Stili di gioco

O capitano! Mio capitano!

Di Daniele Manusia

Una delle caratteristiche di John Terry è la sua eccezionale capacità di resistere alle difficoltà e alle pressioni, agli oltraggi, i sassi e i dardi dell'iniqua fortuna, restando concentrato e determinato anche quando tutti gli occhi sono puntati su di lui, aspettando che commetta un errore qualsiasi. JT è tornato in campo, dopo ogni infortunio o scandalo che ne mettesse in discussione il valore umano e tecnico, se non più forte di prima, forte sempre allo stesso modo. Lo chiamano “Teflon Terry”, proprio per questa sua capacità di passare attraverso le fiamme.

Certo che la stagione 2012-13 è cominciata in maniera decisamente dura anche per uno come lui. Dopo la squalifica di quattro giornate decisa dalla FA per le parole razziste rivolte ad Anton Ferdinand e il suo conseguente addio alla nazionale, dopo le prime panchine della sua storia al Chelsea (soprattutto quella contro lo Shakhtar, e Di Matteo che sembra voler dire che è arrivato il momento della coppia centrale Cahill-Luiz), John Terry è rientrato in campo contro il Liverpool come al suo solito, segnando il cinquantesimo gol con la maglia del Chelsea. Poi però si è infortunato in uno scontro con Suarez che, a qualcuno, ha fatto anche pensare che la carriera, o quantomeno la sua stagione, fosse finita. Adesso, l'infortunio era più brutto (col ginocchio di JT che si flette come una canna di bambù) che dannoso, il recupero previsto in tre settimane, ma forse è il caso di fare il punto sulla sua carriera. Che razza di capitano è stato John Terry?

Maggio 2008. Infortunatosi alla spalla durante l'ultima di campionato contro il Bolton, pochi giorni prima della finale di Champions League (la prima nella storia del club), JT dichiara che la propria salute non è la priorità, che per lui finire su una sedia a rotelle a contare le medaglie vinte non sarebbe un problema. Il riferimento implicito è a quanto accaduto la stagione precedente durante la finale di League Cup contro l'Arsenal. Quando, in seguito a un calcio d'angolo battuto da Robben, finito dopo un paio di rimpalli in una palla contesa a mezz'altezza, JT provò a colpirla di testa senza guardare Diaby, e Diaby caricò il calcio senza fare caso a cosa stesse facendo JT. Colpito in pieno volto al posto della palla, JT perse i sensi. Grazie al medico dell'Arsenal, Gary Lewin, che evitò che JT si ingoiasse la lingua (successivamente lo avrebbe ringraziato dicendo: “Te ne devo una”), il capitano del Chelsea, dopo un salto all'ospedale, fu di ritorno in tempo per festeggiare la vittoria con i propri compagni. Con un piccolo vuoto di memoria dei dieci minuti precedenti all'incidente.

La spalla guarì in tempo per la finale di CL contro il Manchester, terminata 1-1 dopo i tempi supplementari. Dato che Drogba era stato espulso per aver dato un buffetto a Vidic, fu JT ad avvicinarsi al dischetto per calciare il quinto rigore—fortunatamente il suo sputo a Tevez , con l'arbitro a pochi passi, era passato inosservato—decisivo dopo l'errore di Cristiano Ronaldo. JT non si tirerebbe indietro se ci fosse da fermare un treno in corsa, e l'idea che fosse proprio lui, al Chelsea da quando aveva aveva quattordici anni—per più di metà della sua vita, cioè—a calciare il rigore che avrebbe potuto portare la coppa più importante a Londra anziché a Manchester, è la cosa più vicina a quello che sogna praticamente ogni bambino al mondo. E invece John Terry, una volta terminata la rincorsa, è scivolato sul piede d'appoggio. “È incredibile che sia successo proprio a lui,” fu il commento di Henk ten Cate, assistente dell'allenatore Avram Grant. “Non molti difensori centrali si sarebbero offerti di calciare il quinto rigore, un rigore di quella importanza. Questo prova che tipo di uomo sia. Nessuno al Chelsea potrà volergliene,” fu invece il commento di Lampard, che JT chiama con affetto Lamps.

Quindi, Terry è il genere di capitano disposto a rimetterci letteralmente la testa pur di vincere un trofeo e, al tempo stesso, è del tipo che scivola su una buccia di banana immaginaria nel momento più decisivo della storia del suo club. Quel capitano in onore del quale i tifosi avversari (pare che anche JT da bambino fosse tifoso dello United) inventano cori di scherno: Could've won the cup/ but he fucked it up/ viva John Terry!

Nel novembre del 2010, Teflon Terry racconta che, fuori dal campo da calcio, è un tipo molto dolce e gentile. Le signore anziane al supermercato: “Spesso dicono che mi immaginavano più aggressivo. Si stupiscono che sono educato. Non so cosa si aspettano che faccia. Che gli entri in tackle a piedi pari nel reparto frutto e verdura, forse.”

Nel corso della stessa intervista, Teflon Terry torna sulla storia della sedia alla rotelle: “Continuo a dire che se c'è da conquistare una palla interverrò, con la testa o qualsiasi altra parte del corpo, se si tratta di segnare o impedire che gli avversari segnino non ci penserò due volte. Ma contare le medaglie sulla sedia a rotelle? Preferirei giocare con i miei figli in giardino, grazie mille. Spero che la gente capisca. Preferirei tornare indietro sulla questione della sedie a rotelle, per piacere.”

La cosa divertente è che queste parole sono successive al mondiale sudafricano in cui, durante la partita con la Slovenia, fondamentale per superare il girone eliminatorio dopo due pareggi nelle prime due partite, JT si tuffa di testa, sull’1-0 per l’Inghilterra, con le braccia dietro la schiena per evitare il calcio di rigore—esattamente a metà strada tra il sacrificio miracoloso e l'involontaria comicità, tra il soldato che si getta sulla bomba che ha perso la sicura e Bruce Harpertentando di contrastare un tiro dal limite che avrebbe potuto significare l’eliminazione dal torneo (dopo, tra l'altro, averne bloccato già un primo in scivolata). Cosa sarebbe successo se la palla lo avesse colpito in pieno in volto?

Commentando quelle immagini JT ha detto: “Credo che tutti siano come me—che tutti desiderino disperatamente vincere qualcosa per il loro paese.” È questa specie di volontà maggiorata, quasi superomistica per la fiducia in se stesso che presuppone (l'idea, cioè, che nella maggior parte dei casi sarà il suo avversario ad avere la peggio in uno scontro), che gonfia il petto di John Terry e lo spinge a mettere a repentaglio la sua stessa salute, a renderlo un leader naturale (capitano di un Chelsea ricco di capitani: Ballack, Drogba, Cech, Shevchenko).

Il suo spirito di sacrifico non ha niente a che vedere con l'altruismo, ma neanche con l'avidità. È un leader egoista, i cui interessi però, all'interno della cornice sportiva, coincidono con quelli collettivi. La sua individualità eccezionale si è sviluppata giocando a calcio e adesso si sovrappone quasi alla perfezione ai bisogni della squadra. Quasi.

14 ottobre 2006, il giorno in cui Petr Cech si fratturò il cranio. Dopo che anche il secondo portiere Cudicini si era infortunato negli ultimi minuti della partita di campionato col Reading, JT non ci pensò due volte a infilare i guanti e posizionarsi tra i pali del Chelsea. Anche se in questo caso non ha dovuto compiere una sola parata, dai video girati in allenamento (qui e qui) in cui si diverte a fare il portiere, non sembrerebbe male neanche in quel ruolo. John Terry è la massima espressione dell'abilità difensiva, di come la bellezza del calcio possa esprimersi anche attraverso un tackle portato con perfetto tempismo o, sua grande specialità, un salvataggio sulla linea. È del mondiale 2006 la rovesciata con cui, contro Trinidad e Tobago, JT spazza la palla lontano dalla rete. Quest'estate si è ripetuto durante l'Europeo, salvando un gol già fatto (nel senso che la palla aveva già superato la linea) contro l'Ucraina. Di solito, affinché un difensore venga apprezzato stilisticamente, è necessario che all'efficacia si combini l'eleganza (dovendo fare un paio di esempi direi Nesta e Blanc). John Terry invece è l'incarnazione del modo inglese di intendere il calcio, del virile kick and rush, delle docce fredde e delle mischie nel fango, di un'efficacia e di una costanza industriale orientata allo scopo, misurabile. Non è il contrario dell'eleganza, ma la sua negazione, non c'è ambizione nel modo preciso di impostare di JT, non c'è presunzione nelle sue giocate né esaltazione isterica nei suoi interventi più duri, non c'è niente che non sia pura espressione della propria forza individuale in un sistema, si direbbe, popolato da gente sempre leggermente meno forte di lui.  

Ecco, adesso, una breve cronologia degli scandali che hanno macchiato il suo curriculum.

L'11 settembre 2001, ubriaco, JT ha infastidito, insieme a due compagni di squadra, dei turisti americani a Heathrow, sconvolti davanti alle immagini delle Torri Gemelle. Un anno dopo fu accusato (ma prosciolto in tribunale) di aver aggredito un buttafuori con una bottiglia rotta durante una rissa. Si difese dicendo di aver usato solo le mani. Poco dopo fu filmato mentre pisciava in terra in un nightclub. Nel 2004 si venne a sapere che Terry, Bridge e Scott Parker scommettevano tra di loro decine di migliaia di sterline sui cavalli. Poco dopo JT parcheggiò la Bentley in un posto per disabili il tempo di mangiare una pizza. Nel 2008 poi, dopo che la madre e la matrigna di JT si erano fatte arrestare per aver rubato 800 sterline di vestiti, il padre fu processato per spaccio. In realtà un giornalista del News of The World aveva passato sei settimane a guadagnare la fiducia di Terry padre (un ex operaio), per poi chiedergli se gli poteva rimediare un po' di cocaina, e il tribunale lo condannò a sei mesi con la condizionale proprio in virtù del fatto che si trattava di una trappola. Allo stesso modo, pare che JT avesse venduto a 10.000 sterline un tour personalizzato del campo di allenamento del Chelsea a un giornalista in incognito.  

A John Terry è stata tolta la fascia da capitano della nazionale inglese per ben due volte. La prima nel febbraio del 2010, a pochi mesi dal mondiale sudafricano, per via della presunta storia tra JT e Vanessa Perroncel (che ha sempre negato), ex compagna e madre dell'unico figlio di Wayne Bridge, suo migliore amico passato da pochi mesi al Manchester City (qui la seconda mancata stretta di mano, di quando Bridge, due anni dopo, giocava nel West Ham). Fabio Capello preferì dare la fascia a Rio. Nel caso in cui, cioè, JT fosse davvero quel tipo di capitano che si porta a letto la tua ragazza se tu ti trasferisci in un’altra città.

JT all’epoca disse di aver accettato la decisione di Capello: “Ho detto a Fabio che avrei continuato ad allenarmi e giocare nello stesso modo, poi ci siamo stretti la mano ed è finita lì. Non sto dicendo che fu un bel giorno. Solo il rigore sbagliato col Chelsea in finale mi fece più male, ma sono andato avanti. […] Ecco, forse l’unica volta che la cosa mi ha infastidito è stato quando, l’amichevole successiva contro l’Egitto, la fascia ha girato tra cinque o sei giocatori. Mi sono detto ok, me l’avete tolta, ma non prendetemi per il culo” (sempre qui). Poi, in seguito a un lungo infortunio subito da Rio Ferdinand nel marzo del 2011, Teflon Terry è tornato in possesso della fascia per quasi un anno. Fino, cioè, alle accuse di razzismo e alla decisione della FA di farsi rappresentare da Gerrard (decisione presa senza consultare Capello, diventata subito pretesto per le sue dimissioni).

Siamo così arrivati all'altro fuoco della carriera ellittica di JT. Al momento in cui Teflon Terry decide di colpire con una ginocchiata insensata Alexis Sanchez, lasciando i suoi compagni in dieci contro la squadra più forte del mondo. Senza il loro capitano per quella che sembrava un'impresa impossibile. E invece, al culmine dell'ironia, il Chelsea privo di John Terry non solo riuscì a sconfiggere il Barcellona, ma vinse la finale contro il Bayern Monaco ai rigori. E il quinto, decisivo rigore, lo tirò proprio colui che avrebbe dovuto tirarlo quella sera del 2008 al posto di JT: Didier Drogba. Teflon Terry, autorizzato dall'Uefa, andò a cambiarsi alla fine della partita per sollevare la coppa. Un uomo adulto, cioè, si toglie giacca e cravatta per mettersi in pantaloncini e maglietta da calcio e alzare una coppa per cui non ha speso una goccia di sudore.  

La grandezza di John Terry sta tutta in quello che sarebbe potuto essere e non è stato. Il difensore più forte che l’Inghilterra abbia mai avuto, rinnegato due volte dalla Federazione. Il capitano quasi decennale del Chelsea (con, al momento, 545 presenze totali e 50 reti), il più vincente della storia del club che ha sbagliato il rigore decisivo in una finale di CL e che ne ha saltato un'altra per una stupida reazione. Il capitano che nei momenti storici scivola o sta in tribuna. Teflon Terry è il capitano con le spalle larghe da eroe e un destino decisamente anti-eroico. Il capitano di chi rivendica il diritto di giocare a calcio sbagliando e disperandosi, sputando e offendendo l'avversario, rendendosi ridicolo e subendo ogni punizione giusta e ingiusta con la stessa fierezza e dignità di chi sa che l’unica cosa che conta è portare a casa la vittoria. O quantomeno sfinirsi provandoci, giocando quei 90 minuti come se fossero gli ultimi sensati in una vita in cui, di solito, non si sa che farsene di spalle così larghe. In cui, purtroppo, non si può entrare a piedi pari sulle vecchiette al supermercato.


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