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L'universo è un grande broccolo

QFWFQ!

Di Andrea Cristallini

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"Qfwfq!" è la rubrica scientifica di VICE. Pronunciatelo ad alta voce: QFWFQ! Mi sembra un nome adatto non solo per questa ragione, ma anche perché qui si parla di roba che in formule si scrive facile, ma che a capirla non c'è verso.

Benoît Mandelbrot l'ho conosciuto nel 2004. Al tempo facevo una scuola per cervelloni che vogliono scrivere di scienze, abbandonata dopo tre mesi per incompatibilità totale con professori, studenti, luoghi e materie. L'incontro con Mandelbrot è l'unico ricordo piacevole: venne per una lectio magistralis e mi fece tenerezza... Sì sì sì, questa è una rubrica di scienze, non un recipiente di effusioni a caso. Ma domenica è stato il secondo anniversario della morte di questo matematico rivoluzionario, e quasi nessuno se ne è ricordato.

Eppure Mandelbrot, ebreo polacco di origini lituane naturalizzato francese ma morto in Inghilterra e il cui cognome in tedesco significa "pane alle mandorle", è l'inventore di quell'assurda misteriosa, affascinante versatilissima branca della geometria che si occupa di strutture altrettanto stupefacenti a cui lui stesso diede il nome di FRATTALI. E fosse anche solo per questo, io un po' gli volevo bene.

Un frattale è un oggetto che si ripete simile a se stesso in ogni sua parte, proprietà che va sotto il nome di omotetia. Significa che la sua forma, se prendete una lente dʼingrandimento, la vedete anche negli elementi che la compongono, grosso modo così...

Dal broccolo romanesco a un fiocco di neve, dagli alveoli polmonari alla forma di una montagna, dalla musica di Bach allo sprawl urbano ai mercati finanziari, la geometria frattale permea il nostro mondo. Prendete gli anelli di Saturno, il Sistema Solare e lʼintera Via Lattea, gli ammassi di Galassie su su fino alle Supercluster che riempiono il vuoto cosmico: la forza di gravità impone una struttura frattale, tanto che i primi modelli di atomo si immaginarono così. È assurdo come un principio tanto semplice informi l'intero universo (almeno entro 350 milioni di anni luce...).

Una piccola macchia di sugo informava invece la camicia altrimenti impeccabile di Mandelbrot, durante la sua lezione alla mia sciocca scuola. Questo genio, un gradevolissimo ciccione con gli occhi da furetto, ci spiegò che solo dopo anni di ricerche si accorse dellʼunità essenziale di tutti i suoi studi, fin dal suo primo lavoro: Quanto è lunga la costa della Gran Bretagna? In pratica, mano a mano che si rimpicciolisce lo strumento di misura, come per magia la linea frastagliata di una costa tende a diventare infinita—così che ogni isola al limite ha la stessa lunghezza delle altre, da Stromboli alle Americhe. Già solo questa follia, per me, basta a mandare a casa tutte le sfere e i solidi perfetti.

Studio dopo studio, in contrasto alla bellezza ideale delle cose lisce, Mandelbrot rivolgeva il suo sguardo alla mondanità delle cose ruvide, che per loro imperfezione sfuggirebbero alla precisione matematica. Grazie alla sua intuizione poteva catturare le strutture rozze e caotiche della materia nella rete della teoria: oltre a lunghezza, larghezza e altezza, oggi sappiamo che gli oggetti hanno una dimensione frattale (spesso non intera) che rende conto della loro ripetitività interna.

Mandelbrot lavorava allʼIBM. Sfruttando la potenza dei calcolatori e la computer graphic è arrivato dove i suoi maestri potevano solo speculare, e adesso non possiamo lamentarci se un esercito di nerd riempie lʼinternet di simulazioni frattali indistinguibili dalle immagini millecolori di Ganesh fricchettone benedicente. A seconda dei frattali, unʼunica forza o influenze molteplici si applicano alle categorie aristoteliche di “particolare” e “generale”. Lʼinsieme di Mandelbrot, per esempio, ha unʼequazione tanto semplice quanto quella di Einstein per la trasformazione di materia in energia, e potete guardarci dentro per ore come in un caleidoscopio.

 

Si potrebbe anche ipotizzare un frattale emotivo. Vediamo un po': un giorno ti accorgi che guardi perplesso la tua ragazza quando si pulisce le unghie, la volta dopo è lei per via del cassetto che hai lasciato aperto in bagno, la sera dopo vi irritate perché tu sei lento a vestirti mentre lei è già pronta, tornati a casa scoppia un litigio sul conto del ristorante, quando andate a vivere insieme discutete sul colore dei mobili, poi fate un figlio e vi date battaglia sulla sua educazione, divorziate e ancora vostro figlio vi sente a settimane alterne biasimarvi reciprocamente. Un unico principio caratterizza il rapporto, dai dettagli alla sua essenza, la cui semplice legge è spesso espressa con un sospiro: "Cosa ci vuoi fare, è fatto/a così." Chiamatele oscillazioni armoniche o incompatibilità, io preferisco frattali.

Seduto in fondo alla classe, nel lontano 2004, ascoltavo presissimo la sua lezione, e con disprezzo le domande saccenti che gli rivolgevano quelli del mio corso super speciale. Quando uscirono tutti dall'aula, mi avvicinai a Mandelbrot che stava sistemando alcune slide nella sua cartelletta—nonostante i computer che l'avevano reso famoso, preferiva ancora l'analogico. Ero ancora giovinetto e mi stupì che una persona così importante non girasse con almeno due guardie del corpo. Esitante, gli domandai cosa occupasse i pensieri di uno scienziato geniale, quando non era preso nel turbine di calcoli e funzioni matematiche complesse. Mi guardò con i suoi occhi da furetto e senza esitazione rispose nel suo inglese da lituano polacco naturalizzato francese. Ho dovuto riavvolgere il registratore almeno dieci volte prima di capire, ma da allora è a quello che penso ogni volta che penso a Mandelbrot, anche nel giorno del suo mortiversario. Mi ha detto: "Il purè di patate."
 

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