L’Italia dei segreti non è un segreto

Di Giorgio Viscardini


La Moby Prince a Bastia nel 1987, quattro anni prima del disastro. Immagine via Wikimedia Commons.

Il presidente del Senato non ne può più dei misteri. Ieri era il 22esimo anniversario del rogo della Moby Prince, quella nave della Moby che nella primavera del 1991 si scontrò con una petroliera dell’Agip producendo bolle di fuoco e 140 cadaveri al largo di Livorno, e per commemorarne la tragedia, Grasso ha detto che una commissione d’inchiesta per far luce sulle stragi irrisolte non sarebbe poi una cattiva idea. Perché la verità è che la faccenda Moby non è propriamente unica, anzi: ho fatto un po’ mente locale provando a mettere insieme i casi non risolti e più o meno noti degli ultimi 50 e passa anni, e nel giro di pochi minuti ne ho trovati almeno 20, da piazza Fontana, alla strage di Gioia Tauro, ai casi Calabresi, Moro, Pecorelli, a Ustica, Bologna, Sindona, e il rapido 904 e Ilaria Alpi.
 
Su alcuni lo Stato ha piazzato un bel ‘Segreto di Stato’, su altri no, ma in generale in Italia non sono molti a occuparsene. Uno di questi è Sandro Provvisionato, direttore dell’archivio storico Misteri d’Italia, ex-inviato di guerra in Kosovo, in Libano e in Iraq, e fino all’anno scorso conduttore di Terra! L’ho chiamato, e gli ho chiesto di Grasso e dei nostri misteri.
 

VICE: Cosa ne pensa delle dichiarazioni di Grasso? È un passo avanti?
Sandro Provvisionato:
Assolutamente, la commissione stragi non funziona più da anni, e la commissione anti-mafia è solo una parvenza di commissione. Ben venga una commissione che si occupi dei casi irrisolti, e di tutte quelle storie di cui si sa ancora poco, soprattutto giuridicamente.

A quali casi pensa si riferisca il presidente del Senato?
Direi alle stragi di mafia, non c’è dubbio. Sono passati parecchi anni dal 1992 ma la magistratura ha fatto molto poco per risolverli. Poi c’è stato il 1993, Firenze, Milano, Roma, ma direi che il caso Borsellino è il rebus più complesso. Poi certo, ci sono tutti gli altri, i casi politici, piazza Fontana, piazza della Loggia, l’Italicus. Dal punto di vista giudiziario sono passati trent’anni, i testimoni sono morti, come gli imputati, ma dal punto di vista storico si potrebbe dire ancora tanto.

Perché spesso è così difficile arrivare a una verità assoluta?
I motivi sono tanti, prendi Borsellino. Il processo è ricominciato da capo perché per anni l’accusa si è affidata alla storia di un pentito che poi si è rivelato un bugiardo, un uomo imbeccato ad hoc da alcuni poliziotti, che adesso sono sotto processo. I magistrati non si sono mai accorti di niente, fa riflettere no? Se seguissimo attentamente la traccia delle stragi dal 1969 al 1984 ci renderemmo conto che in realtà non sappiamo niente, o molto poco. Certe volte basterebbe solo cercare, nelle carte, ad esempio, dove spesso la verità è lì in attesa di essere trovata.

E una nuova commissione potrebbe ottenere dei risultati? Non c’è il rischio che vada a finire nell’ennesimo fallimento?
Ovviamente bisognerà mettere a fuoco due o tre argomenti, non si può pensare di metterci tutto. Però si può fare ancora tanto, e capire qualcosa di più, male non può fare.

Parliamo dai singoli casi, ce n’è uno di cui si è occupato in modo particolare?
Be’, sicuramente Moro. Ci lavoro ancora, ed è un po’ il crocevia di tutte queste storie. Dietro al caso Moro c’è la politica, il terrorismo, la P2 e i servizi segreti, risale al 1978 e ne sappiamo ancora pochissimo, assurdo no? Ci hanno lavorato addirittura due commissioni, eppure, niente, almeno per quanto riguarda la verità storica.

C’è chi dice che nel rapimento erano coinvolti i servizi italiani, la CIA e il KGB, è vero?
Sì, assolutamente. Moro è finito in mezzo a un mucchio di interessi. Lo volevano morto in tanti, non solo le Brigate Rosse, ma anche i servizi dell’est, i servizi dell’ovest, i servizi italiani e la politica italiana di Cossiga e Andreotti. In Italia non si muore mai per un motivo solo. E la mafia, o il terrorismo, sono solo una parte. Qualcuno, in alto, decide che un personaggio deve sparire, poi si trova il modo perché questo accada. Il fatto che a firmare un attentato sia la mafia o qualcun altro non importa, conta chi c’è dietro.


Ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, 9 maggio 1978. Immagine via.

Mi parli degli altri casi, irrisolti o misteriosi, quali sono le verità più quotate?
A Bologna i neofascisti non c'entravano, si è trattato di terrorismo internazionale, mentre in piazza Fontana o nel caso Italicus c’è stata senza dubbio una forte componente neofascista sponsorizzata da apparati americani presenti sul territorio nazionale, tipo a Vicenza o Verona. Non dimentichiamoci che tutto quello che è accaduto prima degli anni Novanta è accaduto in un Paese che era a tutti gli effetti l’anello debole della Guerra Fredda. L’Italia è stata un’immensa portaerei in cui si giocavano più partite, est-ovest ma anche nord-sud, e mi riferisco alla presenza della Libia, di Israele e dei palestinesi. Siamo sempre stati al centro di delusioni che passavano sopra le nostre teste.

Le hanno mai dato del complottista, o peggio, del pazzo?
Alcuni dicono che ci sono troppi studiosi dietrologi, io sostengo che ci siano troppi studiosi avantologi, per cui è tutto chiaro e limpido. Le cose vanno studiate a fondo, non basta orecchiarle. Poi in tanti casi non si tratta di teorie alternative, ma di teorie complementari, che completano il quadro.

Spesso i grandi casi irrisolti risalgono al passato, diciamo dal ’93 indietro, è davvero così? Non inserirebbe niente di più recente nei suoi archivi?
Se dovessi scegliere vorrei mettere a fuoco il caso P2, che poi riguarda anche il presente, tant’è che giornalisticamente se ne continua a parlare, magari sotto altri nomi come P3 o P4, con Bisignani sempre presente. Sono convinto che il ruolo effettivo della P2 nella storia d’Italia sia ancora da scoprire, e ancora di più quello della massoneria in generale. La massoneria in Italia è diffusissima, in politica e non. Prendi il caso Monte dei Paschi, tutti abbiamo potuto annusare il peso che una struttura massonica può avere sul fronte economico e finanziario, anche in un territorio tradizionalmente di sinistra. È tutta una questione di soldi, Monte dei Paschi, Opus Dei, Banco Santander, Antonveneta. fa tutto parte di una visione d’insieme.

E questo nonostante l’attenzione della stampa.
Assolutamente, fino alla caduta del muro di Berlino abbiamo vissuto in un mondo diviso in blocchi dove la politica era più importante dell’economia, poi si è presa la via del profitto, Cina, Russia, e i giochi sono diventati finanziari. A quel punti l’esistenza di una struttura antica come la massoneria è diventata una grandissima comodità. Non è complottismo, ma è osservare la realtà.

Mi parli un po’ del segreto di Stato, pensavo al caso Abu Omar. In questi giorni Napolitano ha concesso la grazia a uno dei rapitori. Si continua a fare tutto sottobanco?
Per quanto riguarda le stragi il segreto di Stato non c’è più, e sul caso di Bologna non è mai stato messo. Di solito viene applicato ai casi che prevedono il coinvolgimento di altri Paesi, come Ustica, ma lì in ballo ci sono NATO, Stati Uniti, Francia, eccetera. Su Abu Omar c’è, e non è un caso, mi spiace dirlo, ma uno degli errori più clamorosi che ha fatto Napolitano sul finale di mandato è stato proprio quello di graziare un agente della CIA implicato nel caso. È la dimostrazione che nonostante la caduta dei muri, l’Italia rimane un Paese a sovranità limitata, un Paese dove l’ossequio agli americani è costante.

Che poi c'entravano i marò, Napolitano ha graziato l’agente CIA per uno scambio di favori.
Sì sì, in tutto questo c’è sempre un atteggiamento di ossequio verso gli altri. Un Paese solido non fa le figuracce che abbiamo fatto noi con i marò e soprattutto processa e condanna gli americani. Non dimentichiamoci che ogni volta che compaiono gli americani gli unici processati sono gli italiani. Hai presente la strage del Cermis? Ecco, allora sono morti in 20, eppure? Eppure niente, liberi tutti. Non siamo un Paese sovrano.


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