Tea's Tacos

Sorry, not sorry

Di Tea Hacic-Vlahovic

Di tutti i lavori che ho fatto in vita mia, non ce n'è uno che non mi sia stato offerto. Non ero io a cercarli, erano gli altri che venivano a cercare me. Non ho mai mandato CV, perché mi affidavo semplicemente alle informazioni trasmesse di bocca in bocca [inserire battuta sul sesso orale]. Non lo dico per tirarmela, ma come ammissione della mia pigrizia. Perché doverti impegnare quando ottieni il lavoro di PR facendo strisce di coca o ti assegnano una rubrica dopo che un redattore ubriaco ha apprezzato il modo in cui l'avevi insultato? No, non è giusto, ma non temete. Come per tutti i tipi di fortuna, anche la mia aveva una data di scadenza: il momento stesso in cui me ne sono andata da Milano.

Non posso più affidarmi ai ricordi altrui circa la mia capacità di spogliarmi intrattenere i presenti durante le feste. Qui, gli uomini con cui ho passato un sacco di tempo a letto o approfittando delle loro connessioni non hanno alcun peso. In California nessuno mi conosce, e quando mi conosceranno, non gli interesserò. A Milano ero speciale. Qui no. Nessun americano mi darà una possibilità solo perché sono "particolare" e propensa a parlare della mia vagina. Per strada nel mio nuovo quartiere ci sono persone molto più interessanti di me, disposte a offrire la loro vagina per un taco—figuriamoci per un articolo. Per la prima volta nella mia vita devo vendere le mie capacità, e ho scoperto di non essere affatto capace (anche se avrei dovuto saperlo, visti gli scarsi risultati con la lap dance).

Cerco lavoro da settimane, senza risultati. All'inizio non ottenendo risposte davo la colpa alla festa dell'Indipendenza, poi al caldo, poi all'economia e pure ai russi (che cavolo combinano?), finché il mio ragazzo mi ha spiegato che la responsabilità è soltanto mia (prometto che in questa rubrica non si parlerà esclusivamente di lui). Mi ha detto che non so "essere determinata", e non cambierà niente se non sarò io a cambiare.

Da piccola brava croata figlia del comunismo, ho sempre rispettato l'autorità. Anche quand'ero un'adolescente "ribelle", lo ero entro certe regole. Nel rivolgermi agli adulti dicevo sempre "per favore" e "grazie" e coi miei genitori sono sempre stata dolce. L'unica persona a cui ho veramente disobbedito e fatto del male sono io (cfr. qualsiasi cosa abbia combinato nella mia vita).

In me c'è un'irrazionale paura di deludere gli altri, e quindi anche una difficoltà enorme a dire di no (è un miracolo che abbia imparato a rifiutare il cibo). In effetti, i miei problemi più grossi sono stati conseguenza di questa incapacità ad anteporre il mio bene rispetto a quello altrui. Non sto dicendo che sono una santa; sto dicendo che se mi hanno arrestata è perché non volevo che gli spacciatori mi prendessero per una persona scortese, e se ho rischiato di rimanere incinta è perché mi dispiaceva interrompere un tale che non avrei mai più rivisto.

Quand'è che le buone maniere si trasformano in autodistruzione, e la gentilezza in sottomissione? Se sei una ragazza, i confini sono meno definiti. Pensavo fossi masochista, ma ho capito di essere semplicemente una donna. No, non nasciamo così, ma col tempo ci viene insegnato. Sappiamo che dire "no" significa essere moralista, e che dire "sì" è da troia (e io, di conseguenza, ho scelto la seconda). Mentre i ragazzini vengono incoraggiati a fare casino e distruggere, le ragazze devono sedere composte finché un uomo non ordina loro di alzarsi (o piegarsi). Sono giunta alla conclusione che in tutti questi anni non sono stata "buona", ma semplicemente debole e, di conseguenza, anche una cattiva femminista. Così facendo mi sono messa in situazioni pericolose e ho sopportato ogni strapazzo. Ma ora la cosa non può ostacolarmi nella ricerca di un lavoro (questa dipendenza all’alcol non si pagherà da sola).


IMPARARE A PERSEVERARE, ASSILLARE E SFONDARE: UNA GUIDA PER SIGNORINE PASSIVE

Non stai disturbando nessuno.
Sono sconcertata dalle persone che dicono ai tassisti che strada fare, scioccata da quelli che chiedono un secondo parere al medico e stupita da chi chiama il cameriere per farsi portare altro ghiaccio invece di aspettare che sia lui ad andare al tavolo (ovvero "imparare ad apprezzare le bevande calde come il piscio"). Ma quando lavoravo come commessa o barista o ballerina le richieste dei clienti non mi infastidivano, perché in fondo era il mio lavoro. Perché allora mi sembra sempre di disturbare i cuochi nel lasciare che cucinino per me? Perché dico sempre "scusi" dopo aver chiesto un qualsiasi tipo di aiuto? (Ragazze: contate quante volte al giorno vi scusate, sarete sconvolte). Devo superare questo problema, altrimenti non saprò mai come comportarmi coi miei domestici una volta diventata famosa.

E anche se è così, non è un problema.
Da piccola, durante un pigiama party, mi sono rotta un braccio saltando sul trampolino. Non volevo guastare l'atmosfera, quindi non ho detto niente a nessuno e ho aspettato finché non sono arrivata a casa, il giorno dopo. Purtroppo però in ospedale i medici hanno accusato i miei genitori di avermele date, perché avevo aspettato fino all'ultimo anche quando mi ero rotta l'altro braccio, quando mi ero distrutta i denti davanti e quando cadendo nella vasca da bagno avevo avuto una commozione cerebrale. Ma non ero solo una bambina un po' stupida—al liceo mi sono beccata un'infezione del tratto urinario che si è estesa ai reni perché mi avevano dato gli antibiotici sbagliati, e io non mi ero lamentata nonostante i sintomi persistessero. La cosa è degenerata fino a colpire la schiena. Non riuscivo a reggermi in piedi. Poi mia madre mi ha scoperta mentre stavo gattonando di soppiatto verso il bagno, e mi hanno portata d'urgenza all'ospedale. Nell'estate prima del college, in Croazia, mi era venuta la febbre alta e la gola si era infiammata. Dopo essere rimasta a letto per qualche giorno la situazione è peggiorata, e una notte mi sono svegliata riuscendo a malapena a respirare. Sapevo di aver bisogno di un dottore, ma non volevo svegliare mia zia. Quando mi sono decisa ero sul punto di perdere conoscenza, e in ospedale—dove sono arrivata per miracolo—mi hanno detto che era il peggior caso di polmonite più bronchite registrato tra pazienti della mia età. Essere tolleranti al dolore è bello se sei una pornostar in una scena di gang bang anale, ma rischiare la vita per non disturbare la fase REM della zia è da ritardati.

Non stai deludendo nessuno.
Spesso mi è capitato di tollerare relazioni, lavori e feste più a lungo di quanto avrei voluto per paura di deludere le persone con cui avevo a che fare. In particolare ricordo una settimana in cui non sono mai tornata a casa per dormire o farmi una doccia perché lavoravo a tempo pieno, la sera avevo i corsi e dopo me la spassavo come Pete Doherty (ai tempi in cui era magro). Ogni volta che accennavo al voler tornare a casa per cambiarmi o riposare i miei amici insistevano, "dovevo" restare, "non potevo" andarmene. E così facevo, anche se loro poi tornavano a letto mentre io correvo in ufficio per ricominciare da capo ancora una volta. Perché era così importante non "deluderli", quando a loro non importava di me? E perché volevano la mia compagnia quando puzzavo così tanto? (Grazie a dio ci sono i nasi tappati, se capite a cosa mi riferisco).

E anche se è così, non è un problema.
Sapete cosa ho imparato dagli italiani? A non essere puntuale. Io non lo metto in pratica, ma li osservo. Non fingono nemmeno di doversi dare una mossa pur sapendo che è tardi. Si siedono, leggono, guardano la tv, fanno una telefonata o si concedono un riposino, e nel frattempo sono perfettamente consapevoli del fatto che c'è un'intera stanza piena di persone che li sta aspettando. Ne ho discusso più volte, e la conclusione dei ritardatari è questa: “Ci importa del tempo degli altri, ma prima viene il mio!” Sono convinti che se agli altri scoccia aspettare possono anche andarsene. Perché idealmente anche quelli antepongono il loro tempo, capito? In pratica, nessuno con un po' di rispetto per sé dovrebbe arrivare in orario o aspettare, mai e poi mai.

Non sei maleducata.
Per una persona debole qualsiasi cosa diventa meschino, quindi c'è bisogno di pratica. Dite "no" quanto più frequentemente possibile. Cambiate programma all'ultimo minuto, abbandonate le cene e rimandate in cucina i piatti anche se non vorreste. Alzate il tono della voce, fate le antipatiche, parlate solo di voi e non chiedete nulla a proposito degli altri. Gli uomini lo fanno continuamente (mentre noi, sedute dietro, ci sentiamo in imbarazzo per loro), e per questo hanno più potere, più soldi e più tutto. Se non sapete come comportarvi, domandatevi, "Cosa farebbe Beyoncé?" (Non c'entra, ma la stessa domanda può tornare utile anche quando a letto state sopra).

Ma dovresti.
In un'intervista, l'attrice Helen Mirren ha dichiarato, "Se avessi avuto figli, e in particolare una figlia, come prima cosa le avrei insegnato a dire 'vaffanculo', perché cresciamo con l'idea che non dovremmo mai pronunciare quella parola, no? Ed è importante avere il coraggio e la fiducia in sé necessari a dire 'Ma vaffanculo, lasciami stare. E grazie tante.' Vedi, mi è scappato un 'grazie.' È stato più forte di me."


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Nel post precedente: Moving in together
 

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