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      Una serata al club fetish

      November 18, 2012
      Clive Martin

      Di Clive Martin

      Writer

      Foto di Jake Lewis

      A quanto pare, la scena sadomasochista sta tornando in auge tra la popolazione adulta britannica. Non è una cosa che si può evincere  a livello mainstream, anche se—come piace tanto ripetere alla stampa—c'è un certo libro che avrebbe convinto molti padri a fare del garage un dungeon e tante madri a dotarsi di frustini. Da quello che ho capito, però, 50 sfumature di grigio è semplicemente My Fair Lady con l’aggiunta di torture e cazzi, quindi trovo che sia un po’ difficile da credere. 

      Deciso a scoprire se stiamo entrando in una nuova era BDSM, sono andato a un afterparty della London Fetish Week, un evento che confidavo avrebbe potuto riflettere i gusti sessuali di un’intera nazione. Come succede ogni volta, gli organizzatori erano felici di avere  sia me che un fotografo per la sera, ma c’era una clausola. 

      Dovevo passare un po’ di tempo nella “gabbia”, e la cosa non mi rendeva troppo felice. Ho assistito a roba abbastanza oscena nella mia vita, ma c’è una grande differenza tra far finta di non notare una coppia che si da da fare sul divano accanto al tuo durante un festino casalingo e guardare una fila di peni steampunk attraverso le sbarre d’acciaio di una gabbia comprata per due soldi da un circo russo illegale. 

      Sapendo che si trattava di uno di quei club con un dresscode leggermente più severo di “niente cappuccio”, ho dovuto pensare a un abbigliamento appropriato. Dal momento che non sono né Kanye West né Dave Gahan, non possiedo alcun pantalone in pelle. Me li sono fatti prestare da un’amica, e per il sopra ho scelto una maglietta nera qualsiasi pescata dal pavimento della mia stanza. Il collare da cane l’ho comprato, ma in generale adottare uno stile di vita sadomaso sembrava molto più facile di quanto pensassi.

      Ho scoperto solo più tardi che il collare da cane mi identificava come “passivo”—qualcuno a cui piace più la parte masochista del sadomaso. Mi chiedevo se gli organizzatori avessero  preparato qualche scherzetto bondage per il mio sederino. 

      Mentre incespicavo verso l’interno del locale mi si materializzavano davanti strane figure. Alcune parti erano completamente nell’oscurità, mentre altre erano sconvolgentemente luminose, e il continuo alternarsi delle due cose mi disorientava.

      Alla fine mi sono ritrovato in una stanza enorme che pensavo fosse il parcheggio abbandonato di un grande magazzino, pieno di ogni sorta di arcaico equipaggiamento da tortura. Ogni volta che passavo di fianco a quegli inquietanti pezzi di attrezzatura, mi aspettavo che un attore disoccupato saltasse fuori e incominciasse a urlare qualcosa sul ruolo della pena capitale nel sistema penale dell’età vittoriana. 

      Alla fine sono capitato di fianco alla gabbia, e ci ho trovato dentro questo tizio che stava facendo il turno prima del mio. Ci siamo scambiati dei complimenti come due autisti di pullman che bloccano il traffico per chiacchierare della partita di calcio della sera precedente, e sembrava che lui si divertisse, così gli ho lasciato la gabbia per un altro po’.

      Facendo un giro, sembrava che ognuno avesse la propria idea di grande serata. C'erano schiavi, dominatrici, goth e poi i tipi come questo, la cui idea di divertimento consisteva nel passare quattro ore con le palle schiacciate contro il pavimento stretto alla borsa di una ragazza come una vecchia signora impietrita su un autobus notturno.

      A fare un uso improprio di oggetti apparentemente usciti dal reparto beni smarriti c'era anche questo trio. Mi sono sempre domandato se le persone a cui piace un particolare tipo fetish, quando vedono una bella ragazza in metropolitana, pensano “Wow, è carina, chissà come starebbe con una scarpa sulla faccia” allo stesso modo in cui uno come me pensa a una palpata in un parco o al prendersi per mano in un bar.

      È un’idea strana, la maggior parte delle discoteche sono piene di movimento: tutti che si toccano, bevono e digrignano i denti, ma questo posto era immobile, da corteggiamento, lento come una successione di messe in scena private beckettiane sparse per tutta l'area. Quella sera nessuno avrebbe rimorchiato facendo la robot dance.

      Alla fine è arrivato il mio momento di timbrare il cartellino. Ma eravamo ancora nella fase iniziale, e non sono stato apprezzato a fondo. Mi sentivo un cucciolo combinaguai che è stato chiuso nella sua gabbietta da viaggio perché ha fatto pipi per casa, piuttosto che uno schiavo sessuale.

      Una delle domande che tartassavano prima del mio arrivo era “Che musica metteranno in un club fetish?” Mi aspettavo dell’assordante musica techno, o i Rammstein, e magari anche i Cradle of Filth, ma non è stato come mi aspettavo.

      Infatti, la maggior parte della musica aveva le sonorità di Julio Bashmore. Mi ricordava casa, e cominciavo a sentirmi come penso si senta uno nel braccio della morte mentre avverte le voci dei familiari nel tragitto verso la sedia. 

      Il mio status di penosa attrazione secondaria è letteralmente precipitato quando il palco è diventato la passerella per i Fetish Fashion Awards, l’unica sfilata in cui nessuno vuole sedersi nei posti frontali. 

      Non so se si vede bene dalla foto, ma questa signora è salita sul palco con un pene nero finto che le sbucava dal vestito—cosa che non mi ha scioccato molto, data l’enorme quantità di piselli veri in mostra nella stanza. Era un commento provocatorio sul colonialismo o sulle relazioni razziali? O era qualcosa che, ancora una volta, avrebbe dovuto essere sexy ma che in fin dei conti appariva soltanto triste?

      Ogni cerimonia di premiazione che si rispetti ha bisogno di un presentatore che ce la metta tutta senza riuscire a essere minimamente divertente, e i Fetish Fashion Awards non facevano eccezione. Questa ragazza ha descritto il tempo “grigio come un maglione scolastico” e ha dichiarato di collocarsi “da qualche parte tra Kate Middleton e il principe Alberto” , che—sto solo facendo un’ipotesi—era più un acuto riferimento al piercing genitale piuttosto che allo sventurato marito della regina Vittoria. Se devo fare un’ipotesi su quale fosse il suo fetish direi che è infilarsi dizionari su e giù per il sedere.

      Tra la folla potevi vedere le solite facce: Alexa Chung, Anna Wintour, A$AP Rocky, Emma Watson e Lagerfeld. Nessun segno di Dita Von Teese. 

      Poi sono apparse queste ragazze, vestite come una fusione di Girls Aloud, i Power Rangers e un bagaglio di problemi emotivi ben radicati.

      Parlando di problemi emotivi ben radicati, una della collezioni in mostra era incentrata sul tema Batman & Robin. Mi è piaciuto molto quel film quando avevo nove anni. Alicia Silverstone e Uma Thurman sono due delle mie cotte preadolescenziali.

      Ma col passare del tempo ho capito che il film non è un granché, e queste ragazze sono riuscite a uccidere completamente qualsiasi  rimasuglio di attrazione potessi avere per i due personaggi. 

      Se la memoria non mi inganna (cosa avrei dovuto fare, prendere appunti all’interno di una gabbia?) questa è la collezione incoronata vincitrice. Le modelle del fetish sono delle creature interessanti; sembrano avere tutte la postura della contessa Dracula e parlano di quanto siano depravate, ma basta scambiare qualche parola con loro per capire che si tratta per lo più di ragazze dell'hinterland che hanno scambiato una sottocultura da catalogo per un'esistenza in stile bohémien.

      La sfilata aveva chiuso i battenti, ma io ero ancora bloccato nella mia gabbia di acciaio e noia. La festa era al suo apice, e io ricevevo la stessa attenzione della bancarella dei frullati a un raduno di motociclisti. Ho provato a ballare, ho anche provato a strofinarmi contro le sbarre e a gridare oscenità come uno dei vicini di Hannibal Lecter quando Clarice Starling gli passa accanto, ma ahimé, la folla sembrava disinteressata.

      Forse riuscivano a capire che non ci stavo mettendo il cuore. Forse hanno una specie di radar che gli impedisce di sculacciare le persone che si piegano solo per allacciarsi le scarpe.

      Mi sono preso una pausa dalla gabbia, ed è stata una buona idea, perché al bancone ho incontrato questo losco vecchiaccio. Era un’offerta interessante; aveva l’aria di un pilota di linea o un DJ di Magic FM piuttosto che un potenziale Dio della Scopata.

      La musica diventava sempre più industrial e gli approcci sempre più medievali. Quando le fruste di pelle hanno preso a sferzare i culi carnosi e pallidi a tempo di musica, ho cominciato a notare qualcosa. Nonostante tutta quella "depravazione", nessuno stava facendo del vero sesso.

      Proprio quando cominciavo a dubitare dell’ardore dell’evento, questo affresco di totale oscurità mi si è trascinato davanti agli occhi. In una sola foto abbiamo dominatrici, schiavi, feticisti dei piedi e un tipo che sembra un giocatore professionista di freccette. Sembra che siano stati messi insieme dalle circostanze, forse ad un corso di fai da te piuttosto che dal genuino desiderio di fare sesso tra loro. Forse la scena fetish ha a che fare col sesso reale tanto quanto la salsa. O forse ora il sesso è solo i tipi inquadrati.

      Ho deciso di riavventurarmi nella relativa sicurezza della gabbia. Ad attendermi c'era un altro occupante. Sembrava un po’ timido (il pene non è in erezione, sta solo svolazzando nella danza) e non mi ha voluto dire il suo nome, ma era abbastanza divertente e presto abbiamo legato come due persone di diverse parti del mondo che si ritrovano a condividere lo stesso edificio. Non parlavamo lo stesso linguaggio, ma condividevamo la stessa vocazione, e questo, per me, era abbastanza. 

      Sicuramente era un po’ strano con quelle molle intorno al collo e il pisello viola che sballonzolava verso di me, ma era una vista maledettamente migliore rispetto al tizio in ginocchio alla nostra sinistra, che in seguito ho visto masturbarsi nelle proprie ciabatte. (Avevano il disegno della bandiera del Regno Unito, nel caso ve lo stiate chiedendo). Dopo che ha compiuto l’atto e il succo ha cominciato a sgocciolargli sulle mutande, si è messo a sguazzare in giro per il club indossando le ciabatte  come uno scolaro con il suo nuovo paio di scarpe da corsa.

      Rimasto solo nella gabbia ho cominciato ad entrare nel ritmo, riuscendo persino a guadagnare un po’ di attenzioni femminili. Sono sicuro che fosse molto più interessata a dar fuoco ai miei capezzoli piuttosto che a una pomiciata sulla pista e a uno scambio dei nostri pin di BBM, ma almeno non mi sentivo più così solo.

      Quando se ne è andata ho deciso di andare a cercarla—magari era la donna della mia vita, e magari tra 40 anni ritorneremo in questo posto con tutte le altre coppie abbandonandoci al ricordo della prima volta che ci siamo incontrati. 

      Ma alla fine, purtroppo, non ho trovato che schiavi. Ho provato a chiedere a questo ragazzo se avesse scorto la visione in PVC che mi aveva rubato il cuore, ma non sembrava disposto a parlare. L’avevo persa come una lacrima in uno tsunami, una sirena svanita in uno degli angoli oscuri della discoteca a schiacciare con i suoi tacchi le palle di un altro ragazzo.

      Sono stato preso da un’improvvisa fitta di malinconia. Forse non doveva succedere; forse ero destinato a passare la mia vita come questo tipo. Mi sono chiesto se fosse quello il modo in cui nascessero gli schiavi; persone ordinarie ferite così profondamente dall’amore convenzionale da non poter più sopportare di farne parte, guardando il resto di noi altri ridere e amarsi soffocando le loro lacrime dietro alle loro maschere di pelle e dolore.

      Questo qui però non sembrava così sensibile. Ci ha lanciato uno sguardo truce come se fossimo stati i proprietari di un negozio di cupcake e cuccioli entrati per sbaglio nel pub per duri di sua proprietà.

      Sono tornato mesto mesto nella mia gabbia nel tentativo estremo di trovarmi una sposa feticista, ma non sono stato fortunato. La coppia che ballava amorevolmente di fianco a me, mentre io me ne stavo da solo, con i vestiti di qualcun altro, dentro ad una gabbia, in una stanza oscura piena di estranei, in una parte di Londra che mi era del tutto sconosciuta, ha definitivamente cementato il fatto che quello era essenzialmente il dominio delle coppie. 

      Ero stanco, solo e mi stavo annoiando. Mi sentivo come se stessi prendendo parte ad un elaborato gioco di magia che non interessava a nessuno. Era chiaro che non avrei mai fatto parte di questo mondo; a me piacciono le ragazze in minigonna che odorano di balsamo e sigaretta. Ho cominciato a messaggiare con una mentre staccavo i pantaloni di pelle dai miei polpacci fradici.

      Nel complesso, come è stata la serata? Ho avuto emozioni contrastanti. Da una parte non puoi fare a meno di pensare che tutti fingano di essere molto più viziosi di quello che sono in realtà—qualcosa che hanno in comune, con i peggiori esempi di cultura studentesca maschile. Mi sentivo come se ci fosse una tendenza moralista tra la gente del fetish: la convinzione che siano quelli liberi e a loro agio col sesso, che hanno una comprensione più profonda degli impulsi umani, mentre noi siamo solo un mucchi di carne terrorizzata il cui Kamasutra personale non viene aggiornato dai tempi in cui è affondato il Titanic. 

      Ma dall’altra parte, non posso negare che tutti sembravano divertirsi, e se è così che ti diverti, allora le serate come questa sono delle esperienze esilaranti e, in quanto rare, esaltanti. È solo l’idea che ci sia un messaggio dietro che mi sembra un po’ un mito. Comunque i pantaloni mi piacevano. 


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