Cosa succederebbe se Giorgia Meloni diventasse Presidente del Consiglio

Abbiamo cercato di capire il programma del governo Meloni in tema di diritti civili, immigrazione, economia e crisi climatica per le elezioni 2022.

Soltanto fino a pochi anni fa era molto più credibile una Giorgia Meloni in versione manga che una Giorgia Meloni Presidente del Consiglio. Ma nella politica italiana le cose cambiano rapidamente, e in vista delle prossime elezioni anticipate del 25 settembre si tratta di una prospettiva molto concreta.

Secondo gli ultimi sondaggi, infatti, la coalizione di destra oscilla tra il 44,5 percento e il 50 percento dei voti, mentre Fratelli d’Italia è intorno al 25 percento. Al di là delle tensioni interne al raggruppamento, in questi ultimi giorni Meloni ha ribadito più volte di essere pronta ad andare a Palazzo Chigi: “Ho le mie idee su come vada governata questa nazione,” avrebbe detto secondo un retroscena riportato da Repubblica.

Ma quali sono davvero le sue idee? E cosa comporterebbe la loro applicazione concreta?

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Visto che al momento non c’è un programma vero e proprio, ho provato a immaginare come si comporterebbe un ipotetico governo Meloni—uno scenario che preoccupa non poco anche la stampa internazionale. Per farlo mi sono letto i programmi del passato, ho raccolto le dichiarazioni pubbliche più significative e ripreso in mano l’autobiografia Io sono Giorgia.

Diritti civili, sessuali e riproduttivi

Su questo versante, purtroppo, non solo non si avanzerebbe nei diritti: è molto probabile che si tornerebbe indietro, con un’impennata di propaganda omolesbobitransfobica.

Nel programma in 15 punti per le elezioni del 2018, infatti, Fratelli d’Italia aveva posto come priorità assoluta la “difesa della famiglia naturale,” la “lotta all’ideologia gender” e il “sostegno alla vita.” Con simili premesse, non ci sarebbe la minima opportunità per un Ddl Zan o i matrimoni egualitari.

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Per quanto riguarda l’aborto, recentemente Meloni ha detto che “Fratelli d’Italia non vuole l’abolizione [della legge 194]”; al tempo stesso, nel famigerato comizio tenutosi lo scorso giugno in Spagna alla manifestazione del partito di estrema destra Vox, la leader di FdI ha gridato “sì alla cultura della vita e no all’abisso della morte.”

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Se si vanno a vedere gli atti concreti delle giunte regionali in cui governa Fratelli d’Italia, c’è ulteriormente da dubitare sull’affermazione di Meloni. In Piemonte, ad esempio, la Regione ha rifiutato di applicare le linee guida del ministero della salute sulla pillola Ru486, mentre l’assessore di FdI alle politiche sociali Maurizio Marrone ha accreditato le associazioni ultracattoliche anti-scelta nei consultori e stanziato fondi per convincere le donne con problemi economici a portare avanti la gravidanza.

Nelle Marche, un’altra regione dove non sono applicate le linee guida sull’interruzione di gravidanza farmacologica, il capogruppo di FdI al consiglio regionale Carlo Ciccioli ha detto che l’aborto è “una battaglia assolutamente di retroguardia” poiché fa correre il rischio di “essere sostituiti dall’arrivo di persone che provengono da altre storie, continenti ed etnie.”  

Infine, va ricordato che nel corso dell’ultima legislatura Fratelli d’Italia—insieme alla Lega—ha presentato una proposta di legge che puntava a rendere illegale la maternità surrogata anche nei casi in cui la procedura venga svolta all’estero (in Italia è vietata dalla legge 40 del 2004).

Politica estera

In una lunga intervista alla Stampa di qualche giorno fa, Giorgia Meloni ha voluto rassicurare sul fatto che “la politica estera di un governo a guida Fratelli d’Italia resterà quella di oggi. Per me è una condizione. E non credo che gli altri vogliano metterla in discussione.”

Formalmente, dunque, un eventuale esecutivo di destra dovrebbe rimanere allineato all’Unione Europea e alla Nato, oltre a continuare a supportare l’Ucraina in varie forme. Sull’ultimo punto Meloni ha oggettivamente dimostrato coerenza, a differenza di Matteo Salvini che ha sempre tenuto una posizione ambigua (rimediando una clamorosa figuraccia in Polonia all’inizio dell’invasione russa).

Tuttavia, nel corso degli anni Meloni e il suo partito—come tutti gli altri partiti della destra nazionalista radicale—hanno avuto posizioni fortemente anti-UE e anti-euro.

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Nel programma del 2018, ad esempio, si legge che le priorità sono la “difesa della nostra sovranità nazionale” nonché la “ridiscussione di tutti i trattati UE a partire dal fiscal compact e dall’euro.” Inoltre, dal settembre del 2020 Meloni è la presidente del Partito dei Conservatori e dei Riformisti Europei (Ecr) all’Europarlamento—una formazione che raccoglie i partiti euroscettici dell’Ue.

A detta della stessa Meloni, poi, uno dei suoi principali modelli di riferimento è il premier ungherese Viktor Orban, ossia il capofila di quel “gruppo di Visegrad” (un’alleanza tra quattro paesi dell’Europa Centrale) che da sempre lavora contro l’integrazione europea e le istituzioni dell’Ue, promuovendo forme di nazionalismo economico e un concetto illiberale di democrazia.   

Allargando lo sguardo oltre al continente europeo, non va dimenticato che Meloni ha appoggiato in tutto e per tutto Donald Trump—che ha avuto posizioni isolazioniste in politica estera—e il Partito Repubblicano statunitense, al punto tale da partecipare regolarmente al Cpac (la più importante convention dei conservatori americani).

Immigrazione

Anche sull’immigrazione ci sono pochi dubbi: la posizione di Meloni e Fratelli d’Italia è chiarissima da tempo, e l’inizio della campagna elettorale non ha fatto altro che confermarlo.

Nel caso in cui Meloni andasse a Palazzo Chigi, quasi sicuramente assisteremmo a una riedizione del primo governo gialloverde—se possibile ancora più crudele e senza freni. Meloni da anni chiede misure (irrealizzabili) come il “blocco navale” nel Mediterraneo centrale per non far arrivare persone migranti, leggi più restrittive sulla concessione del diritto d’asilo e la protezione umanitaria, nonché espulsioni a tutto spiano. Inutile dire che provvedimenti come ius soli e ius scholae non vedrebbero mai la luce.

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Per Meloni e Fratelli d’Italia, quella contro l’immigrazione è una battaglia anzitutto identitaria. Nel suo libro, la leader di FdI scrive che i flussi migratori sono “uno strumento dei mondialisti per scardinare le appartenenze nazionali” e “creare un miscuglio indistinto di culture, per avere un mondo tutto uguale e, possibilmente, tutto fatto di gente debole.”

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Sul tema, inoltre, Meloni ha fatto ampio ricorso alle teorie del complotto—in particolare quelle su “Eurabia” (ossia la presunta “islamizzazione” dell’Europa), sul finanziere ungherese George Soros e sulla “sostituzione etnica,” cioè il presunto piano per “rimpiazzare” le popolazioni bianche del vecchio continente.   

Sicurezza

La sicurezza—o meglio, la presunta “emergenza sicurezza”—è un altro cavallo di battaglia di Fratelli d’Italia e in generale della destra italiana, ed è fortemente intrecciato alle posizioni xenofobe sull’immigrazione nonché alla difesa a oltranza delle forze dell’ordine.

Nel programma del 2018, giusto per fare qualche esempio, c’erano proposte quali la “chiusura dei campi nomadi” e la “revisione della cosiddetta legge sulla tortura.” Va ricordato che quella norma è stata introdotta nel nostro ordinamento soltanto nel 2017, con oltre trent’anni di ritardo rispetto alla Convenzioni delle Nazioni Unite contro la tortura del 1984.

All’epoca dell’approvazione, varie associazioni per la tutela dei diritti umani avevano parlato di una “legge piena di limiti”; grazie a quella norma, però, si sono potuti aprire diversi procedimenti penali per tortura—alcuni dei quali arrivati anche a sentenza.  

Non possiamo sapere se la revisione di quella norma sarà anche nel programma per le elezioni del 2022, ma visto il tenore delle dichiarazioni passate non è da escludere. Del resto, ha scritto il presidente dell’associazione Antigone Patrizio Gonnella, in Italia è foltissima la schiera di chi “ritiene che si debba empatizzare con i presunti torturatori e non con i torturati.”

Economia

Il prossimo governo si insedierà in un periodo estremamente difficile dal punto di vista economico, segnato da crisi energetica, inflazione galoppante, una possibile recessione alle porte, la gestione del Pnrr (il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza), l’incognita della pandemia di Covid-19 e la legge di bilancio.  

A parte le continue tirate contro la “grande finanza internazionale,” al momento non sappiamo cosa intenderebbe fare Meloni una volta al governo. Tuttavia, proprio in questi giorni il senatore di FdI Giovanbattista Fazzolari ha anticipato a grandi linee i contenuti del programma economico-finanziario del partito.

In un’intervista a Verità&Affari, Fazzolari ha spiegato che la principale riforma economica di FdI è il presidenzialismo. Cambiare la forma di governo, spiega, è “essenziale per trasmettere l’idea che l’Italia sul lungo periodo sarà un paese stabile.”

Per il resto, le ricette sono sempre le solite della destra italiana: condoni, annunci di tagli delle tasse e abolizione del reddito di cittadinanza. In altre parole, spese senza copertura—e le immancabili, mirabolanti promesse che Silvio Berlusconi propina da trent’anni a questa parte.

Sostanze

La posizione della destra sul tema è ampiamente nota: le droghe sono il male assoluto, mentre il proibizionismo è l’unico rimedio possibile.

Nel programma del 2018, Fratelli d’Italia si impegnava a promuovere “corretti stili di vita” per “una Gioventù nazionale protagonista delle sorti dell’Italia” e proponeva una “lotta all’alcolismo, alla droga e ai trafficanti di sostanze stupefacenti.”

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Sempre nel 2018, Meloni suggeriva di accusare di “tentato omicidio” chi “spaccia ai minorenni”; più recentemente ha esultato per la bocciatura da parte della Corte Costituzionale del referendum sulla (parziale) legalizzazione della cannabis. Ma la lista di dichiarazioni e proposte imbarazzanti è davvero sconfinata.

Nel migliore dei casi rimarremo fermi al 1990, l’anno in cui è stato approvato il testo unico sugli stupefacenti ancora in vigore; nel peggiore avremo norme ancora più repressive, che aumenteranno il sovraffollamento carcerario e non risolveranno alcun problema.

Crisi climatica

La destra italiana non spicca certo per l’ambientalismo o il contrasto alla crisi climatica. Anzi, nel passato diversi suoi esponenti (da Matteo Salvini in giù) hanno rilanciato tesi apertamente negazioniste—o comunque hanno strizzato l’occhio ai negazionisti.

Fratelli d’Italia non fa eccezione, ed è in linea con altri partiti europei (su tutti Vox in Spagna). A tal proposito, è utile citare alcuni passaggi del discorso programmatico fatto all’ultimo congresso di FdI (tenutosi a Milano lo scorso maggio) da Nicola Procaccini, il responsabile nazionale del dipartimento ambiente ed energia.

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Secondo Procaccini, l’ecologia rappresenta “la quintessenza della causa conservatrice perché è l’essenza di quell’alleanza tra i morti, i vivi e i non ancora nati.” Facendo un’ardita analogia, l’esponente di FdI dice che “la vita è sacra in tutte le sue forme,” e dunque bisogna battersi “per la vita di un cucciolo di foca” e “a maggior ragione per il cucciolo custodito nel grembo di una donna.”

Questo “ecologismo conservatore” è messo in diretta contrapposizione con “l’ambientalismo nella sua forma degenerata”—che in realtà è quello che chiede di seguire i rapporti dell’Ipcc (il gruppo intergovernativo delle Nazioni Unite sul cambiamento climatico) e accelerare la transizione energetica, prima che sia troppo tardi.

La politica energetica e ambientale di Fratelli d’Italia semplicemente non esiste, se non nella sua forma anti-ambientalista. E infatti è una difesa dello status quo, cioè il prolungamento della nostra dipendenza dai combustibili fossili; dopotutto, all’Europarlamento FdI (insieme a Lega e Forza Italia) ha regolarmente votato contro le proposte di ridurre le emissioni.  

Non è un caso, insomma, se la crisi climatica praticamente non esiste in questa campagna elettorale.

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droghe, Elezioni, immigrazione, estrema destra, Giorgia Meloni, diritti civili, crisi climatica

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