Interviste a un comandante e un combattente dell'Esercito Siriano Libero

Di Robert King

VICE ha contattato il fotoreporter e documentarista Robert King nel tentativo di comprendere fino in fondo la situazione siriana. Robert è un uomo dal cuore d’oro, con fegato da vendere e palle di lonsdaleite (un minerale rarissimo, con una durezza del 58 percento superiore al diamante). Da ormai più di 20 anni documenta le polveriere del mondo all’apice delle loro ondate di violenza, posti come l’Iraq, l’Albania, l’Afghanistan, il Kosovo e molti altri.

Haji Mara è comandante della principale brigata ESL di Aleppo.

VICE: Come se la cavano i tuoi uomini?
Haji Mara:
 Siamo solo formiche in confronto all’esercito regolare. L’esercito ha unità ben equipaggiate, piani collaudati, e armi. Noi abbiamo solo i Kalashnikov. Un colpo va a segno, un altro no. Ciononostante, copriamo tra il 60 e il 70 percento di Aleppo. È un sacrificio che bisogna affrontare. Le cose più importanti per noi sono, prima di tutto, Dio, e al secondo posto le ansie delle nuove generazioni.

Cosa vorresti dire agli americani, agli europei e alla gente di tutto il mondo sul movimento di cui fai parte?
Innanzitutto, voglio che un messaggio arrivi a tutti i capi di stato del mondo. Tutti i leader mondiali devono vergognarsi. La loro vergogna se la portano scritta in fronte perché le nostre donne e i nostri figli vengono uccisi tutti i giorni, e loro restano in silenzio. I capi del mondo non hanno più nulla a che fare con noi. Il messaggio che vogliamo inviare ora, lo vogliamo inviare alla persone normali, alle popolazioni, che hanno una coscienza. Vogliamo che la nostra posizione sia chiara. Siamo fratelli, perché tutti siamo parte dell’umanità. Siamo fratelli nell’Islam. Prendiamo posizione, mettiamoci davvero dalla parte delle persone che vengono uccise e massacrate tutti i giorni. Prendete ad esempio un cittadino che vuole comprare il pane e la panetteria viene bombardata. È ordine questo? Se andate ad Aleppo ora, vedrete persone dormire per le strade. E ancora, dopo tutto questo, la gente sta in silenzio? Perché? Dove hanno l’anima? Dove sono i musulmani? Il mio messaggio è che prendano col cuore le parti del popolo, che facciano sentire la loro voce alle orecchie dei governi che li opprimono.

Cosa significa per te vivere in un Paese libero?
Abbiamo dato vita alla rivoluzione per ottenere la libertà. Libertà per tutti noi. Libertà di praticare la mia religione e celebrare i miei riti come Dio comanda, senza che nessuno abbia da contestare. La mia libertà è il mio diritto di esprimermi, e farlo apertamente. La mia libertà è libertà di partecipare. Non siamo piccoli. Da quando eravamo piccoli, ci hanno detto: “Zitto, figlio mio, anche i muri hanno orecchie.” Abbiamo imparato a convivere con questo orrore da quando siamo molto piccoli. Siamo stati cresciuti nella paura. È questa paura che dobbiamo fare cessare. Vogliamo vivere come tutti gli altri.

Cosa può fare il resto del mondo per aiutare la Siria?
Il mondo può fare un sacco. La gente può uscire allo scoperto e protestare ed esprimere il proprio dissenso verso le organizzazioni mondiali che non hanno concesso gli aiuti al popolo siriano; può costringere i governi a darsi una mossa.

Si parla molto della presenza ad Aleppo di stranieri che combattono fianco a fianco con voi. Alcuni report, poi, sostengono che l’ESL sia composto da estremisti. Come commenti queste notizie?
Fratello mio, l’Esercito Siriano Libero e i suoi rivoluzionari vengono tutti dalla Siria. Però sì, accanto a loro troverai persone che vengono qui di propria volontà per offrire sostegno ai propri fratelli. Vengono dalla Tunisia, dalla Libia, da altre nazioni. Ma sono molto pochi. E che Dio li benedica, noi glielo diciamo sempre. Per tutti i rivoluzionari, loro sono rivoluzionari siriani, capisci? Sono rivoluzionari di questa terra. Tu sei qui con le telecamere e le macchine fotografi che, e ne sei testimone. Forse su cento uomini ci saranno un paio di stranieri, ma questo non significa che l’ESL sia composto da militanti stranieri.

Perché ti sei unito alla rivoluzione?
Tutto è cominciato con proteste non-violente. I giovani si presentavano portando rami d’ulivo. E loro li attaccavano e bombardavano. Non potevamo starcene con le mani in mano. Ma per sei o sette mesi nemmeno abbiamo pensato di metter mano alle armi. Pensavamo che al “nostro Bashar” sarebbe toccata la stessa sorte di Hosni Mubarak e di Ali Abdullah Saleh. Pensavamo che in pochi mesi la rivoluzione avrebbe fatto il suo corso. Ma si è scoperto che non avevamo un presidente. Avevamo un assassino. E l’assassino ha imbracciato le armi, perciò la nostra unica possibilità è stata di imbracciare a nostra volta le armi e trascinarlo con la forza giù dal trono.

Come sei diventato comandante?
Per come la vedo io, non sono un ufficiale. Sono un servo e un fratello. Non siamo come le altre organizzazioni, in cui un superiore fa il saluto alle truppe andandosene. Io combatto fianco a fianco con i miei uomini, e con loro uccido perché questo regime abbia fine. Proprio ora, siamo a 200 metri dal campo di battaglia. Per quanto riguarda il mio grado, sono i miei fratelli che sono stati generosi a concedermelo. Sono loro che mi hanno elevato a questa posizione.

Qual è il vostro piano se riuscirete a vincere la rivoluzione?
Mi riposerò, sono stanco. È ormai un mese che non ho tregua, un mese che sono come mi vedi. Se Dio vorrà, avremo il futuro del Paese a cui badare. Se Dio vorrà, la situazione sarà stabile. Perché questo popolo, la sua sicurezza, è questo che mi sta a cuore. Come vedi, ancora c’è chi li opprime. Ci sono opportunisti che si arrogano il nome di rivoluzionari. Ma sono solo bugiardi e criminali. Noi combattiamo, e loro ci vengono dietro per approfittarne e rubare. Faremo giustizia. Non ci concederemo tregua finché non avremo fatto giustizia e la situazione sarà stabile. Allora, proverò a tornare al mio lavoro quotidiano.


28 agosto 2012: Abdul al-Kader, ex commerciante di beni di lusso, meglio noto come Haji Mara, è a capo della più grande brigata dell’ESL di Aleppo.

Abu Turab è un manovale di Homs, ora combattente nell'ESL.

VICE: Dov’eri nel marzo del 2011, quando 13 ragazzi furono arrestati a Daraa per aver scritto sui muri slogan anti-Assad?
Abu Turab:
Ero al lavoro.

Eri coinvolto nelle proteste? Se sì, qual è stata la tua esperienza?
Ho preso parte alle proteste, e mi sono guadagnato una pallottola. Ma non sono stato arrestato.

C’è stato un momento specifico in cui hai deciso, devo combattere contro le forze di Assad?
Ho iniziato a pensare a unirmi all’ESL durante l’occupazione della mia città, quando gli shabiha hanno iniziato a colpire con continuità.

Quando hai sentito parlare la prima volta dell’ESL?
La prima volta è stato in televisione.

Altri membri della tua famiglia sono coinvolti nelle battaglie?
Tutta la mia famiglia combatte.

Come sei entrato nell’ESL? Qual è il nome del tuo battaglione, e come si è formato?
Non posso dire il nome del mio battaglione, ma è stato formato dagli abitanti del mio quartiere.

Di che requisiti c’è bisogno per combattere con l’ESL?
Chiunque può farlo, chiunque può combattere con l’ESL.

Come è organizzato? Chi prende le decisioni nel tuo battaglione?
Le prendiamo insieme, collettivamente.

Chi decide dove e quando combatterete?
Tutti decidiamo, insieme, le battaglie.

Qual è stata la prima battaglia a cui hai preso parte?
La mia prima battaglia con l’ESL è stata la liberazione del palazzo di Al-Zahrawi [palazzo storico di Homs].

Contro chi combattevate, di preciso?
Contro gli shabiha.

E chi erano i tuoi compagni di battaglia?
Combattevo con la gente di Homs.

Hai assistito a morti violente? E se sì, in che contesto?
Ogni giorno vedo persone uccise da carri armati e dalle barrel bomb. Sono bombe riempite con il barameel [una miscela di dinamite, petrolio e altre sostanze, che esplode e distrugge qualsiasi cosa] e vengono sganciate dagli elicotteri. Fanno brandelli delle persone, letteralmente.

Qual è stato il momento peggiore per te da quando è cominciata la guerra civile?
Da quando è cominciato l’assedio ai vecchi quartieri di Homs, molte persone ferite non riescono ad avere accesso a cure mediche. Quando le ferite si infettano, siamo costretti a usare strumenti rozzi per amputare gli arti. Presto tornerò a combattere.

Sei cambiato, da quando hai iniziato a combattere?
Sì, ora sono una persona migliore.

E anche il tuo modo di pensare è in qualche modo cambiato da quando hai iniziato a combattere con l’ESL?
La mia fede in Dio si è rafforzata. E durante la guerra è diventato evidente che la comunità internazionale abbia mentito.

Dopo la guerra, cosa farai?
Quando sarà finita, tornerò al mio lavoro.


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