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      Aforismi sul derby di Roma

      November 10, 2012
      Dalla rubrica 'Stili di gioco'

      Da quando ho scritto della mia perversione per la Lazio di Petkovic sento di aver perso credibilità in quanto tifoso romanista. Al tempo stesso però volevo scrivere un pezzo che potesse rendere l'atmosfera speciale del derby. Così mi sono rivolto a scrittori che stimo e che so che tifano o seguono il calcio con passione. Con alcuni degli intervistati mi sono scritto, con altri ho parlato al telefono o dal vivo-l'eterogeneità dello stile nelle risposte è dovuta soprattutto a questo e alla mia opera di trascrizione e montaggio. Li ringrazio per essersi espressi su un tema delicato, intimo, persino doloroso. Da parte mia, ho imparato molto grazie ai diversi modi in cui vivono e sentono il derby. Estrapolerò le loro citazioni dal contesto del discorso, prendete questo pezzo come una raccolta sulla paura, le angosce e i complessi che scatena Roma-Lazio.

      Leonardo Colombati

      "Lo riesco a capire eccome [il concetto di tifo contro] e ti direi anzi che è quasi più forte del tifo a favore. Per questo è proprio una partita che non vorrei vivere mai, la escluderei dal calendario. Ma non è che firmerei per un pareggio. Gli darei proprio i tre punti, senza giocarla, senza dolore. Sei punti a campionato. Parto da -6 ma non la gioco. [...] Io stamattina ho avuto in mano il biglietto per il derby ed è un momento brutto: lo vedi, finalmente ce l'hai in tasca e ti tremano le mani quando lo prendi."

      "Ci sono delle cose particolari al derby. Quando entri allo stadio c'è un'atmosfera unica, di terrore. Tutto ti sembra un quadro iper-realista: l'erba del campo sembra più verde, le magliette della Roma di un rosso più acceso, i suoni sono diversi. A proposito di suoni c'è questa cosa terribile, che forse è l'incubo di tutti i veri tifosi: quando segna la squadra avversaria, quando segna la Lazio, c'è un momento subito dopo il gol, appena la palla va in rete, c'è una frazione di secondo in cui il vuoto risucchia ogni suono. Una specie di silenzio assoluto, di vuoto pneumatico, e subito dopo c'è il boato. Ma quel secondo, neanche, quel centesimo di secondo di silenzio prima del boato, che a te ti dura una vita e che ti crea delle cose cardiovascolari che pagherai negli anni, è uno dei momenti più brutti che puoi passare nella tua vita."

      "Io e Alessandro [Piperno, che sulla sua lazialità ha scritto un racconto] ci siamo salutati ieri, ed è stata un'eccezione. Di solito noi la settimana del derby, dal martedì precedente, cerchiamo di non sentirci più e di non vederci più. Ieri ci siamo visti e abbiamo contravvenuto a questa regola. Lui è un pazzo, però non va allo stadio, addirittura neanche la vede perché non vuole soffrire. Va al cinema, poi sa il risultato. Io sono circondato da amici laziali e quando la Roma vince e la Lazio perde mi si crea una specie di ologramma: io vedo le loro facce, io sono contento della loro sofferenza. Il tifo contro è una cosa vera. Il godimento vero è il sapere che un gol di Totti sta facendo soffrire Alessandro, Simone, Marco, Tato, i miei amici della Lazio. È uno dei motivi per cui fondamentalmente a un vero tifoso della nazionale non gliene frega un cazzo. Perché il nemico sta troppo lontano. Uno sconosciuto tedesco o uno sconosciuto spagnolo non ti può dare questa gioia: deve essere qui. È la gioia di poter visualizzare la faccia di uno che sta soffrendo. So che è una cosa becera e orrenda però è così."

      Tommaso Giagni

      "La Lazio si basa sul concetto di storia, si vanta di essere nata nel 1900 anziché nel 1927. In questo senso la storia è dalla parte della Lazio. Mentre la Roma punta tutto sulla geografia, un concetto superato, perché l'idea che i veri romani siano romanisti è un concetto smentito dai fatti e debole in un tempo in cui tutto diventa più plastico. Chi può dire di essere romano da dieci generazioni? Chi può essere un romano doc? [...] Il fatto di essere nato nel 1900 è una cosa che resta e nessuno te la toglie. La cosa di essere romano e romanista... [poi Tommaso si perde in maniera un po' controproducente]... sentivo la telecronaca di Lazio-Panatinaikos e si diceva: Ah, la Lazio domenica avrà come solo romano in campo Candreva; ma la Roma avrà Totti e De Rossi, ne avrà due, cioè, non è che... forse gioca Florenzi ma insomma..."

      Lo interrompo: Sì, ma non è ironico che Candreva era romanista?

      "Candreva era romanista sì sì.. questo è... era il peccato originale."

      Un suo racconto pubblicato in Ogni maledetta domenica affrontava già il rapporto tra lazialità e il sentirsi parte di una minoranza. "C'è una differenza antropologica. Immaginati stare in una classe in cui sei l'unico laziale a sei anni, l'unico laziale a dieci anni in mezzo a tutti romanisti. E torni in classe dopo un derby perso e tutti festeggiano e tu sei l'oggetto dello scherno dei tuoi compagni. A sei anni. Cose così. [...] Per quanto riguarda me è andato avanti dalla prima elementare al liceo, in questa solitudine assoluta."

      "Il laziale tende a vivere il derby molto peggio del romanista perché se lo perdi hai la maggioranza contro. Se lo vinci non puoi festeggiarlo veramente perché ti dici, tanto tra sei mesi ce n'è un altro. C'è questa condizione di continua sofferenza, perché se vinci hai paura di quello dopo, se perdi hai paura delle conseguenze di quello stesso e anche di quello dopo.

      [...] Il romanista dopodomani se perde-no, pensa ai bambini, dato che è un mio trauma infantile: il bambino romanista lunedì va scuola e stanno in dieci, si consolano l'uno con l'altro. Il bambino laziale, lui, lunedì va scuola, ha perso il derby, e ha dieci bambini che gli gridano contro. E queste sono cose che ti cambiano."

      "Per me i derby, come ricorrenza, hanno quella solennità che hanno il Natale e la Pasqua. Sai sempre che due volte all'anno passerai questo momento di sofferenza assoluta, ansia, paura delle conseguenze, che ti tocca come a un fedele tocca il Natale e la Pasqua. La sovrapposizione è fortissima, quando esce il calendario ad agosto ti devi calcolare le vacanze, le ferie...."

       

      Alberto Piccinini

      "Lo scontro è veramente impari a livello di immaginari. Non stiamo parlando di tecnica ma di linguaggio, di piccoli elementi di arredamento della città, una città già costruita sul romanismo. La Lazio l'immaginario l'ha avuto ai tempi di Chinaglia, quello è interessante. Ma ora vengono dal peggior bancarottiere che era Cragnotti e dai sogni di gloria, sono caduti in mano all'ultimo grande presidente provinciale, che ha fatto i soldi con le imprese di pulizia e tratta i giocatori come i suoi dipendenti. Sono intercambiabili. Allo star-system non dà niente, e neanche alla costruzione di questo immaginario."

      "La Roma ha questa idea, cialtrona quanto vuoi, di essere discendente degli antichi gladiatori. Alla fine questa roba di cartapesta dei gladiatori, a chi poteva finire in mano se non a degli americani?"

      "Il laziale lo fa esistere il romanista quando arriva il derby. Dico adesso. Ci sono stati dei momenti in cui la Lazio ha rappresentato qualcosa. Sicuramente, secondo me, gli anni Settanta di Chinaglia, Wilson, Garlaschelli rimangono irripetibili, era da Mucchio Selvaggio, era Quella Sporca Dozzina, per come era unita alla storia della città. Anche Chinaglia, finito in quel modo a trafficare. Quelli veramente... una storia che ha un andamento cinematografico. Non so quanto ha prodotto immaginario. Forse l'ha prodotto per chi l'ha vissuta, se tu eri della Lazio allora adesso quanti anni potrai avere, quaranta, cinquanta, sei laziale a buon diritto. La Lazio quella sborona degli anni Novanta di Cragnotti, sì comunque era interessante, ma..."

      "Dopodiché, la Roma ha due problemi quest'anno. Uno è Zeman. E l'altro è che la Lazio gioca bene. La Lazio è una buona squadra provinciale. È strano che sia una squadra di Roma ma è una buona squadra provinciale. Zeman è rincorso da questa cosa che per lui il derby è una partita come un'altra. Casiraghi ha detto che i derby che hanno vinto ai tempi in cui Zeman allenava la Lazio li hanno vinti giocando contro Zeman. Cioè, non come Zeman gli diceva, ma come dicevano loro. È sovietico in questo, è orientale, è l'ultimo dei biomeccanici. Cioè per lui la psicologia non esiste. La motivazione psicologica non è neanche da prendere in considerazione. Nasce dal fatto che tu corri più dell'altro, che segni più gol."

      "Io adesso vivo a Garbatella, dove il laziale non esiste. Ho vissuto molto a Milano, dove il laziale non esiste. Vedevo la Roma in un bar a via Garibaldi dove nel seminterrato si riunivano questi bizzarri romanisti. Che erano o ragazzi con la sciarpa o dei vecchietti milanesi... 'Ué, hai visto il Taddei?' E comunque mi andavo a vedere la partita lì, era divertente. [...] La Lazio è una roba di Roma nord, io sono di Roma sud, ecco."

       

      Emanuele Trevi

      "In realtà, ho poco da dirti sul derby, nel senso che da buon laziale non mi aspetto mai nulla, ed è una partita che ho sempre guardato con sofferenza fino all'ultimo minuto. Inoltre, da due settimane a questa parte la Roma mi sembra ahimé aver trovato il gioco, sarebbe stato bello incontrarla in piena crisi. Certo, sarebbe bello vincerla con un rigore dubbio e l'espulsione di un paio di romanisti. Il bello del derby è che non ha nulla a che fare con la sportività, è un'altra cosa. E la sportività è più astratta e noiosa, in fin dei conti."

       

      Francesco Pacifico

      "Posso sentirmi emozionato per il derby anche se odio i romanisti. I miei sentimenti per i laziali non li capisco più. Non li odio, ma durante i derby negli ultimi anni grido sempre Pippeee ogni volta che toccano palla. Comunque da almeno tre anni odio più i romanisti che i laziali. Sai da quando? Da quando festeggiavano lo scudetto alla fine del primo tempo di Roma - Sampdoria, quando eravamo in vantaggio sull'Inter di Mourinho, invece di capire che se non stavamo ancora tre a zero significava che non avremmo vinto. Abbiamo perso."

      Sulla differenza tra l'odio per la Lazio e quello per la Juve: "Odio più la Juve che la Lazio. Con la Lazio non c'è mai dolo."

      "Mi ricordo un derby in distinti sud, pioveva, era quasi buio, due gol della Lazio, una tristezza, l'ingorgo sul lungotevere, che schifo, proprio la domenica romana, come se il giorno dopo dovessi andare a scuola."

      "So che molti odiano il fanatismo dei romanisti e la loro ottusità, e che c'è da dire?, è tutto vero. I laziali sono un po' indie, un po' parioli, un po' sconosciuti, e in definitiva l'unico loro problema è avere sempre e comunque una brutta maglia un po' pigiamino."

      "Quando ho saputo di Zeman ho avuto una fitta di preoccupazione. Un altro anno di progetto, ma Zeman non resta se fa male quest'anno, quindi un altro anno di finta costruzione consapevole. Poi però mi sono abbandonato alle celebrazioni e ho venduto la pelle dell'orso insieme agli altri, perché mi piace la compagnia. Ora sto male."

       

      Giuseppe Sansonna

      "A Torino mi dicevo, ma com'è che questi la settimana del derby stanno così tranquilli, invece a Roma mi dicevo, bella questa passione. Eh, bella, bella, però dopo un po'... Ti regalo questa perla. Quando stavo alla Rai, dopo un gol di Emerson (forse questo), uno uscì sul balcone gridando PADRONI DE ROMA. Cioè, questo è uscito da un ufficio Rai di via Teulada, un autore Rai che grida nel vuoto PADRONI DE ROMA. Per me il derby di Roma è questo, nel bene e nel male."

      "È talmente emotiva la partita che le tattiche passano sempre in secondo piano. Mi ricordo bene il derby dello scudetto, l'autogol di Negro, no? Ricordo ancora la sequenza: colpo di testa di Zanetti, parata di Peruzzi, Nesta, Negro, gol. E lì c'è stata la svolta dello scudetto della Roma. Oltre alla morte di un uomo e di un giocatore di nome Negro [...] Dal punto di vista drammaturgico, lo so che ti ferisco in questo, quando Di Canio ha segnato il gol 16 anni dopo, quel momento come sceneggiatura, nel senso drammaturgico di emotività, quel momento è unico... magari quella Lazio faceva pure schifo, coi fratelli Filippini, Di Canio aveva 34 anni, però."

      "Io personalmente è ovvio che spero... una città come Roma nel momento in cui sta crescendo, Zeman, come un tenero virgulto il suo gioco dopo il Palermo-e la mancata rimonta, no? Perché sembrava la fotocopia del Bologna-insomma, si sta giocando tutto, è uno scoglio tosto, superato quello potresti viaggiare sulle ali dell'entusiasmo. Sotto sotto poi c'è la questione dei giocatori ammutinati, o comunque apparentemente ammutinati, come De Rossi... pare che non giocherà De Rossi, no? Ha avuto la gastrite, o la gastroenterite, qualche giorno fa? Insomma è una di quelle situazioni che o si risolve o..."

      "È ovvio che per lui [Zeman], per l'affetto che provo, spero che domani la Roma... potrebbe andare anche come quel derby che pareggiarono 3-3 [la Roma era sotto per 1-3 e in dieci uomini], un bel pareggio in rimonta con molti gol..."

      "Fondamentalmente non è che alla Roma si sia mai chiesto di vincere lo scudetto, cioè, se chiedevate di vincere lo scudetto ai vostri allenatori, stiamo freschi, ne avete vinti tre in tutta la vostra storia... c'è il super-io che ti dice che bisogna vincere sempre, però dentro, inconsciamente, ti accontenti del derby, o mi sbaglio? [...] Non penso che siano così fuori da cacciare Petkovic o Zeman. Però l'impatto sulla piazza...."

      "Non penso che non abbia guardato come gioca la Lazio. In un momento come questo in cui sa che emotivamente si gioca tantissimo... Al di là del personaggio che deve essere sempre uguale a se stesso, o almeno in apparenza quello dato in pasto alla stampa, comunque lui sicuramente richiederà un'accortezza da samurai, estrema, a tutti quanti."

      Poi ricorda un aneddoto riportato anche nel suo libro che gli ha raccontato il figlio di Zeman. Di quando Zeman, nelle ultime giornate del Pescara lo scorso anno, quando non era sicuro di salire in A, chiese ai terzini di attaccare uno alla volta. "Lui era convinto che sarebbe stato lo stesso, però far sentire più sicuri i ragazzi... ecco, qualche piccola accortezza per centrare l'obiettivo con ferocia la prese anche l'altr'anno."

       

      Fabrizio Gabrielli

      "Mio zio N. diceva: sai cos'è, la Juve? Un secchio pieno pieno di merda, pieno all'orlo. Però non deve straboccare, dall'orlo, perché altrimenti: altrimenti quella è la Lazio."

      "Zemanlandia è un farfalicchio, una fatamorgàna, tu te ne stai sul tuo bel dromedario e cammini, ti sembra dietro l'angolo, a due sbalzi di gobba, e invece magari è a mille miglia di distanza. Però t'appare vicina. In momenti tipo la partita col Palermo, lì ti sembra a portata di mano, ma è solo perché sei allo zenit dell'arrancata del dromedario."

      Qualche anno fa Fabrizio ha scritto un racconto su Florenzi che sbaglia un rigore decisivo durante un derby della Primavera. Nel racconto, tra le altre cose, dice che Florenzi si rivendeva le magliette di allenamento della Roma-pare lo facesse su ebay coi profili finti. "Il fatto davvero divertente è che all'epoca Motorino [Florenzi] c'aveva pure un profilo fb tutto suo, mica una pagina fan e gliel'ho inviato a far leggere, questo racconto, e sai che m'ha risposto? Oh, tutto bello, però n'è vero che mee rubbo e maje daaa roma."

      Su Petkovic: "C'era Cioran che diceva che un uomo che si rispetti non deve avere patria; e mi sembra che Petkovic, un po' per i casi della sua personalissima biografia, un po' per apolidismo tecnico-tattico, sia da intendersi rispettabile, non foss'altro cioranamente parlando, s'intende. Non è, questo è certo, un avversario spregevole, di quei fenotipi che suscitano revanchismi, à la ciancichella [Delio Rossi], per capirci. Sarà il savoir faire, sarà la dolcezza che suscitano le sue mise da marinaretto in libera uscita, pantalone bianco e giacca blu: ti viene da stringergliela, la mano."

      "Di ritorno dal derby della doppietta di Vucinic mi sono trovato in un autogrill pieno di laziali, e di mestizia. E oh, vista come l'avevano persa, quella partita là, in vantaggio e sbagliando un rigore prima della rimonta, anche il mio, di Icaro [uno dei panini più conosciuti dell'Autogrill] a guardarli ciancicare così abbattuti, era stato meno buono. Sarò sentimentale, sarò."


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      Tag: stili di gioco, derby, Roma, Lazio

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