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L’album dei ricordi di lotta

Guardandoci alle spalle, può sembrare che gli ultimi due anni siano stati caratterizzati in maniera unilaterale da proteste, sommosse, rivolte e malcontento generale globale. Tuttavia, è importante notare che questa percezione è stata alimentata in gran parte da Internet e dai social network, dato che non molto tempo fa non si era in grado di riunire 5000 studenti arrabbiati e pubblicizzare le loro lamentele attraverso Twitter. Una volta, chiunque si presentasse alle manifestazioni aveva le palle (o le ovaie) di ferro, forgiate dalla lava di un vulcano gigante che vomita disgusto e indignazione. E questo perché se la polizia caricava e partivano gli arresti (o peggio), non c’era nessuna rete digitale pronta a salvarli dall’oblio.

Martin Parr, da astuto storico della fotografia qual è, conosce fin troppo bene la lezione del passato, e all’inizio dell’anno ha deciso che era il momento giusto per mandare in ristampa cinque libri fotografici sui vari movimenti di protesta degli anni Sessanta e Settanta. Il risultato è stato The Protest Box (Steidl), che fino all’autunno scorso era presente solo nelle case dei collezionisti. I cinque libri coprono le insurrezioni di America Latina, Giappone, Algeria, Italia e scivolano in un cofanetto che sembra essere caduto direttamente da un camion militare. La tiratura è limitata a 1500 copie e vi costerà circa 380 euro (a dimostrazione che, ancora una volta, il malcontento non è a buon mercato), così abbiamo deciso di pubblicare un po’ di foto prese da ciascun libro—un assaggio di dissenso.



Queste foto sono prese dal capolavoro di Paolo Gasparini Para Verte Mejor, América Latina, una documentazione straziante sulle ingiustizie sociali in America Latina, come ad esempio le popolazioni indigene costrette a eseguire i lavori più umili e stare nelle fabbriche. La prima pubblicazione risale al 1972, edita dalla casa messicana Siglo XXI Editores.

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