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      La brutalità della giustizia privata

      March 26, 2013

      Di Max Siegelbaum


      La città di Mahallat Ziyad, dove si è svolto il linciaggio.

      Domenica scorsa due studenti delle superiori di una piccola città del nord del governatorato di Gharbiya, in Egitto, sono stati fermati dalla folla nella città di Mahallat Ziyad. Mahmoud Essoudi e il suo amico Abderrahman sono stati accusati di furto di due bombole di gas propano e del rapimento di una giovane donna recentemente scomparsa. La folla ha cercato di consegnarli al capo della polizia locale Mohamed Mustafa, ma secondo Taha El Akhdar, abitante di Mahallat Ziyad, “la polizia non se li è voluti prendere.” Quindi, invece di finire sotto la custodia delle autorità, i due adolescenti hanno passato le successive quattro ore sotto i colpi e le torture della folla. Dopo essere morti per le lesioni riportate, sono stati impiccati a testa in giù alle travi di un edificio vicino al commissariato di polizia. I corpi sono rimasti appesi per più di un’ora mentre la folla li guardava, urlava e scattava foto.

      Hamdi Essoudi, padre di Mahmoud, è fermamente convinto che il figlio non fosse colpevole di nessuno dei crimini per cui è stato ucciso. “Due giorni dopo che mio figlio è stato ucciso, l'hanno ritrovata [la ragazza che i ragazzi avrebbero rapito] al Cairo. Era semplicemente scappata di casa per motivi familiari.” Secondo Essoudi, la folla ha agito esclusivamente sulla base del sentito dire: “Mahmoud non ha mai avuto problemi con la polizia. Non è mai stato accusato di niente. Mio figlio prende mille dollari al mese. Perché dovrebbe rubare due bombole di gas?”

      Anche se raramente le vendette delle folle sono così brutali, i vigilanti “giustizieri” in Egitto sono in crescita e stanno cercando di formare una milizia che agisca al posto del sistema giuridico inefficiente e schierato. Il fatto che la polizia sia vista come un organo corrotto e sia accusata di numerosi abusi dei diritti umani, poi, non aiuta: “La polizia non funziona. Il governo non funziona. È questo il motivo per cui le persone cercano di far funzionare le cose con le loro mani,” mi ha detto Madgy El Assoui, autista di bus di Mahallat Ziyad. “Penso sia meglio lavorare a una riforma della polizia e del sistema giudiziario piuttosto che tentare di fare il braccio armato della legge da soli. È pura criminalità.”

      Gli Essoudi sono considerati una famiglia illustre nella loro comunità. Hamdi possiede due officine, una nella città di Minyat Sammanoud e un’altra in Kuwait, dove vive. L’attività di Hamdi dà lavoro a molti in città. Dopo che i ragazzi sono stati uccisi, i residenti di Minyat Sammanoud hanno dato fuoco al ponte che collegava i due villaggi. “Se li avessero solamente uccisi sarebbe molto più facile per me,” dice Hamdi, il cui figlio aveva 17 anni ed era ancora alle superiori, anche se alcuni hanno sostenuto che fosse un ventenne disoccupato. “Quello che gli hanno fatto è disumano. Adesso è una battaglia tra due villaggi, non solo una lotta fra famiglie,” prosegue.

      Come altri con cui ho parlato, Hamdi biasima le autorità egiziane: “La polizia non ha fatto nulla per noi e non farà nulla nemmeno in futuro. Come possiamo vivere così?” dice, aggiungendo, “Se non fanno qualcosa, io diventerò il più grande terrorista contro [l’attuale presidente d’Egitto] Morsi.”

      Mohammad Abdel Latif, nato a Mahallat Ziyad, era presente all’aggressione. “Tutto ciò che volevamo era che confessassero,” dice Latif. Mentre venivano picchiati, sia Mahmoud che Abderrahman hanno confessato. “La morte è stata un’incidente,” aggiunge Latif, anche se non sa fornire spiegazione al perché, anche dopo che i ragazzi sono confessati, e anche dopo che sono morti, la gente ha deciso lo stesso di appendere i corpi a un palazzo. Come molti altri, Latif condanna l’azione: “L’Egitto non ha bisogno di altro caos e instabilità. Dovremmo fare qualcosa per la riforma del sistema giuridico e della polizia in questo Paese.”

      Non mi sorprende che tutti quelli che ho contattato a Mahallat Ziyad abbiano negato qualsiasi coinvolgimento con il linciaggio. Sembrano sinceramente contriti che un evento di tale violenza sia potuto accadere in quella piccola e solitamente cordiale comunità. Temono che, per via della brutalità degli attacchi, la loro città rimanga per sempre marchiata e che i suoi cittadini passino per barbari senza pietà.

      Eppure, alle preghiere del venerdì nella vicina moschea di Antar è stato usato un tono molto meno conciliiante. Uno sheykh membro dei Fratelli Musulmani ha esposto davanti ai fedeli di Mahallat Ziyad le virtù della giustizia privata: “'Contro chiunque vi attacchi, contro chiunque cerchi di recarvi danno, dovreste sempre essere armati.'” Taha riporta che queste sono state le parole del predicatore, aggiungendo, “Chi gli ha dato il diritto di parlare così? Ne verrà una guerra civile.”

      Da quando è avvenuto l’attacco, il capitano Mohamed Mustafa, l’ufficiale di polizia con il grado più alto sia di Mahallat Ziyad che di Minyat Sammanoud, non si è mai fatto vedere: “Non posso fare nulla. Mi nascondo. Non posso lavorare. Sono passati cinque giorni dall’incidente e non c'è nulla che io possa fare. I membri più importanti delle famiglie stanno negoziando. Tutto questo probabilmente finirà per risolversi con i soldi,” dice. Mustafa ha la bocca cucita sul caso: “Ho fatto le mie indagini, ho fatto i miei verbali e li ho dati a chi di dovere. È il loro lavoro,” dice. Come gli altri che ho intervistato per questo pezzo, anche lui continua a biasimare altre istituzioni governative, dicendo, “Il problema non siamo noi, sono gli uffici di prosecuzione e investigazione.”

      Mentre le uniche persone che sembrano volersi assumersi la responsabilità di far rispettare la legge e l'ordine a Gharbiya sono attualmente membri di folle assassine, ciò che è accaduto a Mahallad Ziyad, per i suoi residenti, è stato un incidente. Non c’è stata premeditazione nell’uccidere Mahmoud e Abderrahman, solo confusione, eccitazione e fraintendimento.

      Premeditati o no, i linciaggi sono in continua crescita in Egitto. Da quando il suo nuovo presidente è salito al potere nel giugno del 2012, si vocifera che 14 persone siano state linciate nella regione di Al Sharqia, in cui Morsi è nato. Negli ultimi tempi, i Fratelli Musulmani e altri gruppi islamici hanno annunciato di avere piani per formare gruppi di vigilantes, che pattuglieranno il Paese arrestando tutti coloro che ritengono criminali. Mentre l’Egitto lotta per stabilire un governo democratico e stabile, sembra che molte altre morti come quelle avvenute a Mahallat Ziyad siano all’orizzonte.


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      Tag: Egitto, linciaggi, vigilantes

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