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Cosa succede a Sanremo quando non guardi Sanremo


I GIOVANI

I VIP

Si dice che i VIP girino per Sanremo, che quello ha incontrato quell'altro in quel posto, ma i VIP non si vedono. Oddio, non è del tutto vero: stanno dietro le vetrine, come ad Amsterdam ma con accanto presentatori radiofonici. I presentatori radiofonici hanno anche l'arduo compito di dire che i VIP non verranno perché hanno intervista/prove/pranzi/scazzi da fare, “Ma sono comunque dei grandi, bravissimi. E ora sentiamo i gruppo mai sentito di chitarristi classici, canta la nostra bella nome provinciale!”—questa cosa è capitata sul tappeto rosso davanti all'Ariston, dopo il mancato arrivo della Littizzetto. Gli spettatori non si sono lamentati più di tanto, erano troppo impegnati a cercare di sopravvivere e ad acclamare la band di Pino il Pinguino, quello creato per la nuova campagna Vodafone. Storia vera: per le riprese dello spot, dei giovani figuranti acclamavano la finta band che si affacciava da un balcone accanto all'Ariston. Inebriati dalla speranza di vedere dei VIP e di acclamare qualcosa, tutti hanno iniziato a urlare OH e UH e AAAAAH verso questi tizi, che poco dopo venivano seguiti dai passanti, intenti a cercare di capire perché li stessero seguendo, ma anche convinti di compiere la loro missioni di seguitori di gente famosa. Situazione simile si crea quando le coppie si fanno fotografare porgendo la macchina a un passante: un ulteriore passante guarda la scena aguzzando la vista per capire se uno dei due soggetti sia minimamente famoso.

Esistono tre tipologie di pass: 1. quelli della sala stampa RAI per i giornalisti fighi, situata dentro all'Ariston; 2. quelli della sala stampa RAI sfigata che ingloba radio, tv locali e “merda”, come viene simpaticamente apostrofato il web; 3. quelli di Casa Sanremo. Per i pass di tipo uno è richiesta anche l'iscrizione all'albo dei giornalisti, ma pare che se fai vedere le tette e il contratto di assunzione alla rivista entri comunque. Con i pass di tipo due finisci nella sala stampa a Casa Sanremo, che sta a 400 metri dall'Ariston, attraversata piazza Colombo, tra una chiesa e un parcheggio. Con il pass di tipo tre puoi solo (se vi sembra poco) bere all'open bar di Casa Sanremo. Questi sono relativamente semplici da ottenere, basta conoscere una persona qualsiasi di Sanremo che avrà sicuramente qualcuno che lavora lì dentro.

Ex mercato dei fiori di Sanremo, ora è un centro espositivo che durante il festival viene occupato da Radio Italia, la Radio Vaticana della musica italiana, per esporre cose come i Digestive, la regione Calabria, il mago Macadame, lambrette, tute laser, Miss e Mister Più Belli d'Italia (contro l'egemonia della famiglia Mirigliani) secondo non si sa chi, ex partecipanti del Grande Fratello. In una sala al secondo piano si tiene il gruppo di ascolto con open bar degli sponsor, tra i quali spiccano per interesse del pubblico un produttore di vino bianco, uno di grappe, uno di vodke viola al ginseng, Salamini Beretta e divani Chateaux D'Ax. Tutto quel che di negativo si può pensare del sottobosco televisivo si mostra con imbarazzante folgore in una situazione come questa, dove tutti ti parlano sperando di sentirsi dire “Ma io ti ho già visto,” e aspettano di vedere qualcuno più famoso per elemosinare un po' di luce. Tutto mi aveva intristito così tanto, che tenendo lo sguardo verso il basso mi sono persa l'ingresso di Albano, che ho riconosciuto solo dopo dalla tinta e dal passo fiero. Non c'è nulla ti peggio che perdere la possibilità di farsi una foto con Albano.

I fiori sono quasi tutti finti. Sulle colline ci sono delle serre dove si coltivano fiori immagino bellissimi, forse troppo belli per scendere a valle. Probabilmente finiscono in Francia, una nazione a cui molti qui ripensano come certi milanesi pensano all'Austria asburgica: che tornare sotto di loro sarebbe bellissimo. Non so se fosse per darsi un tono con il fatto del festival, o per San Valentino, ma l'unica differenza che mi è parso di notare era che i rosai indiani avevano rose impacchettate singolarmente invece di volgari mazzoni.
LA VOLTA IN CUI ERA MEGLIO

Tre anni fa era meglio. Negli anni Settanta era meglio. Negli anni Novanta era meglio. Quando c'era Pippo Baudo era meglio. Quella volta in cui sono venuto con quel tal mio amico e ci eravamo imbucati alle feste che ora non fanno più era meglio. Pare che chi frequenta Sanremo abbia un talento speciale nel farti sentire l'ultimo degli stronzi.

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