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Soffrire imparando: 18 ore con Radio Padania Libera

Dopo 18 ore filate di Real Time, abbiamo testato un altro metodo quasi infallibile per fottersi il cervello.

Un giorno della verde epoca in cui Bossi non era ancora caduto, mi trovavo a parlare con alcuni colleghi di redazione di potenziali nuovi articoli. Ero ancora fresca delle 18 ore filate di Real Time, e sembravano tutti d'accordo, l'esperimento da couch potato del digitale terrestre era stato una bella idea, ma ci voleva qualcosa di meno borghese, di più autentico. Spontaneo. Campestre. Rustico. In altre parole, i traumi subiti da quell'esperienza non sembravano essere stati sufficienti, così mi hanno obbligato suggerito di ascoltare per 18 ore di fila Radio Padania Libera. Io ho rimandato finché ho potuto, ma poi è successo quello che è successo: #Bossi e la #Padania sono diventati trending topic, e fare questo pezzo è improvvisamente diventato un imperativo morale.

Ecco come è andata.



8.35 Rassegna stampa
Non ho ancora lavato i denti che parte la rassegna stampa su Radio Padania Libera, e sapete quanto dura? Un’ora. E non è che si occupino di quello che è successo nell’universo mondo, anzi. Le uniche notizie dei quotidiani nazionali sembrano riguardare i palleggiamenti Bonet-Belsito-Girardelli, che non sono i centravanti della formazione del CSI Vittorio Veneto, ma un triangolo delle Bermuda in cui si sono inabissati i soldi del partito. Alla fine, i soldi stavano prendendo la via della Tanzania. “Tanzania” è solo il nome in codice con cui la gente politicamente corretta e quelli del servizio civile parlano delle sue vacanze a Zanzibar. Segue la mia frase preferita della giornata che dice, “Umberto Bossi si è dimesso. Umberto Bossi, non un pirla qualsiasi.”

9.38 Notizie del giorno
“Notte delle scope e dell’orgoglio padano” a Bergamo: 5000 uomini hanno rubato la ramazza alle signore e si sono riuniti per dare una scopata al vecchio (Bossi) e acclamare il nuovo (Bobo). Di colpo partono gli interventi dal pubblico, e non capisco se su Radio Padania Libera il radiogiornale è interattivo o se è cambiato programma mentre tentavo di fare con il basilico sul davanzale quello che i padani hanno fatto con la Lega: rianimarlo.
 
10.07 Programma in cui la gente interviene e che suppongo essere Filo Diretto
Alla fermata del tram mi piove in testa perché un gruppo di modelli slavi extracomunitari occupa la pensilina, mentre al grido “Buona Padania a tutti!” ecco fremere la voce dei fieri militanti lombardo-veneti, non privi di opinioni critiche nei confronti della nomenklatura e di finezze linguistiche: “Su Maroni non dimentichiamoci che lui è comunista,” “A Verona forza Tosi, porca puttana.”



11.00 Speciale Bergamo: i discorsi per esteso di Bossi e Maroni
In caso qualche padano non ne avesse sentito parlare, c’è stato questo comizio a Bergamo, featuring un discorso che vorrebbe suonare “Vincere! E vinceremo!” ma sembra piuttosto: “Ehi Prof, cosa facciamo stasera?” “Tentiamo di conquistare il mondo, Mignolo.”

13.00 Filo Diretto
Arrivo sconsolata e fracica in ufficio mentre signore (sciure) attempate si scannano per i favori del conduttore Leo manco fosse uno dei Duran Duran. 
Maria: “Io non voglio dividere l’Italia, bisogna parlare solo di indipendenza amministrativa. Viva Verdi.”
Carla: “Pronto Leo, sono io, sono Carla. La Lega Nord è nata per chiedere l’indipendenza per la Padania, sciura Maria, non per l’Italia, a questa signora dico solo SECESSIONE”
E Leo, gallo del pollaio: “Signora Maria, io credo che Verdi oggi sarebbe il primo secessionista di tutti. Ci meraviglia che un essere marziano, un UFO come evidentemente Monti è, ignori queste cose.”



13.30 Lo spazio dell’associazione umanitaria padana
La conduttrice di questo angolo di impegno sociale usa 39 minuti per ripetere in loop il titolo di un libro e il luogo dovi si terrà la sua presentazione (“Vi ricordo che sabato 21 aprile a Milano, alle ore 15.00 presentazione del libro Morte di un blasfemo”), ma in un minuto solo riesce comunque a entrare in un ginepraio sui “cultori del dio mercato.” Cambia il problema, ma soluzione è, in ogni caso, il secessionismo padano.

14.20 Filo diretto
L’angolo dell’ascoltatore padano vol.2. Garbate aperture al dialogo del conduttore, che profila una deportazione immediata a uno che gli nomina la parola spread: “Perché non va in Svizzera a parlargli dello spread? La carico in macchina e la porto io, ha anche una voce simpatica.” Mi stavo quasi distraendo, quando una citazione random del “cattocomunismo” mi ha riportato all’ordine.

15.00 Mi ritorni in mente: la più bella musica di sempre
Gabriella Monti soddisfa le voglie di tenerezza di nonne campaniliste (“Sono Erminia, vorrei chiederti una canzone per Umberto che oggi lo amo più che mai”). Nella successione, la sempre classica “Vaffanculo”, gli imperituri versi “Il suo nome era Cerutti Gino ma lo chiamavano Drago gli amici al bar del Giambellino,” uno che ha le idee un po’ confuse e chiede “Don Chisciotte” di Guccini. Ma si torna immediatamente in carreggiata sulla “strada verso la libertà dei popoli” con il “Carmina Burana” “che risuona nelle manifestazioni,” quelle dei leghisti e quelle dei fan di Excalibur.



16.40 Che aria tira
Mentre mi conforto con caramelle ai coloranti assortiti, improvvisamente mi trovo le spalle al muro, quando parte la filippica contro: “quelli che stanno lì ad ascoltarci in attesa di captare chissà cosa... va be’ ognuno passa le giornate come meglio crede, noi siamo una grande radio perché riusciamo anche a tenere compagnia anche a casi umani come quelli.” Mi guardo intorno, cerco di individuare la talpa. Ma sembra che a RPL non si curino di me, ci sono nemici imperituri: i giornalisti di Radio Popolare e tal Cosmo da Milano.
Cosmo: “Buonasera sono Cosmo da Milano.”
Speaker: “Buonasera la saluto non ho tempo da perdere.”

18.35 Meteo
Piove sui padani e sui non padani, ma sui padani di più perché gli extracomunitari gli hanno rubato l’ombrello.

18.43 Il punto politico della giornata
Gli spettatori sempre protagonisti. Top dell’alienazione sono le pubblicità dei materassi della Mondoflex, in onda a ogni stacco pubblicitario, in cui Giovanna promette al lavoratore padano (il padano è sempre lavoratore) il suo meritato riposo, e gli permette di riprodurre la stirpe padana mettendola al sicuro dal genocidio perpetrato dalla milizia omosessuale.

20.00 Anticipazioni delle notizie dei telegiornali italioti
Indovinello: ci sono in onda un tg comunista, un tg italiota e un tg democristiano. Se indovinate quali sono vincete un pacchetto di miniciccioli con cui fare le ronde padane notturne insieme ai vostri compagni più attempati con la bicicletta e la coppola.



21.00 Magazine di approfondimento di hockey
Perché?

22.05 Quattro ciaccole, la trasmissione dei giovani padani del Nord Est
Tra le perle del nord-est, preoccupanti assonanze tra i giovani educati alla padanità e un regime totalitario che non posso citare, ma che sono sicura riuscirete a riconoscere grazie alle parole della vegliarda Erminia da Lecco: “Son tornata indietro di tanti anni con Maroni: pulizia, disciplina, senza quelle due doti lì non si va avanti, nei tempi in cui io ero giovane c’era quello.”

23.00 Country Club con Vinicio
In teoria è un programma di musica country, in realtà è una messa in scena per occultare la propaganda nelle introduzioni ai brani. Tra le parole sospette: partigiano, proselitismo, raggruppare, blues bianco.
Se avessi un panciotto giallo mi suiciderei come Werther.

Si è fatta l’una di notte, in Padania tutto bene. Le uniche notizie dei quotidiani nazionali sembrano riguardare i palleggiamenti Bonet-Belsito-Girardelli, che non sono i centravanti della formazione del CSI Vittorio Veneto, ma un triangolo delle Bermuda in cui si sono inabissati i soldi del partito. Alla fine, i soldi stavano prendendo la via della Tanzania. Sono cominciate le repliche.