non c'è, torna più tardi." Così facevo, e continuavo a ripresentarmi alla porta finché non ottenevo quello che volevo. In più ho scattato solo di domenica, quando tendiamo a essere più tranquilli e rilassati.

      La signora Biţa vive nel monolocale al nono piano dal 1967

      Mi piace il fatto che in ogni foto ci sia anche l'inquilino.
      Senza non sarebbe stato lo stesso. Un mio amico dice che una foto senza una persona è come una cartolina. In tanti mi hanno chiesto perché dovessero stare seduti, ma gli ho fatto capire che era la mia unica richiesta. Non mi interessava né che la casa fosse pulita e in ordine, né che occupassero una posizione specifica nell'inquadratura.

      Facendoli stare in piedi avrei creato una linea, dividendo la foto a metà. Occupano comunque un volume consistente anche da seduti, ma a me importava creare un ritratto che oltre al volto della persona catturasse anche l'atmosfera.

      Mi piace l'arredamento degli appartamenti degli inquilini più anziani. È così diverso da quello dei giovani.
      C'erano delle tendenze a seconda dell'età. I più giovani avevano optato per uno stile minimal, arioso, mentre l'approccio dei più vecchi era praticamente opposto. Penso che invecchiando diventeremo anche noi degli accumulatori, ma forse avremo a disposizione spazi più grandi. Non è facile sbarazzarsi di tutte le cose di cui ti circondi nel corso della vita, anche se agli altri magari non piacciono.

      Quali sono le cose più strane che hai visto all'interno dei vari monolocali?
      A me interessava di più capire perché le varie cose erano lì, piuttosto che chiedere cosa fossero. Per esempio, al nono piano, in cima a un armadio sullo sfondo [vedi sopra] ci sono dei libri disposti in modo magistrale. Ho chiesto alla signora perché li avesse disposti così e lei mi ha risposto semplicemente, "Così non cadono." I libri impilati uno sull'altro erano intervallati da quelli in verticale in modo simmetrico.

      È affascinante come le persone si differenzino l'una dall'altra attraverso l'ambiente che hanno creato.
      Sì, qualcuno ha detto che la mia intenzione era mostrare il mix delle classi sociali, ma io volevo solo fotografare le case dei miei vicini. La donna con la faccia nascosta è una giornalista importante. Una donna al primo piano faceva la grafica per la Banca Nazionale rumena; un'altra donna era una decoratrice, e un uomo—mi ha detto di essere stato soprannominato Don Lukas—aveva fatto fortuna lavorando all'estero. Ognuno ha la sua storia.

      Penso che l'immagine più interessante sia quella della donna con il letto a baldacchino.
      Il palazzo è vicino al mercato, e a volte le capitava di ospitare chi andava al mercato per vendere. Dormivano nel letto a baldacchino. È per quello che ha messo una tenda sul lato. Lei dorme nel lettino sotto la finestra.

      Come ha reagito al progetto l'amministratore del palazzo?
      Mi ha aperto la porta di un monolocale disabitato. Apposta per me. Mi ha fatto entrare ed è stato felice di parlare, e dato che era vuoto gli ho chiesto di posare per avere un soggetto anche in quello spazio.

      Come hanno reagito i soggetti quando hanno visto le foto?
      Molti mi hanno chiesto, "Ma perché noi siamo così piccoli?" perché io avevo detto che avrei scattato dei ritratti, ma non avevo specificato che avrei fotografato anche il resto dell'ambiente. Così mi hanno chiesto di scattargli anche foto più da vicino, e li ho accontentati. Mi sembra che ora siano soddisfatti.

      Tag: Bogdan Girbovan

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