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      Intervista a Matthew Thurber

      June 20, 2012

      È triste, ma è vero: siamo giunti al termine della nostra rubrica sui fumettisti e illustratori internazionali in collaborazione con Reebok. Per chiudere ecco quattro chiacchiere con Matthew Thurber, autore americano di 1-800-Mice (Picturebox), una delle graphic novel preferite da un certo Matt Groening e quanto di più simile a un “fumetto Pynchoniano” che l’America abbia mai prodotto. Thurber è pure un musicista: suona il sax per il gruppo sperimentale Soiled Mattress & The Springs.

      VICE: Come hai cominciato coi fumetti?
      Matthew Thurber:
      Li facevo alle scuole elementari. Il mio primo fumetto si chiamava Killer Pigs: Target USA ed era una storia di invasioni fantascientifica, ispirata alla serie tv I Visitors.

      Quali erano i tuoi fumetti preferiti, da bambino?
      Quando ero piccolo, più di tutti mi piacevano Tintin e Asterix. Ma anche i Peanuts e Bloom Country. Facevo un sacco di disegni di Bill the Cat.

      Peanuts, Tintin, Asterix: i grandi fumetti della nostra infanzia. Ma qual è stato il tuo primo contatto con il fumetto underground?
      A 13 anni circa ho comprato una raccolta RAW che mi ha davvero impressionato, ma mi sono inserito in quell’ambiente senza una vera decisione, semplicemente tenendo gli occhi ben aperti. Prendevo giornali gratuiti che avevano fumetti all’interno, come Snipe Hunt nel negozio di musica di Bellingham, o ordinavo fanzine via posta.

      Qual è stato il tuo primo fumetto “maturo”?
      Credo sia stato Easter Special nel 2002, con Rebecca Bird. Non avevo davvero lavorato a libri di fumetti dai tempi della scuola superiore e quella è stata la prima cosa che ho cercato di far conoscere al mondo.

      Tu sei parte di una sparuto gruppo di fumettisti underground sperimentali che secondo me sono bravissimi e sono tutti pubblicati dalla Picturebox di Dan Nadel. Pensi che si possa parlare di una “scena Picturebox”?
      Sì e no—Non è che ci sediamo tutti insieme e giochiamo a carte— ma Dan Nadel ha fatto convergere un sacco di persone, e ha stabilito connessioni tra diversi gruppi di artisti, e ha creato una sorta di storia dell’arte alternativa/spazio mentale in cui abbia modo di esistere l’opera di un sacco di persone.

      Quali sono al momento i tuoi fumetti e artisti preferiti?
      Sono alla ricerca dei vignettisti inglesi umoristici delle pagine di Beano, come Ken Reid. Mi piace molto lo stile asciutto di Dave Berg che ha disegnato “The Lighter Side of...” in Mad. Ho sempre in testa Shigeru Sugiura ma, dal momento che non riesco a leggere cosa succeda nelle sue storie, è tutta una specie di proiezione di quello che io penso siano le storie. Mi piace molto Gerald Jablonski, un uomo misterioso che disegna alcuni dei più bei fumetti assurdi che siano mai stati creati. Me ne piacciono un sacco di altri, ma questi sono i più elitari e oscuri che potevo citare.

      Non leggi nulla della Marvel o della DC? Pensi che ci sia qualcosa di interessante da imparare da quel tipo di fumetti?
      Ci sono quintali di vecchi fumetti interessanti. Forse sembrano più belli quando è passato del tempo? Più affettati e divertenti? Sfortunatamente, penso che la roba recente—da 30 anni a questa parte, direi—della Marvel e della DC sia semplicemente patetica, con testi noiosi e grafiche che ti fanno andare insieme la vista. A questo punto sono solo una macchina che rigurgita proprietà aziendali su fan a cui piace farsi sboccare addosso.

      Quanto è importante per te la musica quando ti relazioni ai fumetti? Le due cose si mescolano o le mantieni separate?
      La musica è un’ossessione ma non mi faccio illusioni, è solo un hobby. È l’opposto dei fumetti, è una cosa immateriale, non visuale, eterea. Mi piace esibirmi, e questo può includere visual, e a volte è una buona cosa, ma in alcuni casi va a discapito della musica. Sono sempre confuso sui diversi media e cerco sempre di portare avanti tutto insieme, come un grande fascio di alghe. Cerco di fare tutto quello che posso, ho migliaia di idee per fumetti e musica e film, e spero di riuscire a realizzarne almeno una minima parte in questa vita!

      Come descriveresti 1-800-Mice, la tua straordinaria graphic novel, a qualcuno che non sa quasi nulla di fumetti?
      È una soap opera surrealista costituita dall’intrecciarsi di un gruppo di storie che si svolgono in una città su cui incombe un pericolo imminente. È una specie di detective story, è tutto un continuo spiare da dietro le tende, un tentativo di scoprire sempre di più di quello che succede intorno a te. 

      Sì, ma con dei topi messaggeri e degli chef di sushi assassini. Quanto è importante per te la trasparenza del significato?
      A guidarmi è l’ispirazione, non mi preoccupo mai troppo del significato delle cose. Sono più preoccupato che le immagini siano vive, vivide, e, sempre di più, della chiarezza nell’esprimerle.
       

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      Tag: Matthew Thurber, reebok, fumetti

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