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Illustrazione: Samy Auzet. 
Salute

Il lockdown mi ha resa così ansiosa che ho avuto una crisi psicotica

Gli effetti della pandemia sulla salute mentale sono molto più estesi di quanto si pensi—e i più pesanti riguardano anche chi non aveva mai avuto problemi.
17.12.20

Julie* è una designer di interni di successo, dalla personalità forte e dinamica. Non ha alcun precedente di problemi di salute mentale—eppure, durante il primo lockdown per la pandemia da coronavirus, ha avuto una crisi psicotica che l’ha resa violenta e paranoica.

È successo intorno a Pasqua, quando la Francia era sotto misure restrittive già da tre settimane. Al sicuro nella casa di famiglia, Julie sembrava star bene, ma il livello di ansia che provava saliva di giorno in giorno. Di lì a poco, ha smesso di dormire la notte.

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Dapprima, privata del sonno, ha iniziato a sentirsi emotiva e vulnerabile. Poi ha iniziato a parlare in modo incoerente, a gridare contro i parenti, perdendo gradualmente la lucidità. All’epoca, un collettivo femminista stava riempiendo le città francesi con messaggi contro la violenza di genere. Julie ne vedeva uno dalla sua finestra, e ha iniziato a credere che fossero la prova che era in corso una vera e propria guerra tra uomini e donne.

Il terzo giorno, ha scaraventato il telefono nel gabinetto, preoccupata che qualcuno la stesse spiando. “Durante una chiamata su Skype con il mio ragazzo, che si trovava all’estero, ho scritto, ‘Ci stanno ascoltando’ su un bigliettino. Ero terrorizzata,” ha detto. Il quarto giorno, mentre guardava la strada dal balcone, ha pensato di vedere un uomo asiatico che rapiva una donna nera. “Mi sono convinta che la Cina avesse invaso la Francia e volessero ridurci in schiavitù,” ha raccontato. Ha urlato a pieni polmoni “Lasciala andare!” a un marciapiede completamente deserto.

“Ricordo appena quando sono stata portata in ospedale,” ha detto Julie. La notte prima, aveva mandato un messaggio a tutte le persone nella sua rubrica dicendo di amarle e di stare per morire. Il personale d’emergenza l’ha trovata in uno stato difficile—il suo volto era contorto e sembrava essersi tagliata i capelli da sola con le forbici da cucina. Ha poi scoperto che era stata sua madre a chiamare i soccorsi, dopo una litigata tra loro due. “Ho cercato di strangolarla. Non ricordo perché l’ho fatto,” ha detto Julie. Sua madre ha dovuto spogliarla e spingerla sotto il getto gelido della doccia per calmarla.

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Marie-Christine Beaucousin, direttrice del centro medico di Seine-Saint-Denis, nella periferia di Parigi, ha detto di aver incontrato molti pazienti nelle condizioni di Julie negli ultimi mesi. “Eravamo sorpresi di vedere improvvisamente così tanti giovani alle prese con il primo episodio di psicosi della loro vita, con un’incidenza molto più alta di prima,” ha detto. “Uno dei nostri pazienti era convinto di essere lui il virus del COVID. Un altro, che nella vita guida l’autobus, aveva manie di persecuzione. Era pietrificato dal terrore e ha bloccato la porta della camera con il letto. Abbiamo dovuto chiamare la polizia per portarlo via.”

È relativamente raro cadere in una crisi delirante di punto in bianco. Ma la dottoressa Beaucousin ha detto che il numero di pazienti psichiatrici che non avevano precedenti è schizzato dal 17 al 27 percento nel suo dipartimento.

Dopo essere stata prelevata da casa sua, Julie è stata portata in un ospedale psichiatrico, dove è rimasta per 12 giorni. All’inizio aveva allucinazioni costanti, oscillava su ste stessa, borbottava frasi senza senso e urlava. Era molto combattiva nei confronti del personale medico, al punto che servivano sei infermieri per convincerla a prendere i farmaci.

“Un’infermiera, Marie, mi teneva sempre la mano. Mi calmava di più lei così che tutte le medicine che mi davano,” ha detto Julie. A un certo punto, Julie ha anche pensato di essere il Messia. “Ho toccato la mano morbida [di Marie] e le ho detto, ‘Prendi la mano di Gesù’,” ha raccontato. “Credevo di avere il potere di curare la gente dal coronavirus.”

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Dopo un esitante tentato suicidio, Julie ha cominciato a tornare alla realtà. Ha incontrato altri giovani pazienti, fatto chiamate con amici e familiari e ha cercato di calmarsi. Alla fine, ha scoperto che l’ospedale non poteva trattenerla contro la sua volontà, così ha deciso di tornare a casa dai suoi. Ma la sua situazione non era veramente migliorata e ha ricominciato a soffrire di insonnia. Ha contattato subito lo psichiatra, che le ha aumentato i dosaggi dei farmaci ansiolitici e anti-psicotici.

L’11 maggio, il lockdown è finito e Julie è tornata nel suo appartamento e si è riunita al suo ragazzo. “A quel punto ho riavuto la mia vita,” ha detto. Ma gli effetti della crisi psicotica possono lasciare un segno a lungo nella mente di una persona. “È come fare un incidente con la macchina—i dottori mi hanno detto che ci vorrà circa un anno,” ha detto. “I farmaci sono le mie stampelle—un po’ alla volta cerco di camminare senza.”

La dottoressa Marie-Liesse De lanversin, direttrice del centro medico dell’11esimo distretto di Parigi, ha detto che lei e il suo staff sono stati indaffarati come non mai. “Siamo stati invasi di pazienti alla fine del [primo] lockdown, e non è mai finita da allora,” ha detto. Ora che la Francia è di nuovo sotto misure restrittive, si aspettano che questa crisi dilaghi ulteriormente.

Julie ha detto di sentirsi piuttosto certa che non avrà altri episodi. “Mi conosco meglio, ora so cosa mi scatena l’ansia,” ha detto. “Questa volta, resto lontana da Parigi. Vado a Creuse [un posto di campagna] con alcuni amici. Mi dedicherò al ricamo, farò esercizio, andrà tutto bene.”

Se non ti senti forte come Julie, è ok. L’OMS ha messo insieme una guida disponibile in diverse lingue su come riconoscere e gestire lo stress in modo salutare. Diversi esperti consigliano di non seguire troppo insistentemente le notizie, perché può contribuire all’ansia. Limitare il consumo di sostanze stupefacenti e alcol è altrettanto importante. Ricorda sempre e comunque: non c’è vergogna nel chiedere aiuto. Siamo tutti in terapia, ora.

* Nome cambiato. Julie non ha voluto divulgare la sua età e la città in cui vive.