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      Gli arabi sono tutti sceicchi o terroristi

      April 12, 2013

      Del tempo che passo su Tumblr, il 40 percento è dedicato allo scrolling, il 25 a fantasticare su quanto sarebbe bello averne uno tutto mio e il restante 35 a convincermi che non è il caso, perché per lavorarci  come si deve servono cura e impegno. Così mi limito a invidiare tutti quelli che gestiscono Tumblr particolarmente interessanti, e eventualmente a scambiarci due parole e ringraziarli. È il caso di Hend (libyaliberty) e del suo “Racial Misprofiling - When ‘Arab’ stock photos go terribly wrong.” Come per tutte le cose piacevoli che mi capitano su internet e nella vita non ricordo assolutamente come ci sono arrivata—anche se è successo solo una decina di giorni fa, peraltro a poche ore dalla sua stessa creazione—eppure da allora ho iniziato a frequentarlo molto spesso, e a fare altrettante incursioni sui siti di foto d’archivio.

      Il punto di partenza è proprio questo: i servizi di stock photography, o meglio, i contenuti che forniscono, quelle immagini royalty free utilizzate in ambito pubblicitario, per siti internet e materiale promozionale che creano sempre maggiore interesse non solo dal punto di vista commerciale, ma anche nel discorso sulla cultura visuale contemporanea (cito DISimages perché recente, ma ci sono molti altri esempi). Con precedenti più o meno noti, il sistema alla base di Racial Misprofiling è molto semplice; dopo aver inserito la chiave di ricerca sui siti di archivio, nel suo caso “Arab”, Hend sceglie foto particolarmente improbabili e le condivide sul blog, accompagnate da una didascalia rivista e corretta come quelle che trovate nella gallery qui sopra.

      Ciò su cui volevo soffermarmi, e che ha incuriosito in primo luogo la stessa Hend, non è tanto la stupidità o la banalità delle immagini in questione (del resto il loro scopo è proprio quello, in quanto anonime rappresentazioni di concetti che sono efficaci perché immediatamente riconoscibili, adattabili e contemporaneamente specifici). Si tratta di stereotipi, è lì che sta la loro forza e il motivo della loro esistenza, e di cose come oggettività, valore empirico e fedeltà non potrebbe importargliene di meno. Quindi è chiaro a tutti che arabi, scienziati e hacker non sono davvero così. Ma a un certo punto quest’ambivalenza non può non creare un po’ di fastidio (NO ORIENTALISM), soprattutto se dopo aver “deriso” foto del genere te le ritrovi a illustrare “la testimonianza di una lettrice”—true story: dalle dispense per l'esame di Diritto Musulmano, nell'estratto da una rivista femminile araba. Decisa a rendere produttive le mie divagazioni su Tumblr, ho contattato Hend per sapere cosa c’è nella testa dei fotografi, delle agenzie, e soprattutto degli arabi (quelli veri).

      VICE: Per prepararmi all’intervista ho passato gli ultimi cinque minuti su iStockPhoto a scorrere tra immagini “arabe”, e ora sono un po’ confusa. Iniziamo dalla domanda più semplice: perché hai deciso di aprire un Tumblr a riguardo?
      Hend: L’altro giorno stavo dando un’occhiata a un nuovo sito di foto d’archivio, consigliatomi da un amico per l’ottima selezione di immagini dalla regione. Da lì, cercando in rete le parole “Arab” e “stock photos” mi sono imbattuta in un altro sito, stavolta con foto a dir poco terribili. Ne ho condiviso qualcuna su Twitter, suscitando reazioni molto simili alla mia: com’era possibile che immagini così apertamente stereotipate/razziste venissero offerte agli acquirenti come se niente fosse? Mi è sembrato giusto approfondire la questione, e qualcuno ha suggerito di aprire un Tumblr—il mio primo Tumblr. Ho preso alcune immagini, ci ho schiaffato sotto una didascalia capace di condensarne la ridicolaggine e ho lasciato che Twitter facesse il resto. Nel giro di un’ora ho ricevuto una tale quantità di retweet e condivisioni da perdere il conto, e poi è arrivato il post di buzzfeed

      È vero, ho notato fin da subito un forte coinvolgimento, in un certo senso anche piuttosto trasversale.
      Credo che l’aspetto migliore, per quanto mi riguarda, sia che tutti, osservando quelle immagini, ci vedono le stesse cose—musulmani, arabi, non musulmani, follower da Svezia, Francia, Malesia… Mi ha ricordato quanto successo con #MuslimRage [quando l’hashtag #MuslimRage, suggerita dal Newsweek per discutere il suo ultimo numero, aveva scatenato un’ondata di ironia collettiva da parte dei tweep musulmani]. In quell’occasione uno dei miei tweet aveva ricevuto il maggior numero di RT ed è diventato virale.

      L’eccessiva semplificazione non è cosa rara nella stock photography, essendo per definizione raffigurazione di stereotipi (o, come suggeriva qualcuno commentando il tuo blog, il prodotto di cosplayer alieni che tentano inutilmente di riprodurre degli esseri umani). Eppure le foto collegate alla ricerca “Arab” hanno un qualcosa in più: un che di “razzista”.
      Già, in molti casi il risultato è piuttosto triste, e con un livello di qualità estremamente variabile. Alcune delle immagini che ho inserito sul blog presentano modelli chiaramente non arabi messi lì a impersonare degli arabi, o forniscono un’interpretazione degli abiti o dello stile di vita musulmano completamente errata. Nei media “musulmano” e “arabo” vengono spesso usati come termini interscambiabili e perfettamente equivalenti, così come gli arabi del Golfo diventano sinonimo di arabi in generale. Ma nel caso delle stock photo, a questa tendenza si aggiungono immagini sconcertanti, che ripropongono—e così facendo riaffermano—una serie di stereotipi razzisti tali da farmi venire voglia di sbattere la testa contro il tavolo. Ho pensato fosse importante portare la gente a riesaminare quelle immagini, tanto quelle approssimative quanto quelle più sconcertanti. E se mentre rifletti su queste cose ci aggiungi la possibilità di farti una risata, ancora meglio.

      Oh, io ho riso un sacco, anche se ovviamente non tutti i servizi di fotografia d’archivio contengono immagini così imbarazzanti. Prendi arabianeye, in confronto a ShutterStock è l’Arab Image Foundation. Vorrei che uno del settore mi spiegasse come funziona il processo di brainstorming alla radice di una foto come questa. Vogliamo parlarne?
      [ride] Fantastica, è una delle prossime che inserirò sul blog. Comunque sì… di che storia avrà mai bisogno un’immagine del genere?

      E le mele? Perché tutte quelle mele?
      Me lo sono chiesta anche io! È una serie che non ho ancora affrontato, ma presto arriverò anche a quello. Potrebbe avere a che fare con la questione dell’albero della conoscenza e la caduta dell’uomo, con la differenza che nell’Islam non viene individuato un solo tentatore poiché sia Adamo che Eva mangiano il frutto proibito. Anche se in realtà suppongo sia un oggetto di scena comune a tante foto, una specie di simbolo per il campo salute/nutrizione.

      Sì, ha senso. O quello, oppure messaggi subliminali per sponsorizzare il tabacco alla mela. Tornando a noi, trovo che le didascalie a corredo delle foto siano altrettanto importanti. E con importanti intendo completamente assurde:Arabic Loving Wife Adjusts Husbands Prayer Cap As He Recites The Holy Quran
      Assolutamente sì. 

      E in parte è quello che fai anche tu, seppure da un punto di vista e con intento diverso, riformulandole. Ti va di parlarmene? Il sarcasmo è una componente determinante dell’operazione, così come per #MuslimRage e altri casi caratterizzati da simili meccanismi di risposta, tipo l’hashtag egiziana #genesharptaughtme.
      In seguito all’11 settembre, e a dire il vero fin da prima, con l’aumento delle violenze e gli atti di terrorismo associati al mondo arabo o musulmano, i musulmani “comuni” sono stati accusati da più parti di essere incapaci di reagire. Ma non è affatto così. Semplicemente, stampa e tv hanno poco interesse nell’esporre la moltitudine di voci pacifiche che rappresentano la maggioranza dei credenti. I social media ci hanno permesso di far sentire questa voce, e così è venuto fuori che siamo come tutti gli altri: ci piace ridere. Spesso il modo migliore per affrontare idee complesse o problematiche è mostrarle per quello che sono—in fondo è questo che fa, l’umorismo. E lo fa in un modo riconoscibile a tutti. Se avessi pubblicato ogni singola foto scrivendo “Quest’immagine non è rappresentativa degli arabi perché nessuno si veste così” l’impatto sarebbe stato limitato. Scegliere un commento che si prende gioco dello stereotipo significa smascherare quello stesso stereotipo: funziona immediatamente. Col tempo noi [arabi] abbiamo sviluppato un forte senso dell’umorismo e una buona dose di sarcasmo—sono state le nostre uniche difese contro la tirannide per un periodo così lungo da diventare una seconda natura.

      A proposito di seconda natura, immagino che a questo punto conoscerai tutti i personaggi di ShutterStock e 123RF. Hai dei preferiti? Il mio è l’uomo con problemi di couperose (e di identità), anche se devo ammettere di avere una mini-cotta per il “dottore arabo”. È così sicuro di sé, quando scrive da sinistra a destra! (qui, qui, qui, qui, qui, qui)
      Anch’io sono una grande fan del Sig. Rosacea, è dappertutto, e prende il suo ruolo molto sul serio: una persona davvero da stimare. Ma il mio preferito è l’”arabo/indiano” con la barba grigio-blu (finta). Non è arabo, né indiano, né ha la barba, eppure ce la mette tutta. E il “set” sembra la barricata di foulard che creano le mie figlie quando vogliono giocare ad Aladdin e Jasmine. Quanto ai più rebloggati ci sono anche la civetta, lo sceicco con la raffineria, e ovviamente Ahmed che regala rose alla moglie.

       

      Per vedere altre foto, visita il blog.

      Segui Alice e Hend su Twitter: @alyzhumrah e @libyaliberty

       

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      Tag: Racial Misprofiling, stock photography, arabi

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