Dietro le quinte dello strano concerto in streaming di Tredici Pietro

In questa intervista, Tredici Pietro ci ha raccontato com'è fare un concerto senza pubblico e come è nato il suo ultimo EP 'X QUESTA NOTTE'.

29 aprile 2021, 12:52pm

Quando è arrivato in redazione l’invito a partecipare di persona al concerto di Tredici Pietro al Gate di Milano per l’uscita del suo ultimo EP X Questa Notte ci ha preso una fotta incredibile. Un concerto? Dal vivo? Ok, noi, altri giornalisti, operatori e fonici saremo l’unico pubblico, ma almeno saremo in presenza di un palco, con sopra delle persone, con la musica che esce da un impianto vero e non dalle nostre casse bluetooth.

Quando arriviamo sul posto scopriamo che il Gate è stato convertito in una sorta di spazio a disposizione degli artisti che a turno possono trasmettere e registrare i propri eventi, per dare una parvenza di normalità al traffico dell’industria dello spettacolo, difatti prima e dopo di lui ci sono altre esibizioni e talk. Niente fan, solo addetti ai lavori, fotografi e noi. E Pietro. Ora lui vive a Milano da circa un annetto, gli piace molto eh, ma Bolo è sempre Bolo.

Un live qui l’aveva già fatto, tra l’altro proprio al Gate, che per ora preferisce considerare primo e unico, perché secondo lui quello in streaming non si può davvero definire un concerto dal vivo. A noi è comunque piaciuto parecchio sia sentirlo cantare che scambiarci due parole, Pietro è un tipo alla mano, lo sanno tutti. Gli chiediamo come sia andata invece dal suo punto di vista. 

Tredici Pietro nel backstage del concerto

Secondo lui è andata bene, però non ne è sicuro. “Sicuramente prepararlo non è stato per niente facile, anzi, una chiavica totale, non so nemmeno come ho fatto. Avevo fatto le prove solo una volta, ieri, e già c’era qualche problema di volumi. Oggi è andata molto meglio, ma, per esempio, quando andavo basso con la voce ci sarebbe voluto un compressore da studio.” 

Effettivamente questo si è notato: a parte il problema tecnico in sé, che ci può stare, il fatto che il live fosse pensato per lo streaming e non per il pubblico in sala significava volumi bassi, e soprattutto un silenzio tombale attorno a Pietro. Se ci pensi, a un live di quelli veri in cui salti, urli e ti prendi a gomitate sottopalco con gli sconosciuti, e a volte neanche la senti la voce dell’artista, non fai troppo caso a questi dettagli. In questa situazione, invece, è tutto amplificato e concentrato sui tecnicismi.

Comunque poco male: Pietro ha dimostrato varie volte di essere un rapper dotato, e quando ci sono tecnica e talento i problemi acustici contano poco. Ha fatto tutti i pezzi di ‘X Questa Notte’, chiamando sul palco a sorpresa Giaime per la sua strofa su “Mare”, uno dei tre feat. del disco. In quel momento la situazione ha preso una piega quasi regolare: due ragazzi che fanno casino sul palco, voci sovrapposte e caciara a concludere.

Tredici Pietro nel backstage del concerto

Se per noi vedere un concerto dal vivo senza pubblico è stato parecchio straniante, per Pietro lo è stato ancora di più: “Cambia tantissimo, non me l’aspettavo,” ci conferma. Ma ha i suoi lati positivi: “Ho sempre avuto il timore che il pubblico sotto al palco reagisse male, o, peggio, che non reagisse proprio—ma in streaming invece vai più sciolto, c’è meno ansia da prestazione.” 

Ora, noi non ci siamo mai esibiti su alcun palco davanti a nessuno, ma possiamo ben immaginare il grado di tensione che si possa provare. Immaginiamo anche però che sia piuttosto soggettivo il preferire un contesto piuttosto che un altro. Sì, è vero quello che dice Pietro, non hai riscontro immediato quindi quello che fai per tutta la durata dell’esibizione non viene influenzato in alcun modo, e se soffri anche solo un filino d’ansia è un bel sollievo. Allo stesso tempo, però, come fai a non sentirti come se stessi facendo le ennesime prove? Come fai a dire: “okay, ora ci siamo davvero”? La scomoda verità è che i live in streaming sono una merda anche quando sono fatti bene come in questo caso, non c’è da girarci intorno, quindi no, non puoi trovare la differenza tra la prova e l’esibizione vera. 

“Una cosa che mi ha messo molto a disagio sono stati i momenti “vuoti” nei cambi tra una traccia e l’altra,” ha proseguito Pietro. “Di solito parli con la gente, fai qualche battuta, ridi e scherzi… un po’ alla stand-up comedian. Anche oggi ero convinto che sarei andato a ruota libera, invece è stato imbarazzantissimo. Ho provato a tirare in mezzo Andry, o la troupe, ma nessuno voleva interferire con l’audio ed è stato davvero strano.”

Tredici Pietro nel backstage del concerto

Andry The Hitmaker ha prodotto tutte e sette le tracce di ‘X Questa Notte’, nel quale compaiono ospiti come Mecna, Nayt e appunto Giaime. “Hanno risposto tutti subito alla mia chiamata, il che mi ha aiutato a chiudere il disco entro breve tempo,” spiega Pietro. “L’idea era quella di uscire addirittura prima, ma con questa situazione attuale tutto si è complicato.”

Al che, perché siamo un po’ indiscreti, ci chiediamo perché volesse chiudere il disco velocemente, ma lui chiarisce immediatamente: “Non fraintendetemi, non avevo fretta di uscire. O comunque, se vogliamo chiamarla fretta, parliamo di una fretta positiva. Avevo bisogno di esprimermi, ho sentito finalmente un’ispirazione.” È una storia che accomuna molti artisti, quella della vita al tempo del Covid prosciugata emotivamente e artisticamente. “Ho avuto bisogno di raccontare un momento universalmente condiviso che non potrebbe essere raccontato in un disco fra due anni”, prosegue Pietro. “Poi io di solito ci metto tantissimo a scrivere, ci tengo molto, quindi ho preso la palla al balzo. Non c’era alcuna fretta di fare musica, la musica è venuta da sé, ed è solo lì che ho avuto premura di farla uscire.”

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Assurdo risale a ormai quasi due anni fa. Pietro ci spiega che X Questa Notte è legato al suo primo album da una logica ben precisa. Subito dopo Assurdo lui avrebbe voluto fare un EP cantato, anche se “Non sono un cantante, ma ho voglia di farlo, volevo mettere l’autotune sulle tracce e fare melodie.” X Questa Notte è quell’EP, solo nato con un po’ di ritardo. È come se questo filone attuale, lontano dal rappato più classico, fosse un’altra faccia del periodo che ha vissuto post Assurdo, venuta alla luce molto tempo dopo. “Sono solo le emozioni che provo e che voglio comunicare nei pezzi, per i quali ho buone aspettative, sono davvero soddisfatto. Qualcuno credo proprio riuscirò a portarmelo ai live, tra qualche anno,” scherza.

A proposito, da non bolognesi, secondo noi “BOLO” è la hit del disco. Anche da quanto ha potuto riscontrare Pietro, per ora sembra essere il pezzo più ascoltato, pur essendo molto local con un sacco di riferimenti e slang (porre di lainz, ad esempio). “Sono contento di averci messo dentro Bologna. Milano mi piace, sono qui da un anno, però il cuore sta là.” Ci perdiamo a parlare di Milano, delle zone che preferiamo, di quelle che odiamo, e Pietro fa un’osservazione interessante: “A me piacciono le Colonne di San Lorenzo. Rappresentano per me quanto di più simile a Bologna possa esserci in una città come Milano. Quando passo di lì mi sento un po’ a casa.” Ed è così, le Colonne sono uno dei punti d’incontro studentesco più grandi della città, oltre ad essere centro nevralgico dello sviluppo di buona parte del rap milanese.

Non essendo noi ferratissimi sulla scena di Bologna, gli chiediamo due dritte. “Non saprei, a Bolo si scannano tutti, non c’è mai stata la cultura della collaborazione sana. Però vi do due nomi che spaccano: Medy e Bubu. Sono piccolissimi, avrò quasi dieci anni di più io che sono comunque giovane. Sono molto freschi, raccontano storie vere e sono credibili.”

Alla fine da questo concerto a metà ci portiamo via comunque le canzoni e le chiacchiere post-live, manca giusto quella sensazione di appiccicaticcio che ti lascia il bagno di folla e ci siamo. Quasi. Presto.

​Tutte le foto sono di Lorenzo Iannuzzi​​.

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