Un pacemaker per il cervello, ovvero come ci controlleranno

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Mentre sei ancora preso a intripparti per la scoperta che il tuo cervello inconscio ha più controllo su di te di te stesso, beccati pure questa: gli scienziati della Tel Aviv University in Israele stanno lavorando a un piccolo chip impiantabile che manda impulsi elettrici precisi a diverse parti del cervello. Potrebbe essere, dicono, la cura non solo per la depressione, ma per il morbo di Parkinson — entrambi rispondono positivamente alla convenzionale elettro-terapia – e forse anche danni cerebrali dovuti a infarti o incidenti.

Il che è tutto bello e fantastico ma, dal mio punto di vista, la cosa difficile da mandar giù è quella sorta di quasi letterale ricablaggio o riconfigurazione del conscio. Ovvero, il cervello funziona come un pasticcio ingarbugliato di impulsi elettrici. È un crocevia per l'elettricità. Quindi: cos'altro possiamo fare? Quanto precisi possiamo essere? Fino a che punto ci spingeremo? O forse sono solo un po' spaventato e paranoico al pensiero di gente che se ne va in giro con dei chip che modificano il comportamento infilati nel cranio?

Il pacemaker del cuore è pura meccanica; il ReNaChip—così lo chiamano—ha a che fare con il cosciente. Di cui sappiamo veramente poco. Non capiamo neanche tanto bene come funzioni la terapia TEC nella sua forma tradizionale. È come quando sei bambino e smonti in pezzi una radio o qualcosa così e non funziona più, e dopo averci incastrato dentro dei pezzi, e la scuoti, esce un gorgheggio. Non sai perché, ma di certo la accetti come una scoperta e continui a scuoterla e fare il gorgheggio, pensando di aver aggiustato qualcosa. Be', in effetti questa metafora potrebbe descrivere quasi tutta la medicina.

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