Il progresso umano è un mito

Di Johannes Niederhauser


John Gray, foto di Justine Stoddart.

Noi umani abbiamo fatto strada, no? Solo negli ultimi 200 anni abbiamo abolito la schiavitù (spostandola nelle fabbriche sfruttatrici del terzo mondo), ci siamo liberati dall’inquinamento industriale (spostandolo nelle fabbriche del terzo mondo) e abbiamo introdotto la pace, i diritti umani e la democrazia in varie hinterland sottosviluppate grazie a lunghi, sanguinosi e insensati conflitti.

Siamo il diamante senza pecca di questo altrimenti squallido pezzo di carbone che è il mondo moderno e chiunque non abbia ancora provato la dolcezza etica del progresso occidentale lo potrà fare a breve grazie a una lunga campagna di bombardamenti. Abbiamo il commercio equosolidale di bacche di acai e internet ad alta velocità e ci stiamo crogiolando nell’illuminismo, mentre il resto del mondo sta ancora trascinando i piedi nel medioevo.

Nel suo nuovo libro, il filosofo politico John Gray, autore e collaboratore del Guardian e del New Statesman, ci spiega perché queste sono tutte cazzate. The Silence of Animals tratta dello spinoso argomento del progresso umano—che, da quanto asserisce Gray, è un mito. Considerando che sembra ci siano stati degli effettivi progressi nei campi della scienza, della medicina e della tecnologia, la cosa mi ha leggermente confuso, per cui l’ho chiamato per avere spiegazioni.


The Silence of Animals.

VICE: Prima di tutto, può spiegare cosa intende con il termine “progresso” e perché ritiene che sia solo un mito? 
John Gray: Nel mio ultimo libro definisco “progresso” ogni tipo di avanzamento che sia cumulativo, nel senso che ciò che è stato ottenuto in un periodo diventa la base per nuovi risultati che, nel tempo, diventano sempre più irreversibili. Nella scienza e nella tecnologia, il progresso non è un mito. Tuttavia, il mito è che il progresso raggiunto nella scienza e nella tecnologia possa avvenire nell’etica, nella politica o, più semplicemente, nella civilizzazione. Il mito è che gli avanzamenti fatti con la civilizzazione possano fungere da base per un continuo miglioramento cumulativo.

Ha qualche esempio a supporto di questa teoria?
Prendi la schiavitù. Se ottieni l’abolizione della schiavitù, poi puoi riuscire ad avere la democrazia. Di nuovo, il mito è che ciò che viene ottenuto è la base per una futura conquista. La mia osservazione sulla storia è che nella civilizzazione le cose funzionano altrimenti. Ovviamente sostengo fortemente i progressi nella civilizzazione, come l’emancipazione delle donne e degli omosessuali e l’abolizione della tortura, ma tutto questo può essere nuovamente spazzato via. 

Capisco. C’è stata l’abolizione della tortura negli Stati Uniti, ma è tornata in uso a Guantanamo e ad Abu Ghraib.
Esatto. Ci sono stati dei progressi nell’etica e nella politica, ma si sono persi in un istante. E il divieto di tortura ha notoriamente subito un “allentamento” per opera di George W. Bush e la sua cricca. E parlo della più grande democrazia del mondo, non di qualche oscura dittatura. Nel febbraio del 2003, prima dell’invasione all’Iraq, ho pubblicato un articolo satirico intitolato “A modest proposal” nello stile di Jonathan Swift. Basandomi sullo sviluppo della teoria della politica liberale dell’epoca, ho spiegato il fatto che la tortura si sarebbe resa necessaria come strumento di lotta per l’estensione dei diritti umani in tutto il mondo.

Quali sono state le reazioni?
La gente l’ha trovato ridicolo, perversamente misantropo e pessimista. E mi riferisco persino a coloro che l’hanno percepito come satirico, cosa che in realtà era. 

Tipica indignazione umanista liberale. Certi argomenti sono semplicemente intoccabili.
Tuttavia, meno di un anno dopo hanno iniziato a circolare le immagini delle torture ad Abu Ghraib. Non era difficile prevedere che sarebbe successo—la grande conquista del divieto di tortura è stata dimenticata facilmente. Una cosa come la tortura, che è completamente oltre i limiti della civilizzazione, può essere reso accettabile in ogni momento.

Ogni tanto penso che noi occidentali siamo i maestri dell'illusione.
Di sicuro.

Ci percepiamo come altamente etici. Compri nei negozi giusti e ti senti come se stessi salvando il mondo, ma gli abiti che indossi sono prodotti da operai schiavizzati del terzo mondo. Abbiamo solo trasferito la schiavitù, non l’abbiamo vietata.
Sì, le abbiamo cambiato nome e l’abbiamo trasferita. E abbiamo fatto lo stesso con l’inquinamento. Abbiamo trasferito l’inquinamento industriale pesante in Cina e India così da poter essere molto puliti. Ma loro producono beni che anche noi usiamo. Sono d'accordo con te, ma non la descriverei come un’ipocrisia, perché questo suggerirebbe che in fondo sappiamo qual è la verità.


Tony Blair e George Bush portano il progresso al resto del mondo.

Quindi è anche peggio. 
Pensa a Tony Blair. La gente ne parla come di un bugiardo, ma credo che sia più un complimento per lui. Penso che gli manchi lo sviluppo morale per impegnarsi a essere falso. Qualsiasi cosa dica, ci crede. Un altro esempio: molti a sinistra pensano che l’intervento occidentale in Iraq, Libia e Afghanistan sia in realtà un piano di conquista delle risorse. Ma altrettanti—commentatori, politici, e senza dubbio Blair—credono di stare veramente promuovendo l’illuminismo e i valori progressisti nel mondo.

Non crede sia imperialismo camuffato? 
No, perché è fatto con la sincera convinzione che le loro credenze siano quelle del mondo. Suggeriscono che i Paesi occidentali, nonostante i loro grossi problemi, siano il senso della storia. Questo è un mito. Le nazioni dell’Occidente hanno molte virtù—stiamo avendo questa conversazione, cosa che non potremmo fare in molte altre parti del mondo–ma hanno anche grosse difficoltà. Dietro ogni mito c’è questa pretesa del senso della vita.

Ma gli esseri umani necessitano di un senso nella vita.
Non nego che noi come esseri umani possiamo creare un senso, ma non esiste un senso ultimo intrinseco alla storia o all’universo. Il mio consiglio alle persone che hanno bisogno di un senso è, al di fuori di quello che possono creare, di unirsi a una religione. Nel complesso si tratta di miti antichi e più saggi del mito secolare del progresso. 

Direbbe che il mito del progresso è una sorta di religione in sé?
Oh, certo che lo è. I nostri miti secolari sono semplicemente miti religiosi ripresi, ma senza la parte buona.  

Quindi, in questo senso, anche l’ateismo contemporaneo è una religione?
Gli atei si imbufaliscono sempre quando dico che l’ateismo è una religione. Se l’ateismo ha il significato che dovrebbe avere, ovvero non avere nessun utilizzo del concetto di Dio, allora in quel senso sono un ateo. Ma non sono un evangelista. Il fatto che ci siano dei bus che girano per Londra con la scritta, “Probabilmente non esiste alcun Dio” è completamente ridicolo. Puoi decisamente considerarli dei religiosi quando fanno gli evangelisti e cercano di convertire il mondo alle loro credenze.


Il bus ateo di Londra. Foto di Jon Worth su atheistbus.org.uk.

Hanno mai avuto successo?
No. La più grande conversione in atto al momento è quella degli africani all’Islam e di molti cinesi al Cristianesimo. Quindi l’ateismo è come uno scherzo della storia, a confronto. Quella a cui stiamo assistendo oggi è invece un’enorme espansione delle religioni tradizionali. L’ateismo è un fenomeno mediatico.

Trattiamo un altro mito moderno: la felicità. Ho recentemente partecipato a una discussione intitolata, “La felicità salverà il mondo?”
Fantastico.

Non dovremmo semplicemente dare del Prozac a tutti, così saremmo egualmente felici?
Non credo che la felicità, nel senso moderno del termine, sia un obiettivo del tutto sensato. Perché quando l’obiettivo è la felicità, il rischio è che le persone diventino più caute e meno avventurose di quanto sarebbero normalmente. La felicità è un mito della soddisfazione. La credenza è che se tu organizzi la tua vita in un certo modo, avrai un certo stato d’animo. Ma io penso che un modo più interessante e appagante di vivere è semplicemente fare ciò che ti interessa, perché non potrai mai sapere in anticipo se ti soddisferà o meno.

Eppure sono ancora molti quelli che cercano di programmare la propria vita e percepiscono se stessi come macchine ottimizzabili.
Sì, le persone sembrano desiderose di essere in grado di progettare il loro stato mentale. E, come hai detto tu, se inizi a farlo, il passo per l'ingegneria chimica è breve. Come sappiamo, in America c’è un'enorme quantità di fruitori di antidepressivi, cosa che non era mai accaduta. Questo significa che siamo sempre depressi?

Oh sì, assolutamente sì.
In passato ho definito il progresso come il Prozac della classe pensante. La gente spesso mi dice, “Se non credessi nel progresso, non riuscirei ad alzarmi dal letto al mattino.” Ma dato che il credo del progresso risale a soli 200 anni fa, di solito ribatto, “Cosa facevano le persone prima? Stavano a letto tutto il giorno?”

Questa è l’eredità dell’illuminismo. Tutto quello che è venuto prima era solo Medioevo.
Certo. L’intera storia dell'uomo fino all’illuminismo era un preludio a noi altri. È completamente assurdo. L’illuminismo vuole che tutti coloro che hanno vissuto prima della sua venuta (persone come Shakespeare) fossero esseri umani sottosviluppati. Ai sostenitori dell’illuminismo e dell’idea di progresso piace pensare di essere un importante capitolo di questa vasta narrativa storica. Di fatto, quella narrativa non esiste. È più che altro una stupida storia di fantasia.

La convinzione che tutto andrà meglio e che il mondo si sta spostando verso un beato stato finale non è un po' schizofrenica?
La rapida ascesa della crescita tecnologica crea un’illusione di progresso. I telefoni sono migliori, più piccoli e più economici. Parlando di tecnologia, c’è una continua trasformazione nella nostra vita di tutti i giorni. Questo dà l’impressione che ci sia un cambio anche nella civilizzazione. Ma le cose stanno peggiorando da molti punti di vista. Nel Regno Unito i redditi sono precipitati e lo standard di vita sta peggiorando.

Un progresso tecnologico non significa necessariamente un miglioramento generale.
Assolutamente. Il progresso tecnologico è a doppio taglio. Internet, per esempio, ha più o meno distrutto la privacy. Tutto ciò che fai lascia una traccia elettronica.  

Alcuni desiderano addirittura che le loro menti siano caricate su internet per essere digitalmente immortali.
Questa è di sicuro un’evoluzione in un certo senso, ma è anche del tutto assurda. Anche se fosse possibile caricare la tua intera mente su un computer, non saresti comunque tu.

Sembra ci sia un ampio fraintendimento su cosa significhi essere se stessi.
Sì. Non hai deciso di essere quello che sei. Sei insostituibile. Sei una singolarità. Siamo chi siamo grazie alle vite che abbiamo. E questo comprende avere un corpo, nascere e morire.

Soprattutto morire.
Sì, soprattutto. Gran parte dei fenomeni contemporanei, come il credo nel progresso, sono in realtà un tentativo di evasione dalla realtà della morte. In realtà ciascuna della nostre vite è unica e finale, non ci sono seconde chance. Non è una prova. È una cosa vera. È molto semplice sfuggire a questa realtà attraverso la religione, ma questo non lo disprezzo: se è ciò di cui hai bisogno, va bene. Quello che disprezzo è la progressiva comparsa di necessità religiose in coloro che detestano la religione. Ma non le necessità in sé.  

Caricare te stesso nel cyberspazio ha qualche somiglianza con l'idea del paradiso.
Non vivo la mia vita sulla base delle religione. Ma l’idea che gli esseri umani saranno richiamati dalla morte alla fine dei tempi è molto più credibile dell’immortalità virtuale, perché dovrebbe essere misteriosa, un miracolo inesplicabile. In quel senso è una visione molto più credibile di questa incredibilmente bizzarra e insensata idea di caricare la propria mente nel cyberspazio. Voglio dire, qual è la realtà del cyberspazio? La guerra cibernetica. Tutto quello che sta dietro alle discussioni sull’immortalità virtuale è, di fatto, una visione del mondo tipicamente cristiana. 

 

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