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      La guida di VICE al vino di merda

      May 10, 2012

      Di Redazione

      Secondo le statistiche, tutti gli italiani usciti dalla scuola elementare bevono. Di questi, il 53,3 percento beve vino. Se non bevete, rappresentate un dato statistico irrilevante, e non sappiamo come siate finiti su questa pagina. Qual è il vostro problema?



      Dato il frangente economico attuale, che non consente lo sperpero dello stipendio in enoteca, abbiamo pensato di darvi qualche dritta per godervi il vostro sudato calice senza sensi di colpa, scegliendo per voi i cinque vini con il miglior rapporto qualità/prezzo tra quelli offerti dagli scaffali bassi dell’Esselunga (che è di per sé già un’informazione indicativa), con una spesa compresa tra i 98 e i 195 centesimi. Partendo dalla quasi certezza che riconoscere un vino buono da uno che proprio non lo è non è cosa umana—lo dice la scienza, non noi—li abbiamo degustati con la classica scientificità editoriale in una cornice le cui consonanze con l’ultima cena non possono non apparire evidenti, soprattutto perché, proprio come l’ultima cena, sapevamo già che sarebbe andata a finire male.

      TAVERNELLO ROSSO



      Sommelier: Giovanni

      L’immortale, il Christopher Lambert dei vini per la tavola di tutti i giorni, di lui non ci libereremo mai. Formato tetra pak, anche noto come “vino in cartone,” anche noto come "L'è bon le vin nel carton!",  il suo euro e cinquantanove lo vale tutto—come sei sigarette, dieci goleador all’oratorio o un biglietto dell'autobus di sola andata. Il tavernello è cattivo, e fin qui tutto bene, ma acquisisce corpo e bontà nell’istante in cui se la gioca con gli altri concorrenti. Commento di Giovanni: “Terribilmente giusto.” Un vino per intenditori del passatempo in cartone, salvaguardia dei palati meno raffinati, il tavernello è troppo buono per chi si vuole male. Insomma, si può scavare ancora dopo aver toccato il fondo, ed è quello che faremo.

      tetra pak, 1 l

      11,5% vol.

      € 1,59

      Gusto: 7/10

      Il parere dell'esperto: Gusto generoso e profumato, ideale con paste cucinate con sughi pronti, carni rosse quasi scadute e formaggi freschi andati a male. Il Tavernello rosso, in fondo, è amabile per davvero.

       

      ROSSO FONTANA DI PAPA

      Sommelier: Alice

      Prontamente rinominato Fontana del Papa, vino rosso rubino, dal gusto “equilibrato e gradevole,” è gradevole perché non sa di niente, cosa che, in questi casi, è una caratteristica da apprezzare. Alice, che è pagata per occuparsi di ben altro che di qualità organolettiche dei vini, si è sentita di mettervi a parte dei suoi pensieri, giunti al terzo bicchiere perché “non mi sembrava avesse nessun sapore”: “Se la storia di Cristo che trasforma l’acqua in vino fosse vera, e ho i miei dubbi, e se nel Vaticano c’è una fontana da cui è stato imbottigliato questo vino, e le guardie svizzere che pestano l’uva e... OK, sono ubriaca.”
      Andando più a fondo nella questione, il suo giudizio finale si risolve in un “piattissimo,” e “fa schifo” che però vogliamo riservarci per altre occasioni, quindi diciamo buonino, potete innaffiarci il risotto e sicuramente officiarci una Messa. Nera. 

      bottiglia, 75 cl

      11,5% vol.

      Gusto: 3/10

      € 1,10 (1,46 al litro)

      Il parere dell'esperto: Fruttato con note di visciola, il Fontana di Papa è bilanciato e secco. Si accompagna con piatti a base di salumi del discount, cracker, sempre del discount, e patatine, anche quelle, rigorosamente, del discount. 

       

      SANGIOVESE RUBICONE OSTARIA  DEL GALLETTO

      Sommelier: Elena

      Elena assaggia il nostro vino più economico e con una smorfia afferma che passerà il Rubicone—poi in preda a una crisi di risate isteriche per la propria gagliarda battuta si ingozza di questo vino “dal profumo intenso e vinoso con sentore di viola”. In barba alla tabella di degustazione, sezione esame visivo, di cui ci siamo serviti, il vino non presenta alcuna trasparenza né sfumatura, e a dire il vero non presenta niente che lo differenzi da un blocco di pongo “rosso intenso.”
      Nonostante il colore paonazzo della nostra cavia, non lasciatevi ingannare: questo vino è troppo “acidulo” e “amarognolo” perché possiate berne un’intera bottiglia per dimenticare. Al massimo riuscirete a strisciare alla ricerca di un Maalox e smettere di dare un’accezione positiva agli aggettivi usati sulla retroetichetta delle bottiglie, pensando che vadano letti per quello che sono. Acido e amaro.

      tetra pak, 1 l

      € 0,98

      11% vol.

      Gusto: 6/10

      Il parere dell'esperto: Asciutto, armonico, con retrogusto leggermente amarognolo, questo vino si accompagna più o meno a tutto, nel senso che non si accompagna bene a nulla. 
       

       

      ROSSO RONCO

      Sommelier: Matteo

      Il Ronco sconta l’arroganza dei nostri tempi, in un passaggio di marketing da cartone a bottiglia, che sembra voler alludere a un miglioramento anche nella qualità del contenuto. D'altronde si sa, il Ronco è sempre stato all'avanguardia in fatto di marketing, con le sue pubblicità che hanno fatto la storia della televisione e dell'enologia nostrana e che hanno illuso intere generazioni di italiani. Anche noi, quindi, vedendo il nuovo, scintillante formato, ci siamo illusi di assaggiare IL salto di qualità. Niente da fare. Ci siamo beccati il tracollo. Però Matteo si è sentito di sfoggiare per voi dei termini forbiti assolutamente a caso nel descrivere il suo calice— “fragrante, empireumatico, robusto, etereo, di corpo”—tra cui scelti come si sceglie questo vino al supermercato: alla cieca.

      bottiglia, 1 l

      € 1,95

      Gusto: 5/10

      11% vol.

      Il parere dell'esperto: Vivace, leggermente tannico, il Ronco è l'accompagnamento ideale per gli avanzi riscaldati della cena di tre giorni prima. 


       

      TRIS QUARGENTAN ROSSO

      Sommelier: Giorgio

      In qualche lingua arcaica il termine “Quargentan” doveva significare “cantante dei Turbonegro, in concerto, sudato” o “calzino da spogliatoio alla portata un po’ di tutti”. Il Quargentan sa di sudore, di gorilla, di frustrazione e pure di tappo. Per dirla facile, il Quargentan sa di tutte le cose brutte del mondo. Giorgio l’ha scelto per il fascino del packaging, un bellissimo brik formato 250 ml. Sperava di ritrovare i piaceri del succhino a merenda. Illuso. Da etichetta si legge “Quargentan ha generato per l’azienda un ricavo di 48 milioni di euro nel solo 2007.” COSA?!? La crisi è canaglia e i suoi effetti si ripercuotono sulle tasche di tutti. Insomma il Quargentan vince, e vince alla grande. Mal di stomaco e crampi, una vittoria schiacciante. Le sue note vanno da una “decisa sensazione di acidità con abbondante salivazione” a una più netta “astringente con difficoltà nel salivare.” Quargentan campione, punto.

      brik, 3 x 250 ml

      € 1,10 (1,46 al litro)

      11% vol.

      Gusto: 1/10

      Il parere dell'esperto: Allappante, aspro, astringente, troppo tannino. Il Quargentan è un chiaro esempio di fermentazione malolattica.

       

       

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      Tag: Le guide di VICE, vino di merda, tavernello, ronco, alcolismo cronico, vino da barboni

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