Com'è organizzare concerti nel 2021, spiegato da chi lo fa

Abbiamo chiesto a un organizzatore di concerti e festival com’è cambiato il suo lavoro durante la pandemia e come salvare il settore dalla crisi.

27 luglio 2021, 8:33am

Ogni luglio, il grazioso borghetto di Santarcangelo di Romagna, a pochi chilometri da Rimini, viene attraversato da artisti di tutto il mondo, attori, registi teatrali, musicisti, studenti con look che meriterebbero una serie fotografica, vecchi signori che anche a 80 anni non rinunciano all'espertissimo fare piacione, punkabbestia con cani al seguito, dolcissime signore vestite di tutto punto che poi ti sorprendono perché segretamente hanno imparato a suonare black metal.

Questo pot-pourri umano meraviglioso è oggi possibile perché qualcuno, cinquant'anni fa, ha avuto l'idea del Festival Internazionale del Teatro in Piazza. Non sto a raccontare tutta la storia perché sarebbe un po' lunga e tra l'altro è appena uscito un libro che la ripercorre. Arriviamo al 2021, o meglio al 2020, quando si festeggia la cinquantesima edizione sotto la direzione artistica della compagnia Motus. Visto che la pandemia ha sconvolto un po' tutti i piani, si decide di celebrare il cinquantenario in tre atti: in estate e poi in autunno 2020 e, infine, a luglio 2021.

OvO live a Santarcangelo Festival, foto di Claudia Borgia e Lisa Capasso.

Da qualche anno il festival propone anche un programma musicale autonomo, con un direttore artistico che cura la proposta dei live. Per il 2021, i Motus hanno avuto la brillante idea di coinvolgere Chris Angiolini, che è uno dei migliori organizzatori di concerti in Italia. Gestisce due locali: l'Hana-Bi sulla spiaggia di Marina di Ravenna e il Bronson, in città, dove ha sede anche un'etichetta discografica che si chiama Bronson Recordings. Angiolini è inoltre la mente dietro due festival che sono diventati cult: Transmissions, curato ogni anno da una personalità di spicco della musica sperimentale, che mette insieme alcune tra le proposte più d'avanguardia; e il mitico Beaches Brew, happening estivo capace di portare nella piccola località sul mare appassionati rocker da tutto il mondo.

VICE ha parlato con lui per capire come la pandemia ha influito sul suo lavoro e che futuro vede per gli eventi musicali in Italia.

Chris Angolini.

Dopo aver dovuto annullare l’edizione 2020 di Transmissions, Sound of Dante, curata da Francesco Donadello, “abbiamo ideato una versione online che abbiamo chiamato Transmissions Waves e che ci ha dato soddisfazioni enormi: abbiamo venduto più di 1500 biglietti in 38 paesi.” Nell'edizione virtuale, tenutasi in marzo 2021, hanno suonato artisti come la musicista cinese Pan Daijing, Masma dream world, il producer keniano KMRU, i brasiliani Deafkids: proposte insolite e originali, e questo fa capire quanto sia profonda la ricerca che ogni volta viene messa in campo. “A novembre tornerà Transmissions classico, con l'edizione curata da Donadello. Ci sono alcuni nomi confermati tra quelli dell'edizione che è stata annullata, come Ben Frost o Echo Collective. Ovviamente ci toccherà capire con che regole giocheremo, perché la situazione è in continua evoluzione.”

“Ci sono difficoltà sia per chi organizza che per chi suona, i costi si sono alzati, le possibilità di incasso diminuiscono perché la capienza è limitata.”

Una pandemia è una delle più situazioni più difficili da affrontare per chi lavora nell'ambito degli eventi dal vivo. Mentre l'Hana-Bi, locale all'aperto, ha potuto continuare l'attività (anche se con molte limitazioni), il Bronson è chiuso ormai da un anno e mezzo. In questi mesi dei club musicali non si è occupato quasi nessuno. Chi ha potuto si è inventato forme di sopravvivenza, come il Bloom di Mezzago che ha puntato molto sul merchandise e nel frattempo ha messo online il suo archivio storico; c'è chi ha cambiato pelle, come lo Sparwasser di Roma che per un brevissimo periodo ha accolto persone senza fissa dimora (e il comune di Roma ha ben pensato di multarlo subito). Ci sono stati crowdfunding e mobilitazioni, grazie a una rete di contatti che attraversa tutta Italia e che ha dato visibilità ai lavoratori della musica, che in modo inedito stanno provando a unirsi e organizzarsi. Nonostante i molti sforzi, molti locali hanno tuttavia chiuso per sempre, penalizzati da affitti alti e mancanza di introiti. Gli ultimi mesi hanno messo tuttavia in luce le fragilità che nel settore musicale esistono da lungo tempo.

“Organizzare concerti oggi è molto complicato,” spiega Angiolini. “I contesti più controllati e al contempo più penalizzati sono quelli degli eventi musicali dal vivo, situazioni molto diverse rispetto a quello che è successo ad esempio con i festeggiamenti sportivi. Oggi dobbiamo attenerci a tutta una serie di procedure e controlli. Ci sono difficoltà sia per chi organizza che per chi suona, i costi si sono alzati, le possibilità di incasso diminuiscono perché la capienza è limitata.” 

“I club erano una categoria già in una fase di difficoltà anche a causa della precarietà delle figure che lavorano nell'ambiente dello spettacolo.”

“È verissimo tuttavia che i club erano una categoria già in una fase di difficoltà, anche a causa della precarietà delle figure che lavorano nell'ambiente dello spettacolo,” continua a riflettere Angiolini. “L'idea del club come luogo di ritrovo e di esplorazione musicale sta un po' scomparendo. Questo anche perché a un certo punto la musica indipendente ha fatto questo grande salto verso le major e questo ha fatto sì che gli eventi si svolgessero, almeno prima della pandemia, in palazzetti molto grandi. Il club è un po' rimasto nel mezzo, schiacciato. E poi c'è un grande problema di formazione di un pubblico nuovo, poiché molte programmazioni sono seguite da un pubblico nella fascia tra i 35 e i 50 anni, un'età media molto alta.”

Un concerto all'Hana-Bi.

E nonostante i tentativi di mobilitazione che ha messo in comunicazione un settore come quello della musica in cui il dialogo era spesso mancato, “serve tuttavia capire in maniera chiara quali sono le ristrutturazioni che stiamo cercando. Questo settore ha bisogno di essere sostenibile, quindi anche la legalità deve diventare sostenibile e va affrontata in maniera veramente strutturale.”

“Non si tratta solamente di riconoscere le categorie,” continua Angiolini, “ma anche di distribuire meglio le risorse, cosa che non è accaduta nemmeno durante la fase dei ristori, per quanto riguarda il mondo della musica. Diventa molto importante avere un quadro complessivo: il mondo delle major, ad esempio, è molto differente da quello degli indipendenti. Un disegno complessivo nonostante tutto manca ancora, dal mio punto di vista. E il ministero ha preferito sperperare risorse in un progetto come la ‘Netflix della cultura’”—il portale ItsArt voluto dal ministro Franceschini che è stato oggetto di forti critiche sulla sua utilità e sul suo funzionamento.

Ecco, visto che stiamo parlando di soldi, in particolare di finanziamenti pubblici, torniamo un attimo al festival di Santarcangelo, che vive anche grazie ai fondi del ministero della cultura. L'idea di portare in un paese di 20000 abitanti proposte artistiche assurde e radicali non solo ha funzionato, facendo rinascere la città anche dal punto di vista urbanistico e mettendola al centro di nuovi itinerari turistici, ma fa fare un sacco di soldi a un indotto che si estende per chilometri e chilometri e che durante i giorni del festival fattura come non mai.

Thee Oh Sees live all'Hana-Bi, foto di Francesca Sara Cauli.

“Il festival è stato eccezionale nel creare una realtà del genere, coinvolgendo in maniera totale una cittadina e diventando un punto di riferimento per il teatro contemporaneo e le nuove tendenze. Alla Romagna ha dato moltissimo”, racconta Angiolini. “Se i fondi pubblici fossero sempre trattati in questo modo credo che ci troveremmo in una fase complessiva migliore, sia dal punto di vista professionale che da quello delle idee, delle proposte, dei valori.”

Ad accomunare un po' tutte le iniziative che ruotano attorno al Bronson, “c'è sempre stato un interesse di ricerca e scoperta in ambito musicale, con un approccio che potremmo definire di boundary crossing, siamo passati alla consapevolezza totale dell'attraversamento dei confini, sia di genere, che musicali e geografici”, riflette Chris. 

“Viviamo in una regione in cui la cultura fortunatamente ricopre un ruolo importante e dove c'è spazio anche per una progettualità non mainstream.”

“Dall'altra parte” continua Chris, “c'è una grande attenzione al territorio, in questo momento anche un po' ampliato a tutta Italia. Abbiamo un progetto in convenzione con la regione Emilia-Romagna che si chiama La zona d'ombra, di scouting, tutoraggio e produzione. Attraverso questo progetto abbiamo prodotto i Sunday Morning, i San Leo, i Solaris, i Clever Square, ora ci sono le nuove uscite tra cui i Cemento Atlantico, Eugenia Post Meridiem e R.Y.F.” R.Y.F. che a settembre pubblicherà il nuovo disco e che nel frattempo debutterà anche a teatro nel nuovo spettacolo dei Motus, “e come vedi tutto si tiene, c'è sempre un'idea di relazioni e di scoperta in tutte le cose che facciamo, attraverso una rete di contatti anche molto ramificata.”

R.Y.F. al Santarcangelo Festival, foto di Claudia Borgia e Lisa Capasso.

Vale la pena ribadire questo fatto: la regione Emilia-Romagna finanzia anche lo scouting e il tutoraggio di band sconosciute. Una vera rarità. “Riceviamo anche un contributo per i festival Transmissions e Beaches Brew. Inoltre da tre anni siamo entrati nel progetto della regione Legge musica e grazie alla legge il progetto Zona d'ombra riceve un finanziamento triennale, da rinnovare eventualmente nel prossimo triennio. Viviamo in una regione in cui la cultura fortunatamente ricopre un ruolo importante e dove c'è spazio anche per una progettualità non mainstream, ecco.”

Ultimo ma non ultimo, parliamo di uno dei festival più belli nell'universo, il Beaches Brew, nato nel 2011, che ha portato sulla spiaggia dell'Hana-Bi, che ne so, i King Gizzard così come gli Shellac. “Credo che la reputazione internazionale del festival sia esplosa alla terza edizione, quando hanno suonato i Neutral Milk Hotel,” ricorda Angiolini. “Il tour mondiale era tutto sold out, mentre quella di Ravenna era l'unica data al mondo dei Neutral Milk Hotel a ingresso gratuito. Chi voleva vederli quell'anno aveva un'unica possibilità: venire qui. Quindi è arrivata gente davvero da tutto il mondo: Australia, Canada, Stati Uniti, Giappone.”

Gli Shellac al Beaches Brew nel 2017, foto di Francesca Sara Cauli.

Visto che abbiamo parlato di indotto e c'è ancora chi pensa che la cultura non faccia fare soldi: Angiolini mi spiega che gli hotel e i ristoranti nei dintorni di Marina di Ravenna durante i giorni del festival hanno più prenotazioni che in tutto il resto dell'anno, più che a Ferragosto. 

“L'anno scorso siamo stati veramente travolti dalla pandemia,” racconta. “Abbiamo dovuto annullare l'edizione già programmata e non c'erano i tempi per un piano B. Quest'anno, per far fronte alle necessità del momento ed evitare gli assembramenti, abbiamo dilatato la programmazione per un periodo più lungo, una decina di giorni. L'idea era quella di ritrovarci come team, con gli artisti e il nostro pubblico. Abbiamo chiamato un po' a raccolta chi era più vicino, per allestire un'edizione slow, più rilassata.”

“Quella di quest'anno,” continua, “è un'edizione che ci traghetta verso la prossima, in attesa di tornare a una forma di normalità. Anche se è ancora difficile capire a che punto saremo tra un anno, ma la voglia di scoprire nuovi suoni e fare rete non si esaurisce mai.”

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