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      Dimenticati dal comunismo

      November 3, 2012

      Ioana Cîrlig e Marin Raica hanno lavorato per anni come fotografi per la stampa in Romania. Poi, di punto in bianco, si sono resi conto di come correre qua e là a ogni ora del giorno, vincolati dalle scadenze, fosse un vero incubo, e hanno deciso di rallentare il passo e trascorrere un po' di tempo su un altro progetto. La coppia ha in programma di visitare le zone industriali eredità del periodo comunista, documentando le vite di tutte quelle persone che l'ex presidente Ceauşescu aveva trasformato in minatori e poi abbandonato a se stessi dopo il crollo del suo sogno socialista.

      Per finanziare il progetto Postindustrial Stories, Ioana e Marin hanno affittato il loro appartamento a Bucarest e si sono trasferiti a Brad, una piccola città della Transilvania sede di una vecchia miniera chiusa dal governo nel 2006. Li ho chiamati per farmi raccontare qualcosa sulla loro nuova vita.  

      VICE: Ciao ragazzi, come ve la passate a Brad?
      Ioana e Marin: È un'atmosfera molto anni Ottanta, ma queste sono solo le nostre prime impressioni. Sono tutti gentili e disponibili, sebbene praticamente tutte le conversazioni ruotino intorno al tema disoccupazione. Inizieremo a fotografare questa settimana, perché prima ci interessava scovare qualche storia interessante.



      Come avete scelto le zone che documenterete?
      Abbiamo individuato le comunità sviluppatesi sotto Ceauşescu e poi cadute in disgrazia. Erano zone ricche di risorse naturali, come i Monti Apuseni, sede di miniere d'oro e di attività estrattive da più di duemila anni. Poi ci sposteremo nel sud-ovest, un'area montuosa arricchitasi durante l'impero austro-ungarico e fino all'epoca comunista. Per concludere, andremo nella Valle del Jiu, un tempo il più grande giacimento di carbone del Paese. 

      Siete già stati in alcuni di questi posti?
      Sì, in tutti, ma solo per un breve periodo. Stavolta ci fermeremo per qualche mese, perché il punto di vista che si acquisisce dopo un determinato periodo è molto più profondo. Ci sono zone della Romania in cui non si trova lavoro e la gente è talmente disperata da finire a farsi sfruttare per una somma ridicola da investitori stranieri. Per molti l'unica speranza è lasciare il Paese. Insomma, è una situazione molto triste, e noi vogliamo cogliere proprio questo aspetto.



      Così facendo raccoglierete tantissimo materiale—come pensate di lavorare all'editing del libro?
      Lavoriamo su pellicola a grande formato, perciò prima di scattare c'è una certa riflessione. Questo implica che non avremmo troppo materiale tra cui dover scegliere. Sappiamo di volerci concentrare sulle persone—minatori e giovani—e l'editing avverrà più che altro a quel livello. 

      Ultimamente molti progetti si sono concentrati su aree postindustriali. In cosa si differenzia il vostro? 
      È possibile che si abbia a che fare con uno stesso fenomeno sociale, ma il nostro lavoro non si basa sull'estremo, sui contrasti o su eventi eccezionali. Ci sforziamo di avvicinarci ai nostri soggetti senza pregiudizi, così da poter avere un'idea più corrispondente alla realtà. E c'è il fattore tempo. Questo ci permetterà di conoscere le persone che fotograferemo.

       

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      Tag: Causescu, Romania, Ioana Cîrlig, Marin Raica

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