Tea's Tacos

Sex and Violence

Di Tea Hacic-Vlahovic

Su Tumblr c'è un nuovo meme. È l'immagine di un libro Penguin Classics col titolo “I Used to be Punk Rock (and Other Lies).” Fa ridere, perché oggi chiunque possiede una maglietta dei Black Flag che giura di aver comprato prima che iniziasse a venderle Urban Outfitters. Ma a differenza di voi poser, io sono stata una Giovane Punk con tutte le carte in regola (*brucia la maglietta dei Black Flag*), quindi in un certo senso quel meme mi offende (*tira un pugno al muro*), anche se lo capisco (*piange*). Ad ogni modo, sei avete mai avuto a che fare col punk, conoscerete gli Exploited, e se li avete mai ascoltati, conoscerete anche "Sex and Violence." Ma anche se siete dei tipi pallosi, probabilmente, sapete di cosa sto parlando. E non perché quella canzone sia finita in una pubblicità (gli Exploited non sono dei venduti come Iggy Pop). Né è famosa perché è in Fuori di cresta. E di certo non è conosciuta per la genialità del testo (“sex and violence, sex and violence, sex and violence, sex…and…violence!”). No, "Sex and Violence" è nota perché è importante, perché prende le Due Verità Universali e le mette insieme, senza tutta quella merda usata dagli altri musicisti per nascondere il fatto che i loro pezzi parlano sempre di quello. Gli Exploited ci ricordano che il sesso è fondamentale per la sopravvivenza, che la violenza è consueta quanto la cacca, e che le due cose, spesso, vanno a braccetto (nella buona e nella cattiva sorte). 

Ricordo bene la prima volta che un ragazzo mi ha tirato una sberla. Mi aveva appena legato le mani dietro la schiena col mio vestito [American Apparel], spinta sulle mie [paffute] ginocchia e tirato indietro i capelli [unti]. E poi l'aveva fatto. Stranamente, ero stata al gioco—non era strano il fatto che mi piacesse, ma che non avessi opposto resistenza. Ho sempre avuto fantasie sull'essere "abusata" sessualmente dagli uomini, ma non ne ho mai parlato per timore di passare per una cattiva femminista. Così, mentre mi masturbavo pensando ai miei insegnati che mi trattavano come un animale o al trovarmi al centro di una gang bang tra sconosciuti, a letto pretendevo che gli uomini mi mostrassero R-E-S-P-E-C-T.

"Sapevo che lo volevi," aveva detto lui, "te lo vedevo negli occhi." Anche se avrei detto che i miei occhi comunicassero soltanto "Ho fame e mi fanno male le ginocchia," capivo cosa intendesse: anche se solo ad alcuni piace la violenza [consensuale], quelli a cui piace dovrebbero esservi sottoposti, esclusivamente se e perché ne trarranno piacere. Sembra semplice, no? E lo è! Ma ci è voluto un sacco perché ci arrivassi.

Dopo quella sera abbiamo iniziato a frequentarci, e io mi sentivo in colpa. Provavo quel particolare tipo di colpa autoinflitta, quella di quando "ti fai male" per aver tradito regole arbitrarie che ti sei costruito da te, quella di quando mangio carboidrati. Al nostro primo appuntamento, la mia logica era, "Lasciando che mi leghi e schiaffeggi mi sottometto a lui, e le donne non dovrebbero mai farlo, mai! Femministe per Satana!" Ma al secondo appuntamento mi chiedevo, "Perché è sbagliato se a me piace?". E al terzo "Perché mi piace???" Dopo il quarto ho avuto una crisi esistenziale, ho messo in discussione la mia intera via, ho chiamato tutti i miei famigliari, ho fatto ricerche sui miei antenati, ho viaggiato indietro nel tempo, ho trovato il Significato della Vita, mi sono trasformata in un piccolo granello di polvere a forma di punto interrogativo e sono volata via.

Infine, al quinto appuntamento mi sono resa conto che la suprema dichiarazione di femminismo è proprio ottenere quello che vuoi a letto—anche se ciò significa farti venerare da un uomo o lasciarti pisciare in bocca. Ho capito che prima, rinnegando ciò che volevo, non ottenevo R-E-S-P-E-C-T, ma pura e semplice N-O-I-A.

Un bel risveglio sessuale, no? Problema risolto! Non esattamente. La gente non è molto intelligente, quindi spesso scambia la fantasia con la realtà. Non parlo di quei folli che credono negli Unicorni o nei Vampiri o in Dio—parlo di cose pratiche, come "Se una vuole qualcosa a letto, deve volerlo in ogni situazione!" Cioè, volete essere sempre nudi? Sempre sudati e appiccicosi, volete sempre emettere strani rumori? No! E allora perché io dovrei volere che qualcuno mi prenda a schiaffi o mi urli contro ogni giorno?

Quando un uomo va con una Dominatrice non significa che voglia essere quotidianamente dominato dalle donne di tutto il mondo . E in effetti, molti di quelli che lo fanno sono "potenti" uomini d'affari. Ma dal momento che la Violenza sulle Donne è una questione così delicata, che gli uomini abusano da sempre di noi e che viviamo in una “cultura dello stupro", se una donna vuole riprodurre queste situazioni a letto, la gente si confonde e dice cazzate tipo, "È naturale! Alle donne piace essere violentate! E agli uomini piace farlo!" No, ad alcune piace fingere di essere violentate—altre preferirebbero prendere a calci nella pancia gli uomini quando si masturbano.

Dicono ci sia una linea molto sottile tra l'abuso reale e simulato. Ma quella linea sottile non c'è. C'è una linea, sì, ma enorme! Una che si può vedere da chilometri di distanza! Si chiama consenso, è una cosa ovvia, e detesto tutti quelli convinti che non lo sia o che ci rovinano il divertimento agendo diversamente.

Per esempio, odio Chris Brown e ho perso il rispetto per chiunque ascolti la sua musica. Sono delusa da Rihanna, dal fatto che non abbia preso sul serio il suo rappresentare un modello, e temo che le ragazze coinvolte in relazioni del genere finiscano per farsi influenzare dalle sue scelte (se non seguite i gossip dall'America, vi informo che pare stiano di nuovo insieme, e poi, cos'avete che non va?). Con questo loro ritorno insieme, passano il messaggio del "Stand By Your Man" tanto vecchio quanto dannoso. Promuovendo la violenza contro le donne nella vita reale, i giochi di ruolo nel sesso diventano un concetto pericoloso. Le violenze di Chris Brown costituiscono la ragione per cui sentire Rihanna cantare "S&M" rappresenta per molti un problema—perché chi non capisce il S&M non capisce che si tratta di una pratica consensuale che rappresenta l'esatto opposto del venire picchiata dal proprio uomo per un sms.

La mia prima disputa con lui è avvenuta a una festa, dopo che avevo ballato coi suoi amici, lui si era infastidito e mi aveva detto di sedermi da brava, senza muovermi di lì. Ovviamente avevo reagito. Mi ero messa a urlare e, tra lacrime da melodramma, gli avevo spiegato che era ben diverso da quello che facevamo a letto, e del perché quel comportamento fosse inaccettabile. Ha detto di aver capito, ma nella mia opinione la cosa avrebbe dovuto essere sottintesa fin dall'inizio.

Non ho mai picchiato nessuno, però ho sempre voluto entrare in un bar vestita da Bond Girl fingendomi una spia, tirare un Martini in faccia a qualunque tipo nei paraggi indossi un completo, urlare qualcosa in russo e svignarmela. Ma questa è un'altra fantasia.


Segui Tea su twitter: @TeaHacic

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