Felice Giorno dell'Indipendenza, Varsavia

Di Henry Langston

Negli ultimi anni, i movimenti di destra hanno ripreso a crescere e organizzarsi anche al di fuori dei confini nazionali. In alcuni Paesi, poi, il movimento ha preso una piega violenta e sinistra. È il caso della Polonia, dove da circa 20 anni è in corso una violenza ininterrotta dei gruppi di estrema destra nei confronti dei raduni di coloro che si oppongono al razzismo e all’odio: gli attivisti di sinistra, i media, la comunità LGBT, chiunque non sia un totale coglione etc etc. Dal 1989, 39 persone sono state uccise a causa di aggressioni attribuite all’estrema destra, e i feriti sono addirittura migliaia. 

Queste stime includono anche azioni di altri gruppi estremisti associati con la tristemente famosa scena ultras polacca in cui neonazisti ultraviolenti sono ben contenti di sgolarsi in slogan antisemiti e fare a pugni tra loro quando non stanno dando la caccia agli antifascisti. 

Questa affascinante combinazione di nazionalisti violenti e di ultras è salita alla ribalta durante i festeggiamenti del Giorno dell’Indipendenza polacca lo scorso anno, durante il quale i nazionalisti si sono scontrati con la polizia, a causa di un gruppo di antifascisti locali e stranieri che hanno tentato di bloccare loro la strada della marcia. Gli scontri di quel giorno sono tra i peggiori che si siano visti in Polonia negli ultimi anni: 200 oppositori arrestati da entrambe le parti, 14 auto della polizia distrutte e due furgoncini di troupe televisive incendiati. 

Sono andato in Polonia per cercare di capire se quello dello scorso anno sia stato solo un picco di violenza, o, come hanno sostenuto molti, se gli scontri abbiano galvanizzato l’estrema destra e avrebbero incoraggiando esplosioni di violenze ancora peggiori in occasione dei festeggiamenti previsti per la scorsa domenica. 

Sono arrivato a Varsavia sabato e ho passeggiato per la città, che era già circondata da camionette della polizia e soldati a raduno per le parate del Giorno dell’Indipendenza. Mi sono imbattuto in gruppi di persone che mettevano in scena dei quadretti del passato della nazione—ovvero in un manipolo di persone travestite da nazisti, altre da partigiani polacchi, accompagnate da bambinetti che giocavano con fucili giocattolo. Un buon inizio.

Mi sono poi diretto alla città vecchia per incontrarmi con Michal Borowy, portavoce dell’organizzazione antifascista 11 Listopada, che organizza proteste contro lo svolgimento annuale della marcia nazionalista. 

“Cerchiamo sempre di opporci all’estrema destra quando i suoi membri tentano di invadere le strade e di appropriarsi delle festività,” mi ha detto Michat. “Nel 2008, durante le marce tenevano atteggiamenti molto più espliciti; marciavano con indosso uniformi delle SS e salutavano a braccio teso. Si sono dati una calmata, ma poi, nel 2010, le loro esibizioni si sono di nuovo tinte di nero quando abbiamo creato la coalizione dell’11 novembre con l’idea di unire tutti gli antifascisti e dare vita a una “lega” di persone che si opponessero al nazionalismo e al razzismo. Ed è stato allora che hanno iniziato a indossare abiti civili invece di uniformi, per sembrare normali patrioti e non skinhead neonazisti. E questo ha reso la situazione più pericolosa.”

Mi chiedevo se la cattiva pubblicità ricevuta dagli antifascisti sui canali d’informazione lo scorso anno dopo il tentativo di blocco li avrebbe spinti a modificare la propria tattica: “Quello che vogliamo fare quest’anno è rendere chiaro chi siano davvero i nazionalisti. Si sono uniti a gruppi conservatori molto più moderati per aumentare il numero di militanti nelle loro fila e si stanno appropriando dell’immaginario del Giorno dell’Indipendenza, ri-semantizzandolo. Quello che dobbiamo fare è mostrare alla gente che sono loro i violenti.”

Ho chiesto a Michat quale sia il suo pronostico per le proteste, quest’anno. “I fascisti in sé non sono così forti, ma i gruppi di ultras che si portano dietro li spalleggiano e sono la loro vera forza bruta. Quando arrivano a Varsavia, gli ultras mettono da parte le loro rivalità calcistiche, anche se l’anno scorso ci sono state delle liti tra loro e due ragazzi sono finiti in ospedale. Hanno anche degli ospiti speciali, i peggiori fascisti d’Europa—alcuni svedesi, cechi, serbi—e ieri un gruppo di circa 25 fascisti italiani e spagnoli hanno beccato alcuni dei nostri che facevano attacchinaggio e li hanno menati, dicendo loro che “Hitler era un grande. Fanculo gli antifasci.”

Ho notato che Michat aveva un occhio nero, così mi ha raccontato di un incidente molto comune tra i membri dell’antifascismo polacco: “Stavo cercando di strappare un adesivo fascista in metropolitana e cinque ragazzi hanno aggredito me e due miei amici. È stato un attacco breve, pochi secondi, ma mi hanno colpito. Non sai mai dove sono, la minaccia è sempre nascosta. Hanno inseguito un nostro portavoce mentre usciva da un’intervista in radio, ma fortunatamente è riuscito a scappare. Non è una bella situazione in cui vivere. Sono stato aggredito molte volte.” 

Il giorno dopo, all’inizio tutto era tranquillo: una vera e propria parata delle forze dell’ordine, accompagnata da una messa cattolica di mattina presto e da altre rappresentazioni. Le misure di sicurezza erano rigide—c’erano cani antidroga e metal detector—e, in seguito agli eventi dello scorso anno, il presidente polacco Bronislaw Komorowski ha organizzato una marcia separata per poter celebrare i veterani di guerra senza che i nazionalisti boicottassero la giornata di festa.

Le marce degli antifascisti e dei nazionalisti sono partite da parti opposte del centro, ma gli antifascisti si sono radunati per primi, quindi mi sono diretto al Museo del Ghetto di Varsavia, dove era previsto il ritrovo. 

Considerando che la folla era composta da sole 500 persone, la presenza di forze dell’ordine era immotivatamente numerosa. E il fatto che i poliziotti polacchi facciano sembrare scarsamente preparata e poveramente munita anche la polizia greca (ogni membro di ogni squadra è dotato di manganello, scudo e armatura completa, qualcuno ha i fucili e un paio hanno armi al peperoncino) la dice lunga sul fatto che non sono lì per farsi prendere per il culo.

In rapporto, le armi di difesa degli antifascisti, costituite da cartelli disposti a formare uno scudo e vaghe supposizioni che qualcuno abbia portato spray al peperoncino, sembrano un po’ deboli. 

A circondare i manifestanti e a svolgere una magnifica opera di mimetizzazione questo gruppo di polizia antisommossa in incognito, tutti con gli stessi identici vestiti. Molto scaltri, sorveglianti in incognito. 

Dopo circa un’ora in cui la polizia ha cercato di ritardare la marcia mantenendo compatta la folla (per prevenire che alcuni gruppi si separassero e andassero ad attaccar briga con i nazionalisti), finalmente ci è stato dato il via libera.

La polizia ha dettato il passo cadenzato della marcia, con grande noia dei membri della coalizione antifascista, ma sembrava che tutto fosse tranquillo. Poi—in perfetto orario dopo quella apparente tregua di pace—abbiamo sentito una serie di esplosioni. All’inizio ho pensato provenissero da un’altra rappresentazione militare, ma le esplosioni sono continuate, quindi mi sono allontanato dalla marcia antifascista diretto al luogo, in centro, in cui i nazionalisti si stavano riunendo. 

Mano a mano che mi avvicinavo alla manifestazione nazionalista, la presenza della polizia si faceva notevolmente maggiore, veicoli dotati di idranti circondavano il gruppo e unità cinofile e a cavallo stazionavano poco distante pronti a intervenire. 

Girato l’angolo, diretto verso il Centro Culturale, sono rimasto scioccato. Sapevo, certo, che i nazionalisti presenti alla manifestazione sarebbero stati più numerosi degli antifascisti, ma questo era semplicemente assurdo. Le piazze e le strade intorno alla stazione centrale della metropolitana erano stipate di circa 200 mila nazionalisti, molti dei quali erano ultras con indosso le insegne e i colori delle proprie squadre. 

Mi sono sentito molto meglio quando mi sono accorto che questo poliziotto aveva gli occhi puntati sull'azione, comunque.

E rendermi conto che Marks & Spencer era protetto come si merita mi ha del tutto rassicurato.

A differenza degli antifascisti, i nazionalisti non avevano alcuna fretta nel raccogliersi, prendendosi abbastanza tempo per essere pronti solo al calare delle tenebre, e facendo sistematicamente incazzare tutti i fotografi in attesa. 

In caso abbiate finora dubitato che i nazionalisti siano davvero estremisti, la marcia è stata organizzata da due gruppi dell’estrema destra polacca: l’ONR (la Gioventù Nazionale Polacca) e la Młodzież Wszechpolska, la Gioventù Unita Polacca, che, nel suo manifesto, si schiera esplicitamente contro l’aborto e l’omosessualità, descrivendo le manifestazioni per i diritti dei gay come “omosessualità militante”. Oh, e li hanno anche sentiti cantare “Gassiamo i finocchi” alle suddette marce. Una combriccola di simpaticoni. 

Quando finalmente il loro corteo è partito, era circondato da entrambi i lati da ultras il cui compito—sembra—era di molestare i fotografi e uscirne completamente impuniti. A un certo punto, hanno caricato la fila di fotografi, facendo a pezzi un buon numero di macchine fotografiche; questo ha reso il tutto piuttosto sgradevole, essendo io un fotografo.

Senza nessun motivo preciso, è cominciato l’inferno. Centinaia di ultras hanno raggiunto la testa del gruppo e sgomberato la strada attaccando i fotografi, prima di dedicarsi alla banca, sfasciandone le vetrine e cercando di appiccare fuoco al palazzo. La polizia ha risposto prontamente, ma non appena i poliziotti sono intervenuti sono entrati nell’occhio di un ciclone di razzi e lanci di vari pezzi di muratura. 

Oltre a dover schivare i proiettili che mi volavano e dai dimostranti e dalla polizia, ho anche dovuto eludere un gruppo di ultras che rintracciavano e aggredivano i fotografi per impedire loro di documentare cosa stesse accadendo. Questa, cari miei, vince a mani basse la gara per miglior modo di passare la domenica.

La polizia è riuscita a organizzarsi in una linea difensiva che ha lentamente respinto indietro gli ultras, ma sembrava che questa manovra contribuisse soltanto a farli incazzare di più. 

Alcuni hanno deciso di esprimere la propria rabbia in modi più pacifici.

Altri no. 

Mentre la violenza raggiungeva nuovi picchi, la polizia è intervenuta con gli idranti. Cosa di cui a questi ragazzi non poteva fregare un beato cazzo.

La polizia era ancora bersagliata e la sua tattica di inzuppo non sembrava (sorprendentemente) dare alcun frutto, quindi hanno deciso di darsi un tono lanciando proiettli, nel tentativo di respingere indietro gli ultras. 

Qualche ora prima ero stato avvertito che agli ultras piace pippare qualche stimolante in polvere prima di riunirsi e fare a pezzi la polizia, ma la cocaina a Varsavia è piuttosto costosa (e non molto utile per fare bordello in una rivolta), sicché per la maggior parte hanno optato per le anfetamine. Quello che mi ero scordato della speed è che ha l’effetto di annullare la paura, il che ha consentito a questo ragazzo di bighellonare con nonchalance al di là della schiera di poliziotti, lanciare una pietra ai loro colleghi e tranquillamente re-imboscarsi tra la folla. 

Quello di cui si era scordato è che la polizia ha le gambe, quindi mentre lui se ne andava, un gruppetto di poliziotti gli è sgusciato dietro e l’ha brutalmente sbattuto a terra—vendetta. 

Prima che un’altra squadra facesse la sua comparsa e lo arrestasse. 

La polizia dall’altro lato della strada era ancora sotto il fuoco dei rivoltosi e quello che era o un colpo ben mirato o un lancio riuscito davvero male mi ha mancato di poco la gamba. Sì, lo so che non dovrei stare in prima linea (scusa, mamma).

I poliziotti a questo punto volevano chiaramente andarsene a farsi una birra e un piatto di gulasch, così hanno dato fondo alle proprie scorte di lacrimogeni, riuscendo finalmente ad avere qualche impatto sugli ultras—nessuno di loro era arrivato con maschere antigas. Dilettanti.

In caso il gas nocivo non fosse abbastanza, i poliziotti si sono fatti strada nella folla a colpi di fucile. In un impeto di pietà, hanno deciso di usare proiettili di gomma, ma i proiettili di gomma sono sempre proiettili e fanno male quando ti colpiscono, cazzo. 

La marcia è stata seguita da un furgone—una piattaforma su ruote—che portava un sound system che ha continuato per tutta la durata dei tumulti a emettere canzoni nazionaliste, ma, a questo punto, qualcuno aveva acciuffato il microfono per convincere la folla a darsi una calmata. In cambio, i poliziotti hanno permesso che la marcia continuasse—anche se a passo di lumaca—fino all’arrivo a destinazione, la statua di un leader nazionalista degli anni Venti, Roman Dmowski. 

Ho parlato con uno dei nazionalisti più anziani, Darius, che era incazzato per l’esplosione di violenza. “La polizia ha provocato la folla—non ci volevano dare il permesso di marciare. È tutta una mossa propagandistica per farci fare brutta figura con i media.”

Potrebbe essere così, oppure no, ma al di là di quale fosse l’intenzione della polizia, i nazionalisti hanno fatto davvero un bel lavoro per sembrare degli scimmioni violenti anche prima che potessi vedere alcun evidente tentativo della polizia di infiammare la rissa. Certo, non c’è nulla di strano, quando hai una visione arcaica come la loro. Prima che la folla si disperdesse, andando verso casa o verso i pullman che li aspettavano in centro, ci sono stati molti discorsoni. 

Ripercorrendo quelle stesse strade la sera, nessuno avrebbe mai detto che solo poche ore prima c'erano stati degli scontri. Il traffico era scorrevole e la città sembrava essere tornata alla normalità.

Gli eventi della giornata sono difficili da riassumere—era tutto tranquillo un istante, incredibilmente violento l’istante dopo—ma dopo aver assistito a tutto questo, di una cosa ero certo: l’estrema destra polacca è in crescita. Durante le protesta è stato annunciato che il movimento nazionalista sta organizzando un partito politico e un gruppo paramilitare (Straz Niepodlegosci) sulle orme della controversa milizia ungherese, Magyar Garda. Come se i tumulti di domenica non fossero abbastanza, lunedì notte, un gruppo di un centinaio di nazionalisti ha attaccato una casa occupata a Breslavia, ferendo molti residenti e mandandone uno in ospedale. 

Anche se sono ancora piccoli in confronto ad altri gruppi politici polacchi, i loro moti per legittimare il credo omofobo, antisemita e violento di cui sono portatori potrebbero minacciare seriamente lo status democratico del PAese. Bisogna fare di più, e gli antifascisti non possono farlo da soli.

 

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