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      La guida di VICE all'università italiana

      September 5, 2012

      Di Lorenzo Mapelli

      Head of Content, VICE Italia

      Ogni due settimane circa vengono pubblicati i dati che ci ricordano in maniera ufficiale quanto i giovani italiani siano nella merda. Nella situazione che si è venuta a creare, il nostro sistema universitario, non esattamente moderno e progressista, non aiuta di certo a migliorare le cose. Senza scendere nel dettaglio di analisi che non competono a questa sede basta dire che, con le dovute eccezioni, al giorno d'oggi studiare e prendere una laurea serve a trovare un lavoro come un bidè serve a un operaio inglese a pulirsi il culo.

      Questo, ovviamente, non fermerà svariate migliaia di giovani italiani dall'iscriversi all’università. Cos’altro dovrebbero fare? Almeno in Italia gli studenti non devono indebitarsi fino a 60 anni per poter frequentare l'università. Perché, dunque, rinunciare a vivere tranquilli in quel limbo in cui si è grandi abbastanza da poter fare un mucchio di troiate divertenti da adulti e abbastanza giovani da non doversene prendere piena responsabilità? L'ingresso nel grande mattatoio del mondo del lavoro può attendere.
       


      TEST D'INGRESSO

      Se la carta igienica dei bagni delle facoltà venisse sostituita con la stessa frequenza con cui si susseguono decreti, proposte di decreti e voci su eventuali decreti allo studio del MIUR, gli universitari potrebbero finalmente sentire di avere qualche piccola certezza all'interno del loro percorso di studi. Ma il punto è che, nonostante tutte le modifiche, la situazione è sempre la stessa (così come le frasi ad effetto sugli striscioni dei gruppi studenteschi), quindi, a meno che la Corte Costituzionale non dichiari incostituzionale il numero chiuso, il proposito di iscrivervi a Medicina & co. rimarrà molto probabilmente incagliato tra i quesiti a crocette, compilati in preda alla stessa ansia febbrile con cui tra qualche anno vi troverete a scarabocchiare la schedina del Superenalotto. Anche se fallirete però, fate tesoro di questa breve ma intensa esperienza: sarà il vostro reality check, un assaggio di quello che vi attende una volta iscritti alla prima facoltà che riuscirete a trovare...

       

      BUROCRAZIA

      L’apparato burocratico di un qualsiasi ateneo Italiano è il peggiore inferno in cui le vostre giovani anime si verranno mai a trovare, il che, a pensarci su, è principalmente un bene. La burocrazia universitaria prepara ottimamente alla guerra di capocciate che vi aspetta nella vita reale, ed è forse l’unica vera fonte di insegnamenti che abbiano una qualche valenza pratica una volta finiti gli studi. A volte sembra che le facoltà e gli esami siano solo una mera copertura per quella che è la vera struttura portante dell'istruzione avanzata italiana, il grande matrix della burocrazia. 
      Probabilmente è per questo che operazioni che potrebbero e dovrebbero essere semplici sono sempre un casino allucinante: istruzioni incomprensibili, sistemi informatici che funzionano quando ne hanno voglia, regole che cambiano ogni semestre. Ma è tutto fatto apposta, capito? La prossima volta che un impiegato della segreteria vi manda a fanculo, saprete che dovrete solo ringraziarlo.
       


      UNIVERSITÀ PRIVATE 

      Quanto detto nella voce precedente vale solo in maniera relativa per le università private. Bisogna distinguere in questo caso tra le università vere (LUISS, Bocconi & Co.) e quelle farlocche (ciao, studenti della LUMSA!). Quanto alla prima categoria, se ne fate parte non dovrete picchiarvi per poter assistere a una lezione, le strutture saranno sicuramente più adeguate, e, una volta presa la laurea, avrete accesso a una sorta di mafia legale che vi aiuterà a inserirvi nel mondo del lavoro che conta. Fino a qui tutto bene, se non fosse per il fatto che a) per potervelo permettere dovete essere ricchi (o quantomeno molto benestanti o dei geni totali) e b) c'è il rischio che vi ritroviate a vivere in una specie di bolla nella quale i Bocconiani e i loro simili sono le persone più brillanti e stilose del pianeta terra, per poi rendervi conto, chissà quando, che la realtà corrisponde più o meno all’opposto. Alcuni di loro, a dire il vero, continuano a vivere felici all’interno di questa bolla per tutta la vita. Beati loro. 
       


      ISTITUTI DI MODA/DESIGN/GRAFICA/ECC.

      Il discorso cambia di nuovo per i vari IED, Marangoni e compagnia bella. Se considerate le università italiane troppo teoriche, questo genere di scuola offre un approccio completamente diverso, forse anche troppo. Dai Baroni che non vi si inculano di pezza si passa a persone che stanno dietro una cattedra per aver fatto, almeno in teoria, qualcosa di concreto nell’ambito di loro competenza, come quel professore di New Media di un anno più giovane di voi che è lì perché nel 2010 ha creato un blog di street-style avanzato. C’è da dire che, nel caso abbiate già un’idea più o meno chiara di ciò che vorreste fare in futuro, intraprendere questo tipo di studi può effettivamente funzionare. Basta darsi una regolata e capire che laurearsi in "fashion styling" non costituisce un'opzione accettabile per un essere umano pensante. 
       


      ESAMI E STUDIO

      È impossibile fare un discorso generale, in quanto la situazione cambia radicalmente a seconda della facoltà. Se c'è un consiglio che vale per tutti, però, è che per quanto andare bene agli esami e avere una media decente sia fondamentale, non bisogna mai sottovalutare le attività parallele allo studio, ovvero tutto quello che rientra nella categoria "non essere un nerd che sta perennemente a casa senza avere una vita al di fuori dello studio." Fidatevi: chiunque, inclusi i vostri potenziali datori di lavoro, fiuterà il puzzo di chiuso di quei cinque anni trascorsi in camera/biblioteca, e quel tanfo non gli piacerà, un po' come le ragazze che sanno subodorare la disperazione di chi non scopa da mesi e girano alla larga.
       


      FESTE

      Il divertimento dovrebbe essere una componente fondamentale della vostra esperienza universitaria. Qui però non siamo nell’America delle confraternite (grazie a Dio), né (purtroppo) in quei Paesi europei dove lo status di studente universitario concede una serie di privilegi anche da questo punto di vista. Questo significa che nessuno organizza feste o ritrovi settimanali solo per voi se non per provare ad incularvi—a meno che i fantastici “erasmus party” in cui 20 studentesse straniere vengono prese d’assalto da gente che non ha nulla a che fare con l’università non siano di vostro gradimento. Le feste ve le dovete cercare da soli.
       


      ERASMUS

      Nella vostra carriera di studenti vi sarete certamente imbattuti in storie al limite del fiabesco su quello che dovrebbe essere il periodo migliore del periodo migliore della vostra vita. Non sono tutte bugie: l'Erasmus può effettivamente trasformarsi in un’esperienza ai limiti del reale, in mesi di costante e prolungato godimento, in un vero e proprio Orgasmus. Per far sì che ciò avvenga, ed impedire che la vostra sia l’ennesima esperienza-fotocopia vissuta e raccontata già da decine di amici, dovrete adottare una semplice ma fondamentale accortezza: evitare sempre e comunque di fare gruppo con i vostri compatrioti. Magari il primo mese soffrirete di solitudine, e ci saranno volte in cui vi sembrerà di aver sbagliato a rifiutare l’invito alla “cena italiana a casa di Alberto”. Ma fidatevi, non chiedetevi il perché, fatelo e basta. Vedrete che alla fine sarete ripagati. Consiglio importante: cercate di andare in sedi dove i corsi sono tenuti in inglese. Altro consiglio molto importante: evitare gli spagnoli (questo anche una volta finito l'Erasmus). 

       

      ESPERIENZE DI LAVORO/STAGE   

      Al giorno d'oggi tutti abbiamo fatto o dovremo fare degli stage non pagati, stage in cui, si suppone, impareremo qualcosa e le cazzate che faremo verranno perdonate per la nostra inesperienza (e per il fatto che non sono pagati, appunto). Più si va avanti con gli anni, tuttavia, più le suddette cazzate saranno attribuite alla mancanza di intelligenza piuttosto che a quella di esperienza, e minori saranno le possibilità che lo stage si trasformi in qualcosa di "produttivo". Non che laurearsi con un voto di merda sia un valore aggiunto, ma non riponete troppe speranze in quel 110: avere esperienze lavorative (quelle vere, non i due mesi come sciacqua-bicchieri in un pub di Old Street) quadruplicherà la vostra opportunità di trovare lavoro una volta fuori. Anche dedicarsi a progetti paralleli di vostro reale interesse, legati o meno agli studi, potrebbe rivelarsi fondamentale per il futuro, e solo ora avrete il tempo di portarli avanti senza l'ansiella di doverli trasformare subito in qualcosa di concreto.


      LAUREA MAGISTRALE

      Quanto appena detto è anche un modo più o meno implicito per sconsigliarvi di conseguire la laurea magistrale. Non fatelo, è principalmente un modo per estorcervi altri soldi e ritardare l'inevitabile ingresso nel baratro.
       


      NUOVE AMICIZIE

      La figata dell’università è che non sarete costretti a stare rinchiusi con le stesse 20 facce ogni giorno per cinque anni di fila. D’altra parte, vi accorgerete che trovare persone che vi andranno davvero a genio (o andare voi a genio ad altre persone) è più difficile del previsto. Non disperate, prima o poi troverete sicuramente qualcuno con cui poter studiare, passare il tempo e giudicare quelli che vi stanno sul cazzo, ovvero tutti gli altri studenti della facoltà. E per quanto riguarda il famoso "network" di persone che dovreste costruirvi all'università e che vi farà svoltare nella vita adulta, scordatevelo subito, non siete ad Harvard. 
       


      BIBLIOTECHE

      Frequentare quei luoghi di subdola depravazione anche conosciuti come biblioteche—fatta eccezione per quel 30 percento di persone che si trova effettivamente lì per studiare—è un modo come un altro per mentire alla vostra coscienza facendole credere di aver svolto il proprio dovere e, allo stesso tempo, appagare il bisogno di essere sempre presenti in un contesto sociale e/o rimorchiare (cosa che in ogni caso non succederà). Nel caso delle biblioteche comunali delle grandi città è anche un modo per ritrovarsi con i simili del quartiere di appartenenza, nel caso in cui la presenza di fuorisede l’ambiente variegato dell’università non risulti molto gradito. 
       


      FUORISEDE

      “+ case, - calabresi” recitava la scritta che vedete nella foto qui sopra, che immagino sia stata scattata nei pressi della città universitaria a Roma. La questione fuorisede riguarda innanzitutto la Capitale, ma non solo. Se prima si trattava di battutine sull’accento da un parte e qualche iniziale difficoltà di adattamento dall’altra, adesso si parla di ampie comunità semi-organizzate che secondo alcuni sono arrivate a controllare intere facoltà (vedi Giurisprudenza alla Sapienza) o addirittura quartieri (Piazza Bologna, sempre a Roma). In altre parole, i fuorisede stanno diventando i cinesi del sistema universitario italiano. C’è molto pregiudizio: un sentimento in parte giustificato da un’effettiva differenza di usi e costumi tra alcune parti del meridione e il resto d’Italia, ma perlopiù fomentato da studenti “local” che si sentono quasi in diritto di giudicare per il solo fatto che studiano nella loro città natale, senza rendersi conto che proprio loro più di altri, nel momento in cui fossero costretti a spostarsi in città molto più costose per potersi iscrivere ad università decenti, sarebbero nella merda fino al collo e giudicati a loro volta. 
       
       

      FUORICORSO

      I tempi in cui si scherzava sul fatto di averci messo due anni in più a laurearsi e andare fuoricorso era tutto sommato OK sono passati da un pezzo. Il concetto stesso di "fuoricorso" appartiene ad un'epoca ormai lontana. Oggi più di prima, spendere soldi e risorse in più per laurearsi in ritardo (spesso con un voto del cazzo) e aggiungere la sezione “Coglionaggine” alla colonna di sinistra del CV non è una scelta azzeccatissima. Ovviamente non sto parlando di gente che studia e lavora, o di persone che sforano di qualche mese, ma di quelli che pur di non ammettere di non essere tagliati per lo studio e lasciare l'università si ostinano a rimanerci il più a lungo possibile. Il fatto che non ci sia lavoro una volta usciti non è ovviamente una giustificazione per ritardare l’inevitabile, ma solo un modo per renderlo peggiore.
       

      TESI E LAUREA

      Se siete arrivati fino a questo punto, la tesi non dovrebbe essere un problema. Anzi, sarà un periodo tutto sommato non male, in cui potrete dedicarvi, secondo le modalità che più vi si addicono, allo studio approfondito di un argomento che dovrebbe farvi meno schifo del 90 percento delle cose che avete studiato in precedenza. Per quanto sia importante mettere impegno e passione in queste cose, tenere presente che il vostro professore (a meno che non siate un suo delfino) si leggerà la vostra tesi sì e no mezza volta, delegando il più possibile ai suoi schiavi, vi aiuterà ad affrontare la cosa nel migliore dei modi, ovvero senza stressarvi più del necessario. 
       


      IL POST-LAUREA

      Per quelli che hanno scelto di rendersi utili al mondo studiando medicina o vogliono intraprendere una carriera accademica come insegnanti o ricercatori, c'è poco da dire: continuate a stare in università finché non sarà lei stessa a vomitarvi nel vostro futuro posto di lavoro (disoccupazione/fuga all'estero nel caso dei ricercatori).
       
      Per tutti gli altri, congratulazioni, ce l'avete fatta! Ora sono davvero cazzi vostri, in senso letterale: tutto quello che farete lo farete per voi stessi, per una questione, in pratica, di sopravvivenza. 
       
       
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