La prima intervista di Simone Panetti, da Twitch alla musica

Abbiamo parlato con Simone Panetti, uno degli streamer più seguiti d'Italia, di successo, di amore e della sua nuova carriera da cantante.

06 ottobre 2021, 3:57pm

Con circa 465.000 follower su Twitch e 289.000 su Instagram, Simone Panetti è uno degli streamer più seguiti in Italia. Finora, però, io l’avevo incrociato soprattutto per via di quella volta che è andato insieme a Fedez a regalare soldi a cinque categorie “in crisi” in diretta su Twitch e perché ogni tanto mi trovo davanti qualche estratto particolarmente virale delle sue dirette su YouTube o Instagram. Ma da quando ha iniziato a pubblicare musica, che è una cosa che mi interessa molto di più dello streaming, ha catturato la mia attenzione.

Quando sono usciti i suoi primi singoli, a partire da “Su di te” e fino ad arrivare all’ultimo “Giulia”, non ero particolarmente interessata. Tutto quello che fa sembra fatto per far ridere, e far ridere in particolare la sua community su Twitch. Perché avrei dovuto ascoltarlo? Per farmi offendere da battute che non potevo capire? Eppure nella sua musica sentivo qualcosa che non riuscivo ad afferrare. Che cos’ha da dire uno come Panetti a una come me? Ho deciso di parlarne direttamente con lui.

“Non lo so, è una domanda che farei io a te,” mi risponde ridendo. Mentre parliamo al telefono si trova a Milano, in studio, è una bella giornata di sole e, mi confessa, è la sua prima intervista. Decido di partire da lontano e mi faccio raccontare come tutto è iniziato.

“La musica è un percorso diverso da quello che faccio su Twitch, che mi sta un po' incastrando.”

Nato e cresciuto in un quartiere periferico di Roma, ha avuto Internet e il cellulare tardissimo, faceva la guardia giurata e non sapeva nulla di Twitch, quando il suo amico Andrea gli ha consigliato di provare “ed è stato strabello.” Che differenza c’è tra il Panetti di Twitch, irriverente, sguaiato e che ha fatto del cringe il suo credo, e quello che canta? Ma, soprattutto, perché uno streamer di successo come lui dovrebbe intraprendere una carriera musicale, correndo il rischio di fare un flop? “In realtà ho quasi sempre fatto musica,” mi dice. “Non ho mai pubblicato niente, ma da quando sono piccolo ho sempre scritto e ho sempre avuto il mio giro di amici con cui andavo a registrare in studio. È una passione.”

Quindi la musica è arrivata ancora prima dello streaming. “Alla musica mi sono riavvicinato anche grazie al mio pubblico e alla risposta che mi ha dato, mi sono gasato. E soprattutto è un percorso diverso da quello che faccio su Twitch, che mi sta un po' incastrando.”

Emergono due temi fondamentali del mondo di Panetti: la sua community e il suo personaggio online. “I miei fan, se possiamo chiamarli così, sono tutto per me. A differenza di un artista, che non ha un contatto diretto col suo pubblico, per me è totalmente il contrario: parlo in streaming tutti giorni con la mia community, mi confronto con i follower, alcuni di loro sono diventati miei amici e ho stretto dei rapporti assurdi. È come parlare, sembra strano da dire, con un unico amico immaginario. Per me è molto importante.” Ma, romanticismo a parte, mi chiedo se un artista che nasce dal mondo streaming, dove i numeri e il rapporto instaurato col pubblico sono decisamente più significativi rispetto a una classica gavetta, possa essere avvantaggiato nella sua carriera. “Sì e no. È vero che ho una piattaforma molto ampia dove posso condividere la mia roba a un sacco di gente che mi segue, ma allo stesso tempo sono sempre riconosciuto come lo streamer, questo nella musica mi fa perdere un po’ di credibilità. Quindi se riuscirò a convincere il pubblico anche sul lato musicale per me sarà una doppia vittoria”.

“Cantare, scrivere ed esprimermi in studio per me è come liberarmi.”

Ho sempre avuto l’impressione che investendo molto sul proprio alter ego online si rischiasse di perdere contatto col proprio Io, intrappolato in una maschera che si è costretti a indossare per assecondare le aspettative del proprio pubblico. Nel caso di Panetti ho avuto il dubbio che questo personaggio così estremizzato e sempre veicolato da autoironia, filtri e black humor possa averlo ingabbiato in un format da ripetere in loop—potremmo chiamarlo “effetto influencer”: se una volta ti becchi un sacco di like parlando di un certo argomento, finirai a parlare solo di quello perché hai paura che i tuoi follower ti riconoscano solo così.

“Se il mio personaggio mi blocca? Vorrei dirti di no, ma un po’ sì.” E aggiunge: “Più che altro, noto tanta difficoltà nell’essere capito, ma forse quando uscirà altra musica mia sarà diverso.” Per quanto riguarda Twitch, invece, Panetti ha trovato la sua comfort zone: “Nelle live sono veramente io. Per assurdo, dal vivo parlare con una o due persone mi mette più ansia che stare a casa a fare una diretta con cinquemila. Per me è terapeutico parlare a tutti e a nessuno, anche dei miei problemi. In un certo senso è come se parlassi a me stesso, mi do delle risposte a domande alle quali non mi sono mai risposto prima.”

Twitch come una terapia? “Sì, assolutamente. Ma anche il percorso musicale che sto facendo in studio mi diverte, mi appassiona e, soprattutto, mi distrae da un sacco di robe. È come accendere una live e spegnere il cervello, dedicarmi solo al chiacchierare e all'aprirmi con gli altri e me stesso, un po' come andare dallo psicologo. E anche cantare, scrivere ed esprimermi in studio per me è come liberarmi.”

“Twitch mi ha costretto ad affrontare la paura di mettermi davanti al pubblico, e quindi mi ha dato la spinta per intraprendere veramente un percorso musicale.”

Nel 2020 ha pubblicato su SoundCloud Twitch Tape 2.0, una sorta di flusso di coscienza in streaming attraverso cui Panetti ha scritto e registrato tre tracce (“TT”, “VENGO” e “20 EURO”) in otto ore di live insieme ai suoi follower e agli amici Naska e Mike Lennon. Una sorta di esperimento socio-musicale che, chissà, potrebbe essere la prossima frontiera della musica dopo-Covid: “Nel lockdown tanti cantanti hanno provato a usare Twitch, ma spesso erano zero convinti—forse perché avevano pregiudizi sulla piattaforma. Secondo me può essere una super-cosa.” O, semplicemente, un primo passo di Panetti verso la musica come protagonista. “È stato come rompere il ghiaccio con me stesso, trovare le palle di riprendere quella passione,” mi spiega. “Twitch mi ha costretto ad affrontare la paura di mettermi davanti al pubblico, e quindi mi ha dato la spinta per intraprendere veramente un percorso musicale. Inoltre, ho avuto la fortuna di incontrare persone a Milano che già lo facevano di lavoro e mi hanno dato la grinta per farlo. È che sono timido nelle iniziative, sono una persona che mette sempre le mani avanti, quindi se c’è qualcuno che mi sprona a fare qualcosa è meglio”. 

La copertina del singolo di "Giulia", cliccaci sopra per ascoltarla su Spotify.

Ok, ma come si passa da scrivere delle tracce in live streaming a realizzarle da solo? “Ho sempre avuto un concetto di amore-odio per qualsiasi cosa, è una mia visione della vita, perciò nell'uno vedo l'altro e viceversa, e questo lo proietto tantissimo nei miei testi. Inoltre, ho sempre avuto questa cosa che per non pensare canticchio in testa continuamente e spesso nascono un po' così i miei pezzi, dal bisogno di distrarre la mente.”

Basta prendere il testo di “Giulia” per vedere nero su bianco questa sua concezione esistenziale così estrema (“Ti taglierò le gambe così non potrai andartene / Ti taglierò le labbra per baciarle”). Gli chiedo se versi come questo sono fatti per provocare con un linguaggio scorretto e misogino, ma mi smentisce. “È una dedica romantica e chi mi segue già conosce bene il mio lato sensibile,” spiega. “Secondo me è una frase molto vicina alla realtà, sbagliata nell’atto, ma una roba che penserebbero un po’ tutti. Un certo linguaggio è un modo per sfogare l’odio che abbiamo, non so bene come spiegarti. Ma spero che in quella frase si noti tutto l’amore che c’è dietro, anche se tossico.” 

Come sempre, le risposte migliori ti vengono in mente quando hai già riattaccato il telefono: avrei dovuto dirgli che, ora che facendo musica esce dalla bolla di Twitch, è importante che sia consapevole dei messaggi che veicola. Per quanto possa sforzarmi di credere che sia ironico o “in buona fede”, chiamare una ragazza “cagna” o usare espressioni come “Vorrei ammazzare chi ti parla / Ammazzare chi ti guarda” sono segnali preoccupanti.

Questo è l’aspetto che più mi fa pensare del mondo streaming vicino a Panetti: tra streamer e pubblico rimbalzano domande e argomenti magari anche importanti, ma come in uno specchio che non fa altro che confermare la visione di partenza, senza un punto di vista differente che possa farli evolvere umanamente. Proprio come dice Simone: è come parlare con se stessi.

Se il Simone Panetti musicista si rivelerà diverso da quello che già conosciamo lo scopriremo mano a mano. Avere fretta e giudicarlo a partire dalla sua identità di streamer—riflesso di una generazione online, con le sue contraddizioni e conflitti con se stessa e nelle relazioni, che cerca rifugio nella condivisione e nell’ironia esasperata—rischia di darci un’immagine distorta di lui e del suo pubblico. L’unica cosa che possiamo fare, davvero, è continuare ad ascoltare.

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