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Cosa succede col funerale quando una persona muore per coronavirus

Si parla ogni giorno di morti da coronavirus, ma come è cambiato tutto il settore delle imprese funebri e la gestione della morte in Italia?
20 marzo 2020, 10:44am
coronavirus
Foto Getty Images/Blend Images.

Quando l’altra sera ho visto la foto dei mezzi militari a Bergamo, lo ammetto, ho pensato fosse una di quelle classiche bufale che girano nei momenti difficili. Il coinvolgimento dell’esercito è già stato tirato in ballo diverse volte in queste ultime settimane in Italia; e di solito, chi sparge notizie false è molto ghiotto di esercitazioni militari da decontestualizzare.

Solo che questa volta, purtroppo, era tutto vero. Quella colonna stava realmente trasportando fuori città una sessantina di bare, perché il crematorio della città non riesce a cremare più di 25 defunti al giorno pur lavorando a pieno regime 24 ore su 24. E i numeri, purtroppo, parlano chiaro: secondo i giornali locali, nella provincia di Bergamo siamo ormai arrivati a più di 550 decessi dall’inizio dell’epidemia.

Quelle immagini hanno portato alla luce un’emergenza nell’emergenza, quella che ha coinvolto il settore delle agenzie funebri. Proprio in questi giorni la FENIOF (Federazione Nazionale Imprese Onoranze Funebri, che associa oltre 700 imprese in tutta Italia) ha emesso dei comunicati in cui si evidenziano le “problematiche che impattano con l’ordinario snodarsi delle attività funebri sul territorio” e posto una serie di quesiti alla regione Lombardia, la più colpita dall’epidemia.

Per capire cosa stia succedendo—e come si siano modificate le procedure di sepoltura, i funerali, ora aperti solo a pochissimi, e i rapporti con i parenti delle vittime—ho fatto qualche domanda al segretario Alessandro Bosi.


VICE: Com’è cambiato il vostro lavoro quotidiano in tutta Italia dall’inizio dell’emergenza?
Alessandro Bosi: Il lavoro delle imprese funebri in questo momento è particolarmente difficile perché, oltre a doversi occupare dei circa 600mila decessi annui che mediamente avvengono in Italia, sono subentrate procedure particolari per la gestione dei deceduti causa Covid-19. Ciò che è venuto meno, viste le norme vigenti, è quella vasta offerta di servizi e conforto per i dolenti.

Cosa succede alla dichiarazione del decesso per Covid-19? Qual è il protocollo attuale? E per i deceduti non-Covid, le cose sono rimaste le stesse?
Le regole, più o meno stringenti, variano da regione a regione. Quando un'impresa funebre interviene su un defunto per Covid-19, lasciandolo con gli indumenti che indossava al momento del decesso, deve avvolgerlo in lenzuolo intriso di soluzione disinfettante e riporlo nella bara provvedendo alla sua immediata sigillatura e trasferimento al cimitero o crematorio.

Per i defunti in ospedale, spesso i parenti non possono nemmeno più vederli: l’ultimo saluto può di norma avvenire solo in presenza della bara sigillata. Per i defunti in abitazione, qualora sia accertata la morte per Covid-19, tutto il nucleo familiare che conviveva con il defunto o che è entrato in contatto con esso viene posto in quarantena. Ciò pone dei problemi per le imprese funebri, che devono in qualche modo relazionarsi con i parenti per l’organizzazione del funerale. Servono pertanto le massime precauzioni.

A questo proposito, gli impiegati del vostro settore hanno abbastanza dispositivi di protezione individuale?
Il problema che abbiamo evidenziato da settimane è proprio quello della indisponibilità di mascherine FFP3 e di soluzioni disinfettanti che, causa il dilagare del virus, oggi sono introvabili.

È vero che il nostro settore è secondario al lavoro dei sanitari; ma è anche vero che siamo noi quelli che vengono poi incaricati dei funerali dei deceduti per Covid-19, e pertanto dobbiamo necessariamente tutelare i nostri operatori e garantire i loro interventi a beneficio di tutta la popolazione italiana.

Come si svolge un funerale per un paziente deceduto di Covid-19? Finora lei ha parlato di cimiteri o di cremazione.
Il funerale si articola ormai nel solo trasporto funebre e poco più. Sono vietate tutte le forme di cerimonia e ogni forma di assembramento di persone. Le nuove disposizioni vietano anche i trasferimenti delle salme a cassa aperta; tutti i defunti devono essere movimentati solo a feretro sigillato.

Il fatto che i defunti per Covid-19 debbano essere necessariamente cremati è una errata informazione che sta dilagando, ma che non ha alcun fondamento. Al pari dei decessi dovuti ad altre patologie o eventi, i defunti possono essere inumati (seppelliti in terra), tumulati (in loculo) o avviati a cremazione.

Non servono drastiche soluzioni quali quelle adottate, senza senso, da qualche comune evidentemente poco informato su questo virus e i suoi effetti dopo la morte.

Se non c'è possibilità di spostarsi o celebrare un normale funerale, come vi rapportate ora con le famiglie?
Al di là delle già menzionate cautele, soprattutto in caso di decessi in abitazione—dove fino all’intervento in loco del medico di famiglia o di continuità assistenziale, non si può dare nulla per scontato in ordine alle cause di morte e sono previste mascherine, tute e guanti anche nelle relazioni con i parenti—ci sono stati altri cambiamenti.

In particolare, nei rapporti con quei familiari che sono in quarantena e che non possono allontanarsi dalle proprie abitazioni o ospedale, alcuni comuni in questi giorni hanno introdotto soluzioni di praticità per ottenere quelle dichiarazioni che dovrebbero essere rese in prima persona.

Parliamo, ad esempio, di dichiarazioni di volontà riguardanti la cremazione rese attraverso videomessaggio WhatsApp inviato agli uffici competenti; oppure il disbrigo di pratiche tramite e-mail o applicazioni online. Milano e Torino hanno evidenziato grande senso di praticità introducendo soluzioni che auspichiamo possano rimanere operative anche ad emergenza rientrata.

Tutto questo come sta incidendo sull’elaborazione del lutto?
In questo particolare momento, devo riconoscere che gli italiani stanno reagendo con grande spirito di responsabilità e collaborazione. Le famiglie, alle quali oggi viene negata la cerimonia funebre, capiscono che l’ordinanza è giusta e che è stata diramata per evitare situazioni in grado di creare ulteriori occasioni di contagio.

Molte prendono accordi con le imprese funebri ed i parroci al fine di celebrare simbolicamente il defunto quando sarà terminata questa fase di emergenza.

La foto dei mezzi militari a Bergamo con le salme ha circolato in tutto il mondo. Pensa sia una fotografia adeguata della situazione nelle zone più colpite dall’epidemia?
Quelle foto evidenziano un problema derivante dall’improvviso tasso di mortalità per Covid-19 verificatosi in un singolo territorio, che evidentemente ha generato problemi non pianificabil.

Il problema di Bergamo è anche dovuto al fatto che attualmente ci sono imprese funebri in quarantena, e l’improvviso picco di mortalità è gravato sulle altre. Nella città hanno dovuto addirittura collocare temporaneamente i feretri in chiesa attesa l’indisponibilità di spazi nel cimitero o crematorio. Sono soluzioni che non devono e non possono rappresentare la normalità.

Alcuni feretri, quelli destinati ai loculi, possono anche sostare per qualche settimana in attesa della tumulazione. Quelli destinati all’inumazione o cremazione sono invece privi dello zinco che sigilla l’interno della bara lignea, e prevedono un manufatto contenitivo dei liquidi cadaverici che—col passare dei giorni—diviene permeabile generando evidenti problemi igienico-sanitari.

Penso infine che l’immagine dei mezzi militari sia utile per responsabilizzare le persone a stare a casa e rispettare le ordinanze. Quelle foto e i video hanno chiarito che non si tratta di uno scherzo.

L'intervista è stata editata in alcune parti per ragioni di chiarezza.

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