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      L'uomo che piega il metallo col pensiero

      November 15, 2012

      Foto di Hugo Denis-Queinec


      Jean-Pierre nella sua uniforme da insegnante, che mette in mostra il suo fisico statuario.

      Merda. È da più di 25 minuti che strofino questo spiedo con tutte le mie forze, e non dà segno di volersi piegare. Sto facendo tutto quello che il mio maestro, Jean-Pierre Girard, mi ha detto: sono vestito di verde, accarezzo dolcemente la bacchetta e focalizzo tutta la mia energia mentale sul piegarla. Eppure questo pezzo di ferro, irriconoscente nei confronti dei miei sforzi, continua a seguire imperterrito le leggi della fisica. Ho finito ieri di frequentare il seminario di due giorni di Jean-Pierre, e ora sono a casa dei miei nonni che comincio a pentirmi di avergli dato 229 euro per scoprire i poteri telecinetici nascosti del mio cervello.

      È dal 1974 che Jean-Pierre tiene un seminario sulla telecinesi una volta al mese. Si definisce un “soggetto psichico”, nel senso che possiede abilità extrasensoriali che gli permettono di eseguire spettacolari prodezze usando il solo potere della mente. In pratica, la maggior parte dei suoi esercizi implicano l’uso di bacchette di metallo, ma nella sua autobiografia Agir sur la matière afferma che la telecinesi può, teoricamente, “distruggere un missile Cruiser in volo o provocare aritmie a distanza.” Racconta che i suoi poteri si sono manifestati alla tenera età di sette anni, dopo che venne colpito da un fulmine mentre cercava funghi. Sostiene anche di essere stato rapito dalla CIA nel 1979, ai tempi in cui gli agenti segreti noti come “spook” sperimentavano i fenomeni psichici, e come potevano essere utilizzati per controllare a distanza luoghi e persone.

      Secondo Jean-Pierre, tutti possono catalizzare e affinare i propri poteri sovrannaturali. O almeno, può farlo il numero di persone che è sufficiente al suo sostentamento, pagando la considerevole cifra che costano le sue lezioni. A luglio ho partecipato a uno di questi leggendari seminari, che si teneva in un laboratorio di magnetoterapia a Parigi. Tra i presenti, un paio di classici nerd fissati con la magia e il paranormale, una coppia di metallari, e un bel po’ di yuppie che avevano tutta l’aria di essere proprietari di gallerie d’arte.


      Il kit per muovere i primi passi con la telecinesi: una bacchetta di metallo, una girandola psichica e, ovviamente, l’autobiografia di Jean-Pierre.

      La seduta è cominciata puntuale alle 10 di mattina; entrando, la classe ha trovato ad aspettarla Jean-Pierre in un’attillata canottiera rossa che metteva in bella mostra i bicipiti, bicipiti peraltro piuttosto impressionanti, soprattutto considerati i suoi 70 anni. Sembrava più un personal trainer che cerca di venderti uno spremiagrumi automatico che un sensitivo; ed era facile immaginarselo all’apice della fama negli anni Settanta, quando era spesso invitato in televisione a fare sfoggio dei suoi poteri. Maghi e scienziati, ai tempi, screditavano senza nessuna pietà chi si autoproclamava un sensitivo con poteri telecinetici (ed erano in molti), ma nessuno ha mai scoperto come Jean-Pierre facesse a piegare tutti quei cucchiai in diretta TV. E finché qualcuno non troverà la prova che lo screditi, non avremo altra scelta se non credere che abbia davvero dei poteri sovrannaturali.

      Il primo giorno del seminario è cominciato con una sua presentazione e un’introduzione alle funzioni del cervello, più qualche racconto della sua vita movimentata, inclusi dettagli delle sue imprese amorose. Accompagnandosi con presentazioni Power Point, ci parlava degli emisferi del cervello facendo anche qualche cenno a “quanto amasse le ragazze giapponesi.” Quando è arrivato il momento di parlare della sua vicenda con la CIA, ha detto: “Quei pezzi di merda mi hanno usato per 11 anni, ero un agente.” Ok, Jean-Pierre, ooook.


      Lezione mattutina di neurologia di Jean-Pierre, che presto ha fatto annoiare tutti.

      Ci siamo messi al lavoro alle 11.30 circa; Jean-Pierre ha distribuito delle bacchette di metallo ai suoi 15 studenti, poi ha spiegato molto pacatamente come piegarle con la forza della mente. Fortunatamente, ci ha dato anche un paio di dritte: immaginare che fossero animali, accarezzarle dolcemente con indice e medio, focalizzare l’emisfero destro del cervello tappando la narice sinistra. Ma, dopo dieci lunghissimi minuti, nonostante le indicazioni, le bacchette erano più rigide che mai. Jean-Pierre, allora, ci ha detto di pensare al colore verde, che apparentemente ha la capacità di “mettere in movimento le molecole” e, così, di muovere gli oggetti.

      Ma per quanto mi concentrassi per far scaturire energia cinetica dal mio cervello, la mia bacchetta rimaneva lì, dritta. Intorno a me nessuno sembrava riuscire a fare di meglio. E in ogni caso alcuni studenti non sembravano nemmeno provarci con convinzione— Bruno, un venticinquenne esperto di arti marziali con il pizzetto, ha passato la mattina a mandare SMS alla sua ragazza. La sua indifferenza era tale che Jean-Pierre l’ha aggredito verbalmente, con foga: “Se non ti interessa come funziona il tuo cervello, puoi andare a farti fottere!” Non avrei potuto essere più d’accordo.

      Continua nella pagina successiva.

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      Tag: Jean-Pierre Girard

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