La dura vita delle abortiste irlandesi

Di Laurie Penny

A Dublino è un gelido sabato pomeriggio e all'angolo di O'Connell Street un ragazzo di nome Dennis vuole che firmi una petizione con la foto di un bambino morto stampata sopra. Dennis ha 21 anni e l'aborto non gli piace neanche un po'. Soprattutto ora che c'è la possibilità di liberalizzare la legge quel tanto che basta per permettere a donne effettivamente a rischio di morte di interrompere la gravidanza.

"Cerco di tenere l'aborto lontano dall'Irlanda," ripete Dennis, ripetendo lo slogan urlato alle sue spalle da uomini più anziani e dall'aria severa. "Se una donna non vuole un figlio, esistono cose piuttosto ovvie che può fare per non averlo." Ad esempio? "Be', ad esempio... l'astinenza," risponde. "Arrivare pura al matrimonio." Che ne è della parità sessuale? Dennis arrossisce. "Io sono qui per protestare contro l'aborto. Non ho niente da dire su questo punto."

Tanto nella Repubblica d'Irlanda quanto nell'Irlanda del Nord, per una donna è illegale in quasi ogni circostanza avere un aborto, anche se rischia di morire in sala parto. Ogni anno, migliaia di donne in crisi raggranellano il denaro necessario per andare oltremare e avere un aborto—e questo se sono fortunate. Se non è così—sono immigrate, non possono cambiare i turni di lavoro o sono troppo povere per permettersi un volo fino a Londra—le uniche opzioni sono procurarsi le pillole abortive nel mercato nero o partorire. Ora, alcuni membri del parlamento irlandese stanno cercando di far passare una legge che consenta alle donne a rischio suicidio di abortire, ma l'estrema destra cattolica non si arrende.

Dal 1967, anno in cui la Gran Bretagna ha legalizzato l'aborto, più di 150.000 donne irlandesi sono andate in Inghilterra per poter interrompere la gravidanza. Vanno di nascosto e, visto che la cifra include solo quelle che forniscono un indirizzo irlandese, probabilmente il vero numero è molto più alto. È una situazione che la società irlandese accetta in silenzio da anni: l'aborto è peccato, ma lo tollereremo fintantoché accade lontano e le donne coinvolte vengono biasimate in silenzio. "È una soluzione irlandese ad un problema irlandese," spiega Sinead Ahern, attivista di Choice Ireland. Ma oggi si potrebbe assistere a un cambiamento.


Dublino, una manifestazione di protesta contro le leggi sull'aborto in seguito alla morte di Savita Halappanavar.

Lo scorso novembre, la trentunenne Savita Halappanavar è morta per setticemia in un ospedale di Galway, dopo che le è stato rifiutato un aborto di emergenza. L'inchiesta sulla sua morte è ancora in corso, ma il marito e la famiglia di Savita sono irremovibili: Savita avrebbe potuto salvarsi, e i dottori non hanno voluto compiere l'operazione perché era ancora presente il battito fetale. Se il risultato dell'indagine dimostrerà che Savita è morta per diretta conseguenza della decisione dei medici di non praticare un aborto, non sarà la prima donna ad aver perso la vita a causa della guerra che la Chiesa cattolica irlandese ha dichiarato ai diritti riproduttivi.

Nel 2010, Michelle Harte—malata di cancro e costretta ad andare in Inghilterra per l'aborto che le ha allungato la vita—prima di morire ha raccontato di come i medici di Cork avessero rifiutato di aiutarla. È accaduto in passato e, senza una legislazione che lo impedisca, accadrà ancora in futuro. Ma è la storia di Savita che ha portato questo problema all'attenzione, e alla rabbia, dell'opinione pubblica di tutto il mondo. 

Improvvisamente, la spaventosa realtà di queste donne ha un nome e un volto. In tutta l'Irlanda si sono tenute veglie in onore di Savita. In un Paese dove definirsi "pro-scelta" può costare il posto di lavoro, la gente è scesa in piazza aderendo a manifestazioni abortiste. Sono state chieste delle soluzioni al governo, e ora il governo è costretto ad ascoltare.

Stando agli ultimi sondaggi, la maggior parte della popolazione è d'accordo sul fatto che le leggi vadano allentate. Per tutta risposta, il movimento anti-abortista irlandese, generosamente finanziato da quello americano, ha riversato tutte le sue energie in una massiccia campagna di propaganda, informando le donne che, in seguito a un aborto, diventeranno pazze, si ammaleranno di cancro o si suicideranno e, se sono fortunate, tutte e tre le cose.

Sta piovendo su O'Connell Street. Due bambine di non più di sei anni stanno distribuendo, nelle loro mantelline rosse coordinate, foto di feti insanguinati. Imbacuccate in sciarpa e guanti, sembrano uscite dalle illustrazioni sulle scatole dei biscotti, e sorridono mentre ti porgono un volantino dove è scritto che tua madre, tua sorella, la tua migliore amica, sono tutte peccatrici. "Si chiamano sessioni informative," dice Rebecca, 29 anni, rappresentante di Youth Defence, uno dei gruppi anti-abortisti più importanti d'Irlanda, che recentemente ha attirato polemiche per aver accettato un'ingente donazione dalla destra cristiana statunitense.

Rebecca mi dice che opporsi all'aborto è "un valore forte del popolo irlandese." Non ha tutti i torti, visto che l'antiabortismo accomuna i religiosi sia dell'Irlanda del Nord sia della Repubblica. "Nel Nord, al tempo degli scontri tra cattolici e protestanti, questo era l'unico punto in comune," dice Rebecca. 

Alcuni di questi gruppi estremisti sono disposti a fare un'eccezione per le gravidanze che seguono uno stupro, ammettendo, nella loro generosità cristiana, che le donne che non volevano fare sesso non debbano essere punite costringendole a partorire un figlio. Tuttavia Youth Defence non ammette eccezioni. "Lo stupro è un crimine imperdonabile,"dice Rebecca, "ma anche se un bambino viene concepito in una situazione non ideale, due torti non fanno una ragione."

Nella lobby di un hotel del centro di Dublino, sei attiviste abortiste sono distratte da un neonato. La piccola Ailbhe Redmond è nata appena quattro settimane fa, strizza gli occhi e si contorce mentre viene passata di braccio in braccio tra le giovani donne rinominate "infanticide" dalla destra cattolica. La mamma di Ailbhe, Sinead Redmond di Choice Ireland, è entrata nel mondo dell'attivismo ad agosto, quando ha iniziato una campagna on-line contro il movimento anti-abortista.

Da allora, nel corso di innumerevoli manifestazioni sotto la pioggia e in seguito ad un cumulo di molestie, le donne di Choice Ireland sono diventate buone amiche, e hanno davvero bisogno di tutti gli amici che riescono a trovare. In Irlanda, le attiviste abortiste devono fronteggiare situazioni che le altre femministe del mondo faticherebbero a comprendere. 

In quattro giorni passati a Dublino, ho parlato con donne che sono state inseguite fino a casa, minacciate di licenziamento, che hanno ricevuto lettere che minacciavano di morte loro e le loro famiglie. L'attività preferita deglu ultra-cattolici è mandare loro rosari in un pacco senza mittente, accompagnati dal messaggio: "Gesù sa dove abiti".

Sinead Redmond ha ricevuto un rosario le cui perline erano incise in modo tale da sembrare dei feti sofferenti. Mentre allatta Ailbhe mi dice, "Essere incinta mi ha resa ancora più convinta della mia scelta. Ho capito sulla mia pelle che cosa barbara sia costringere una donna a sostenere una gravidanza, per non parlare del travaglio."


Foto di Andrew Flood.

La paura della reazione della società ha impedito a molte generazioni di donne irlandesi di parlare di aborto e contraccezione. La paranoia è così palpabile che, delle molte donne e ragazze che hanno abortito e con cui ho parlato, solo due hanno acconsentito a farsi registrare. "Molte ammettono di avere abortito, ma non vogliono metterci la faccia o il nome," dice Suzanne Lee, 23 anni. La scorsa estate, Suzanne ha interrotto una gravidanza accidentale alla sesta settimana, prendendo una pillola abortiva che aveva ordinato su internet.

Visto che è una delle poche disposte a parlare della propria esperienza con l'aborto, Suzanne è stata intervistata in televisione e ha ricevuto minacce di morte. "Ho sempre pensato che se mai avessi avuto un bambino mi sarei dovuta trovare nella condizione di potergli dare tutto," dice, spiegando la sua decisione.

Ordinare pillole abortive on-line è rischioso, ma organizzazioni internazionali come Women on Web stanno cercando di semplificare il processo per coloro che non possono permettersi di andare in Inghilterra. "Quello che ho fatto è assolutamente illegale," dice Suzanne, che ha dovuto uscire dai confini nazionali e andare a ritirare la pillola a Belfast . "È assurdo pensare che potrei passare anni in prigione."


Gruppo di dimostranti pro-scelta fuori dal tribunale durante il caso "Miss D".

"In un certo senso non sono la migliore testimonial per questa causa perché il mio è stato un cosiddetto 'aborto sociale'—la mia vita non era in pericolo," dice. "Ma la maggioranza delle donne che abortisce probabilmente lo fa per ragioni sociali." Queste "ragioni sociali" includono: non volere sopportare una gravidanza, essere troppo giovani o troppo povere per avere un figlio o, semplicemente, non essere pronte ad avere un bambino, che poi sono le ragioni per cui la maggior parte delle persone decide che per loro l'aborto è l'opzione migliore. Soprattutto considerata la situazione economica attuale irlandese. 

Anche se dovessero passare le nuove leggi, queste non permetterebbero alle donne di prendere una vera decisione, se non in punto di morte e, in tal caso, sarebbe comunque un dottore a decidere per loro. Migliaia di donne continueranno a viaggiare per poter abortire e metteranno a rischio la loro salute assumendo pillole abortive di contrabbando, a meno che non vengano fatti profondi cambiamenti alla costituzione, che nel 1980 è stata emendata per proteggere i "diritti dei non nati" al pari dei diritti delle donne.

Molte ricevono aiuto dal ASN [Abortion Support Network], un gruppo che finanzia e supporta le donne che volano dall'Irlanda all'Inghilterra per mettere fine a gravidanze non volute. L'ASN invia soldi a centinaia di irlandesi che non possono permettersi il biglietto per una clinica inglese, ma a causa del tempo che ci vuole per raccogliere i soldi e per organizzare il viaggio, molte arrivano in clinica quando sono già ad uno stadio avanzato della gravidanza.

Contro-manifestazione di un gruppo anti-abortista durante il caso "Miss D".

Il ritardo gioca un ruolo fondamentale, significa che la procedura è spesso più costosa e complicata di quello che dovrebbe essere, che le leggi inglesi sulla legalità dell'aborto influiscono direttamente sulle donne irlandesi e che gli sforzi attuali dei movimenti anti-abortisti inglesi per ridurre il limite di tempo dell'aborto legale avranno delle conseguenze devastanti per le donne in viaggio dall'Irlanda.

In effetti, l'aborto è la questione per la quale le leggi inglesi ancora dominano sull'Irlanda. "C'è un che di ironico," commenta Anthea McTiernan, giornalista di Irish Time, "nel fatto che i lealisti stiano lottando per tenere la bandiera dell'Unione sul municipio di Belfast mentre siamo disposti a far sventolare la bandiera della Chiesa cattolica sui grembi delle donne irlandesi 365 giorni all'anno."

"È una questione democratica che riguarda l'integrità del corpo di una donna," dice Ivana Bacik,  deputata della Upper House of Oirechtas e rappresentante di punta per il diritto all'aborto in Irlanda. Bacik mi dice che il caso di Savita Halappanavar è finito sui giornali di mezzo mondo per pura coincidenza, perché proprio ora sono all'esame del Parlamento delle nuove leggi che permetterebbero l'aborto in condizioni critiche per la vita della paziente. Queste leggi sono incentrate su una storia di 20 anni fa, di una donna conosciuta come "Miss X", a cui la Corte Suprema irlandese aveva riconosciuto la violazione dei diritti umani.


Dimostrazioni durante il caso "Miss X". Foto di Andrew Flood.

A Miss X, 14 anni, che era vittima di uno stupro, era stato negato il permesso di andare in Inghilterra per abortire. Miss X ha tentato il suicidio e, in seguito a questo avvenimento, la Corte Suprema ha stabilito che, nel suo caso e in casi simili, il rischio di suicidio dovesse essere considerato un motivo per abortire legalmente. Prima che la legge potesse entrare in vigore, Miss X ha avuto un aborto spontaneo. 

Era il 1992. Dovunque si trovi, ora Miss X ha 35 anni. Ai politici irlandesi ci sono voluti 20 anni solo per cominciare ad apportare dei cambiamenti. Questo, secondo Bacik, accade "perché le lobby anti-abortiste sono talmente potenti che nessun politico vuole pestargli i piedi. Fino alle elezioni del febbraio 2011 eravamo ben pochi a identificarci come abortisti, ma l'umore politico è cambiato. Faremo introdurre la legislazione prima dell'estate," insiste.

In Irlanda, i contraccettivi sono stati resi merce da banco solo nel 1993, quando le famigerate Case Magdalene erano ancora aperte a qualunque ragazza avesse sgarrato. "Usavamo i preservativi ma uno si è rotto e così sono rimasta incinta," racconta Jan, che vent'anni fa è andata a Londra per abortire. "Panico allo stato puro. Non ero mai uscita dallo stato, non avevo mai preso un aereo. Tra una cosa e l'altra, scoprire di essere incinta, prendere un appuntamento e trovare i soldi, sono arrivata a Londra che ero al terzo mese di gravidanza. Le mie mani hanno tremato per tutto il tempo. Eravamo spaventatissimi all'idea di incontrare qualcuno—avevamo già mentito a tutti dicendo che avremmo fatto una piccola fuga romantica di tre giorni."

"Dopo l'intervento mi sono risvegliata a pancia in giù. Ho capito ancora prima di svegliarmi che non ero più incinta. Mi ci è voluto un anno per ripagare il prestito." Jan è convinta di aver preso la decisione giusta ma il trauma di quel viaggio è rimasto con lei per più di 20 anni. È un viaggio che migliaia di disperate donne irlandesi continuano a compiere ogni anno. "Non sono mai più tornata a Londra. Sono andata in tanti altri posti, ma non lì. Lì non ho mai volto tornarci," dice.

"Abortire non è affatto raro in questo Paese, è solo che non se ne parla."

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