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      Sudiciume medievale

      January 16, 2012

      Stando a quanto affermano Hollywood, i libri di storia, e le credenze comuni, il Medioevo è stato un periodo segnato dalla sporcizia, in cui si andava in giro coperti di pulci e melma e la classe sociale delle persone poteva essere definita dall’odore che emanavano. Sono tutte stronzate. Lo so perché ho passato le ultime due settimane seguendo un regime igienico premoderno ea parte sgommate sulle mutande, piaghe inspiegabili, quintali di forfora e smegma, e un probabile Fuoco di Sant’Antonio, è andato tutto bene. Ora vi racconto.

      REGOLE

      Ho indossato gli stessi vestiti per tutti e 14 i giorni. Ho optato per un completo totalmente bianco, in modo che la sporcizia potesse lasciare segni evidenti. Inoltre, pensavo che avrebbe dato all'impresa un taglio avventuriero alla Fitzcarraldo, ma solo ora che la cosa è finita sono in grado di confermarlo.

       

       

       

       

       

           

      PIPÌ

      Non sono esattamente un “maniaco” dell’igiene personale, quindi diciamo che per i primi tre giorni il vero cambiamento è avvenuto solo per ciò che ha a che vedere con l’urinare. All’inizio avevo pensato che avrei potuto fare i miei bisogni all’aperto, una cosa alla quale sono perfettamente allenato dopo le innumerevoli sbornie notturne. Ma poi mi sono reso conto che fare pipì in strada, sobrio, alle 10 di mattina, non sarebbe stato il massimo. Così ho optato per un vaso da camera.

      I vasi da camera sono un’invenzione geniale per pisciare, quasi come la vescica. Ci sono state un paio di cosette a cui ho dovuto abituarmi, come tenere il vaso vicino all’inguine invece di cercare di centrarlo, e non iniziare con un flusso continuo. Ma dopo aver asciugato per un paio di volte per terra con le maniche, praticamente l’intero appartamento è diventato il mio cesso.

      L'unico problema era come svuotare la tazza. Rovesciarla direttamente dalla finestra non sarebbe stato accettabile, dato che vivo proprio sopra il mio padrone di casa (inoltre, la pratica è stata definita illegale fin dal 500 d.C., grazie al decreto romano su effusum vel deiectum). La maggior parte delle mattine quindi depositavo i liquidi in un tombino tra due macchine o, se mi sentivo un po’ più civile, in quello sul retro del caseggiato. Mi ci sono voluti tre giorni per capire come riuscirci senza schizzarmi i pantaloni.

      DENTI

      Dopo due giorni di trascuratezza, la placca sulle mie gengive ha iniziato a diventare da gialla a color ocra, e la quantità di resti di cibo incastonato tra i denti è aumentata in modo esponenziale. La mia ragazza ha decretato che il mio alito stava a metà tra puzzo di immondizia e feci umane.

      Il siwak è uno strano bastoncino che il Profeta Muhammad amava così tanto che avrebbe anche potuto sposarlo.
      Non è altro che un semplicissimo antenato dello spazzolino, eppure negli Hadith viene citato ogni tre per due e gli esportatori continuano a descriverlo come uno strumento che “rinforza chi lo usa,” “allontana i cattivi pensieri” ed è “la cura per ogni male, eccetto la morte.”

      Dopo averlo utilizzato un paio di volte ho imparato che il sapore del siwak si avvicina molto all’odore delle pastiglie per igienizzare il WC. Successivamente, seguendo un’antica ricetta egiziana, ho sminuzzato in una ciotola zoccoli di bue, pomice, gusci d’uovo, mirra e ho mischiato tutto insieme con un po’ di sputo fino ad ottenere un impasto granuloso. Sembrava di pulirsi i denti con la sabbia, ma indovinate un po’? È praticamente come un moderno dentifricio, solo senza il fluoro.

      CACCA

      Sono un po’ stitico, quindi per i primi tre giorni ho avuto un Medioevo piuttosto spensierato. Successivamente sono—ahimè—stato costretto a rompere il sigillo e lasciare un ricordino. Ed è stato terribile perché, come ho subito scoperto, liberarsi della puzza è praticamente impossibile.

      Almeno, cagare nel vaso è stato molto più facile di quel che pensassi. L’unica cosa che bisogna essere certi di fare è rannicchiarsi nel punto giusto, liberarsi della propria dignità per un paio di secondi, e lasciare che cada lentamente. Vi sembrerà illogico, ma penso sia utile avere un po' di pipì sul fondo del vaso—non così tanta che possa schizzare fuori, ma abbastanza perché non rimangano residui marroni sui bordi. Ho considerato questa scoperta alla pari dell’invenzione dei moderni impianti idraulici, visto che ha trasformato l’intero processo da un terrificante travaglio di cinque-dieci minuti in un banale pit stop.

      PULIZIA, PARTE PRIMA

      All’inizio di Gargantua e Pantagruel di Rabelais, il giovane Gargantua si ingegna per capire quale sia il "nettaculo" migliore al mondo, per poi scoprire che si tratta del collo di un papero ben piumato. La lista includeva lenzuola, un gatto marzolino, pelle di vitello,  una mascherina di velluto da damigella, diversi cuscini e un cappuccio da penitente.  

      Non ho potuto mettere le mani su nessuna di queste trovate, ma ho cercato di sostituire la maglietta con le lenzuola del letto. Passarsi tra le chiappe un tessuto soffice è una delle sensazioni più lussuoriose sulla terra, ma solo finché hai il culo pulito. Dopodiché si rimane bloccati, indecisi se buttare il panno incrostato di merda nel vaso da notte o cercare di ripulirlo pisciandoci sopra, come piaceva fare ai Romani. Avevo già svuotato la vescica e non mi andava di conservare la maglietta nella doccia per dopo, quindi ho spostato il mio stronzo caldo per farle un po’ di posto nel vaso. Non è stato divertente.

      Per pulirmi ho fatto ricorso alla vecchia tecnica della frutta. Come primo tentativo, ho utilizzato un paio di banane sbucciate. Il mio primo istinto è stato quello di tenere la buccia dall’esterno e usare la polpa interna per pulirmi. Pivello. La sensazione era simile a quella provocata da una salvietta rinfrescante, ma alla fine mi sono ritrovato con uno spesso strato di banana attaccato ai resti delle feci. Inizialmente soddisfatto del risultato mi sono tirato su i pantaloni, ma quando mi sono seduto, qualche ora dopo, sembrava che l’interno delle mie mutande fosse stato immerso in una glassa da pasticceria.

      Con le bucce d’arancia è andata un po’ meglio, anche se dopo essere rimaste per un’intera notte in mezzo agli escrementi hanno impestato il vaso di un fetore insuperabile. Quello che ho imparato è che le dimensioni della frutta non hanno importanza. La buccia di un pompelmo, ad esempio, potrebbe farvi evitare di ritrovarvi le dita marrone cioccolata, ma in ogni caso, se non portate un’intera cesta di frutta, rischiate comunque di andare in giro coi tarzanelli tra le chiappe. Ma magari è una cosa che succede solo a me.

      Continua nella seconda pagina

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      Tag: igiene, sporcizia, medioevo

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