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Mike Judge

Di Rocco Castoro, foto di Terry Richardson



Senza Mike Judge non sarei arrivato dove sono oggi. Ovvero a bordo di un taxi, di ritorno da un elegante hotel di Midtown Manhattan dove un’ora fa Mike e Terry Richardson, col volto coperto da maschere di Beavis e Butt-head, ridacchiavano come due quindicenni, insieme a tutti gli altri presenti.

In termini meno materiali, quello che voglio dire è che, senza di lui, non sarei me stesso. Ovvero, una persona estremamente cinica che a fine giornata preferisce deridere questo terribile mondo piuttosto che piangersi addosso o diventare un serial killer. Potremmo dire che il lavoro di Mike—e qui penso soprattutto a Beavis & Butt-head e ai film Impiegati... male! o Idiocracy—rappresenta qualcosa di simile a un meccanismo di difesa, una sorta di antidepressivo animato che in più occasioni mi ha permesso di dire, “Questo tizio si guadagna da vivere prendendo in giro lo schifo che ci circonda. In fondo, allora, non va così male.” Credo che la maggior parte dei miei amici la pensi come me, anche se forse non tutti sentono il bisogno di giustificarlo con simili ingarbugliamenti analitici.

Il recente ritorno di Beavis & Butt-head su MTV mi ha ovviamente entusiasmato. Ma non ho potuto fare a meno di chiedermi come l’avrebbero presa i giovani: possibile che il pessimo stato della cultura pop odierna, unito alla leggerezza da fichette permalose con cui gli adolescenti dell’era di internet si formano un’opinione, spinga molti a liquidare la serie con una certa dose di risentimento? Non so, davvero. Io, di certo, riderò eccome.

Non sarà dunque difficile per voi immaginare la mia gioia quando Mike, che inseguivo fin dal numero “Un sacco di risate” dello scorso anno, ha acconsentito a farsi intervistare. La notizia che avrebbe illustrato la copertina di questo mese non ha fatto che aumentare il mio grado di eccitazione, salito definitivamente alle stelle quando Terry, interpellato all’ultimo minuto per qualche scatto, mi ha scritto: “Cavolo... Mike, Beavis e Butt-head ed io? Insieme? Fantastico! A che ora?”

Grazie a Dio, durante l’intervista sono riuscito a tenere a bada tutta la mia frenesia—la stessa che, poco prima, mi aveva provocato plurimi sconvolgimenti stomaco-intestinali.

VICE: L’idea di incontrarti mi ha messo un po’ in ansia.
Mike Judge:
[ride] Faccio davvero questo effetto?

No, ansia in senso positivo. È che il tuo lavoro, soprattutto quando ero più giovane, ha avuto un’influenza enorme sul mio senso dell’umorismo e su quello di tutta la mia generazione. Mi ha fatto capire che non c’era niente di sbagliato nel dire ad alta voce quanto certe cose mi facessero schifo.
Quanti anni hai?

29.
Già, ultimamente in molti mi dicono cose tipo “Sono cresciuto guardando la tua roba” o “Sono cresciuto sentendomi continuamente ripetere di non guardarla.”

I miei genitori erano abbastanza fichi da non opporsi, ma alla scuola cattolica che frequentavo programmi come I Simpson e Beavis & Butt-head, quest’ultimo soprattutto, erano osteggiati dalle suore. Anche tu hai frequentato una scuola cattolica, no?
Sì, alle superiori. Fino ai 14 anni però sono stato in una scuola pubblica. Recentemente ho saputo che quando è uscita la prima serie, il giornale della scuola mi ha riservato parole non gentilissime. Ora invece è l’opposto. Quindi...

Come pensi reagiranno ai nuovi episodi i ragazzi che non hanno mai seguito la serie? Ho l’impressione che la loro cultura sia messa così male che potrebbero non essere in grado di cogliere le sfumature dei commenti di Beavis e Butt-head. È così, o sto semplicemente invecchiando?
Quando ho iniziato non ero più tanto giovane, andavo per i 30. Avevo più o meno la tua età, e ovviamente mi sentivo già più vecchio dei personaggi. Ma è strano, perché persino allora, nel 1992, quelli di MTV pensavano che AC/DC e Metallica fossero riferimenti ormai passati. Dicevano “Sarebbero meglio Nirvana e Pearl Jam, roba così, no?” Era fuori moda ancora prima di iniziare, ma per me non si trattava tanto di riferimenti culturali caratteristici di un determinato periodo, quanto di uno stato mentale—anche se ovviamente c’erano dei riferimenti specifici. Alla fine, oggi non è così diverso, anche se guardiamo Jersey Shore o 16 Anni e incinta. L’ultimo episodio della serie risale a 14 anni fa, quindi certo, le cose sono cambiate, ma...

Ma è rimasto tutto uguale.
Già. Prendi il personaggio dell’insegnante hippy. Quando l’ho creato, mi sono chiesto, “Esistono ancora persone del genere?” Mi è bastato guardarmi in giro per scoprire che era pieno di hippy in magliette psichedeliche, e oggi è lo stesso. Ci sono delle parti che abbiamo rivisto, ovviamente, ma I Simpson continuano a indossare gli stessi vestiti e a portare lo stesso taglio di capelli, ed è così da anni.

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