Young Bucks

Berlusconi è il mio presidente

Di Matteo Lenardon, foto di Laura Tonini

Cosa spinge i ragazzi della nostra generazione, quelli che devono ancora compiere trent’anni o quasi, a impegnarsi a entrare nella politica? Cerchiamo di scoprirlo con questa rubrica.

Sono a Brescia ed è sabato mattina. Sono al bar dell’ortomercato di Brescia ed è sabato mattina. Il cielo non è del colore di un televisore sintonizzato su un canale morto, perché nessuno qui ha tempo per guardare la tv. Sto aspettando Tiziana Ippolito, Coordinatrice Giovane Italia per la città. C’è un bar, costruito come un prefabbricato per far tornare la vita dopo un terremoto, e per passare il tempo conto i SUV che percorrono la rotonda davanti a me. Uno, due, sette. Quando arrivo a ventitré arriva anche Tiziana.

È emozionata e agitata. Mi aveva chiesto di mandarle una mail con tutte le domande che le avrei fatto, ma non è successo. 

Mi chiede di seguirla in macchina, mi avverte che sarà impossibile trovare parcheggio. È la festa del Patrono della città e Brescia si trasforma da piccola cittadina provinciale in piccola cittadina provinciale con delle bancarelle di noccioline.

Giriamo per il centro storico, fra mercati e famiglie in bicicletta, entriamo in parcheggi sotterranei senza posti. Alla fine Tiziana si accontenta del suo bar preferito. Il gestore ci lascia l’intero piano sottostante. Ci sono divanetti bianchi e tavolini; odore di patatine e pizzette da aperitivo nell’aria.

Tiziana indossa skinny jeans e scarpe coi tacchi e si è appassionata alla politica da sola dopo aver visto Berlusconi parlare a Desenzano nel 2006, a vent'anni. “Un carisma di quel tipo ce l’ha solo Berlusconi, puoi criticare le idee, ma è innegabile come nessun politico italiano abbia la sua stessa forza. E poi c’erano tantissimi giovani come me. La platea sarà stata un centinaio di giovani. Negli altri comizi degli altri partiti a cui ero stata erano tutti vecchi. E io sono stata a tanti comizi, mentre ero alla ricerca della mia identità, da Alleanza Nazionale alla sinistra, ma nessuno mi ha colpita come il Presidente.” Poco dopo entra nel movimento giovanile del PDL. “È come una grande compagnia di amici, ci esci assieme, vai in giro per la città e parli con la gente e organizzi avvenimenti. Alla fine ho convinto anche i miei a votare il PDL, nonostante non fossero mai stati tanto interessanti alla politica. Anzi mio padre, che ha sempre alla fine votato centro-destra, si è preoccupato un po’ quando gli ho detto che sarei entrata nel partito—sai, ci sono tante voci e stereotipi su quello che succede—ma basta essere persone sane e con principi e non accade nulla. Si è dovuto ricredere alla fine”.

Cerco di capire se il mondo della scuola l’abbia spinta nella direzione della destra. “Ho fatto un liceo di sinistra, ma non ho avuto problemi o fastidi perché a quel tempo non pensavo molto alla politica. La tua idea te la fai quando esci nel mondo, nel mio caso mi sono spostata nel centro-destra. E sono rimasta amica pure con i miei ex-compagni di sinistra. Sai, alla fine io preferisco che qualcuno abbia un posizione precisa. Spesso i giovani oggi parlano per bocca di altri, e ripetono idee formulate da qualcun altro. Magari quando esco con i miei amici per una pizza parliamo di proposte politiche, per esempio la Riforma Gelmini. Ma devi capire che noi del PDL siamo comunque profondamente diversi rispetto alla sinistra: siamo indipendenti, magari abbiamo rapporti con i ‘BIG’ del partito, ma pensiamo con la nostra testa. Non abbiamo le risorse finanziarie della sinistra, non abbiamo mai chiesto un euro a nessuno, se serve qualcosa mettiamo i nostri soldi. Mi vergognerei anche a chiedere alle persone di finanziarci ora. Io soldi non ne ho mai visti.” E i finanziamenti pubblici? “Forse sono stati troppi, ma si sono sempre visti a Roma. Nelle città non si vedono. Devono essere abbassati, ma non rimossi completamente. Altrimenti come fanno a emergere le persone svantaggiate economicamente?”

Valentina studia giurisprudenza, come molti altri all’interno del PDL di Brescia. “L’impegno politico mi fa andare un po’ più a rilento rispetto ai miei compagni, devo seguire molte iniziative all’interno del partito, soprattutto come coordinatrice giovanile. Poi sotto elezioni come ora, non ne parliamo neanche.” E il rapporto con il mondo universitario? “Con i compagni di sinistra non ho problemi, con i loro rappresentanti sì, e anche molti. Non mi rispettano assolutamente solo perché supporto il presidente. Poi loro sono comunisti, neanche di centro-sinistra, proprio comunisti. Il problema è quello. Appoggiano SEL ed estrema sinistra. Poi magari dicono 'PD', ma lo sappiamo quali sono le loro vere idee. All’inizio magari mi scontravo anche con loro, ma ora ho deciso di lasciar perdere, non ne vale la pena. Il problema più grande è sempre stata la Riforma Gelmini, ma io ho sempre avuto una marcia in più. Mariastella è di Brescia ed è sempre disponibilissima a parlare con me e gli altri ragazzi del PDL. Se solo l’ascoltassero veramente! Ma loro devono essere 'ANTI' a prescindere, senza vedere nulla di positivo, mai.” L’università quindi è, uh, di sinistra. “Siiii! Abbiamo una Docente di Diritto Costituzionale candidata per Ambrosoli! Non tutti comunque sono così. A medicina magari non te ne accorgi, ma a Giurisprudenza sì, perché si parla di leggi. Allora magari capita il commento politico, e non è giusto, perché sei lì per insegnare a tutti, non per fare il megafono delle tue idee politiche. Ne ho discusso anche con i miei docenti in privato, ho proprio chiesto di non inquinare le elezioni con le loro preferenze personali. E sai cosa mi hanno ovviamente risposto?” Mi dice infervorata. “Che per loro non esisteva nulla di quello di cui mi lamentavo! Che era semplicemente la loro opinione di professori! Non è una cosa su cui andare leggeri, la maggior parte dei ragazzi arriva anche a trent'anni senza un’opinione politica formata, e questa influenza che proviene da figure di autorità come i docenti è inaccettabile e scorretta.” Le chiedo allora se si sia mai sentita discriminata perché di destra, però mi dice che non è mai successo. “Perché comunque mi rispettano come persona, al di là delle mie idee politiche”.

Provo a cambiare argomento con Tiziana, per uscire da Brescia, e cercare di capire com’è il rapporto con i dirigenti e la politica nazionale. Per esempio il rapporto con gli ex alleati di destra. “Sai, ora non sento tanto critiche a Berlusconi o al PDL provenire da destra, o da sinistra. Sento solo gente arrabbiata e delusa con il proprio partito, una voglia di cambiamento radicale dei dirigenti.” Come nel caso dei formattatori, il corrispettivo pidiellino della rottamazione renziana? “Io ero contro i formattatori, penso che siano stati formattati loro! Io penso che se qualcuno critica in maniera così pesante il proprio partito debba mollarlo! Se critico tutto ciò che ha fatto il mio partito, tutti i miei esponenti, come potrei rimanerci? Poi se ho delle critiche non lo dico ai giornali, cerco di risolvere i problemi internamente. I panni sporchi vanno lavati sempre in casa.”

Comincio a intuire che si tratti di un problema fra la corrente che vuole ancora Berlusconi all’interno del partito, e quelli che pensano che la sua stagione politica si sia ormai conclusa. “Il segretario è Alfano e il presidente è Berlusconi. Se non rispetti Berlusconi devi mollare il partito. Io l’ho sempre detto, Berlusconi è il mio presidente, indipendentemente dal fatto che lui si possa candidare come presidente del consiglio. Se non rispetti la sua figura te ne devi andare. La cosa divertente è che poi i formattatori, nonostante abbiano perso, sono rimasti attaccati alle loro poltrone dentro il PDL.”

Ora le chiedo delle primarie, e fa un lungo sorso al suo cappuccino, sorride, e mi risponde. “Allora, le primarie. Io sarei più perché sia il cittadino a scegliere.” Non capisco, ma la lascio continuare a spiegare. “Il partito è un direttivo che è stato votato e scelto dai tesserati, e quindi non ne vedo la necessità. Se sono state votate determinate persone significa che ci si fida. E se voti perché ti fidi di una persona, devi fidarti anche delle scelte che poi farà nei suoi voti. Le primarie poi creano delle tensioni interne notevoli. Bersani e Renzi si sono spaccati! Si attaccavano tutti giorni, anche se ora fanno finta di essersi riappacificati. Poi alla fine ha deciso la segreteria, la gente si sa che voleva Renzi, ma evidentemente la gente non era tanto quanto il partito. Quindi di cosa stiamo discutere? Berlusconi alla fine non le ha volute perché sono fittizie.”

Provo a farle quella domanda. “Sì, ho conosciuto Berlusconi. Ci ho parlato. A una cena di 40 giovani, e in quel caso ho visto il suo lato privato e personale. L’ho trovato una persona molto a modo e rispettosa, ironico. Lui sente che tu hai paura di approcciarlo, quindi cerca di allentare la tua tensione con battute sarcastiche e barzellette con le persone comuni come me.” Non si sono ancora spente le polemiche riguardo la sua uscita a un evento ENEL in cui ha chiesto a una presentatrice quante volte “viene” e di girare su se stessa per osservarla meglio. “Quando scherza con una ragazza io penso sempre che una ragazza debba anche saper rispondere. Se una gli dà modo di comportarsi così è colpa del Presidente? La ragazza dell’ENEL poteva benissimo bloccarlo, se era così infastidita come dice. Alla fine è stata una cosa abbastanza ironica. Con me non l’avrebbe mai fatto, perché avrei stoppato la cosa in partenza. È colpa delle persone che non hanno carattere, non è un problema di Berlusconi. Con la sua ironia riesce a prendere molti voti, lui è apprezzato per la sua ironia.” Tiziana non ha mai avuto problemi con il comportamento del suo presidente. "Noi siamo un partito liberale, quindi se mi governi bene a casa tua puoi fare quello che vuoi. Vogliamo dire che l’unica persona che fa sesso è Berlusconi? Probabilmente è l’unico che vuole colpire. Perché Marrazzo non è che è stato colpevolizzato. Ma non ha fatto tanto eco, nonostante cocaina, auto blu e trans morti. Perché allora accanirsi con Berlusconi?"


Segui Matteo su Twitter: @bknsty

Nella puntata precedente: La notte in cui Giuliano ha vinto ho pianto

 

Commenta